Il mostro che vive “sopra” il letto.

Fra il 1982 e il 1985 Alan Moore, su disegni di David Lloyd, scrive e pubblica a puntate un romanzo grafico dal titolo “V for Vendetta” ambientato in un futuro distopico in cui l’Inghilterra è governata da un regime totalitario. L’opera, poi raccolta in un volume unico è divenuta, insieme a From Hell e Watchmen, il capolavoro di questo autore inglese. Il film tratto da questo lavoro fumettistico la cui uscita era prevista per il 4 novembre 2005, vede la luce nelle sale cinematografiche il 17 marzo 2006 ed è stato diretto da James McTeigue, sulle sceneggiature di Larry e Andy Wachowski (autori della trilogia di Matrix) che ne sono stati anche due dei produttori. Il ruolo di “V” (prigioniero di un ospedale psichiatrico di Larkhill nella camera numero 5 il cui numero sulla porta era scritto col carattere romano “V”) è interpretato da Hugo Weaving sotto la maschera di Guy Fawkes (quello descritto ora è un evento storico reale del nostro passato), cospiratore cattolico che nel 1605 cercò di far saltare in aria il parlamento inglese con un attentato sventato all’ultimo e ricordato storicamente come la “Congiura delle Polveri“. Il film che, come detto sopra, esce nelle sale con alcuni mesi di ritardo rispetto alla data prevista, per motivi di produzione, esce quindi nell’anno seguente al 400° anniversario di questo evento storico del reale passato britannico.

 

Il 22 settembre 2004, quindi circa un anno prima all’originaria programmazione di uscita di “V for Vendetta”, comincia ad essere trasmessa dalle rete televisiva statunitense ABC la prima stagione di una fortunata e longeva serie passata alla storia come una delle produzioni più costose di cui per il solo pilot spesero 12 milioni di dollari. Si tratta di “Lost“, la cui sceneggiatura fu scritta da J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber. La serie fu acclamata dal pubblico e dalla critica come una delle più originali mai realizzate e nel 2013 viene eletta come 27° serie televisiva meglio scritta nella storia della televisione, dalla Writers Guild of America. L’universo immaginario della serie ha dato vita a videogiochi, libri, alternative reality games tra cui “The Lost Experience” ed anche un fumetto che ne prosegue le avventure dopo il termine della sesta ed ultima stagione.

Il 24 ottobre 2003 nelle sale italiane, quindi un anno prima del serial Lost, esce Kill Bill volume 1, il cui plot fu originariamente concepito da Quentin Tarantino e Uma Thurman durante le riprese di Pulp Fiction, film del 1994 in cui la Thurman durante un dialogo con John Travolta in una sala da ballo, racconta che lei è un’attrice che ha girato un pilot che non ebbe successo. La trama del pilot è un versione larvata di quello da cui poi, circa 9 anni dopo, la Thurman e Tarantino realizzeranno la sceneggiatura di Kill Bill Vol.1. L’idea originaria prevedeva di mostrare una scena iniziale con una sposa il cui volto era imbrattato di sangue.

Nella trama che si sviluppa su due film, il secondo (Kill Bill Volume 2 del 2004) è stato girato con sequenze che si rifanno alla tradizione degli “Spaghetti Western” (vedi il regista Sergio Leone), mentre il primo film fu invece ispirato allo stile di regia della tradizione orientale fra cui il regista nipponico Kinji Fukasaku, particolarmente amato da Quentin Tarantino che lo ha omaggiato con una dedica nei titoli di coda delle versione giapponese del film; ebbene nella trama definitiva, una delle donne killer che parteciparono al massacro in cui “La Sposa” (nome in codice Black Mamba), interpretata dalla stessa Uma Thurman: la vittima principale designata; tale donna killer era la cino-giapponese naturalizzata americana, O-Ren Ishii (nome in codice Mocassino Acquatico), interpretata dall’attrice Lucy Liu, il cui terribile passato è però narrato nel film con una sequenza di animazione giapponese realizzato a cura della Production I.G., studio di animazione famoso per Ghost in the Shell tratto da un seinen manga omonimo di Masamune Shirow ed edito da Kōdansha.

