Dal meglio del 2017: Mercurio Loi 08

Un collega di uBC Magazine ha proposto il suo albo preferito con la frase “dato che tanto tutti parleranno di Mercurio Loi allora io parlo di quest’altro albo che ho letto quest’anno” e detto questo ha innalzato a suo albo preferito un altro albo letto nell’anno.

Il risultato è stato che tutti alla fine hanno parlato di molti altri albi che ci sono piaciuti e nessuno ha parlato di Mercurio Loi che indubbiamente ha marcato il cuore di tutti noi recensori.
Il pezzo dei migliori del 2017 è andato in stampa ed io come sempre ritardatario nella consegna del mio pezzo ho alla fine deciso di parlare di Mercurio Loi proprio perché della serie evento del 2017 di cui tutti avrebbero parlato alla fine non ne ha parlato nessuno.

Ebbene, Mercurio Loi di Alessandro Bilotta è un capolavoro. Questa non è una recensione, ma un pezzo di elogio, quindi non ho spazio per esaltare tutto ciò che vi è di straordinario in questa testata fumettistica della Casa Editrice Bonelli.
La cosa ulteriormente straordinaria è che questa testata che non è stata pubblicata dalla Casa Editrice Bonelli come “la serie evento del 2017” in realtà è decisamente la sola serie evento uscita negli ultimi anni dalle tipografie della nota Casa Editrice italiana.
Non potendo parlare di tutti gli 8 albi pubblicati e siccome sono tutti a modo loro straordinari, vi consiglio l’acquisto di quello che è ancora in edicola in questi giorni: il numero 8 – Il colore giallo.

Prima di proseguire con la narrazione dovrei avvertirvi che, se ancora non avete letto questo numero, potreste avere qualche sorpresa rovinata… ma se ancora non avete letto questo numero, forse ve lo meritereste anche.

Il narratore in questo albo è inconsueto: ad ognuno può essere dato di interpretare ciò che preferisce. Io nel “Colore Giallo” vi ho visto “la Verità”.
La Verità fatta personaggio. Una verità che non si impone, ma si mescola nel mondo proponendosi come possibilità di essere scelta o rifiutata non con le argomentazioni, ma col semplice fatto che pur essendo presente, viene ignorata perché considerata un banale elemento di decorazione del paesaggio universale.
Galatea a capo di Sciarada vuole conoscere la Verità, ma non lo fa di persona; demanda Mercurio Loi: per Galatea la Verità è il “comando”.
Ottone, amico e assistente di Mercurio Loi, è innamorato di una donna a cui ha fatto del male senza che lei lo sappia e cerca quindi di rimediare mentendole. La Verità per Ottone è quindi il “senso di colpa”.
Per il padre di Lucia la Verità è che fra un gendarme e un prete non c’è alcuna differenza. Che tutti si prendono ciò che ritengono lecito prendersi da te, senza darti nulla in cambio. Per quest’uomo che vive il dramma di quello che sta succedendo nella sua famiglia la Verità è il “bisogno” che nasce dalla povertà.
Per il Vescovo Longhi la Verità è “qualcosa da mangiare”. Che sia un’ostia, un pezzo di formaggio preteso senza che venga offerto spontaneamente o un risotto alla milanese cucinato a suo modo e non al modo di chi lo ospita, l’importante per lui è che la Verità venga introdotta nello stomaco in modo da saziarlo.
Il Colonnello Belforte si mette in fila per avere la sua dose di Verità, ma non ci arriva perché mentre col corpo è diretto in quella direzione, la direzione che lo porterebbe al colore giallo, con la mente punta nella direzione del rosso, che così per lui diventa più importante del giallo.

Per il razionalista Mercurio Loi la Verità è invece il riuscire a strappare un sorriso a Lucia. Mercurio Loi che non bacia la mano del Vescovo e che non si mette in fila nella Corte dei Miracoli, che mangia con gusto, ma vedendo nella diversità di un piatto cucinato con ingredienti diversi non un errore, ma un piacevole diversivo; Mercurio Loi si lascia trasportare dalla corrente e con Lucia punta dritto verso la Verità e vi arriva prima di chiunque altro.

Credo di trasmettere il pensiero di tutto lo staff di uBC nell’affermare che ci auguriamo che Alessandro Bilotta continui a vivere questo suo stato di grazia come autore e ci regali per il 2018 altri albi di meravigliosa opera di scrittura fumettistica.

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

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