Tex Willer: alle radici del mito (1958-1968)

Prosegue la nostra carrellata dei decenni della storia di Tex, in vista del settantennale del prossimo autunno, dopo aver analizzato le prime storie e collane in Tex Willer: la storia di una leggenda (1948-1957), si analizza la seconda fase delle vicende texiane, che può partire dalla pubblicazione della seconda serie gigante, ancora attualmente in edicola.

Nel 1958 Tex Willer festeggia i dieci anni dalla sua creazione, ed esce in edicola il primo numero in formato quaderno di Tex, con la ristampa cronologica completa di tutte le storie. A partire dal n.96 dell’ottobre del 1968, la collana è destinata a sostituire le strisce inedite, che cesseranno le pubblicazioni nel 1967,

Tex Gigante II serie n.1

La vicenda è nota, la casa editrice, all’epoca Edizioni Audace, in considerazione del buon successo della prima ristampa formato quaderno, nonostante utilizzasse i resi di Tex Albo d’Oro, partendo per di più soltanto dal n.20, decide di ristampare le avventure del proprio personaggio principale in maniera cronologica e integrale, utilizzando lo stesso formato. La periodicità non è indicata nei primi numeri, ma presumibilmente è trimestrale, per poi divenire bimestrale dal n.23 del 1962  e poi mensile dal n.31 del 1963; la collana ristampa il materiale già edito nelle strisce fino al 96 numero, del maggio 1968, per poi pubblicare materiale inedito. E’ varia anche la foliazione, di 164 pp. fino al n.26 del settembre 1962, per poi scendere a 132 pp. fino al n.93 del 1968, per attestarsi  alle attuali 116.

Il cambio di formato, con il passaggio dalle strisce al formato a quaderno, sarà fondamentale all’interno della saga texiana: la scansione delle sceneggiature si diluiscono, e si allunga l’unità narrativa che è la tavola, al posto della striscia. A quel punto aumentando il numero di vignette che occorrono ogni mese, vengono reclutati più disegnatori, cui non è più richiesto semplicemente di collaborare ai disegni di Galep, magari cercando di imitarne lo stile, ma a cui viene lasciata mano libera, fino ad un certo punto, ovviamente, permettendo loro di approcciarsi all’universo texiano con il proprio stile. E’ un sistema che fa scuola dentro e fuori la casa editrice, permettendo di portare in edicola albi con più pagine, anche per soddisfare la voglia di lettura degli acquirenti, che negli anni ’60, rispetto al passato, hanno maggiori possibilità economiche.

Dal punto di vista della realizzazione delle storie è convinzione diffusa che ancora adesso le avventure migliori di Tex siano quelle su più albi, con un grande numero di pagine. Un altro effetto dell’allungamento delle storie è rappresentato dal superamento della rigida continuity, seguita da Gian Luigi Bonelli nei primi anni di vita del personaggio, anche perché richiedendo uno sforzo maggiore in termini di lunghezza ai disegnatori sulla singola storia, non si è sempre sicuri della data di ultimazione dei vari episodi.

Il formato a quaderno diverrà uno dei più presenti nelle edicole italiane, ancora adesso per esempio una casa editrice come la Cosmo Editoriale presenta serie francesi e americane, ma anche ristampe d’autore italiane, in quel formato. Stupisce allora il tentativo attuale della Sergio Bonelli editore di variarlo, con pubblicazioni con minor numero di pagine, ma di formato più grosso, come Cico, Morgan Lost e le future serie della collana Audace.

Il successo della collana Tex Gigante seconda serie sarà tale da essere continuamente e immediatamente ristampata. La ristampa ufficiale uscirà nel 1964 con la collana definita Tex Tre Stelle, contraddistinta appunto dalle tre stellette sul bordo, chiusa nel 2017, che ripresentava ai lettori le storie della serie inedita con un intervallo di soli 4 anni. Ci sono però tutta una serie di ristampe non ufficiali, probabilmente utilizzate per rifornire le edicole nel momento in cui qualche numero andava esaurito e occorreva placare le brame completistiche dei lettori. Tali ristampe si distinguono dalla serie originali per una serie innumerevole di dettagli, dalla spillatura alla pubblicità in quarta di copertina, su cui hanno indagato benissimo alcuni siti specializzati, cui rimandiamo volentieri.