Ebbene tutte queste opere su cellulosa uscite nelle sale cinematografiche alla distanza di un anno, scandito, da un film o episodio televisivo e l’altro, vi è un sottile filo conduttore nella scelta di una certa sequenza narrativa. Una delle più atroci paure dell’infanzia è “il mostro che vive sotto al letto“. Aiutare i bambini a vincere questo tipo di paure che si sviluppano nel buio della propria stanza è uno dei compiti di cui si devono fare carico gli audaci genitori di questi bambini dalla mente fervida e pulsante di immaginazione. Nella sequenza girata in animazione del film di Tarantino citato sopra, la killer O-Ren Ishii, che da adulta diventerà un importante boss della Yakuza, si scopre che durante l’infanzia assistette all’uccisione dei suoi genitori e sopravvisse, perché si nascose sotto al letto.

Da quelle posizione una O-Ren Ishii novenne, vide che il boss Matsumoto fece strage dei suoi genitori con la collaborazione di alcuni suoi sicari. Prima uccisero il padre che O-Ren Ishii vede spirare davanti ai suo occhi e poi Matsumoto, di sua mano, trafisse con una spada da samurai la madre. Compiuti gli 11 anni, O-Ren Ishii riuscirà a vendicarsi trafiggendo Matsumoto con una katana.

Questa sequenza ideata da Tarantino, in qualche modo ribalta le paure dei bambini. Il luogo sotto al letto non diventa più la dimora dei mostri dell’immaginazione, ma diventa un vero rifugio di salvezza per essere protetti da quei mostri che vivono in mezzo a tutti noi nella nostra realtà odierna.

Ebbene un anno dopo questo film, nel 2004 appunto, esce il serial di Lost in cui nell’episodio numero 16 intitolato “Fuorilegge” (titolo originale “Outlaws”) veniamo a scoprire il passato di Sawyer il cui vero nome di battesimo si scopre essere James. Questo personaggio dal comportamento arrogante e strafottente, scopriremo che ha assistito da bambino all’omicidio suicidio dei suoi genitori. Il padre ubriaco scopre il tradimento della moglie e torna a casa con un fucile, la madre di James per proteggere il bambino gli intima di andare sotto al letto. Così il piccolo James ode il padre assassinare la madre e poi, senza accorgersi della presenza del figlio sotto al letto, si siede sul materasso e si spara un colpo di fucile in bocca. Anche in questo caso il pertugio sotto al letto diventa il luogo che fa da scudo protettivo per il bambino impaurito che da quell’antro nascosto vede rivelarsi i mostri che abitano nei cuori delle persone della sua quotidianità. Da sotto al letto James vede solo gli stivali del padre e comprende cosa gli è successo solo dal rumore del colpo di sparo e dal fatto che una delle gambe del padre si inclina come se ne avesse perso improvvisamente il cosciente controllo motorio.

Nel film V for Vendetta veniamo a scoprire il passato di Evey Hammond, (la pronuncia in inglese del nome corrisponde all’italiano IV, che è il numero romano 4) interpretata dall’attrice, regista, produttrice cinematografica israeliana naturalizzata statunitense, Natalie Portman. In questo passato che viene descritto in una maniera che non è stata descritta nel fumetto di Alan Moore, scopriamo che una Evey bambina viene spinta sotto al letto dalla madre dissidente, allo scopo di proteggerla. Da sotto al letto Evey vede sua madre colpita a sangue dai Castigatori.


In questo caso i fratelli Watchowski scelgono di ripetere la scena con Evey Hammond adulta in cui l’attrice Natalie Portman si nasconde sotto al letto quando i Castigatori arrivano a prelevare in casa il suo capo Gordon Dietrich (interpretato dall’attore inglese Stephen Fry), considerato fuorilegge dal governo totalitario inglese per molte ragioni, fra cui quella di essere omosessuale e il fatto di conservare in casa propria una copia del Corano.

Anche in questo caso vediamo prima il volto di Evey sotto al letto e poi il volto insanguinato di Gordon che la fissa supplichevole di non muoversi, proprio come molti anni prima fece sua madre allo scopo di proteggerla.

