Gemelli Diversi: Kakegurui Twin

Non penso nessun lettore abbia avuto dubbi sul fatto che l’uscita di Kakegurui mi avesse piacevolmente interessato e sorpreso. A sei volumi di distanza confermo che gli aspetti positivi di quel manga si sono mantenuti in un gradevole crescendo e la “innocente” Yumeko Jabami ha sostanzialmente confermato il sospetto che avevo avuto su di lei, rivelandosi per quel “demone punitore” che ipotizzavo si nascondesse dietro il suo atteggiamento compito, grazioso, e leggermente sventato. Con poste sempre più alte e anomale e giochi sempre più barocchi, la graziosa e perfetta studentessa giapponese ha fatto sprofondare ogni singolo avversario in inferni creati dalla loro stessa arroganza e cupidigia.
Forse solo ora, alla fine di questo sesto volume, si percepisce il rischio di un “salto dello squalo”, con l’improvviso e onestamente non necessario ingresso nel cast di nuovi e sospetti giocatori.

Cover del primo volume

Ma l’altra sorpresa che questo sesto volume porta con sé è il “bundle” con  Kakegurui Twin, lo spin-off ambientato nel demenziale Istituto Hyakkao un anno prima che fosse sconvolto dall’arrivo della “punizione divina”. Protagonista di questo spin-off Mary Saotome, colei che sarà la prima vittima di Yumeko e, mondata dal suo peccato di arroganza, ne diverrà la prima amica… o, meglio, il sospetto anche qui è che si trattasse di una “punizione aggiuntiva”, visto che la povera Mary, per i cinque volumi e mezzo successivi alla sua sonora sconfitta passerà il tempo a cercare di avere il meno possibile a che fare con la entusiasta Yumeko. Senza fortuna.

Lo spin-off ci racconta quindi quale è stato il percorso che ha portato la arrogante biondina all’epilogo di una storia e all’inizio di una nuova. Stupisce solo fino ad un certo punto scoprire che Mary fosse una “abbastanza” normale studentessa giapponese, che realizzando il profondo classismo che anima il Giappone contemporaneo, ha puntato tutto quello che le è stato donato dalla sorte: bell’aspetto, determinazione e una buona intelligenza, per ottenere l’ingresso a quello che sperava fosse la porta per un radioso futuro.

Purtroppo per lei nè l’essere entrata nell’Istituto Hyakkao con una borsa di studio per meriti scolastici, nè la cura maniacale che mette nel esaltare la sua bellezza ed eleganza faticosamente coltivata, impressiona alcuno dei suoi compagni appartenenti all’elite delle elite. Solo Tsuzura Hanatemari una sua ex-compagna di scuola di buona famiglia, pare prestarle attenzione, ma questo solo in virtù di un carattere debole che, oltre ad averle sempre fatto apprezzare la battagliera Mary, l’ha relegata al rango di “bestiame” in quell’ecosistema fatto solo di vincitori e vinti che abbiamo già descritto.
Mary, una “arrivata” tra persone dotate per diritto di nascita di tutto ciò che desidera, dovrà ancora prendere in mano tutto quello che ha, e tutta la sua inscalfibile determinazione ad uscire vincitrice, e puntarla sul tavolo da gioco. Scommettendo non con la benedizione di una follia dionisiaca, come Yumeko, ma con l’astuzia pratica e feroce di una gladiatrice.

Da grandi aspettative, grandi delusioni (lettura giapponese)

Come si vede, confermata l’ambientazione ed i personaggi, il punto di vista che si esprime è ben diverso ed altrettanto interessante: Mary detesta scommettere, trova folle quello che accade dentro e FUORI l’Istituto. La boria ed arroganza dei suoi compagni di classe che si fanno forti di un privilegio che gli è capitato addosso per nascita la disgusta, ma contemporaneamente non riesce a nascondere il suo fastidio per Hanatemari che, nata vincente, è stata così debole e remissiva da farsi relegare tra gli sconfitti. E’ evidente che la bionda studentessa non crede in nulla se non nel merito e, se per dimostrarlo dovrà giocare, allora giocherà… ma facendo di tutto per togliere la “buona sorte” dalle variabili in gioco.

Le convinzioni di Mary la guerriera (lettura giapponese)

Sorprende come questo “cambio di prospettiva” sembri essersi riflesso nei disegni, qui in mano a Kei Saiki, mentre alla sceneggiatura si conferma Homura Kawamoto. Il design dei personaggi è quasi indistinguibile da quello della serie principale, facendo ipotizzare che Saiki abbia esordito nel team di quella come assistente, ma è nella costruzione di tavola che si percepisce la diversa individualità. La dove la serie principale, come dicevo persino esagerando, si abbandonava alle gioie di effetti barocchi: dalle espressioni dei volti distorte o comunque spesso “inumane” (un marchio di fabbrica erano le luci folli negli occhi dei giocatori, sempre meno umane man mano che si saliva nella “catena alimentare”) alla sovrabbondanza di campiture scure e di inquadrature irregolari; Kakegurui Twin si caratterizza invece per un taglio più “normale”, con concessioni alla follia ben più rare, e quasi sempre ad opera dei personaggi più debosciati ed una cura “verisimile” di ambienti ed inquadrature.
Regna un’atmosfera più dimessa, quasi decadente, in cui il contegno ordinato e le reazioni umanamente rabbiose di Mary appaiono più naturali.

Alla fine questo primo volume si presenta come un buon prodotto confezionato con una buona mano e, diciamolo, penalizzato soltanto da un ingombrante predecessore con cui il paragone sarà continuo come la competizione per accaparrarsi lettori. Povera Mary, Yumeko continua a perseguitarla anche senza essere presente.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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