All’interno della casa editrice, Tex ha sempre avuto un’importanza fondamentale, soprattutto per quel che concerne ovviamente il numero di copie vendute, ecco allora che i formati che vengono adottati su Tex, come l’ormai celebre formato quaderno, ben presto vengono utilizzati anche per gli altri personaggi, come Zagor, Il Comandante Mark e Il Piccolo Ranger, tra quelli più longevi. E’ sempre esistita però una singolare differenza con gli altri personaggi su cui non ci si è mai probabilmente soffermati abbastanza: le collane di Tex hanno un differente rapporto prezzo/numero di pagine, nel senso che a fronte di un numero di pagine maggiori sugli albi, oggi 110 tavole, rispetto alle 94 degli albi dedicati agli altri personaggi della casa editrice, il prezzo è sempre stato uguale, come a sottolineare l’importanza del personaggio all’interno della struttura bonelliana, e a premiare il lettore texiano con più pagine da leggere ogni mese.

I disegnatori
Tex raffigurato da Francesco Gamba, Muzzi, Nicolò, Letteri, Raschitelli e Ticci

Con storie più lunghe da realizzare, si è già detto che sono serviti nuovi disegnatori per affiancare Galep sempre più oberato dagli impegni; all’inizio sono Francesco Gamba e Virgilio Muzzi ad aiutare il disegnatore toscano con le chine, ma ben presto anche a loro due è richiesto di occuparsi in solitaria della realizzazione delle storie. Se Gamba ha occasione di mostrare la sua grande ecletticità, adattandosi il più possibile allo stile di Galep, la collaborazione di Muzzi, spesso all’opera su storie di ambientazione cittadina, sarà sempre molto particolare. La sua caratterizzazione di Tex sembrava difatti non raccogliere la benevolenza dei lettori, e anche per rispettare i tempi di consegna, i suoi disegni sono sempre stati condizionati dalla collaborazione di Galep, che rifaceva i volti di Tex, non sempre azzeccando le giuste proporzioni.

Nel 1964 c’è l’arrivo nella serie di due disegnatori dallo stile differente: il toscano Erio Nicolò e il romano Guglielmo Letteri. Il primo arriva dall’editrice Universo ed è dotato di un segno rassicurante, molto classico ed elegante, realizza un Tex scattante, meno muscolare di quello, quasi a somigliare a Bogart. Nicolò fu un disegnatore molto prolifico e molto amato dai lettori, nonostante le sue storie assumessero sempre un tono malinconico.

Letteri inizia la sua collaborazione con la casa editrice e con Tex dopo diverse esperienze in Argentina e soprattutto in Inghilterra, dove illustra molte serie belliche. Il suo stile morbido e preciso, meticoloso e ricco di particolari, senza perdere nulla in dinamicità, è adatto alle atmosfere horror e fantastiche. Sarà sempre difatti il miglior interprete di El Morisco, lo stregone messicano, aspetto che lo rende uno dei disegnatori preferito dai lettori.

Collaborazioni più estemporanee sono quelle di Raffaele Cormio, valente grafico, scomparso prematuramente, collaboratore alle chine di Galep, e Pietro Raschitelli, pittore lombardo, dal segno chiaro e pulito, che illustra solo una settantina di tavole, in un momento di difficoltà produttiva del titolare della serie, Galep.

Di tutt’altro impatto l’arrivo del senese Giovanni Ticci sulla serie nel 1967, che già debutta con una storia capolavoro, Vendetta Indiana. Ticci collaborava con lo studio di Alberto Giolitti, con cui aveva pubblicato alcune storie negli Stati Uniti d’America; da subito, come riporta il sito ufficiale della Sergio Bonelli editore,

“il suo stile essenziale e vigoroso gli guadagna il favore dei lettori, che vedono nel suo Tex l’espressione più compiuta del carattere determinato e vitalistico che costituisce la nota psicologica predominante del nostro Ranger. Inoltre, la sintesi grafica dello stile di Ticci, via via sempre più definita, si esprime al meglio sia nella caratterizzazione della fisionomia degli indiani, molto lontani dalle interpretazioni europeizzanti di tanti altri (pur bravissimi) disegnatori, sia nella visualizzazione dei grandi spazi, dalle distese innevate del Nord ai deserti e ai canyons dell’arroventato Sud Ovest.”

