Drifters: la Storia sono loro

Cover del primo numero

E’ un dato di fatto che, per essere un popolo considerato riservato e modesto, quando si tratta di far caciara con i personaggi storici nessuno riesce a stare al pari dei giapponesi. Soprattutto dei loro fumettisti. Non importa la provenienza ed il periodo, non importa che siano autoctoni o stranieri: se hanno ispirato le gesta di generazioni e nei secoli, o addirittura millenni, se sono state cantate o deprecate le loro gesta, sappiate che esisterà sicuramente un manga che li ha “reinterpretati” in maniera poco ortodossa.

I grandi condottieri della “Romanza dei Tre Regni”, praticamente l’Iliade dell’estremo oriente, reincarnati in prosperose liceali dalle mostruose capacità marziali? Fatto!
Michelangelo Buonarroti se ne va in giro con un corpo da culturista e superpoteri, in compagnia di Ignazio Da Loyola, Francesco Saverio e altri, mentre nell’ombra un risorto Pico Della Mirandola trama per far cadere i Medici? Fatto!
Luigi XV di Francia ha a disposizione una squadra di agenti segreti dotati di capacità mistiche, tra cui Jean Baptiste Le Rond d’Alembert e il famoso/la famosa D’Eon De Beaumont? Fatto!

Vogliamo affiancare a Florence Nightingale un fantasma protettore che combatta contro la materializzazione dell’invidia, della malignità e del rancore altrui? Ci pensa il sempre valido Kazuhiro “Ushio e Tora” Fujita in “Ghost And Lady”, secondo capitolo del suo “Black Museum”. Vogliamo mettere uno contro l’altro, come servitori di maghi moderni che li hanno evocati, i più grandi eroi o criminali della storia: Cu Chulainn, Alessandro il Grande, Gilgamesh, Jilles De Rais, Medea e Arthur Pendragon, in uno scontro per ottenere Il Sacro Graal? Ci pensa il circolo indipendente TypeMoon con la serie di videogames, manga ed animazioni “Fate /”.

Insomma, non c’è figura storica, mitologica o persino sacra che sia sfuggita a questa bulimia narrativa che ingurgita e poi “rigetta” personaggi, spesso con risultati tutt’altro che nauseanti. E se pensate che mettendo di mezzo anche il “sacro” ho esagerato, beh, vi sbagliate!

Fatte queste premesse, la trama di Drifters non può certo stupire.

I Drifters del titolo sono guerrieri di diverse epoche, giapponesi e non solo, principalmente conquistatori o strateghi, che nel momento della fine vedono aprirsi di fronte a loro uno strano corridoio pieno di porte al cui termine c’è…

… una scrivania, un giornale quasi sempre aperto e, dietro il giornale, un impiegato occhialuto ed apatico che a malapena alza lo sguardo e scribacchia qualcosa su dei documenti prima che una porta si apra e li scaraventi in un mondo fantasy tipicamente occidentale, con cavalieri in armatura, elfi, orchi, draghi e goblin.

Toyohisa incontra Oda Nobunaga (lettura giapponese)

E, come si suol dire, tanti saluti all’epica: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
Se ne fa quindi una ragione Toyohisa Shimazu, tra i protagonisti sconfitti della grande battaglia di Sekigahara, che segnò la definitiva ascesa dello Shogunato Tokugawa al governo del Giappone dal 1600 al 1868 d.c. . Avrebbe dovuto rimanere ucciso nell’eroico tentativo di permettere la ritirata ai suoi alleati e si trova invece in uno strano rudere con come compagni di stanza Nobunaga Oda, colui che solo un tradimento impedì diventasse padrone del Giappone 18 anni prima, e Nasu No Yoichi uno dei samurai più famosi di una guerra combattutasi 400 anni prima di Sekigahara.

Per “farsene una ragione”, intendiamo: “prendere in mano la spada e lanciarsi contro un nuovo nemico”. Non passa infatti neanche un giorno dal suo arrivo che il vicino villaggio degli elfi viene attaccato dai bravacci del locale feudatario, e si potrà dire tutto di questo terzetto, tranne che non sappiano sfruttare un “casus belli” per ricominciare la loro corsa alla conquista armata.

Perché quello che caratterizza i Drifters, come ci informa un misterioso giovane a capo dell’organizzazione degli “Ottobristi” incaricata di controllarli e reclutarli, è che qualsiasi sia la loro provenienza, il loro istinto resta quello della conquista. Come potrebbe essere diversamente se tra loro ci sono personalità come Annibale Barca Scipione l’Africano piuttosto che Butch Cassidy Sundance Kid?
Ma anche se problematici e decisamente rissosi, i Drifters hanno almeno a cuore la costruzione di una società, contrariamente agli Ends: Giovanna d’Arco, Tojiro Hijikata e Anastasia Romanova che sotto la guida del misterioso artefice di miracoli (?) Re Nero, mirano soltanto ad estinguere gli esseri umani.
Queste le forze in campo, ed un intero mondo nuovo in cui scontrarsi.

Yoichi, un giovanotto del 1200 (lettura giapponese)

È questo, in breve, il soggetto di Drifters il secondo manga “mainstream” dell’autore di HellsingKohta Hirano, e chi conosce questo nome si sarà fatto una idea di cosa aspettarsi.

Naoshi Kanno, asso della II Guerra Mondiale, contro i draghi

Cosa aspettarsi dalla sceneggiatura: scarna e ben attenta a non perdersi in “spiegoni” vista la caratura dei personaggi che, a loro volta, sono più propensi a mostrarsi con le azioni titaneggiando o gigioneggiando che non a creare empatia con gli spettatori. Compiaciuta poi di dialoghi lasciati a metà con battute “nonsense” e di scenacce splatter. Una scrittura che possiamo tranquillamente definire “pulp”, talmente sfacciata da non esitare manco un attimo a mettere pistoleri del far-west contro truppe di goblin ed orchi e Zero dell’Aviazione Imperiale Giapponese contro draghi sputafuoco.

Cosa aspettarsi dal disegno: un tratto deciso e maturo ma assolutamente particolare nel panorama manga. Sovraccarico di chine nere tirate a pennello che rendono i personaggi massicci ma anche fortemente contrastati, esteticamente ineccepibili eppure capaci in un attimo di deformarsi in creature grottesche e distorte assumendo quasi l’aspetto di demoni, satiri o orchi.
L’elemento forse meno anomalo del tratto di Hirano è la costruzione di tavola che è inconsuetamente “canonica”, con una distribuzione omogenea delle vignette ed una gestione delle inquadrature quasi completamente scevra di infrazioni alle regole. Non bastano le consuete scenette comiche appositamente mal disegnate a rompere questa gestione “artigianale”.

Soprattutto, il lettore di Hellsing sa di potersi aspettare una nuova epica animata da personaggi con un loro anomalo senso etico e morale, una volontà ferrea e una feroce determinazione a ottenere ciò che gli interessa, il tutto speziato dall’aura di leggenda che si portano dietro e servito bello al sangue.

MOLTO, al sangue.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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