Un posto al S.O.

La lunga redenzione di Sergej Orloff
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In 35 anni di vita editoriale Martin Mystère e la sua storica nemesi, Sergej Orloff, hanno trascorso ben più tempo a cercare di recuperare l’antica amicizia che a combattersi senza esclusioni di colpi.
Sono infatti ormai trascorsi 21 anni dalla svolta contenuta nella fondamentale storia “Xanadu” del 1996, con cui Alfredo Castelli aveva raccolto i sassolini gettati pochi anni prima quando, con la sorprendente introduzione di una fidanzata per Orloff (Monique, del tutto ignara dei suoi crimini e innamoratissima, nonostante l’aspetto mostruoso che lo costringe a indossare una maschera), aveva lasciato intravedere un’evoluzione nella caratterizzazione dell’antagonista. Per molto tempo era stato infatti mostrato del tutto privo di scrupoli e debolezze, e a un certo punto avevamo scoperto che, agli occhi del mondo, non era un criminale ma il rispettabile e intoccabile uomo d’affari al vertice della S.O. Communications, da lui fondata. In “Xanadu” Sergej scopre che già da tempo aveva recuperato, senza esserne consapevole, il suo volto originario ma che aveva rimosso psicologicamente la cosa per avere il pretesto di continuare a odiare il mondo e Martin. D’altro canto Martin, riflettendo sul cambiamento di carattere di colui che un tempo era una persona saggia e generosa, è roso da un dubbio. Possibile che Sergej sia stato condizionato negativamente dal murchadna, l’arma a raggi che tanti anni prima i due avevano ricevuto al termine del loro noviziato in Tibet, e che il loro maestro spirituale, Kut Humi, abbia voluto sottoporli ad un esperimento, rovinando la loro amicizia?
Questa la risposta sibillina che riceveranno dal maestro.

“Le vostre qualità e i vostri difetti erano già dentro di voi. Le armi hanno portato in superficie la parte destinata ad avere la meglio. […] Tutti i giorni tutti gli esseri umani sono sottoposti a esperimenti assolutamente analoghi da quello che comunemente si chiama destino. E il vostro destino era questo. E non ha minimamente intaccato il vostro libero arbitrio. Le cose erano libere di andare in modo diverso.”

Tutto chiaro, vero?

Xanadu
Il finale di Xanadu
(c) Sergio Bonelli Editore

Ad ogni modo, “Xanadu” ha aperto la strada ad una gestione completamente nuova dello storico nemico di Martin, che da “Orloff”, la macchietta del cattivo che era diventato, si trasforma in “Sergej”, una persona tutta da scoprire, ambigua, contraddittoria e lasciando intravedere una sua possibile redenzione.

Tre filoni intrecciati per il Sergej “dopo Xanadu”

La redenzione di un nemico, ancora di più se si tratta di un ex-amico, è una delle grandi Storie per eccellenza, capace di appassionare e coinvolgere chi le legge perché, come ci ricorda Bepi Vigna nel suo saggio “La storia delle storie” (Arkadia Editore, 2013):

“… non si può vivere senza storie. Le storie nutrono il nostro immaginario, ci permettono di rappresentare e analizzare i rapporti tra le persone, di risolvere i nostri conflitti interiori. Attraverso le storie noi conosciamo meglio noi stessi e gli altri, ci chiariamo le idee sulla vita…”

E nel caso di un personaggio malvagio come Orloff, narrarne la redenzione può permettere di lavorare sulla sua caratterizzazione, sui suoi rapporti con il titolare della testata e gli altri coprotagonisti e di esplorare i suoi fantasmi e demoni personali.
A parte pochissimi episodi scollegati tra loro, e a parte l’alter-ego delle storie speciali ambientate negli “Anni trenta” (in cui Alfredo Castelli lo rappresenta cattivissimo e mascherato come ai vecchi tempi), il Sergej post-Xanadu è stato sviluppato narrativamente da Carlo Recagno, affiancato dai disegni dei fratelli Esposito (in arte, Esposito Bros), in una serie di storie in stretta continuity (altra tecnica potenzialmente capace di creare coinvolgimento), che hanno visto incrociarsi tre filoni narrativi:

