Macerie Prime: la sincerità delle brutte persone

Cover della seconda parte: “Sei Mesi Dopo”

Partiamo dalla premessa, esattamente come con Leo Ortolani per la conclusione di Rat-Man, anche Zerocalcare lo aspettavo al varco.
Esattamente come il primo aveva iniziato un lungo discorso di cui prima o poi bisognava arrivare alla resa dei conti.
La differenza era solo che Leo è che si era impegnato a “rendere i conti” entro il numero cent… centodiec… ok, entro più o meno un numero.

Invece, il giovane fumettista di Rebibbia non aveva concesso ai suoi lettori nessun appiglio del genere, eppure, era chiaro che ci fosse un discorso che da qualche parte doveva arrivare, volume dopo volume, tra una riflessione sul rapporto con le proprie idiosincrasie ed il viaggio verso Kobane: là dove sul campo, e non a migliaia di metri di supremazia aerea, si è difesa combattendo quella civiltà di cui ci riempiamo la bocca.

Leo Ortolani raccontava la lotta di un supereroe contro la sua nemesi, gli attori della resa dei conti erano quindi certi. Cosa ci ha raccontato in volumi e volumi Zerocalcare?
Una generazione.
La resa dei conti allora arriva quando a parlare di una generazione non sono più coloro che appartengono alle generazioni precedenti, ma la generazione stessa. La resa dei conti è tra gli ideali ed i valori che accomunavano una gran parte delle persone nate in un certo intervallo di tempo ed in una certa estensione di spazio e le persone stesse.

Inizia tutto nel migliore dei modi

Il varco a cui aspettavo Zerocalcare, con i miei dieci anni di vantaggio che mi rendono “altra generazione” ed il sorriso saccente che dice “e adesso vediamo come te la cavi, ragazzo”, era il momento in cui non avrebbe solo più raccontato della sua generazione ma il momento in cui avrebbe voluto fare i conti con la sua generazione.
Perchè volume dopo volume, vignetta dopo vignetta, recensione della serie TV cult dopo testimonianza accorata del dovere di resistere in piedi, vedevo che ci stava arrivando.

Non lo aveva detto, non aveva fissato un numero, ma era evidente.

Macerie Prime sarebbe arrivato.

Se era facile fare previsioni, certamente più difficile immaginare che questa “resa dei conti” sarebbe arrivata così relativamente presto e nella forma di due volumi editi a distanza di sei mesi l’uno dall’altro, una scelta bizzarra ma anche significativa: le rese dei conti sono fulminee quasi solo nei thriller hollywoodiani. Le persone comuni ci mettono un bel po’ più di tempo: ad un certo punto si prende una svolta e si procede per un tratto di strada che può essere anche molto lungo, senza avere nessuna certezza su quello che si troverà alla fine: il posto che si cercava, un dazio esoso per passare o addirittura un vicolo cieco.

Ma è come continuare il problema

Quindi due volumi e sei mesi per raccontare della scompaginata banda di amici composta dall’alter-ego del fumettista, dai personaggi protagonisti già in altri volumi, Secco, Sarah e Cinghiale, da una rediviva Giulia Cometti la “non amica d’infanzia” che ora però non se la passa benissimo, da Katia e Deprecabile una coppia di amici leggermente più anziani conosciuti in quello che già in Ogni Maledetto Lunedì (su due) Zerocalcare definì, molto appropriatamente, Il Naufragio. Il G8 di Genova 2001, quando con cariche, manganellate, lacrimogeni, calci in faccia, arresti illegali, accuse montate ad arte ed un ragazzo morto venne chiarito, al di là di ogni dubbio, che gli ideali democratici e le promesse di una vita migliore erano “indesiderabili”.

Agli eventi del “mondo reale” si intrecciano gli eventi del “mondo del naufragio”, una distopia dove i personaggi vivono “nel posto dove vivono tutti”. Abbrutiti vagano tra macerie cercando di scimmiottare la vita precedente mentre due strani personaggi, un vecchio ed un bambino, li osservano indipendenti e fieri da lontano ed un misterioso figuro manda dei demoni a privarli pezzo a pezzo della loro integrità. Non c’è, volutamente, nessuna sottigliezza nella metafora: da quell’evento la società si è spaccata in due realtà che stanno una fuori ed una, angosciante e degradata, dentro di noi.
La storia raccontata è la cronaca di questi due mondi.

