Mio Cugino Presenta: Monster Musume

Cover del primo numero: Miia e Kimihito

Il mese scorso il mio cugino pluriripetente, quello che ha scoperto il sesso prima di tutti portando le ragazze a due a due sulla sellona ribaltabile del suo motorino truccato, mi ha fatto avere su un foglio di carta da macelleria stropicciato la recensione di Monster Musume (liberamente traducibile ne: “Le ragazze mostro”), pregandomi di pubblicarla perché: “gli era troppo piaciuto”.

Si trattava, però, pur sempre di una recensione scritta da mio cugino pluriripetente, non dall’altro mio cugino (anzi, mio cuggino) agente speciale e maestro di arti marziali di cui avevo accennato in questo articolo: sgrammaticata, piena di parolacce e paragoni di dubbio gusto. Illeggibile. Per cui, proprio per fargli un favore, l’ho riscritta un po’ in bella, ho aggiunto una suggestione dotta che lettori di un certo livello apprezzeranno e l’ho pubblicata.

Però, ripeto, il fumetto lo ha letto mio cugino, eh?

Monster Musume, manga scritto e disegnato sotto lo pseudonimo di Okayado da Takemaru Inui, racconta esattamente di quello che si può intuire dal titolo: ragazze mostro. Per essere più precisi: bellissime ragazze che appartengono a specie considerate mostruose dalle varie mitologie o dai romanzi e giochi di ruolo fantasy: lamie, centaure, arpie, melme, sirene e via dicendo…
Per essere ancora più precisi, bellissime ragazze mostro, sexy e in varia misura disinibite che si sciolgono letteralmente per il protagonista un po’ imbranato ma dal cuore d’oro: Kimihito Kurusu, il quale, in virtù dei ripetuti errori di un neonato “programma di scambio culturale” tra umani e semi-umane, si trova ad ospitarle.

Risvegli speciali

E non c’è eccezione alcuna: se la lamia (essere con il busto di donna e la coda di serpente) Miia è estremamente esplicita nei suoi intenti, mentre l’arpia Papi sventata ed infantile oscilla tra innocenza e malizia, e la centaura Centorea tenta di dissimulare le sue pulsioni sotto le vesti di una autoimposta dedizione feudale, finora tutte le protagoniste hanno tentato in maniera piuttosto arrembante di “arrivare al dunque”.

Con l’ovvio strascico di equivoci, situazioni imbarazzanti e danni fisici quasi letali a carico del povero protagonista, come da sana e se vogliamo un po’ contraddittoria tradizione del manga “harem” giapponese: mari di dolore per spizzichi di piacere.

Chi non è avvezzo al panorama fumettistico giapponese sarà a questo punto leggermente sconcertato, chi lo conosce (apprezzandolo o denigrandolo) troverà quanto ho descritto abbastanza normale: il fumetto comico, e persino quello d’azione, giapponese non è infrequente a solleticare i più disparati feticismi. Non è passato molto tempo da quando ho recensito un manga di corazzate navali personificate in belle ragazze, menzionando di sfuggita opere multimediali con ragazze cacciabombardiere, altre ragazze corazzata e varie altre antropomorfizzazioni o combinazioni impensabili di “appeal femminile” e concetti disparati.
Non sono sufficientemente ferrato in teologia o etnologia da poter affermare con sicurezza che la naturalezza con cui il manga propone coppie “interspecie” o addirittura vere e proprie personificazioni di oggetti derivi da una cultura arrivata alla modernità ancora orgogliosamente legata allo scintoismo, religione politeista, certo è che se un po’ tutte le culture hanno proposto ai maschi (e più raramente alle donne) delle loro storie e leggende partner “mostruosi” il Giappone è probabilmente l’unico ad aver traghettato in blocco questa narrazione nel nuovo millenio. Spingendo ferocemente sull’acceleratore.

Un programma di scambio culturale “approssimativo”

Ma divagazione dotta a parte, non è certo su questi aspetti che il manga di Oyakado si concentra: l’appartenenza a specie mostruose si traduce in nuovi ed impensati livelli di esotismo (eSotismo!) dei corpi delle nostre protagoniste e la “differenza culturale” è in buona parte un mero “artificio da trama” utilizzato per innescare le situazioni equivocamente o dolorosamente comiche che si sviluppano in maniera prevedibile e riescono comunque a far sghignazzare il lettore.
Merito sicuramente di un buon ritmo narrativo e di un tratto di disegno non originale ma estremamente professionale e privo di incertezze, che scansiona con la stessa decisione tanto la struttura della tavola per dargli dinamismo, quanto il corpo delle protagoniste per… uh… ottenere tutta l’attenzione del lettore.

Beh, possono capitare cose peggiori…

Alla fine il motivo per cui mio cugino è rimasto così colpito da questo manga da volerne parlare, tra qualche dozzina di analoghi pubblicati in Italia, è probabilmente questo: il livello di “professionismo” e di controllo del mezzo e dei tempi che fa pensare che l’autore “abbia macinato” pagine e pagine nel suo passato di assistente.

Monster Musume, pubblicato in Italia dalla J-Pop con la bella idea di una copertina “variant” ad opera della nostrana Mirka Andolfo, è un’opera furbescamente svergognata, ipocritamente innocua, prevedibilmente comica e, se vogliamo, anche indiscutibilmente sessista al pari di una commedia dei Vanzina.

Ma una di quelle riuscite bene.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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