Waiting For Lucca Comics & Games 05: Kaoru Mori

Ormai solo più un mese  ci separa dalla nuova edizione di Lucca Comics & Games, appuntamento immancabile per noi di uBC e convention riconosciuta a livello mondiale. Per prepararci degnamente abbiamo pensato di proporvi alcuni degli eventi clou dell’edizione 2016: edizione del cinquantenario di questo evento noto a livello planetario.

In relazione alla stesura di questo ultimo articolo in prossimità di Lucca Comics & Games 2017, sono rimasto molto combattuto su come presentarlo in una maniera originale ma allo stesso tempo spensierata, nonostante non potesse non essere descritto nella sua singolarità. Ebbene domenica 30 ottobre 2016 alle ore 10:00 presso il Press Café si è svolta l’intervista alla pluripremiata mangaka Kaoru Mori, autrice di “Emma – Una storia romantica” e “I giorni della sposa” (Otoyomegatari). Ebbene l’autrice non può certo evitare di far parlare di sé neppure nel modo atipico in cui si presenta ai giornalisti. Ad una manifestazione dove “l’immagine è tutto” dato che è dedicata ai fumetti, ai manga, ai giochi e, anche se non è specificato nel nome della manifestazione, ai costumi indossati da migliaia di cosplayer che nel giorni della Convention si aggirano per tutte le strade di Lucca, la mangaka Kaoru Mori si presenta vestita con un bellissimo abito tradizionale giapponese davanti ai giornalisti, ma prima di fare il suo ingresso, un suo portavoce, in modo categorico e senza alcuna possibilità di mediazione, impartisce l’ordine di non filmare e non fotografare la mangaka.

Lo ripete più volte. Lo dice in modo perentorio e poi supplichevole. Stimola tutti i presenti a capire che questa volontà dell’autrice non è una fisima, ma una sua precisa scelta che non deve essere assolutamente infranta senza rischiare di offendere la sua natura umana, femminile e sensibile. Ribadisce poi in modo chiaro e rigido che se lei si presenterà indossando quell’abito è solo per il nostro esclusivo piacere e tale dono esclusivo che lei ci sta elargendo lo dobbiamo accogliere con rispetto e delicatezza. Chiunque di noi che infrangerà quella sua precisa volontà di non essere fotografata, non potrà che adombrare l’esperienza di incontro con lei e allo stesso tempo non potrà che inquinare l’opinione che lei si farà del nostro gruppo di giornalisti e per nostro tramite comportamentale, non potrà che oscurare la sua opinione che si farà di tutto il nostro paese.

Che dire. Eravamo tutti congelati. Credo a quel punto che se uno solo di noi per errore avesse sollevato un cellulare per vedere che ore fossero, i colleghi giornalisti intorno a lui lo avrebbero giustiziato sommariamente, in modo silenzioso e pulito. Fortunatamente non è stato necessario.

Ma un giornalista, delle fotografie, ce le deve mettere in un suo articolo che appare in rete. Quindi ho riflettuto sul fatto che una donna come Kaoru Mori, autrice famosa a livello mondiale, che per un gruppo di giornalisti decide di indossare un abito tradizionale del suo paese e poi chiede perentoriamente di non essere fotografata, non può che essere una donna che vuole con questo suo esempio educare le persone a rispettare non solo lei, come autrice di manga, ma tutte le donne come lei. Solo rispettando la sua volontà di non essere fotografata, noi possiamo veramente apprezzare la volontà di molte altre donne, che a Lucca hanno indossato splendidi costumi, di essere fotografate. Non dare nulla per scontato: questo è il suo messaggio! Essere fotografata è una sua concessione non un suo obbligo. Ed è per questo che so di non fare un torto all’autrice, ma anzi di rendere manifesta la sua implicita e segreta volontà di dare voce e corpo ad un ideale, se inframmezzerò questo mio articolo con fotografie di cosplayer donne che ho avuto modo di fotografare durante quei giorni fra le strade di Lucca e che erano ben contente di lasciare un segno con la loro immagine. Se la loro immagine può veramente brillare è anche grazie all’esempio risoluto di una donna come Kauru Mori.

Sono rimasto ammirato da questo carattere forte e autoritario dell’autrice. Avendo visitato il Giappone diverse volte ero ovviamente molto curioso di presenziare all’intervista a questa mangaka. Kaoru Mori è entrata nella sala conferenze ed ovviamente tutti gli occhi dei presenti erano calamitati su di lei e sul suo vestito. Quando l’autrice si è seduta, tutti i presenti si sono seduti. Alla sua sinistra c’era il suo editore e l’interprete. Lei teneva una posa molto seriosa e il tono della voce basso ma sicuro.

Ebbene quando l’autrice è entrata, io era la prima volta che vedevo Kaoru Mori sapendo che fosse Kaoru Mori, ma in questa sede vi devo confessare che non è stato quello il momento in cui ho visto per la prima volta l’autrice con indosso il suo abito. In realtà circa un’ora prima dell’intervista, per le strade di Lucca, in un punto del tutto lontano dal Press Café, ho visto una processione di 4 persone fra cui c’era lei che indossava il suo abito. Per un istante sollevai la macchina fotografica per scattare una foto, ma qualcosa mi fermò e non scattai. Fui attratto semplicemente dal fatto che fosse giapponese e che indossasse un abito tradizionale, dato che ovviamente non avevo la più pallida idea che lei fosse la mangaka di cui di li a poco avrei assistito all’intervista. E non so dirvi come mai non premetti il pulsante della mia macchina fotografica dato che in quei giorni di foto ne ho scattate a centinaia e una foto in più o in meno che differenza avrebbe fatto? Questo tipo di esperienze sono alla base della mia convinzione che fra gli esseri umani sensibili ci possa essere una sorta di comunicazione sottile ed invisibile da cuore a cuore, che supera e sovrasta la comunicazione verbale e anche quella scritta.