E pensi di dover affrontare tutto da solo

Inizia tutto con il matrimonio dell’amico Cinghiale, con una festa ed un’occasione gioiosa per ritrovarsi e mettersi di fronte al fatto che la statistica non mente: se il mondo è in crisi, le persone precarizzate e titoli di studio e dedizione non aprono più nessuna porta, allora difficilmente il gruppo di amici che non vedi da un po’ se la starà passando come in una pubblicità delle merendine.

Inevitabile venire coinvolti nei loro tentativi di togliersi un po’ di angoscia per il futuro, inevitabile scoprire che anche la notorietà che ci si può essere guadagnati presso una nicchia di popolazione diventa, improvvisamente, moneta di scambio non solo con sconosciuti sostenitori di cause più o meno condivisibili, ma anche per amici con cui prima l’unico scambio era basato sulla reciproca vicinanza. Inevitabile, probabilmente, ritrarre la mano da una stretta che sembra avvelenata.
Non aiuta certo trovarsi in un paese, il nostro, in cui “la politica fa schifo” ma, a quanto pare, la propaganda se la passa invece benissimo. Apprezzata, coccolata, ospite inevitabile di qualsivoglia iniziativa cerchi di avere un minimo di risonanza mediatica, fosse anche sulla gazzetta di paese. Vai ospite ad una iniziativa a cui tieni e ti scopri sfruttato come volantino elettorale di un politico che manco conosci.

Neanche più le aspettative rimangono

Inevitabile, probabilmente, nascondere il volto che hai prestato a cause a cui tenevi.
Non aiuta certo che la rete, lo strumento con cui sei nato in più di un senso, sia diventata una sorta di istituto di cura globale in cui è diventato impossibile distinguere “opinione” e “delirio” ed in cui è evidente che chi si propone come “terapeuta” o anche solo “infermiere” è solo un altro matto, nella migliore delle ipotesi.
Inevitabile, probabilmente, sentirsi sotto assedio e ritirarsi in trincea.

Alla fine del primo volume, di sei mesi fa, tutto questo è inevitabile, probabilmente.

Peccato che sia tutto sbagliato, peccato che “inevitabile” è solo un altro modo di dire “me ne frego”.
E questo è il succo di tutto il secondo volume, che racconta come tutto quello che hai lasciato andare come “inevitabile” era parte di te e della tua vita, e le conseguenze che ti trovi ad affrontare per il tuo “me ne frego” vanno molto oltre quello che ti aspettavi.

Ma non è solo una mera questione del “conto da pagare”, è che se c’è una cosa che accomuna le generazioni recenti questa è stata la possibilità di non essere stati obbligati a credere in ideali positivi. Senza distinzione di classe, sesso e reddito, più di una generazione si è immedesimata in figure eroiche per sua scelta e ne ha condiviso gli ideali. E possiamo anche dire che erano cose da bambini, dozzinali e ingenue rispetto a modelli ben più importanti, ma non cambia il fatto che a quegli ideali si era creduto per scelta ed insieme. Possiamo dire quello che vogliamo, ma quando arrivi alla resa dei conti con quello che hai lasciato andare, “le chiacchiere stanno a zero”.

Ma almeno sapere di aver sbagliato

Non voglio rivelare oltre, anche se probabilmente tutti coloro che sono il target del secondo volume lo avranno probabilmente già comprato. Inevitabile.
Ma quello che voglio dire è che ho davvero apprezzato la sincerità con cui Zerocalcare arriva alla resa dei conti. Ci arriva parlando di molte cose anche intime, facendo parlare i suoi personaggi, che rappresentano sicuramente solo “una faccia” di persone reali che conosce, di situazioni comuni che si incidono nella nostra vita comune.
Ci arriva raccontando sè stesso, la sua parte cattiva ma attiva e la sua parte buona ma “cazzara”. Si porta a giudizio e si giudica, in parte si assolve ed in parte si rimanda in Appello, e forse in Cassazione.
E qui sicuramente si potrebbe fare i sarcastici dicendo che così sono bravi tutti, che essere sinceri così, senza giurare di cambiare, è da ipocriti.

Ma almeno Zerocalcare si pone le domande e risponde sinceramente, non fa finta che le cose siano “inevitabili”, non chiama gli errori “cose giuste” e, sicuramente, non le trasforma in valori e se ne vanta come invece fanno coloro che stigmatizzano il “buonismo” professando il nuovo “cattivismo”.

In un mondo in cui le Belle Persone si contano sempre più sulle dita di una mano, lui farà parte delle brutte persone che continuano a riconoscere cosa è giusto e cosa non lo è.

 

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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