Waiting For Lucca Comics & Games 04: Brandon Graham

Solo più due mesi di attesa per dare il via alla nuova edizione di Lucca Comics & Games, appuntamento immancabile per noi di uBC e convention riconosciuta a livello mondiale. Per prepararci degnamente abbiamo pensato di proporvi alcuni degli eventi clou dell’edizione 2016: edizione del cinquantenario di questo evento noto a livello planetario.
Testimonianze raccolte tra le sale conferenza ed il Press Cafè e lasciate decantare perché stavamo ristrutturando per distillarne l’essenza. Fino a Novembre, seguiteci nel ricordare chi c’era e cosa ha detto.

Brandon Graham durante l’intervista al Press Café

Nel panorama editoriale americano da circa 25 anni, i due colossi DC Comics e la Marvel Comics sono stati affiancati da una terza Casa Editrice nota col nome di Image Comics. La Image Comics nasce da uno scisma verificatosi nel 1991 internamente alla Marvel per ragioni di soldi, diritti e politica interna della Marvel che riteneva le testate fumettistiche più importanti degli autori che vi lavoravano. Conseguentemente il fatto che i loro autori di punta vendessero milioni di copie non era per loro un motivo sufficiente per ritenere che dovessero avere un trattamento economico differente rispetto agli altri. La Image Comics nasce quindi dalla volontà di un gruppo ristretto di autori noti a livello mondiale, che desideravano essere valutati equamente per quelli che sono stati i loro sforzi. L’autore che diede inizio a questa svolta epocale fu Rob Liefeld, che venne minacciato dalla Marvel di licenziamento perché voleva pubblicare un suo lavoro con la Casa Editrice indipendente Malibu Comics.
La serie si chiama The Executioners e Liefeld ne vuole detenere i diritti di pubblicazione perché dentro la Marvel si sente come imprigionato. Liefeld trova un alleato in Todd McFarlane che in quel periodo aveva appena avuto successo col suo Spider-Man e con l’ulteriore appoggio di Jim Lee indicono una riunione ai vertici della Marvel in data 17 dicembre 1991 a cui partecipò il presidente della Marvel Terry Stewart che al cospetto delle (per lui) pretese insensate di quegli autori che stavano facendo incrementare notevolmente le vendite della Marvel, rispose con una frase storica e che rispecchiava quella che era la sua opinione generale riguardo alla categoria degli artisti: “Ci sarà sempre qualcuno a raccogliere il cotone“.
Per Stewart gli artisti erano solo dei numeri che si potevano intercambiare a piacimento a seconda delle specifiche necessità del momento. Una frase così poco felice e lungimirante, rivolta a persone dall’animo libero e che potevano creare mondi fantastici proprio grazie a questo loro slancio verso le vette alte dell’immaginazione; persone che già si sentivano in cuor loro incatenate a logiche commerciali per nulla meritocratiche e fortemente frustranti, ebbe l’effetto piuttosto ovvio di spingerli a spezzare in modo definitivo quelle catene che erano state loro imposte da un dirigenza che evidentemente restava con la mente ancora vincolata a logiche aziendali antiquate e spersonalizzanti.

La nascita della Image Comics a livello di storia americana del mondo dei fumetti, fa da spartiacque fra la Copper Age e la Modern Age che è quella tutt’ora in corso e che vede gli artisti circonfusi di una maggiore notorietà e celebrità oltre che alla integrazione con gli altri media quali cinema e televisione. Internamente alla Image Comics si riverseranno quindi negli anni tutta una categoria di autori che ricercano il loro Eden per sperimentare nuove soluzioni sempre più audaci e innovative. Uno di questi è Brandon Graham, giunto al Press Café di Lucca Comics & Games 2016 per un’intervista in cui presenta il suo ultimo lavoro su Prophet.

Il volume di Prophet

Brandon Graham è molto noto e pluripremiato per i suo lavori precedenti quali Arclight e King City, ma le capacità di Graham non si limitano a quelle artistiche, ma anche organizzative e di pubbliche relazioni come per esempio è riuscito a fare con il progetto di 8house. Un autore molto abile a creare affiatamento in un gruppo di lavoro che riunisce professionisti del fumetto dai più svariati talenti e personalità caratteriali, facendo emergere da ognuno il meglio in una sorta di processo alchemico di reciproca interazione fra le varie personalità. In 8house questo ha funzionato, anche se poi è diventato nel tempo qualcosa di diverso rispetto agli intenti originari.

