Adam Wild: fine della corsa

La chiusura di Adam Wild, avvenuta con il n.26 lo scorso novembre, è un brutto segnale per gli amanti del fumetto bonelliano d’avventura che vedono interrompere, dopo soli due anni di pubblicazioni, una serie potenzialmente infinita, scritta per di più da Gianfranco Manfredi uno dei migliori sceneggiatori in forza alla casa editrice milanese, reduce dai successi editoriali di Magico Vento e dalle miniserie Volto Nascosto e Shanghai Devil. L’impressione generale è che stia diminuendo in edicola l’appeal delle pubblicazioni bonelliane e di conseguenza anche serie sulla carta di successo, almeno fino a qualche anno fa, sono destinate alla chiusura per mancanza di lettori.

Adam Wild n.1, copertina di D.Perovic

Eppure la serie ideata e sceneggiata interamente dallo scrittore milanese ha regalato alcuni ottimi albi, grazie a soggetti accurati in cui emerge, come consueto per Manfredi, un’accuratissima ricostruzione storica degli anni conclusivi del XIX secolo, questa volta ambientata nell’Africa meridionale, dove agisce Adam Wild, esploratore scozzese della Royal Geographical Society e soprattutto tenace antischiavista.

I testi della serie sono stati interamente opera di Manfredi, mentre i disegni sono realizzati per lo più, al di là delle copertine di Darko Perovic e dal primo albo realizzato da Alessandro Nespolino, da artisti stranieri debuttanti sulle serie bonelliane dagli stili più disparati , come i serbi Laci, Zoran Tucic, Stevan Subic, il croato Damjan Stanich, i brasiliani Ibraim Roberson e Pedro Mauro. Cifre stilistiche così differenti hanno contribuito in maniera peculiare alla caratterizzazione delle storie realizzate e soprattutto delle ambientazioni scelte, dai deserti alle foreste equatoriali africane, tratteggiate mai in maniera banale e scontata.  Le prove migliori ai disegni sono state forse quelle di Paolo Raffaelli nell’allucinato n.6, L’incubo della Giraffa, dove dà prova del suo espressivo bianco e nero, e soprattutto quelle del sardo Antonio Lucchi che disegnando, insieme a Matteo Bussola la storia doppia nei n. 20-21, Alla ricerca di Odwina, realizza un vero e proprio capolavoro grafico, per eleganza e capacità di definizione del dettaglio, superando agevolmente, con delle sontuose tavole uniche, la consueta gabbia bonelliana.

Viaggi nel tempo, disegni di A.Lucchi, n.21

Non tutti i 26 episodi realizzati sono riusciti (è venuta a mancare la presenza di un curatore d’esperienza come Renato Queirolo) ma la struttura generale della serie, divisa in differenti cicli, con una non così usuale (almeno in Bonelli) continuity tra un episodio e l’altro, è comunque ben costruita. I primi episodi introducono il protagonista e i molti comprimari, portandoli in giro per l’Africa orientale, tra schiavisti e tribù indigene. Dopo un breve intermezzo in Inghilterra, dove per la conquista della direzione vacante della Royal Geographical Society si intrecciano vari intrighi, legati anche a inquietanti logge massoniche, tema ricorrente per Manfredi, Adam ritorna in Africa per affrontare la ricerca di una misteriosa città perduta, trovandosi invischiato nella guerra anglo-boera. La serie sale di tono con l’avanzare dei numeri, anche la narrazione di Manfredi sembra farsi più sciolta, meno compressa nelle 94 tavole, e aumentano difatti gli episodi in due numeri.

Il risultato finale è la descrizione compiuta dell’Africa di fine ‘800, un’Africa reale, non da cartolina, che lo scrittore milanese tratteggia accuratamente, non facendo emergere solo i contrasti sociali legati al colonialismo e allo schiavismo, ma focalizzando anche gli aspetti meno noti del tempo, come il trasporto di animali esotici, le tratte del circo americano  Barnum, gli Human Zoo londinesi e lo sfruttamento dei lavoratori delle ferrovie e delle miniere. È indubbia la capacità di Manfredi di miscelare fatti storici a quelli etnografici, il folklore delle leggende e la grande avventura. Se la ricostruzione storica è molto accurata, con la messa in scena di temi politici e sociali e la presentazione di personaggi come Ghandi e Winston Churchill in giovane età, è di grande effetto anche la svolta fantastica, con un ben calibrato ed inaspettato viaggio nel tempo.

Adam Wild n.26, disegno di D.Perovic

Altro tema ricorrente nelle storie scritte da Manfredi è la guerra, e dopo le Black Hills di Magico Vento (ciclo di storie recentemente ristampato dalla casa editrice in un volume da libreria), le guerre coloniali italiane e quella dei boxer cinesi, ecco affrontate questa volta la guerra degli Zulu, raccontata in flashback, da Adam ragazzino, e quella anglo-boera, che mette a dura prova il protagonista, diviso tra la sua fedeltà al Regno Unito (sempre considerando che è scozzese) e quella ai suoi amici boeri ma ancora di più per gli Zulu, che considera la sua vera nazione.

La serie Adam Wild mette in scena un mondo violento, che si dibatte tra mille contraddizioni riconducibili in gran parte al colonialismo europeo, ma anche alla tratta degli schiavi in mano ai mercanti arabi. Un mondo crudele e selvaggio dove anche gli eroi come Adam Wild devono utilizzare metodi altrettanto spietati. Ben azzeccata la sua fisionomia presa dai protagonisti classici dei film hollywoodiani degli anni ’30, come Errol Flynn, e come loro Adam è scanzonato e temerario.

A contribuire alla tensione narrativa della serie è la costruzione di un cast di cattivi quanto mai variegato: dal letale  mercenario Frankie Frost, alla spietata spia Lady Winter, amore giovanile ormai non corrisposto da parte di Adam, all’inquietante Seymour Lax alla delirante famiglia Manning, esempio della degenerata società inglese, senza poi dimenticare i vari capi tribù africani pronti a sacrificare le proprie genti sull’altare del colonialismo europeo.

L’implacabile Adam Wild, n.1, disegni di A. Nespolino

Altrettanto indimenticabile è il parterre dei comprimari, dal conte italiano Narciso Molfetta, che, sulle tracce dell’esploratore Livingstone, ingaggia Adam ad inizio serie, all’affascinante principessa Bantu Amina, capace di conquistare il cuore di Adam diventando perfino confidente della Regina Vittoria, allo schiavo liberato Makibu, fino alla afroamericano Sam, tutti personaggi che contribuiscono ad alleggerire con molte battute e qualche siparietto comico (imperdibile l’impettito Narciso a cavallo di zebre e struzzi) il clima a volte troppo greve della serie.

Cosa aggiungere altro su Adam Wild senza guastare il piacere della scoperta di una serie che, pur forse non entrando nella storia del fumetto italiano, merita sicuramente più di una lettura da parte di tutti gli appassionati della grande avventura bonelliana.

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