1) La scoperta del misterioso passato di Sergej, le cui vicende precedenti il primo incontro con Martin non erano mai state raccontate. Con alcune domande sullo sfondo: Sergej è davvero cambiato dopo i fatti di “Xanadu”, o non c’è speranza di redenzione per lui?
2) Gli intrighi di Loki, introdotto per questo ciclo. Un tempo era il Dio del fuoco e dell’inganno ad Asgard, ma è stato bandito ed è ormai anziano e ridotto l’ombra di sé stesso. Il suo scopo è ottenere l’amore di Brynhild, la regina delle Valchirie (che tuttavia lo detesta profondamente), risvegliandola dal suo sonno secolare.
3) La ricerca di sette spade magiche da parte della perfida, capricciosa e bellissima Morgana (quella di Re Artù), promossa a nemica ricorrente dopo un’unica apparizione nel classico “Orlando il Paladino” del 1990.

Tanta carne al fuoco, quindi, probabilmente troppa. E per una serie di ragioni, questo ciclo di storie dedicato al nuovo Sergej non ha colto le potenzialità che ci si poteva attendere.
Per prima cosa riepiloghiamo…

I fatti essenziali

Nell’albo gigante “L’isola di Ghiaccio e di Fuoco” (settembre 2000) viene aggiunto un primo importante tassello al passato di Sergej: il grande amore della sua vita, Christine, che frequentava sin dai tempi in cui era amico di Martin. Unica persona a conoscere il tuttora misterioso passato di Sergej, purtroppo Christine è scomparsa tragicamente in un incidente con gli sci davanti agli occhi dell’amato, dopo un litigio sorto per una discussione sull’influenza negativa che, secondo la donna, l’arma a raggi stava avendo su di lui. Il suo corpo non fu mai ritrovato, e il giovane Sergej uscì notevolmente incattivito da questa disgrazia.

Il destino tragico di Christine
(c) Sergio Bonelli Editore

Ai giorni nostri, Martin e Sergej collaborano per risolvere un mistero, ma non si lasciano bene. Sergej ottiene infatti un oggetto magico, l’anello dei nibelungi, così potente da plasmare la realtà, e ne approfitta per materializzare la sua vita ideale: avere una famiglia con Christine, con Martin loro ospite d’onore per la cena di Natale. Martin, per non compromettere la stabilità dell’Universo, è costretto a strappargli via l’anello, e la nuova realtà sparisce: Sergej non la prende bene. E a fine episodio, dopo un coma durato oltre vent’anni, a loro insaputa Christine si risveglia priva di memoria in ospedale.

Tra il luglio e il settembre 2002, mentre ha luogo “La vendetta di Loki” (con la complicità di Morgana), Sergej e Monique annunciano di avere deciso di sposarsi. Sergej, costretto ad una difficile collaborazione con Java per salvare la propria vita e quella di Martin, ha tuttavia l’impressione di vedere Christine da tutte le parti (e in effetti a sua insaputa la donna, ossessionata nei propri sogni da un uomo di cui non riesce a scorgere il volto, è in giro negli stessi luoghi per recuperare la memoria). Nell’episodio Sergej ha inoltre un momentaneo crollo, in cui afferma di essere stato un mostro ancor prima di conoscere Martin e che per lui non c’è più speranza di riscatto: in una scena lo si vede giovane e in fuga da un incendio. La storia si chiude con un giornale che annuncia, con tanto di foto, il fidanzamento ufficiale tra Sergej e Monique, appoggiato a un tavolo dove Christine sta andando a sedersi.

