Una saga in Limerick

Su e giù vo per i meandri del tempo
Il continuum piano piano lo rompo
Sesso; morte con sesso
Per me fa un po’ lo stesso
Ma la noia nei lettori io pompo.

Le poesie in Limerick sono brevi componimenti in poesia tipici della lingua inglese, con le rime che seguono uno schema di tipo AABBA e un contenuto nonsense umoristico o scapigliato che ha il proposito di far quantomeno sorridere. Ebbene dopo 16 albi di Lilith possiamo dire che, a parte un inizio molto soddisfacente, da ormai molto tempo la saga sta diventando sempre più difficile da seguire, e per molte ragioni. Luca Enoch come disegnatore è indubbiamente straordinario, meticoloso, gradevole, ricercato nei particolari ambientali dei periodi storici nonché curato, ma allo stesso tempo fantasioso, nell’abbigliamento dei personaggi. Tranne Lilith che spesso è ovviamente nuda e della quale, come per il fumetto manga, Enoch si guarda bene dal mostrare i peli pubici. Ha le sue regole e fin qui non gli si può dare torto. Volete vedere il seno della protagonista? Enoch vi accontenta con parecchie vignette in cui “ve le esce” e, se si improvvisasse youtuber, otterrebbe migliaia di like. Ma allora dove sta la componente stonata? La sceneggiatura ormai, dopo anni di professionismo, non si può che considerare pregevole. Ma a forza di frequentare gli ambienti bonelliani, Enoch deve aver preso il vizio della verbosità.

Leggere gli albi di Lilith sta diventando sempre più faticoso, sempre più estenuante, ma anche sempre più nonsense. Soprattutto per il fatto che non c’è più gusto a seguire la trama principale, con Lilith che scopre e allo stesso tempo dubita ormai da anni del vero movente della sua missione di sicario temporale, con i dubbi sulla vera natura del Triacanto, l’ambiguità dei Cardi, l’atteggiamento contraddittorio dello Scuro. Ormai da molto tempo (anni dato che 16 albi semestrali sono un lavoro di 8 anni) non sappiamo nulla del passato di Lilith, che invece nei primi albi scaturiva, sia pur centellinato. Non capita più un quid che dia un gusto di ribaltamento alla trama. Per seguire le avventure di Lilith ormai è necessario avere una laurea in storia e letteratura comparata… nel senso che bisogna aver preso una laurea comparata fra il come sono andate le cose secondo i libri di storia e come sono andate per Enoch nelle sue Ucronie, dopo i molteplici passaggi e le modifiche apportate dalla presenza di Lilith nel nostro passato. Non ci sorprenderemo se qualche laureando prima o poi la proporrà al suo relatore di tesi, dato che sono sempre più frequenti le tesi di laurea con i fumetti che fanno da protagonisti.

Così in questo albo vediamo George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, il medico naturalista svedese Anders Erikson Sparrman dell’università di Uppsala col collega botanico e zoologo Adam Afzelius, entrambi allievi di Linneo, e molti altri, tutti riuniti nella stessa stanza; eppure non ne proviamo alcun gusto al palato. Tutti questi personaggi insieme nella stessa vignetta sono senza vita propria, come tante statue con i nomi dei cartellini alle loro spalle, affiancate l’una all’altra in un museo delle cere. Entrano in gioco troppi personaggi e gli unici ricorrenti sono Lilith e la sua nera cavalcatura ferina. Questo impedisce a Lilith (e quindi anche al lettore che cerca di immedesimarsi in lei) di creare delle relazioni durevoli nel tempo. E senza queste ultime tutto sfuma e perde di senso. Vogliamo poter credere (ma un po’ ne dubitiamo) che fosse la volontà dell’autore fin dall’inizio, che proprio come nelle poesie in Limerick che sono nonsense, ci abbia voluto offrire una saga a fumetti che facesse trasparire l’assenza di senso della guerra e di tutte le faccende storiche e di tutte le fatiche umane di qualunque tipo, che siano scientifiche, costruttive, distruttive, contemplative, dispregiative, procreative, castranti; tutto insomma e tutta questa vita universo e tutto quanto, sia solo l’apoteosi del nichilismo sfrenato. Ok, lo abbiamo capito… e allo stesso tempo non capiamo più ‘na sAga.

In questa storia dal titolo “Le due frontiere”, Enoch ha indubbiamente sfondato nel lettore la frontiera della pazienza e quella della comprensione. Insomma, basta. Vogliamo sapere come va a finire. E ci devi sorprendere Luca, diamine, perché alla fine noi non siamo nichilisti e un senso lo cerchiamo. Non ci si può far aspettare per 8 anni e poi propinarci un finalino telefonato già 8 anni fa, ok? Le poesie in Limerick seguono come detto, lo schema AABBA, ebbene le avventure di Lilith seguono il medesimo schema MORTE-MORTE-SESSO-SESSO-MORTE. Oppure Luca Enoch lo sostituisce con lo schema SESSO-SESSO-MORTE-MORTE-SESSO. E ovviamente lo schema sesso e morte a volte si compie in tandem. Dopotutto anche in psicologia (e in francese) l’orgasmo viene chiamato la piccola morte. Così mentre l’indiano convertito al cristianesimo Joseph “Thayendanegea” Brant lotta all’ultimo sangue con Gaiant’wake “Piantatore di mais”, Lilith si compenetra con il mezzosangue Thorwald di origine indo-normanna e discendente di Leifr, della Saga di Leifur, con cui in passato Lilith ha avuto una relazione amorosa. Che dire di più? Forse che è il caso di tirare le somme, se proprio non si vuole più dare un giro di giostra che riaccenda gli animi.

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