Infinity War: una storia infinita

Perché il film Infinity War c’entra poco o niente con il fumetto che ne porta il nome

Avengers: Infinity War è sicuramente il mega evento cinematografico dell’anno. Il film dei Marvel Studios, realizzato dai registi Anthony e Joe Russo, ha portato a compimento trame decennali, presentate nelle precedenti opere dedicate al mondo degli Avengers, con il maligno Thanos che s’impossessa delle Gemme dell’Infinito, antichi manufatti cosmici che lo rendono onnipotente, fronteggiato appunto dagli Avengers e da tutti i personaggi visti nei precedenti 18 film del Marvel Cinematic Universe.

Un film che ha ottenuto un successo straordinario, innanzitutto di pubblico ma anche di critica, rappresentando il quarto maggiore incasso della storia del cinema, senza dimenticare che nel primo fine settimana di programmazione aveva incassato più di quanto Justice League, il film rivale realizzato dalla DC comics insieme alla Warner Bros, aveva incassato in quattro mesi.

Un film eclatante, definito scherzosamente la Nashville dei super-eroi, per la sua coralità, dato che ha portato sullo schermo tutti i personaggi fin qui protagonisti dei film Marvel/Disney: Iron Man, Hulk, Thor, Capitan America, Avengers, Guardiani della Galassia, Dottor Strange, Spider-Man, Black Panther, personaggi ormai entrati nell’immaginario collettivo, con l’unica inspiegabile  e trascurabile assenza di Ant-Man, che sarà comunque protagonista di un prossimo film in uscita ad agosto. Un film quindi che cattura alla perfezione lo spirito del Marvel Universe concepito da Stan Lee nei primi anni ’60, con tutti i personaggi che convivono nello stesso universo narrativo, e che saltuariamente si incrociano per fronteggiarsi in un’allegra scazzottata. Da sottolineare anche che le basi per questo film vennero gettate già nel 2011 in Capitan America-Il Primo Vendicatore, quando apparve la prima gemma dell’infinito, quella della Realtà, a testimonianza dell’accurato lavoro di preparazione dei soggetti alla base di questo franchise.

Il Guanto dell’Infinito n.1, copertina di G.Perez

La massima fonte di ispirazione di questa produzione cinematografica, a partire dal titolo, è ovviamente la celebre Trilogia dell’Infinito, tre miniserie realizzate dallo sceneggiatore Jim Starlin, insieme ai disegnatori George Perez e Ron Lim, agli inizi degli anni ’90, veri crossover che coinvolgevano più testate, con i maggiori personaggi Marvel impegnati a fronteggiare la potenza di chi controllava le Gemme dell’Infinito.

Jim Starlin è uno dei maggiori autori completi dei Comics americani, attivo fin dagli anni ’70, creatore del villain Thanos di Titano, folle adoratore della Morte, e di uno straordinario ciclo di avventure di Adam Warlock, il possessore della gemma dell’anima,  in storie psichedeliche a sfondo religioso, alle prese con una sua futura controparte malvagia, Magus. Agli inizi degli anni ’90, Starlin ritorna alla Marvel, dopo un periodo di collaborazione con la Dc Comics, resuscitando i suoi personaggi più noti, proprio Thanos e Warlock, e ponendo le basi per la prima miniserie, Il Guanto dell’Infinito. La trama si può riassumere brevemente: la personificazione della Morte, accortasi di uno squilibrio cosmico tra il numero dei morti e dei viventi, decide di riportare in vita il suo fedele servitore Thanos, chiedendogli di uccidere metà della popolazione dell’universo. Il nichilista Thanos per adempiere al compito prescrittogli dalla Morte si impossessa della Gemme dell’Infinito, divenendo di fatto onnipotente e sconfiggendo non solo tutti gli eroi della terra, ma anche le maggiori potenze cosmiche dell’universo. Solo Warlock, ritornato anch’esso dalla morte, riesce a sconfiggere il Titano, grazie ad un elaborato piano, impossessandosi delle Gemme e divenendo l’essere supremo di questa realtà.

Warlock negli anni ’70, tavola di Gil Kane

Adam Warlock è uno dei personaggi chiave dell’universo Marvel, pur non essendo uno degli eroi più conosciuti, e difatti non è ancora apparso all’interno dell’Universo cinematografico, anche se probabilmente la sua apparizione avverrà nei Guardiani della Galassia Vol.3. Nato come avversario dei Fantastici Quattro e di Thor, dopo aver vissuto delle avventure simil-cristologiche nella Contro –Terra, un pianeta gemello della terra, con orbita opposta al nostro pianeta, Warlock viene trasformato da Jim Starlin, in un antieroe pessimista e sfortunato, cui non giova possedere la Gemma dell’Anima, con cui intrattiene un rapporto ambiguo ma inscindibile.