Non è una soap opera
Questa non è una soap opera!
(c) Sergio Bonelli Editore

Nel dicembre 2006, in “Grendel!”, Martin e Diana ricevono la partecipazione per il matrimonio di Sergej e Monique, ma Orloff è improvvisamente sparito per andare alla ricerca di coloro che gli fecero il tiro mancino nel 2002. La paziente Monique è incredula perché si era fatta promettere dal suo uomo che avrebbe rinunciato alla vendetta. Scopriamo inoltre che l’incendio nel passato di Sergej è stato appiccato da lui stesso, che ha riguardato una villetta con dentro delle persone e che una giovane donna lo accusa di avere ucciso i genitori di entrambi.
Martin riporta Sergej da Monique, ma la donna nel frattempo ha fatto annullare le nozze: è ancora intenzionata a sposarlo, ma prima vuole chiarire le ombre che offuscano la loro relazione, riguardanti Christine. E mentre i due iniziano a parlare, Christine, che ha finalmente ricordato chi è stato Sergej per lei, sta per entrare nella sede della S.O. Communications.

A questo punto Recagno e gli Esposito Bros si prendono una pausa da Orloff e con “Il sole nero”, nell’agosto 2007, portano a termine le trame che in parallelo erano andate avanti su Loki e Brynhild. In particolare, il figlio di Loki (più giovane e identico a lui) subentra al padre uccidendolo ed ereditandone gli obiettivi, che tuttavia fallisce: la bella regina delle Valchirie, anziché unirsi a lui, preferisce raggiungere il Walhalla, il più alto dei nove mondi della mitologia nordica, dove ritrova il suo vero amore, l’eroe Sigfrido.

Il triangolo no
Il triangolo no
(c) Sergio Bonelli Editore

Nell’ottobre 2008, ne “Il segreto di Giovanna d’Arco”, Christine entra nell’ufficio di Sergej, impegnato in quel momento in romantiche effusioni con Monique. Sergej è molto aggressivo nei suoi confronti, convinto che la donna non sia chi sembra e che voglia ingannarlo. Monique è atterrita nel vedere quel lato di carattere dell’amato e prende le difese della ragazza. Su disposizione del dottore che ha seguito il suo risveglio dal coma, nei mesi successivi Christine (molto sconvolta dall’accaduto) viene affidata alle cure di Monique, con la quale diventa amica, mentre a Sergej è ordinato di starle alla larga. La situazione va avanti fino a quando Morgana, dopo aver rivelato che non si tratta della Christine originale ma di un ricordo che vive grazie all’energia dell’anello dei nibelungi, utilizza la ragazza come “caricatore portatile” per l’ultima spada di cui è entrata in possesso, i cui poteri si erano esauriti. Trafitta dalla spada sotto gli occhi impotenti di Sergej e Martin, “Christine” svanisce ed esce di scena definitivamente.

Nel dicembre 2013 sembra finalmente arrivato il momento de “Il matrimonio di Sergej Orloff”, con Martin testimone dello sposo. Pochi istanti prima della cerimonia, tuttavia, Morgana rapisce Monique per ordine di Kenzo, un losco figuro di nuova introduzione che anni addietro era stato determinante per preservare l’equilibro psichico di Sergej dopo l’incidente che lo aveva sfigurato, e che gli aveva fornito il denaro per iniziare la sua proficua attività di imprenditore e di cacciatore di tesori. Deluso dall’evoluzione del Sergej post “Xanadu”, Kenzo vuole farlo tornare la persona rabbiosa e priva di scrupoli di un tempo, e costringe Orloff a usare il murchadna contro Monique, “colpevole” di avere avuto un’influenza positiva su di lui. La ragazza sparisce senza lasciare traccia. Infine, dopo una colluttazione con Martin, furioso perché Orloff non ha saputo resistere all’impulso di tornare quello di un tempo, Sergej rivolge l’arma contro sé stesso e il suo corpo svanisce. Per un po’ la sua mente occupa il corpo di Martin, ma lo abbandona quando capisce che lo spirito del vecchio amico rischia di sparire per sempre, e in assenza di un proprio corpo a cui tornare “muore”, almeno in apparenza. Nel frattempo Morgana, che ha come nuovo servitore Loki Junior, decide di riprendere la caccia alle spade, mentre Martin scopre che Sergej e Monique non sono stati disintegrati dal murchadna, bensì teletrasportati in un luogo sconosciuto dove sono tenuti in vita in una specie di stasi senza bisogno di mangiare né di bere. Martin promette che li andrà a cercare per riportarli a casa.

