Sposi bambini: The Ancient Magus Bride

Nonostante si possa pensare sia stato riportato in auge dal successo di “Harry Potter”, il filone del “magico quotidiano” nel fumetto ha sempre conosciuto una solida prosperità presso un po’ tutte le “scuole”. Dall’epica cinica e razionalista della DC Vertigo fino ai vari “precari fantastici” degli autori indipendenti italiani, l’idea che maghi, streghe, stregoni, mostri gotici e creature fiabesche o mitologiche non abitino un “paese lontano, lontano” ma l’appartamento a fianco ha avuto sempre spazio tra le vignette. La narrativa a fumetti giapponese, con il suo mercato esigente e bulimico, non ha certo fatto eccezione creandosi due “stili” interpretativi ben riconoscibili.

Cinque Milioni per iniziare

Il primo, lo stile “shonen” (per ragazzi), ha incasellato il “magico quotidiano” nelle aule scolastiche, personificandolo senza quasi eccezioni nel classico “normale studente giapponese” dotato di poteri negati ai comuni mortali. Dalle “maghette” fino ai più moderni “duellanti magici”, in questo filone il “quotidiano” ben presto si ritira dietro le quinte e il “magico” diventa variante di una qualche super-arte marziale da portare in torneo.

Il secondo, appannaggio dei “seinen” (fumetti per maturi o maturandi), predilige invece un approccio più soft, in cui il “magico” è una pratica “quotidiana” che i protagonisti esperiscono come parte di una vita che sarà anche nella forma ben diversa da quella di un comune mortale, ma nella sostanza è ugualmente composta di piccole gioie, piccole seccature, rapporti fragili coltivati con testardaggine e eventi drammatici che restano racchiusi nel proprio circolo intimo, cambiandolo per sempre in meglio o in peggio.

A questo filone interpretativo appartiene “The Ancient Magus Bride”, prima opera pubblicata in Italia di Kore Yamazaki. Questa serie Star Comics, in edicola ormai da qualche mese, affascina per lo stile “sommesso” con cui narra l’incedere quotidiano di Chie, adolescente giapponese priva di radici, ripudiata da una madre incapace di gestire la sua unicità e venduta, per sua stessa volontà, ad un moderno e segreto “mercato degli schiavi magici”.
Per una cifra a dir poco pazzesca Chie diventa proprietà, apprendista e futura “sposa” di Elias Ainsworth, un mago di grande reputazione e riservatezza. Venditori e partecipanti all’asta danno per scontato che il mago sia stato interessato alla particolarità della ragazza: essere nata con il marchio di una Sleigh Beggy, un’ “Ape Regina”, un essere umano con la capacità di incamerare e liberare quantità immense di potere magico.

Dichiarazioni

Per l’interessata invece è irrilevante e tutto quello che si augura è di non soffrire. Non passa però molto tempo prima che Chie capisca che il misterioso Elias, un essere dalle fattezze umane e dalla testa di teschio animale, non sembra interessato particolarmente ad “usarla” se non quasi per proteggerla da sé stessa e dalla fine prematura che tocca a contenitori continuamente sotto pressione. In realtà non è ben chiaro cosa abbia spinto Elias a comprarla e volerla con sé, forse il capriccio di un essere quasi eterno: contemporaneamente potente, persino feroce, ed ingenuo e impacciato come un ragazzino. Sradicato anche lui in quanto privo di memoria delle sue origini e alieno sia agli esseri umani che alle creature fatate, intenzionato ad insegnare a Chie la magia e a farsi insegnare da Chie come si provano emozioni umane. Disposto a proporsi come maestro e, contemporaneamente, come sposo.
Due esistenze uniche che si trovano insieme quasi fossero un regale sposo bambino che deve far conoscenza della futura sposa, di estrazione ben differente.

La metafora che ho usato è la meno immediata ma probabilmente la più calzante se si legge The Ancient Magus Bride. La storia di Chie ed Elias è piena di accadimenti banali e quotidiani che però coinvolgono figure mitiche, potenti e spaventose, amichevoli o ostili: dai Draghi nordici ai sovrani delle fate Oberon Titania, dalle Leanan Sidhe (fate/vampiro che donano talento artistico in cambio della linfa vitale) all’ Ebreo Errante, dalla governante di casa Ainsworth, Argentuccia, silenziosa ed inflessibile Silph (creatura fatata che protegge e conserva la casa) a RutMastino Infernale affezionatosi a Chie in memoria della ragazza che fu la sua ultima padrona in vita e che lui considerava “sorella”. E poi maghi e stregoni, divinità troppo aliene rispetto agli umani e “Esseri che ascoltano” tutto quello che accade, fatine dispettose ed insetti parlanti, vecchi vedovi gentili e simpatiche ragazzine. Un corteo di nobili e plebei che si affolla intorno alla “coppia regale” mentre queste due esistenze continuano a conoscersi meglio, a rispettarsi e ricercarsi senza sapere bene perché, ma con molta delicatezza.

Emergerà spero da quanto scritto la parte affascinante di questo manga: la delicatezza con cui vengono trattati i sentimenti e le emozioni dei personaggi è rara nel suo essere impercettibile e sommessa. I testi di Kore Yamazaki sono caratterizzati da frasi sospese, affermazioni secche e spiegazioni commosse. Ogni tanto qualche spiegone su quella tradizione o leggenda sconosciuta, ma molto più spesso sono silenzi, gesti e sguardi a raccontare. Ovviamente non è sempre tutto così delicato: la magia descritta è quella feroce delle tradizioni nord-europee, una magia di sangue e linfa vitale, controllata con contratti rigidi e promesse sigillate da rapporti di forza. Una magia con cui si difende la vita o si uccide. Non sono poche le volte che la quotidianità viene scossa dall’irrompere del “monstrum”… e non sono poche le volte che il “monstrum” è Elias: il Mago Antico, il Figlio dei Rovi.

Gatti parlanti e treni fatati

Per narrare questo alternarsi di sommesse cortesie e feroci aggressioni, di luci ed ombre, il tratto di Kore Yamazaki è sicuramente più che valido. Anomalo e difficile da definire. Ricorrerei alla già abbondantemente usata categoria “espressionista”, non fosse che rispetto agli autori a cui ho affibbiato questa nomea, Yamazaki rimane più nell’alveo delle anatomie classiche da manga: grandi visi con grandi, a volte persino enormi, occhi dall’iride puntinata di luci. In compenso il tratto tende al tratteggio chiaroscurale quasi pittorico, pur facendo uso di retini e pennini, con un certo effetto straniante che fa sì che tutti, umani o creature fatate, abbiano una punta di “mistero” in sé. Un elemento che li caratterizza, che il lettore percepisce ma non riesce completamente a definire.

La costruzione della tavola, da parte sua, normalmente rifugge gli “effetti speciali”, andando su ritmi e inquadrature quasi da fumetto biografico, non fosse per quegli scarti improvvisi in cui il lettore realizza, quasi con il personaggio, di essere finito in un flashback o in un evento immaginato ma pericolosamente reale. Infine, punto forte di questo manga, paesaggi e scenari centellinati lungo la storia che un po’ come i personaggi sembrano normali eppure stranianti, abitati tanto da ciò che si vede quanto da ciò che non si vede.

Tirando le somme, che prima o poi bisogna farlo, The Ancient Magus Bride non è certo il manga da consigliare a chi cerca azione o commedia fulminante. Sembra uno strano incrocio tra una serie televisiva inglese, di quelle in cui non succede niente ma succede in maniera interessante, e una fiaba. E non è per niente male, ogni tanto, godersi una lenta fiaba.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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