Le Storie

Si allungano le storie, anche gli albi a striscia aumentano il numero di pagine, fino ad arrivare ad 80 con la serie Nebraska nel 1964 e si affina lo stile avventuroso di Bonelli, capace di variare le classiche storie western, integrandole con inserti horror, fantasy e misteriosi, arrivando ad una sintesi peculiare e unica, alla base probabilmente del grande successo del personaggio.

Fra le storie principali del decennio ci sono La Mesa degli Scheletri, (nn.39-40), del 1958, con il primo ritorno di Mefisto, avventura che rappresenta un po’ la svolta fantastica della serie, molto drammatica, con Tex che deve fronteggiare non solo il suo antico avversario, l’illusionista tornato dal passato, ma anche una  una tribù nemica dei Navajos come gli Hualpai e soprattutto il figlio Kit e il suo miglior amico Kit Carson ipnotizzati dallo stesso mago.

Tex e Mefisto, Tex n.40

E poi Sangue Navajo, del 1961, (nn.51-52), dove Tex difende i suoi Navajos dall’occupazione dell’esercito e da perfetto stratega riesce a vincere la guerra, senza neppure ferire i soldati avversari. Nel Grande Re (nn. 53-55) Tex deve affrontare una rivolta indiana capeggiata dal Leopardo Nero, un ricco uomo di colore che vuole fondare uno stato indipendente di indiani. Del 1965 è Sinistri Presagi (nn.70-72) in cui è il ruolo di capo dei Navajos di Tex ad essere messo in discussione da Zhenda la strega e dal suo riluttante figlio Sagua. Mefisto ritorna ancora una volta ad affrontare Tex e i suoi pards in Incubo! (nn.78-80), grazie all’alleanza con il mago tibetano Padma, ma ancora una volta il ranger del Texas riuscirà a sconfiggere il sempre più potente stregone.

Il personaggio di Tex si stratifica sempre di più, da giovane giustiziere ad intrepido ranger, da capo indiano dei Navajos a padre di famiglia e agente indiano, sempre alla ricerca di giustizia per i più deboli. La sua avventurosa giovinezza è raccontata nei n.83-85, Il Passato di Texin cui lo vediamo vendicarsi degli assassini del padre e del fratello.

Il Passato di Tex, n.83

Gian Luigi Bonelli costruisce a poco a poco un vero e proprio canone texiano, composto da storie western che si intrecciano a tematiche varie: compaiono popoli misteriosi, come quelli fermi ai tempi dei conquistadores, ma anche valli abitate da mostruosi animali preistorici, ci sono elementi horror e fantascientifici, e il western urbano ambientato in città come San Francisco, ricolme di sette cinesi. Bonelli è in grado di mischiare i più differenti generi narrativi, incastrando vari elementi nelle sue sceneggiature, favorito anche dalla grande capacità e versatilità di Galep, capace per esempio di coniugare Western e il Cappa e Spada.

Ci sono alleati ricorrenti come il franco-canadese Gros-Jean, o il brujo messicano El Morisco, mentre tra gli avversari si segnala Proteus, abile a travestirsi ed a impersonare chiunque voglia. In più compaiono personaggi storici come Buffalo Bill e il capo Apache Cochise, destinati a tornare anch’essi in maniera differente sulla saga, in chiave assolutamente antistorica. Bonelli sceglie difatti di piegare gli eventi storici a beneficio delle avventure che vuole raccontare, non curandosi di anacronismi e confusione di date e avvenimenti.

Dal 1968 con la serie inedita che passa sulla collana gigante e lo stabilizzarsi del parco disegnatori cui attingere, Bonelli poserà ben presto le fondamenta per quello che è il maggior successo a fumetti in Italia, come vedremo nella prossima puntata.

Massimo Cappelli

Fumetti, fumetti, fumetti... mai fatto altro che leggere fumetti!

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