Un taglio netto
Un taglio netto
(c) Sergio Bonelli Editore

Questi i fatti principali, per i quali ci siamo concentrati sulle vicende di Sergej, tagliando quelle di Morgana, Loki e Brynhild (tra cui la clonazione di quest’ultima, poiché il suo corpo originale era andato distrutto).

Tutto era già stato annunciato

L’albo gigante del 2000 in cui questo ciclo ha avuto inizio, sin dai redazionali, rappresenta un po’ il manifesto di come è stato gestito il nuovo Sergej. Nella prefazione, nel parlare delle leggende e delle mitologie nordiche che sono alla base di quell’albo, è infatti scritto che (sono stati aggiunti i grassetti per le “profetiche” parole chiave):

“… le narrazioni sono di argomento eroico e mitologico e si svolgono in lunghi lassi di tempo, in cui agiscono diverse generazioni di protagonisti insieme a decine di personaggi di contorno che danno spunto a trame secondarie, un po’ come accade oggi nelle soap opera televisive”.

Difatti, la redenzione di Sergej Orloff, un criminale senza scrupoli un tempo amico del protagonista della serie, è stata trattata sostanzialmente come una soap opera, con tempi così lunghi e un tono delle storie da ridurre la credibilità, l’autorevolezza e il grado di interesse per le vicende narrate. Il work in progress del nuovo Sergej sta andando avanti da troppo tempo, con spunti lanciati ormai “nella notte dei tempi”, ogni tanto ripresi e subito ri-abbandonati, che aspettano ancora di essere approfonditi (l’incendio e la donna misteriosa), e a sua volta si è intrecciato con altre vicende interminabili (la ricerca delle sette spade da parte di Morgana, in quindici anni l’abbiamo vista trovarne tre su sette). Queste trame parallele, con prolisse leggende e tanti altri personaggi di turno (tra l’altro, Loki Senior è uscito di scena senza che Martin e Sergej siano mai stati consapevoli della sua presenza) hanno tolto spazio a quella che, nelle grandi Storie, avrebbe rappresentato la vicenda principale: la possibile redenzione di Sergej.
Inserire un ciclo di storie in continuity con una ripartizione degli episodi così dilatata nel tempo, ma che dovrebbero svolgersi uno dietro l’altro a breve distanza, è diventato un boomerang e ha generato alcune situazioni bizzarre: abbiamo così che il matrimonio tra Sergej e Monique viene celebrato (anzi no) 11 anni dopo l’annuncio e 7 anni dopo il primo tentativo, mentre Martin da un lato promette solennemente che andrà alla loro ricerca, dall’altro lato se ne dimentica per anni (sebbene nell’aprile 2016, nell’albo “Il barone di Munchausen”, il suo senso di colpa abbia dato corpo ad un Sergej pre-Xanadu che lo accusa di averlo dimenticato).
Tuttavia, anche la pubblicazione in tempi rapidi (magari in una di quelle miniserie parallele in voga da qualche tempo alla Bonelli) non avrebbe fatto venire meno il vero punto debole di queste storie: il tono della narrazione.
Il fatto che le vicende del nuovo Sergej siano diventate una soap opera, facilmente desumibile dai fatti sopra riepilogati, è oggetto di battute da parte degli stessi personaggi delle storie: sia comuni mortali come Monique, sia le tre mitologiche Norne (che passano tutto il loro tempo ad osservare e commentare gli eventi senza intervenire) si preoccupano di ribadirci che non stiamo leggendo una soap opera. E intendiamoci: al pari della redenzione, anche l’amore è una di quelle grandi Storie di cui abbiamo bisogno per “nutrire” il nostro animo, capace di creare situazioni e pathos indimenticabili. Il punto non è quindi che le storie d’amore non sono “cose da Orloff”, quanto il modo poco stimolante e appagante con cui tali storie sono state sviluppate.
Il tutto è accompagnato da un’atmosfera generale da commedia sopra le righe (ma purtroppo poco brillante), con i personaggi che non sembrano prendersi troppo sul serio e che non si fanno problemi a “demolire” l’immaginario degli anni in cui Martin e Sergej si combattevano senza esclusione di colpi. Sergej, sin dalla sua prima apparizione all’inizio di questo ciclo, afferma che da quando ha scoperto di non essere più sfigurato ha perso la voglia di interpretare il ruolo del cattivo ghignante col mantello. Abbiamo poi visto lui e Martin ironizzare sulla ripetitività dei loro scontri di un tempo, sul numero di grotte che hanno fatto crollare, sui troppi laboratori di Atlantide che trovavano, e anche meravigliarsi delle loro vecchie frasi che erano consuetudine nelle storie concepite negli anni ‘80. Di queste strizzate d’occhio e dialoghi improbabili, che sfondano il “margine” delle vignette per arrivare nella realtà del lettore, non si comprende la necessità.

