Zagor, ti ricordi di Blondie… e della Silver Age?

Il lettore zagoriano ha ormai molta dimestichezza con alcuni termini che designano vari periodi della vita editoriale dello Spirito con la Scure: appena sentirà l’espressione “Golden Age”, non potrà fare a meno di ripensare all’indimenticabile sequenza di 54 albi (da “Angoscia”, n° 85 a “L’orrenda magia”, n° 138) che in pieni anni ’70 aveva consacrato l’autore/editore Nolitta/Bonelli come sceneggiatore di assoluto valore, affiancato da tre disegnatori – Ferri, Donatelli & Bignotti – a loro volta nel pieno della maturità artistica (lo stesso quartetto darà vita nel 1975 a Mister No). Anche con l’espressione “Silver Age” si fa riferimento a un periodo ben preciso, che inizia subito dopo la fine della Golden Age con l’albo “Il cavaliere misterioso” e termina, 44 albi dopo, con “Magia senza tempo”, l’albo (n° 182) in cui Nolitta prende definitivamente congedo dal suo eroe in casacca rossa nel 1980.

Più sfumate, invece, sono altre due espressioni comunemente utilizzate nell’universo zagoriano: il termine “Medioevo”, anche se piuttosto ingeneroso, fa riferimento a un periodo degli anni ’80 in cui la qualità inizia effettivamente a calare (ma non solo a causa dell’autore principale di quel periodo, Marcello Toninelli) e i soggetti iniziano a ripetersi in modo poco piacevole, ma risulta impossibile “delimitare” tale periodo con precisione. Poco delimitabile è anche la fine del cosiddetto “Rinascimento”, il cui inizio coincide con il debutto della nuova Odissea Americana (n° 345, 1994) nonostante alcuni dei nuovi autori – sia sceneggiatori, sia disegnatori – avessero già esordito da tempo sulle pagine di Zagor.

Zagor n° 631,
94 pagine b&n,
Sergio Bonelli Editore

Perché tutta questa premessa? Perché l’albo apparso in edicola a febbraio (con Antonio Zamberletti ai testi e Mauro Laurenti ai disegni) riporta in scena Blondie, a 41 anni esatti dalla sua prima apparizione – febbraio 1977 – proprio nell’albo di cui parlavo in precedenza, “Il cavaliere misterioso”, che segnava l’inizio della Silver Age zagoriana. E questa coincidenza mi ha fatto tornare con i ricordi a quel periodo: eravamo coscienti, a quell’epoca, in tempo reale, della fine di un periodo irripetibile?

La risposta, naturalmente, è NO. Certo, la storia su Don Chisciotte Escobar non sembrava all’altezza di quelle pubblicate fino al mese precedente (e avremmo scoperto solo in seguito che Nolitta era stato affiancato ai testi da Decio Canzio, dopo anni di storie scritte da solo), ma da lì a pensare a chissà quale cambiamento… E tuttavia, leggendo la prosecuzione della storia nell’albo del mese successivo (con la protagonista raffigurata da Ferri in copertina che mi ricordava Ursula Andress, più che Blondie…) qualcosa iniziava a non convincermi a livello grafico, ma cosa? A forza di sfogliare l’albo, mi resi conto cos’era che “non quadrava”: alcune vignette NON erano disegnate da Donatelli. E non avendo mai apprezzato granché (eufemismo) il Piccolo Ranger, mi ci volle un bel po’ a capire che alcune delle vignette – o meglio, alcuni dei personaggi – erano opera di Francesco Gamba. Tutto sommato, però, poteva sembrare un semplice “aiuto” fornito a Donatelli da un altro disegnatore: forse che Bignotti non aveva affiancato Ferri nella storica avventura “La marcia della disperazione”, un paio d’anni prima?

Zagor 140: Gamba disegna (solo) lo sceriffo

Ma che qualcosa fosse proprio cambiato divenne evidente con l’inizio della storia successiva: al solito, non appariva alcuna indicazione sul nome del disegnatore, ma l’esordio di Pini Segna non poteva passare inosservato ai lettori zagoriani di allora, un po’ “conservatori” (altro eufemismo) dal punto di vista grafico. L’inchiostratura molto più pesante del solito, certe anatomie che sembravano discutibili, alcune inquadrature piuttosto inconsuete, l’interpretazione di Cico… L’aggettivo che mi viene in mente ripensando al mio primo impatto con questo nuovo disegnatore è “scioccato”: non riuscivo proprio a digerire la novità! Per fortuna, l’avventura successiva vedeva tornare in pista il Maestro Gallieno, mentre i protagonisti erano i mitici Sullivan conosciuti in “Zagor racconta…” e quindi le cose sembravano tornare nel solco di una consolidata – e rassicurante – tradizione.