Non vorrei però ora instillare inutili aspettative sui contenuti dell’intervista. Di fatto l’autrice in questa occasione non ha detto nulla che già non si possa trovare in tutti i siti di cui parlano delle sue opere. Il fatto che lei faccia un lavoro di ricerca nei costumi molto accurato storicamente. Il fatto che l’editore non la influenza in nessun modo ma la lascia lavorare liberamente per non contaminare il suo processo creativo. Poco altro. A distanza di un anno di tempo da quell’incontro mi rendo conto che ciò che emerse in quell’occasione fu proprio quella soffusa coltre di mistica apparizione di cui l’autrice è stata capace di tessere intorno a sé. Può una donna come Kaoru Mori aiutarci a vedere il mondo con occhi nuovi, comprendendo nel profondo che l’atto stesso del “vedere” non è un privilegio scontato?
Penso che Kaoru abbia tutti i numeri per riuscire ad instillare in tutti noi questa consapevolezza del qui ed ora. Toki wa ima (ときわいま). Come si dice in giapponese. Che vuol dire: <<Il momento è adesso!>> E’ adesso che la si deve guardare, in quel preciso istante e non in un altro momento reggendo in mano la stampa di una fotografia che la ritrae. Avrei voluto avere una mente capace di ritenere dentro di me ogni dettaglio di quel vestito. Ma non ho questo tipo di mente. Sono troppo abituato a sapere che scattando una foto posso fermare i dettagli di una realtà che mentre la sto vivendo mi scorre via senza che la riesca a cogliere nella sua interezza. Può essere che l’abitudine all’uso di strumenti come la macchina fotografica possano ridurre la nostra capacità di mantenere memoria di ciò che vediamo intorno a noi? Credo di sì!

Ho per esempio un ricordo antico di adolescente, della visione del film <<Kim>> del 1984, con Peter O’Toole, tratto dall’omonimo romanzo di Rudyard Kipling. Nel film il piccolo Kim, riceve ad un certo punto un’addestramento speciale che affascinò i miei occhi di ragazzino. Lui doveva fissare una folla per un certo tempo. Poi il suo mentore, gli dava lo stop e lui gli diceva esattamente quanti uomini, donne e bambini erano passati. Come erano vestiti gli uomini e come le donne. Se avevano un bastone o se indossavano gioielli. Di che età fossero e che professione secondo lui esercitavano. Quante lingue aveva sentito pronunciare in mezzo alla folla e altro ancora. Insomma. Veniva educato a “vedere” e “sentire” con occhi e orecchie nuove che “ricordano”. E non con occhi e orecchie vecchie, traforate come uno scolapasta, che cestinano subito tutto ciò che hanno appena visto e udito. Per un’autrice come Kaoru Mori attenta ai dettagli degli abiti e delle architetture, non può che essere stata, la sua, una performance di fronte a noi, quella performance di chi allo stesso tempo rilascia un’intervista, e nel contempo esercita su di noi la sua volontà di educarci a ridiventare padroni dei nostri strumenti personali e preziosi, quali vista, udito e memoria, proprio come il suo lavoro di mangaka le ha consentito di potenziare in prima persona.

Il ripensare a questa esperienza con Kaoru Mori mi ha fatto tornare alla memoria dopo decenni, anche la puntata di Forza Sugar (Gambare Genki) di Yū Koyama, in cui Sugar vuole imparare a vedere i pugni che sfrecciano verso di lui. Per educare i propri occhi a saper vedere gli oggetti che si muovono ad alta velocità, si arrampica su un palo in prossimità dei binari di una ferrovia e fissa i finestrini dei vagoni che sfrecciano e lo fa cercando di imprimersi nella mente i volti delle persone che sono sedute sui sedili delle carrozze dei treni. Fra questi, durante uno dei suoi allenamenti per allenare gli occhi, riconosce una persona e quindi poi fa di tutto per appurare che non si è sbagliato.
Dopo questo tenace allenamento protratto per mesi, praticamente lui impara a schivare tutti i pugni degli avversari perché li vede in moviola come se nella sua mente andassero alla velocità del Bullet Time di Matrix. Ma questo lo dico oggi che conosco Matrix, ma a quel tempo era Forza Sugar il punto di riferimento per la nostra generazione di giovanissimi appassionati di pugni sferrati alla velocità del tuono. Cosa pensate che abbia fatto quel bambino italiano che ora vi sta scrivendo con sul groppone qualche decennio di anni in più? Ebbene, vi confesso che mi sono evitato di arrampicarmi sui tralicci perché ero cosciente che fosse un po’ pericoloso, ma un po’ di volte a fissare i vagoni che sfrecciavano sotto la stazione di casa mia, concentrandomi sui volti dei passeggeri, ebbene sì, questo lo feci. E sfido chiunque a dirmi che sono stato l’unico. Alla facciaccia dei neuroni a specchio.

Ringrazio Kaoru Mori per averci donato la vista del suo splendido abito e di avermi con questo suo gesto aiutato a rileggere il mio passato e allo stesso tempo esortato a far memoria del presente, senza diventare schiavo degli strumenti che la tecnologia ci permette di usare, ma essere padrone di quegli strumenti e grato di tutti i doni che già possiedo con l’uso consapevole del mio corpo.

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