Parlavamo davvero così una volta?
Parlavamo davvero così una volta?
(c) Sergio Bonelli Editore

Che non si intendesse trasformare la redenzione di un ex-amico e nemico in una storia troppo introspettiva è stato “certificato” nel celebrativo n.300, strutturato in episodi brevi, tra cui uno dedicato a un giovane Sergej: in esso si è scoperto che l’assoluta mancanza di scrupoli che lo contraddistinse prima di “Xanadu” era dovuta non a una precisa “scelta di vita”, ma ai poteri di un oggetto magico, l’anello di Cleopatra. Una “scorciatoia” narrativa e una giustificazione che hanno eliminato un trattamento più stimolante del suo animo tormentato. Qualcosa di simile è capitato anche con la vicenda dell’arma a raggi e dell’influsso che avrebbe avuto su Sergej: se la risposta fornita in “Xanadu” al riguardo era enigmatica ed “aperta”, per semplicità in seguito verrà sostenuto che l’arma raggi ha influenzato in peggio Sergej.

Ad ogni modo onestà vuole che si dica che in questi anni non sono mancate situazioni stuzzicanti durante il triangolo amoroso di Sergej. Su tutte la forzata collaborazione tra Sergej e Java ne “La vendetta di Loki”, che è stata scoppiettante come ci si sarebbe potuti attendere e in cui quel tono da commedia che ha pervaso il ciclo ha dato il meglio di sé.

Tuttavia soltanto nel finale, con “Il matrimonio di Sergej Orloff”, si è in parte recuperata una maggiore tensione drammatica. Quest’ultimo episodio, arrivato dopo cinque anni di pausa, sembra segnare un parziale cambio di rotta, frutto forse di qualche ripensamento in corso d’opera (andate a leggere tra le righe del dialogo tra Castelli e Recagno nel miniepisodio “Fuga dal mondo dei segni”, allegato allo speciale 2010). L’episodio ha messo finalmente Sergej al centro della scena, ponendolo in un forte conflitto interiore e generando momenti di pathos, incluso un catartico sacrificio finale per salvare Martin. E la presenza di Morgana, comunque determinante, è stata limitata al minimo essenziale.
Quindi, nonostante questo ciclo abbia in buona parte deluso le aspettative di chi scrive (prima regola: leggere sempre con attenzione tra le righe di una prefazione), sarebbe molto bello che prima o poi (anzi, meglio prima che poi) tutti i nodi venissero al pettine.

La pazienza paga?