Dal n° 147 la sensazione di “cambiamento” si spostò invece sul versante delle sceneggiature: la mancanza della classica indicazione “Testo di G. Nolitta” costituiva un campanello d’allarme… e infatti la storia, come scoprimmo in seguito, era opera di Alfredo Castelli e presentava – a essere benevoli – alcune incongruenze e una soluzione davvero poco credibile, con la “minaccia verde” che si faceva prendere da scrupoli di coscienza (…) e tornava nell’oblio. E non era che l’inizio di un periodo “castelliano”: dopo “La prova del fuoco” (con Nolitta di nuovo ai testi ma un altro disegnatore – Giancarlo Tenenti – ad affiancare Ferri) sarebbe venuta l’accoppiata “La fortezza di Smirnoff” / “Fantasmi”, che avrebbero costituito rispettivamente – secondo le parole dello stesso BVZA – “la peggior storia di Zagor secondo Sergio Bonelli e la peggior storia di Zagor secondo il referendum tra i lettori” (grazie anche, per “Fantasmi”, alla seconda prova di Pini Segna).

Zagor 152, disegni di Pini Segna

Poco fa scrivevo che, naturalmente, non potevamo essere coscienti – in tempo reale – della fine della Golden Age. Ma dopo quindici albi, il dubbio ci era venuto… E tuttavia, questo periodo “interlocutorio” in cui nuovi autori si affacciavano (in modo anonimo o meno) avrebbe in seguito meritato l’appellativo “Silver Age” e non una valutazione peggiore, grazie soprattutto al tris di storie lunghe e memorabili apparse nei numeri 154-165, con Nolitta di nuovo alla ribalta coadiuvato dai classici Donatelli & Ferri (anche se alla terza storia, “Affondate il Destroyer”, contribuirono anche Canzio ai testi e Gamba ai disegni). Peccato che, subito dopo, iniziasse un’altra sequenza di storie non entusiasmanti, in cui sembrava da salvare in toto soltanto il ritorno di Ben Stevens, l’ex Re delle aquile, in una classica avventura di Nolitta & Ferri: per il resto, un paio di storie disegnate da Segna, un’altra storia dimenticabile di Castelli, il doppio esordio di Giorgio Pezzin ai testi e Gamba ai disegni (in solitario) nei numeri 175-176 e, dulcis in fundo, il ritorno di Guitar Jim, ovvero “la peggior storia di Zagor secondo me” (sempre secondo le parole del Buon Vecchio Zio Alfredo).

Non potevamo saperlo, ma in quel periodo Guido Nolitta era sempre più oberato dagli impegni di editore e, soprattutto, di autore (anonimo) di Tex … così oberato da diradare anche le storie del suo nuovo personaggio, Mister No, e da porre termine – escludendo gli speciali di Cico, che sarebbero continuati fino al 1983 – alla sua carriera zagoriana. Ma il suo addio, nonché coronamento della Silver Age, fu di quelli con il botto: in una storica avventura di oltre 400 pagine, Nolitta recuperò il suo “cattivo” più famoso, Hellingen, oltre ad alcuni dei comprimari più amati dai lettori (Tonka, Icaro La Plume, Perry, Tawar…). La degna conclusione dei primi vent’anni circa di pubblicazioni dello Spirito con la Scure (la prima striscia risaliva al giugno 1961) che sarebbero proseguite, dal n° 183, con altri autori – come ben spiegato in dettaglio da Cristian di Clemente negli articoli della serie Zagor dopo Nolitta. Altri sceneggiatori e altri disegnatori che avrebbero dato la loro interpretazione dello Spirito con la Scure, tra gli alti e bassi tipici di qualunque prodotto seriale, ma che hanno fatto sì che questo personaggio sia ancora presente in edicola una quarantina d’anni dopo il periodo che Blondie, con il suo ritorno, mi ha fatto ricordare con nostalgia e affetto.

Un’interpretazione alternativa di Piccinelli

[Tutte le immagini sono (c) Sergio Bonelli Editore]

Marco Gremignai

"Gremignai? Quello che si occupa dei fumetti Bonelli all'estero?" "Eh già... Notevole, per uno che viene da Peccioli"

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