Avventura italiana per Asterix

Asterix e la Corsa d’Italia è la trentasettesima avventura del celebre guerriero gallico, il terzo albo realizzato dalla coppia Jean-Yves Ferri e Didier Conrad, che hanno raccolto l’eredità dei creatori del personaggio, lo sceneggiatore René Goscinny, scomparso da 40 anni, e il disegnatore Albert Uderzo ormai ritiratosi.

Copertina di Didier Conrad

L’albo, pubblicato in Italia da Panini Comics e in Francia dalle edizioni Albert René (con il titolo Asterix et la Transitalique), è ben riuscito grazie alle capacità dei due autori francesi, curiosamente entrambi nati nel 1959, anno della prima apparizione di Asterix, che si dimostrano in grado di seguire il solco tracciato da chi li ha preceduti, in una storia in equilibrio costante tra l’avventura, la comicità e l’ironia sociale.

La storia è presto riassunta: nel 50 a.C. le strade di Roma sono malridotte, e per difendersi dalle accuse di scarsa manutenzione il senatore Lactus Bifidus organizza la corsa d’ Italia: una gara di carri attraverso le principali città italiane. Obelix e Asterix, con l’insolito ruolo di aurighi, partecipano alla gara, insieme a molti altri pittoreschi concorrenti di svariati paesi: dei britanni, degli indolenti spagnoli, due principesse kush, il misterioso campione romano Coronavirus, goti, parti, sarmati, normanni e cimbri, passando per numerose città italiane, Modicia (Monza), Parma, Saena Julia (Siena), Roma e Neapolis (Napoli), ritratte come dovevano essere nel passato, con un occhio rivolto però a usi e costumi del presente.

Il percorso della Corsa d’Italia

La corsa è avvincente, e tra errori di percorso e qualche truffa degli organizzatori per favorire il carro dei romani, i vincitori saranno ovviamente i nostri eroi, anche se alla fine la conclusione accontenterà tutti, compreso l’onnipresente Giulio Cesare.

Spesso Asterix e Obelix nel corso delle loro avventure sono passati per l’Italia, ma per la prima volta vediamo rappresentate non soltanto la città di Roma, ma anche le altre province italiche, e vengono sottolineate le varie differenze regionali. In fondo è molto semplice: anche agli albori dell’impero romano, l’Italia non poteva essere rappresentata soltanto dai romani, dato che il resto degli abitanti della penisola teneva, già allora, alla propria identità. Da buoni francesi, gli autori non mancano di criticare i cattivi costumi italiani, come ad esempio la corruzione che impedisce la corretta manutenzione delle strade romane.

Al di là dell’innovativa rappresentazione di come potevano essere le città italiane del I secolo a.C., Ferri e Conrad si muovono  forse con troppa circospezione all’interno del mondo dei galli, rispettando la tradizione e i vari schemi narrativi: Obelix è molto irruento, non manca il piccolo ruolo di Idefix, i galli nel villaggio sono come di consueto estremamente litigiosi, le legioni romane prendono un sacco di botte, i popoli assoggettati dai romani collaborano tra di loro, la raffigurazione parodistica dei personaggi contemporanei, come il grande Pavarotti, con il caratteristico banchetto finale a concludere felicemente la vicenda.

Botte da orbi per le legioni romane

I disegni sono estremamente dettagliati e s’inseriscono perfettamente all’interno della tradizione della serie e della caratterizzazione dei singoli personaggi; il merito maggiore di Conrad  consiste proprio nella rappresentazione dei vari ambienti, molto accurati, capaci di sottolineare le differenze tra le varie regioni italiane, illustrando per di più le varie scene d’azione con grande dinamismo.

L’ingresso a Siena

Naturalmente è volutamente ingenuo ipotizzare che ci possa essere l’intenzione da parte degli autori di voler mutare una formula vincente da sempre, anche considerate le attese del lettore medio del personaggio, nonché il volere di chi detiene i diritti della serie. Rimane però il dubbio che forse un approccio maggiormente libero dai vincoli del passato da parte degli autori avrebbe concesso alla storia più freschezza, nel tentativo magari di riportare la serie ai fasti degli anni ’70, sicuramente il periodo in cui furono realizzate le storie più riuscite del personaggio.

La redazione di questo articolo è stata possibile grazie al contributo di Filippo Iervolino, grande appassionato di Asterix e del suo mondo.

 

 

Massimo Cappelli

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