La filosofa politica italiana Olivia Guaraldo con una serie di libri sulla violenza connessa con le comunità afferma che le comunità solitamente si fondano sulla logica del “chi è dentro, è dentro” e del “chi è fuori, è fuori“, quindi ad un certo punto questo fa emergere delle condizioni di violenza che si scatenano fra chi è dentro e chi è fuori da tali comunità. Per fondare una comunità che non abbia in sé i germi della violenza è necessario fondare tali comunità non sulla figura del guerriero maschio ma sulla vulnerabilità e sulla capacità di affrontare e superare la sofferenza delle figure femminili. La Guaraldo afferma che tale idea di società basata su tali presupposti, ha dei precursori in un lontano passato (se ne trova traccia anche nella letteratura greca), ma per qualche ragione è la forma più patriarcale ad imporsi come modello di riferimento. La violenza perpetuata dai Castigatori nei confronti dei dissidenti (in V for Vendetta) e della D.V.A.S. – Deadly Viper Assassination Squad (Squadra Assassina Vipere Mortali) nei confronti de La Sposa (in Kill Bill) in qualche modo richiamano questa logica della violenza che si alimenta quando si viene a costituire “il branco“. Il mostro che serpeggia nella nostra società è appunto questo del “collante malsano” con cui da sempre si vengono a creare la maggior parte delle forme di aggregazione sociale. Ma alla fine ciò che accomuna O-Ren Ishii bambina di “Kill Bill”, James di “Lost” e Evey Hammond di “V for Vendetta” è appunto questa condizione di vulnerabilità che li spinge a nascondersi sotto al letto. Se tutti prendiamo coscienza del fatto non siamo onnipotenti ma fragili e vulnerabili e ci guardiamo l’un l’altro consapevoli di questa vulnerabilità reciproca, possiamo quindi usare come principio di appartenenza ad una comunità il fatto di prenderci cura l’un l’altro della incolumità reciproca. Fondare le comunità sulla vulnerabilità piuttosto che sulla sete di dominio e di superba convinzione di invulnerabilità, non è una cosa facile e Olivia Guaraldo lo ammette che non è facile mettere in atto questa trasformazione di pensiero su vasta scala.

Nel frattempo che aspettiamo di scoprire come fare per imboccare questa strada di evoluzionismo etico delle comunità, se dovessimo incrociare le nostre esistenze con quelle di un branco di Drughi capitanati dall’Alex di turno, forse facciamo meglio a seguire il consiglio di Q&U (sigla con cui firmano la sceneggiatura di Kill Bill, Quentin Tarantino & Uma Thurman) e nascondiamoci sotto al letto per difenderci dai mostri sopra il letto, in attesa che i tempi diventino migliori, perché in questa dinamica delle relazioni fra popoli e comunità, forse siamo ancora troppo piccoli e troppo vulnerabili per essere capaci di farlo capire a tutti, che lo sono anche loro, senza distinzione … piccoli e vulnerabili.

*******

Potevo chiudere così l’articolo, ma mi sento di aggiugere una nota autobiografica. Nel 1945, quindi circa 58 anni prima di Kill Bill volume 1, ad Alessandria d’Egitto, un bimbo di 4 anni figlio di un docente di lingue straniere di origini italiane, corre a nascondersi sotto al letto. Da quel luogo udirà i bombardamenti e gli spari provenienti dal confine. Le forze militari naziste non entreranno nella città e Berto, uscirà da sotto a quel letto, incolume dopo quell’esperienza, si trasferirà in Italia con la famiglia all’età di 10 anni, studierà nelle scuole italiane divenendo un chimico che troverà lavoro essenzialmente in una fabbrica di apparecchiature radar, si sposerà con una collega impiegata nell’amministrazione e avrà dei figli. Uno dei figli sono io e forse è per questo che ho notato il ripetersi di quelle scene su un panorama abbastanza vasto di produzioni cinematografiche. Pur non essendo stato nascosto sotto quel letto, in un qualche modo ci sono stato anche io, perchè se Berto fosse stato raggiunto dai nazisti e strappato da sotto a quel letto, oggi io non sarei stato qui a scrivere quest’articolo. E scrivere quest’articolo è il mio piccolo contributo per sconfiggere quei mostri che se ne stanno tranquillamente seduti sopra i nostri letti convinti di essere a casa loro ed avere l’autorizzazione di terrorizzarci.

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

In base ad una direttiva europea ed alle indicazioni del garante privacy, è necessario il consenso prima di conservare cookie nel browser. Continuando a navigare in questo sito si acconsente ad usare cookie anche di terze parti. Se pensate che questa informativa sia inutile, beh, questa è una sensazione abbastanza comune... ma è un obbligo di legge lo stesso. Scusate per il disturbo. Per ulteriori informazioni cliccate qui

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi