Alla ricerca del Camus perduto: Le Premier Homme

Almeno una volta all’anno, il tuo lavoro di traduttore ti porta in Francia, per consolidare i rapporti con i clienti di vecchia data oppure per incontrarne di potenziali e ampliare la tua attività. Sfrutti sempre queste occasioni, ça va sans dire, per dare un’occhiata alle ultime novità fumettistiche d’Oltralpe, tant’è vero che fissi i tuoi appuntamenti nelle vicinanze della Fnac di turno, dove passare un paio d’ore a leggere gli albi cartonati che tanto ami e poi acquistarne almeno un paio. Stavolta, però, l’appuntamento con la tua cliente è di prima mattina e il tempo tiranno ti permette solo di sfogliare il primo Largo Winch post-Van Hamme (rimandandone, come di consueto, l’acquisto all’uscita del secondo volume che completerà l’avventura), oltre a notare che l’offerta di comics sembra notevolmente aumentata rispetto a qualche anno fa – probabilmente a causa dei film Marvel e DC. Controlli anche se è stato tradotto qualche fumetto italiano ma non trovi niente, vorresti restare ancora un po’ ma è ormai tempo di andare all’appuntamento, così esci dalla Fnac senza fare acquisti e pensi che sia un peccato tornare in Italia a mani vuote…

Le premier homme, 184 pagine a colori, Gallimard Bande Dessinée

…ma poi incontri di persona la tua cliente (è la prima volta che accade, anche se la conosci da sei anni via e-mail e telefono) e resti di stucco perché – nell’ambito del consueto scambio di “pensierini” – tu hai portato il solito libro su Pisa riccamente illustrato, mentre il suo pacchetto racchiude una BD particolarmente corposa: si tratta di Le premier homme (Il primo uomo), scritto e disegnato da tale Jacques Ferrandez e tratto dall’omonima opera del premio Nobel per la Letteratura 1957 Albert Camus. È uno di quegli albi che i siti specialistici francesi come Bédéthèque descrivono semplicemente come “One shot” e “Adattamento di opera letteraria”, senza quindi infognarsi in termini quali l’ormai abusato “graphic novel”: in pratica, in Francia qualsiasi albo che non appare all’interno di una serie viene etichettato come “one shot”, sia esso costituito dalle canoniche quarantotto pagine oppure, come in questo caso, sfiori le duecento.

Albert Camus (1913-1960)

Nel frattempo la tua cliente non riesce a “interpretare” la tua sorpresa e ti chiede “Non conosci questo autore? È già al suo terzo adattamento di opere di Camus!” Ti rendi conto che, sapendoti laureato in lingua e letteratura francese e appassionato di fumetti, pensava probabilmente di unire l’utile al dilettevole, ma ti sembra indelicato spiegarle che – per dirla alla G.L.Bonelli – sei un letterato prestato alla traduzione tecnica e mai più restituito… e, comunque, eri uno specialista del teatro minore francese del ‘600 e non certo della letteratura esistenzialista del ‘900. Certo, sai chi è Camus, durante i tuoi studi universitari hai anche letto qualche suo romanzo (e segnatamente Lo straniero, un’altra delle opere adattate da Ferrandez), ma… insomma, sei stato completamente spiazzato. Lei rincara la dose: “Ma come? Non hai neanche visto il film omonimo diretto da Gianni Amelio? Non è uno dei vostri registi più conosciuti?”

A quel punto confessi candidamente che no, non conoscevi per niente Ferrandez, non conoscevi questo romanzo – incompiuto e pubblicato postumo – di Camus e non conoscevi nemmeno il film di Amelio perché, da tempo immemorabile, al cinema vai solo per accompagnare i tuoi figli, passati senza soluzione di continuità dai classici disneyani e dalla saga Potteriana agli infiniti blockbuster odierni (Marvel, DC, Star Wars ecc. ecc.). Inoltre, nelle tue BD preferite non rientrano questi “adattamenti”: ti ricordi di aver sfogliato, anni e anni addietro, il primo volume della proustiana Recherche du temps perdu, adattata da Stéphane Heuet – serie teoricamente ancora in corso (sei albi pubblicati nell’arco di vent’anni…) – senza minimamente esserne colpito. Le assicuri però che, prima possibile, ti documenterai leggendo il libro di Camus, poi guardando il film di Amelio e infine leggendo i precedenti adattamenti di Ferrandez in modo da gustare appieno questo inaspettato regalo. E mentre lo dici, ti si accende in testa una lampadina: sei proprio sicuro che ti gusterai appieno questo fumetto soltanto DOPO aver saputo vita, morte e miracoli della sua genesi nonché dei suoi autori e/o adattatori?