Qui sotto riportiamo alcune considerazioni espresse da Brandon Graham durante l’intervista avvenuta il lunedì 31 ottobre 2016 alle ore 12:00 nella sala inteviste del Press Café di Lucca Comics & Games 2016.

Brandon Graham: Prima di tutto chiariamo che io sono qua più per fare fumetti che non per fare soldi. E questo che per me genera, che muove, un po’ tutta la faccenda. Quello che io volevo creare con Arclight, era qualcosa di totalmente diverso.

Il pubblico di fumetti americano, è abituato a comprare una ventina di pagine per quattro dollari. Io volevo creare un libro che era un volume che conteneva 120 pagine, e farlo pagare intorno ai 7 dollari o poco più. Ma chiaramente questo era attuabile per un po’ e poi la Casa Editrice ha detto “non ce lo possiamo più permettere“! Anche perché oltretutto era sovradimensionato, quindi era complicato esporlo nei negozi. Però io lo volevo così perché volevo che la gente lo vedesse e dicesse “Ah, guarda che grande questo!” e che quindi saltasse subito all’occhio. Al momento non so cosa vogliano fare alla Image con Prophet ma vogliono che io mi occupi di questo progetto ed è sicuramente un bene. Io per conto mio, cercherò di portare degli artisti e lavorarci. Ho chiesto a Paul Poe di lavorarci, mi piace il suo lavoro, voglio che realizzi una storia d’acquarello, perché mi piace molto la sua tecnica. C’è Matzumoto che ha un’altra storia, una storia divertente con due capitoli pronti. Però durante una riunione, ho scoperto che fra due autori (di cui uno Matzumoto) c’era del malanimo ed è stato buffo scoprirlo in questo modo in quel momento.

Domanda da una giornalista: Che impressione ha avuto di Lucca Comics and Games? In questa occasione ha conosciuto altri autori?

L’unica cosa che posso dire è che Lucca Comics è fantastico, ma ammetto che l’unico ambiente in cui mi riesco a muovere è quello che conosco già. Quindi posso dedicarmi alla ricerca di quei prodotti italiani che già conosco e che so che posso trovare. Mi capita anche di trovare, … come dire … girando per i banchi e per gli stand, mi capita di scoprire che l’autore di una certa opera che conosco è lì, che sta facendo firme sui suoi volumi e quindi ho avuto modo di avere il primo contatto con la persona che fa un fumetto di cui io sono il fan. Ho in effetti conosciuto diversi autori in questo modo e l’altra sera ho avuto per esempio l’opportunità di uscire a cena con Milo Manara. Una cosa che mai più avrei pensato di fare in vita mia, ed ho scoperto che Milo Manara è una persona in carne ed ossa, non un’entità astratta che produce dei fumetti. È affascinante!

Domanda dal moderatore: Vorrei tornare alle sue origini, al gruppo di 8house per esempio. Quanto gli è rimasto e quanto gli rimane nel lavoro di questi giorni.

C’è molto di quell’esperienza nel mio quotidiano attuale, nel mio lavoro, perché quello che si era creato con quel sentimento di unione; che ci unisce al di là delle carriere che abbiamo avuto in seguito, diverse l’uno dall’altro; continua a permanere. E lo stesso si è creato con la comunity di Prophet, un gruppo di gente che ci lavora, che naviga intorno a questo prodotto. Alla fine l’unica differenza fra quella situazione passata ed il mio presente attuale è la dimensione del pubblico che riusciamo a raggiungere, però in sostanza ciò che ci unisce oggi è la stessa cosa, gli stessi sentimenti ed emozioni che ci univano un tempo.

Disegno originale per i presenti

Al termine dell’intervista avviciniamo l’autore e lui si presta a realizzare un disegno su una pagina bianca di una copia del suo Prophet che gli viene presentata al tavolo del buffet. Durante quello schizzo ci racconta che per creare coesione fra i suoi amici e colleghi del team di Prophet ha proposto a tutti di farsi tatuare su una parte del loro corpo una delle icone che simbolicamente richiamano alla mente la testata di Prophet. Tutti hanno accettato, ma non tutti lo hanno tatuato nello stesso posto e non tutti della stessa dimensione. Lui mi mostra il suo di tatuaggio che ha la lunghezza di circa 20 centimetri ed è stato impresso sull’avambraccio sinistro. Fieramente mi mostra il tatuaggio e mi invita a fotografarlo.

il tatuaggio di Prophet sull’avambraccio di Brandon Graham

Un artista indubbiamente simpatico e singolare, che qui sotto si presta all’ormai classico sefie di fine articolo.

Selfie di fine intervista

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