Warlock psichedelico degli anni ’70. Tavola di J.Starlin

Concluse le vicende del Guanto dell’Infinito,  Warlock costretto da varie potenze cosmiche, accetta di rinunciare alla sua divinità e distribuisce le Gemme dell’Infinito tra vari Guardiani, tra cui Gamora, Drax il Distruttore, e sorprendentemente perfino il redento Thanos. Il problema è che nel breve periodo in cui ha avuto l’onore e l’onere di essere onnipotente, per evitare di poter compiere dei gesti avventati per l’intero universo ha scisso dalla sua personalità tutto il male e il bene, divenendo un essere di pura logica. Ovviamente la sua parte maligna si è focalizzata nel Magus, il suo antico avversario, che dopo aver costituito un’armata di cloni dei supereroi più potenti della terra, è affrontato e sconfitto da Warlock e Thanos in Infinity War, la Guerra dell’Infinito, miniserie ispiratrice del titolo del recente blockbuster. Un anno dopo è la Dea ad incarnare gli aspetti benigni di Warlock, e il suo tentativo di far trionfare il bene nell’universo, attraverso la distruzione dello stesso, mediante un agghiacciante Uovo Cosmico, viene fermato da Thanos e Warlock, nella miniserie Infinity Crusade, la Crociata dell’Infinito, che vede affrontarsi in uno scontro fratricida i super eroi più spirituali, soggiogati dai poteri mentali della Dea, e quelli dalla mentalità più scientifica.

Thanos e Warlock nella Guerra dell’Infinito, tavola di R. Lim

Mentre la prima miniserie, il Guanto dell’Infinito, ebbe un grande successo, sia per la drammaticità del tema di base, con la morte della metà della popolazione dell’universo, sia la spettacolarità della visione di così tanti supereroi in uno stesso albo, grazie soprattutto alle straordinarie capacità artistiche del grande George Perez, i seguiti, la Guerra e la Crociata dell’Infinito lasciarono un po’ di amaro in bocca agli appassionati, ripresentando situazioni e plot già noti, con le uniche parti degne di nota, rappresentate dalle pagine più ironiche e umoristiche. Forse a causa di questi insuccessi Starlin torna sui personaggi cosmici solo dopo un decennio, questa volta come autore completo, anche dei disegni, con miniserie come la scialba Infinity Abyss, in cui Warlock e Thanos si uniscono all’Uomo Ragno, a Capitan Marvel e al Dottor Strange per proteggere la nostra realtà da alcuni potentissimi cloni di Thanos, e la ben più appassionante Fine dell’universo Marvel, in cui Thanos arriva ancora una volta a possedere il potere assoluto.

Warlock e Thanos nella Fine dell’Universo Marvel, tavola di J.Starlin

Nel 2014 Jim Starlin torna ancora una volta ad occuparsi di Thanos, con un’altra trilogia.

E’ lampante dal breve excursus fatto che l’ispirazione degli albi a fumetti della Guerra dell’Infinito è stata minima nel processo produttivo del film: si è preso lo spunto dalla storia di Jim Starlin, rimaneggiandola però a più riprese. Gli stessi sceneggiatori del film, Christopher Markus e Stephen McFeely, spiegano che alcuni personaggi non hanno potuto essere utilizzati, come Silver Surfer, sotto contratto con un’altra casa di produzione, mentre altri, come Adam Warlock, sono troppo complicati per poter essere inseriti con un solo film a disposizione. Mancando però Warlock è venuto a mancare il binomio contrastato tra lui e Thanos, tra l’araldo della Vita e quello della Morte, senza contare poi che senza l’assenza della personificazione della Morte toglie quasi tutte le motivazioni a Thanos, descritto quasi, senza riferimenti alla sua nichilistica passione per la Morte, esclusivamente come un drastico evoluzionista.

Viceversa è stato descritto molto bene, forse perché preso a piene mani dal fumetto, il rapporto, quasi tra padre e figlia, tra Thanos e Gamora, la donna più letale dell’universo, e anche alcune rappresentazioni di  qualche supereroe, Thor in testa, sono state azzeccate.

Considerate tutte le limitazioni della produzione cinematografica, rispetto alle possibilità infinite del medium Fumetto, in grado di poter rappresentare compiutamente l’immaginazione degli autori, c’è solo da complimentarsi con chi ha realizzato Avengers: Infinity War, dato che è riuscito a creare in ogni caso un prodotto più che dignitoso, in grado di lasciare sulla graticola milioni di spettatori che aspettano l’uscita della seconda parte, per capire come si concluderà questa Guerra Infinita tra Thanos e il resto dell’universo.

Massimo Cappelli

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