A casa Tatsunoko: Infini T Force

La Tatsunoko compie 55 anni e trasforma in anime il manga che ha visto insieme i suoi quattro supereroi più rappresentativi.
uBC raddoppia gli articoli per raccontarvi entrambe le incarnazioni.

Cover volume 1

Ken L’Aquila dei Gatchaman si trova con Hurricane PolymarKyashanTekkaman sulla terra. I quattro eroi di mondi diversi sono stati richiamati dal potere di una matita magica che permette di materializzare i desideri, lasciata da uno sconosciuto in mano alla intraprendente e coraggiosa normale studentessa giapponese (sigh…) Emi Kaido mentre un oscuro male trama nell’ombra.
Mi raccontassero questo soggetto penserei ad una fanfiction scritta da ingenui esordienti che non siano riusciti a resistere alla tentazione di mettere insieme i quattro principali eroi drammatici dell’universo Tatsunoko.
Facendo una facile previsione mi prefigurerei un raccontino rappezzato, incoerente e impegnato più a mettere i protagonisti nei panni degli stereotipi che i fan hanno cucito loro addosso che a costruire una narrazione comprensibile e avvincente.

Mi sbaglierei ed avrei contemporaneamente ragione.

Il soggetto appena descritto è quello di Infini T Force, manga del 2015 e precursore della serie di animazione che proprio quest’anno celebra i 55 anni della Tatsunoko Production, un prodotto quindi “ufficiale” che è stato licenziato per l’Italia alla J-Pop . Contemporaneamente si tratta di un prodotto ingenuo e completamente escapista in cui, appunto, sembra di assistere al racconto di una fantasia di ragazzini che buttano dentro ognuno il proprio eroe preferito in un contesto che si costruisce mano a mano.

Riassunto a cura del Sig. Washio Ken

E la cosa, almeno per quanto posso dire dal primo volume, funziona.

Da una parte il merito va sicuramente alla peculiarità della casa di produzione Tatsunoko che, più che una casa di produzione di animazione, aspirò fin dalla fondazione ad essere una casa di produzione di storie di supereroi: una sorta di Marvel del Sol Levante.

“Fin dall’inizio avevamo intenzione di produrre anime non solo per il mercato giapponese, ma per tutto il mondo. Se avete notato, nell’opera Tatsunoko non c’è quell’atmosfera tipicamente giapponese, come nei cartoni animati in cui tutti hanno la divisa scolastica tradizionale… Tutto questo è stato volutamente evitato.”
Hiroshi Sasagawa – Regista di Yattaman. Dalla prefazione di “Il Fantastico Mondo Tatsunoko”

Anime e manga “tradizionali” sono normalmente mondi “completi” dai cui confini raramente gli eroi escono; oltreoceano invece Marvel, DC e quasi ogni casa editrice di Comics hanno invece reso consueto, quasi banale, l’incontro (anzi, prima di tutto: scontro) di Supereroi.
A questo punto la sceneggiatura ha l’onere di rendere credibile questo incontro, non tanto in quanto verisimiglianza ma in quanto a motivi per mettersi in relazione, e posso dire che in qualche modo ci riesce. Tenendo conto che si tratta di personaggi “cult”, consolidati nei loro tratti da qualche decennio, questo non è decisamente facile, per cui in alcuni casi si procede per cristallizzazione ed in altri per paradosso.

Superman vs Batman

Ken Washio, alter-ego di Ken L’Aquila, viene quindi confermato nei panni del leader integerrimo e onorevole, protettore della giustizia e dei deboli, quasi barboso e paternalista nei confronti della giovane protagonista, ma comunque arguto e percettivo: il vero super-uomo. Inevitabile quindi l’opposizione con Hurricane Polymar, svagato e sventato solo nei panni “borghesi” dell’investigatore fallito Takeshi Yoroi, ma dalla natura di feroce vendicatore per cui ogni mezzo è valido se il fine è la soppressione del male. Non siamo lontani dalla più classica divergenza Superman Vs. Batman.
Kyashan il Ragazzo Androide subisce invece una parziale revisione: resta il carattere cavalleresco associato alla mentalità del “sopravvissuto”, ma il suo aspetto di combattente appena adolescente viene fatto risaltare e, con esso, l’ingenuità ed i residui di infantilismo.
Forse quello che subisce la maggiore trasformazione, potremmo quasi parlare di approfondimento, è Joji Minami, l’alter-ego di Tekkaman Il Cavaliere dello Spazio. Quello che viene presentato è un intellettuale-combattente abile nel dissimulare le sue intenzioni, apparentemente un po’ meno monodimensionale dello slanciato guerriero di cui (complici gli anni passati, lo ammetto) ricordo solo lo stoicismo con cui si sottoponeva, puntata dopo puntata, ad una delle più crudeli trasformazioni della storia degli anime.

Così definiti i personaggi trovano poi rapidamente nella loro natura i motivi  per entrare in contatto, sebbene gli eventi che li portano in contatto siano, quelli sì, abbastanza pretestuosi: Supereroe, Vendicatore, Sopravvissuto e Moschettiere, hanno ciascuno una propria etica, morale ed agenda e non sono disposti, non dico a cambiarla, ma nemmeno a discuterla con chi non abbia prima dimostrato il suo valore. Una situazione, appunto, già consolidata da decenni di “scontri tra titani” sul lato occidentale del fumetto che porta l’esasperata, orientale, Emi a chiedersi: “Perché gli eroi si scaldano subito?”.

Uff… questi eroi…

Se dobbiamo infatti identificare un motivo di “originalità” in questo che, alla fine, nei comics non sarebbe null’altro che “un altro crossover” (con, comunque, almeno quattro copertine variant), è nella specificità tutta giapponese di inserire un “protagonista narratario”, ovvero il protagonista che ha anche la funzione di punto di vista del lettore e che nel manga condivide quasi sempre con il lettore “target” età, etica e cultura. Ecco quindi che grazie alla protagonista ci si permette di considerare con la stessa curiosità, ammirazione e, a volte, insofferenza o proprio fastidio, “l’essenza dei super-eroi” direttamente nel fumetto stesso e non solo nella mente del lettore.

Quella che sulla carta era quindi una “fanzinata” fatta e finita si rivela, a conti fatti, un manga d’azione piacevole con tocchi di nostalgia che non guastano, affidato ad un pennino che è magari troppo “standard” per contribuire con qualche interpretazione personale. Dal primo numero, come sempre, è difficile decidere se la narrazione potrà divenire autonoma ed avvincente o rischierà di sprofondare nella palude della sterile ripetizione delle routine supereroistiche, ma il volume d’esordio, comunque il suo lavoro lo fa egregiamente.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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