Una tavola dell’albo (c) Gallimard

Esaurito il colloquio di lavoro e salutata la cliente, balzi sul treno del ritorno e continui a pensare a quell’improvviso “flash” che hai avuto sulla miglior fruizione possibile del fumetto che hai in mano… e ti chiedi da quanto tempo non leggi qualcosa di cui NON conosci già la trama, gli autori, il background eccetera: non riesci a trovare una risposta precisa, ma sicuramente sono anni e anni. Un po’ per il tuo impegno con uBC, un po’ per curiosità e deformazione professionale, un po’ per il bombardamento di informazioni provenienti da Internet sai SEMPRE cosa stai per leggere: sai chi sono gli autori, sai quanti albi durerà una storia, spesso hai visto qualche tavola in anteprima, soprattutto (e purtroppo) hai già letto sul web pareri discordanti a scatola chiusa… E con il pensiero torni alla tua giovinezza, alla spasmodica attesa dell’albo mensile o della rivista settimanale di cui, al massimo, conoscevi il titolo e la copertina, in qualche caso accompagnati da un breve riassunto . Ti rendi conto che, involontariamente, stai ragionando da vecchietto (“si stava meglio quando si stava peggio”, più o meno): scacci infastidito l’idea ma devi comunque ammettere che il tuo sense of wonder è notevolmente cambiato – naturalmente, e giocoforza – con il passare degli anni.

E allora? Allora… Perché, per una volta, non sfruttare l’occasione e tornare davvero alla tua giovinezza, leggendo un’opera completamente “sconosciuta”? La tentazione è forte, l’albo è lì tra le tue mani, il viaggio in treno sarà lungo… Sfogli le prime pagine notando la suddivisione in capitoli di lunghezza variabile, i tenui colori acquerellati, l’alternanza di scene tra passato e presente: poi ti decidi e inizi a leggere, immergendoti completamente nella storia e completandola prima dell’arrivo a Pisa. Un’opera davvero particolare, riflessiva, molto diversa dagli albi “avventurosi” che leggi di solito.

L’autore, Jacques Ferrandez

Certo, ti resta la sensazione che anche il fumetto sia per certi versi “incompiuto” come il romanzo (che fu pubblicato quasi trentacinque anni dopo la morte del suo autore), ma pensi lo stesso di parlarne nel numero successivo di uBC, però poi cominci a porti un problema dopo l’altro: generalmente, uBC non recensisce fumetti non pubblicati in Italia o in italiano, certo si potrebbe fare un’eccezione ma… ma che recensione sarebbe senza l’adeguato lavoro preparatorio di cui parlavi alla tua cliente? Passi la visione del film di Amelio, ma la lettura del romanzo di Camus e dei precedenti adattamenti di Ferrandez ti sembra imprescindibile per un’analisi complessiva e articolata… Alla fine decidi di lasciar perdere: niente recensione documentata, sviscerata, argomentata. E nemmeno una recensione “a pelle”, non è nelle tue corde e rischieresti quindi di dare una pallida idea delle sensazioni che hai provato. Al tempo stesso, ti dispiace non segnalare questo albo e perdere così l’occasione di parlarne…

Dopo averci pensato un bel po’, scegli di scrivere l’articolo che adesso stai concludendo, con il racconto di ciò che ti è successo e delle sensazioni che hai provato, compresa questa dicotomia tra “lettore” e “recensore” che non ti era mai pesata ma che comunque condiziona il tuo giudizio non solo su questo albo, ma su tutto ciò che leggi… e rimandi alla pubblicazione dell’eventuale versione italiana una recensione vera e propria (così facendo menti sapendo di mentire, in quanto immagini con facilità che nessun editore italiano si prenderà la briga di acquisire i diritti di un albo così particolare). Ti resta solo da trovare il titolo giusto e – visto il richiamo che hai fatto a un altro adattamento, all’interno dell’articolo – decidi di giocare sulla “ricerca del tempo perduto”, sostituendo la parola “tempo” per evitare un’allusione troppo diretta e al contempo pretenziosa. “Alla ricerca del sense of wonder perduto”? Troppo lungo… “Alla ricerca delle sensazioni perdute”? No, ancora non sei soddisfatto… Poi pensi che il romanzo alla base di questo fumetto era praticamente “perduto” (gli appunti di Camus furono recuperati sul luogo dell’incidente d’auto in cui perì all’inizio del 1960, per poi essere faticosamente ricostruiti e trascritti negli anni successivi), così decidi il titolo definitivo e clicchi sul pulsante “Pubblica”.

Marco Gremignai

"Gremignai? Quello che si occupa dei fumetti Bonelli all'estero?" "Eh già... Notevole, per uno che viene da Peccioli"

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