Torino, sì… ma i comics?

“Torino Comics chiude con 55.000 visitatori – Grande successo per i tornei videogames e le competizioni cosplay”

Così titola il comunicato stampa di Torino Comics 2017, tenutasi dal 21 al 23 aprile. E prosegue:

“Grande apprezzamento per l’area autori, che ha confermato la formula – unica nel panorama delle fiere italiane – dello spazio espositivo personalizzato per ogni disegnatore. Sold out l’incontro sulle due principali scuole di pensiero del fumetto Disney mondiale, quella danese e quella italiana, che ha visto sul palco il norvegese Arild Midthun, lo spagnolo Cèsar Ferioli, lo sceneggiatore italiano Roberto Gagnor e il letterista Diego Ceresa.”

Un successo che non può non riempire d’orgoglio un torinese (spoiler: l’autore di questo articolo).
C’è da dire che come uBC fumetti si tornava al Torino Comics con un po’ di diffidenza: l’ultima volta fu dodici anni fa in occasione della intervista a Michele Gelli e Gualtiero Cannarsi, già allora la fiera si era spostata a Lingotto Fiere e già allora cominciava ad impoverirsi la presenza di editori e l’asticella a spostarsi in direzione di una “fiera mercato”.

Diffidenza, timore ma anche speranza: il programma prometteva bene e la sola presenza di due ospiti internazionali come Midthun e Ferioli che seppur non noti al grande pubblico portavano un bagaglio di esperienza tutt’altro che banale, pareva lanciare la fiera oltre la dimensione periferica in cui sembrava relegata.

E invece:

Ospiti internazionali all’oratorio San Pietro in Miccia

Non userò eufemismi: neanche un oratorio di provincia preso alla sprovvista dalla partecipazione di un VIP alla sua festa parrocchiale avrebbe potuto pensare di ospitare le conferenze “fiore all’occhiello del programma” in uno spazio periferico ritagliato a fianco alle bancarelle, con un tavolaccio di legno a mò di tavolo conferenze, quattro seggiole, due microfoni ed una quarantina di sedie sparpagliate di fronte.
Mentre il vicino palco adibito ai tornei di videogames (ci torniamo fra poco) sparava la musica ed il commento a mille e la generale (e legittima) caciara faceva sì che interi pezzi degli interventi, anche pregevoli, si perdessero.
Il fatto che gli ospiti abbiano accettato comunque di partecipare depone a favore della loro passione e professionalità, ma onestamente l’organizzazione sfigura di fronte a gran parte della concorrenza. Non guardo a Lucca, che allestisce tensostrutture, occupa teatri, palazzi comunali, chiese, musei e auditorium per accogliere chi di fumetto vive ed il fumetto fa vivere, ma non credo esistano molte altre fiere di settore che manco riescono a recuperare una saletta incontri un minimo attrezzata ed isolata acusticamente.

Trova i fumetti. Per i solutori più abili.

Del resto, se non fosse stato scritto a caratteri cubitali nel nome della manifestazione, sarebbe stato davvero difficile pensare che i “comics”, i fumetti, fossero i protagonisti dell’evento. Mappa alla mano, l’area dedicata al fumetto ricopriva circa un quarto dello spazio totale, ma in realtà meno se si considera che quasi metà di tale spazio era condiviso con i giochi da tavolo ed una parte degli espositori di tale area non vendeva comunque fumetti ma merchandising più o meno legato al fumetto. Gli editori, anche quelli piccoli, praticamente assenti ed i venditori specializzati in numero inferiore alla ventina.

Tutto il resto dell’area espositiva era occupato dai videogames, con i tornei o con la vendita di periferiche “competitive” e dai colorati e carnevaleschi associati di compagnie per cui abbiamo tantissima simpatia, fan di Star Wars, Trekkies, membri di Ghostbusters Italia e la spaventosamente efficiente “macchina da guerra” della “Umbrella Corporation”, più alcuni angoli nostalgici tra coin-op da sala giochi e vetero-consoles ed infine un sacco di cosplayer.

E potrei anche spendere parole di elogio per quella che al momento mi è parsa la più riuscita e fantasiosa presenza di cosplayer, con orgoglio cittadino direi superiore in originalità e varietà a quella lucchese…

Ma stavamo parlando di fumetto.

Non ne faccio sicuramente una questione elitaria, se può esserci chi prova fastidio per la presenza di un colorato carnevale che procede mano nella mano con l’immaginario dei fumetti, quello non sono io. Semplicemente al Torino Comics il fumetto non c’era.

I games, invece sì.

Per cui, per quanto possa valere il mio parere, cari organizzatori decidete: se la valutazione è che il fumetto non possa più coprire i costi di una struttura come Lingotto Fiere e l’edizione 2018 si chiamerà “Torino e-games”, “Torino FanFest” o “Torino Cosplay”, nessuno potrà rimproverarvi nulla.

Ma se insistete a chiamarlo Torino Comics, beh, allora datevi da fare per riportare il fumetto magari non al centro-centro dell’evento, ma neanche in un angolino periferico.

E’ una questione di rispetto, prima di tutto.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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