Dal dicembre 2013 sulle vicende di Sergej e Monique è calato il silenzio.
Chi scrive è sicuro che gli autori, dopo averci fatto credere per qualche pagina che fosse veramente giunto il momento dell’eterno riposo per entrambi, sapranno come uscire dalla situazione intricata in cui sono andati a cacciarsi: hanno già dimostrato che, con un po’ di fantasia, si possono rielaborare gli elementi basilari della serie per giustificare quello che serve in un preciso momento. Tanto per fare qualche esempio, infatti, in questo ciclo di episodi abbiamo scoperto che:

– esistono dialetti del linguaggio di Java, il neanderthaliano, che Orloff comprende e sa addirittura a parlare e con cui riesce a scambiare battute in privato con l’odiato “scimmione” senza che Martin possa comprenderli;
– il Terzo Occhio (il simbolo dell’iniziazione ricevuto in Tibet, dalla forma di triangolino), può essere trasferito ad un’altra persona, poteri inclusi, appoggiando le due fronti tra loro. Sergej lo trasferì a Christine. Sempre di triangolo si tratta, ma di natura differente.
– il murchadna non è solo una pistola laser che paralizza o uccide: i soldati di Mu lo utilizzavano infatti anche per teletrasportare altrove i prigionieri di guerra. Due murchadna sincronizzati tra di loro consentono inoltre di trasferire la mente di una persona in un altro corpo.

Più passa il tempo, più tuttavia avverto una certa urgenza di conoscere come finirà la storia. Non temo certo di scordare quanto è capitato, anche perché sono fiducioso che nel prossimo capitolo troverò un esauriente riassunto in cui i personaggi parleranno tra loro di cose che conoscono già per rinfrescarmi la memoria. Questi riassunti si tramutano, tra l’altro, anche in opportunità per gustose e sofisticate vendette a distanza di anni da parte dei personaggi. Ricordate la “perfidia”, mascherata da innocente e cristallino interesse empatico, con cui Diana chiese a Orloff (una persona con la quale non aveva mai socializzato in precedenza, se non quando veniva rapita dallo stesso nel periodo pre-Xanadu) di Christine, un attimo dopo che lui le ha annunciato che si sposerà con Monique?

Tuttavia, a differenza di Martin, chi scrive non dispone delle formidabili pillole dell’ottuagenario Zio Paul Mystère, che da un ventina d’anni consentono al titolare della testata (nato quarantenne e che un tempo invecchiava di pari passo con gli anni di pubblicazione) di mantenersi ancora in forma e di non cadere più nelle crisi di identità causate dall’età che avanza (oggi Martin avrebbe 75 anni, ma non lo si dice più nelle storie).

Quella dell’età del protagonista è un problema che di certo non riguarda il trentacinquenne Martin Mystère de “Le nuove avventure a colori”, che all’anagrafe risulta nato nel 1982, esattamente quarant’anni dopo quello originale. Scopo delle nuove avventure è infatti raccontare l’universo narrativo di Martin Mystère come se la serie fosse nata ai giorni nostri, tenendo conto del ritmo delle moderne serie tv e senza farsi condizionare dalle centinaia di storie pubblicate sulla serie regolare, le cui linee generali sono state abbondantemente rielaborate (basti pensare che l’assistente di Martin non è un uomo di Neanderthal e che Diana non è sua moglie né la sua fidanzata, ma un’agente di Altrove che lo sorveglia).
Ebbene, in queste avventure Sergej Orloff, che (sin qui) non è rimasto sfigurato in alcun incidente, è felicemente sposato e ha una figlia. E indovinate con chi è sposato? Christine. E nonostante questo lui e Martin sono antagonisti e legati da un rapporto di amore-odio. Evidentemente avere al proprio fianco la donna della vita non è sufficiente per placare il lato oscuro di un uomo.
E Monique? Di lei nessuna traccia. Chi l’ha detto che in amore la pazienza, prima o poi, paga? È molto meglio mettere in chiaro le cose il prima possibile, in fondo la vita è breve ed ”è così poco il tempo per amare, e Un Posto al Sole ancora ci sarà” (© di Antonio Annona e Bruno Lanza).

Cristian Di Clemente

"Quando ho voglia di rilassarmi, leggo storie a fumetti. Quando invece desidero impegnarmi, leggo Rat-Man."

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