Il nuovo corso di Mister No: la fuga

Nel precedente articolo avevamo lasciato Mister No in fuga, dopo che il suo mondo nella sonnolenta Manaus è stato spazzato via dal fatidico “Vento Rosso” del n.241.

Le acque macchiate di sangue attirano gli squali

Il capitolo successivo, “Squali” (n.242, di Del Freo e Di Vitto), si apre con uno stacco temporale di quasi un mese rispetto a dove eravamo rimasti, e con una sequenza surreale: dalla violenza esplicita esplosa a Manaus ci si ritrova infatti in una discussione sulla violenza e sul piacere che può provocare in chi (volente o nolente) la pratica, mentre le inquadrature si soffermano sulla “violenza” nascosta nei semplici gesti di preparazione delle esche per la pesca del Marlin. Siamo a Natal, sulla costa atlantica del Brasile: Mister No, con il falso nome di Jed Simmons, fa il mozzo sulla barca di Dave Willdome, ricco medico americano in vacanza accompagnato dalla giovane figlia Shona.
Il dottore, un uomo colto e sensibile, è destinato a diventare un nuovo grande amico di Mister No e la loro discussione si allarga ben presto sulla differenza tra legge e giustizia.

“Per fermare questo caos occorrono regole certe, leggi…”
“Credetemi, dottore, di quelle ce ne sono fin troppe. C’è bisogno di giustizia, invece!”
“Ma io parlavo proprio di questo, Jed! Di giustizia!”
“No, dottore… voi parlavate di leggi… Il Brasile, per esempio, ne è pieno, ma lo è anche di gente costretta a uccidere per non essere uccisa!”

Ben presto Mister No ha l’occasione per salvare Shona da uno squalo, ma una notte trascorsa casualmente dai due insieme (del tutto innocente, pur essendoci attrazione reciproca) provoca l’ira di Willdome nei confronti dell’uomo, che ritiene un farabutto che si è approfittato della riconoscenza della figlia.

Le conseguenze saranno tragiche perché, pur riuscendo Jerry a convincere Willdome di non essere un delinquente svelandogli la sua vera identità e i fatti di Manaus, è ormai troppo tardi per impedire l’intervento della polizia (presso la quale Willdome aveva sporto denuncia), che sbatte entrambi in cella per procurato allarme. Ma nel frattempo il sicario Tsuhiro, ancora a Manaus per cercare il pilota, ha approfittato di una telefonata di Mister No a Carlos (fratello del barista Paulo Adolfo, del quale a onor del vero non si era mai sospettata l’esistenza) per scoprire il nascondiglio del nemico, uccidendo “in diretta telefonica” con lui e Willdome il povero Carlos.
Mister No e Willdome ormai si fidano l’uno dell’altro, ma sono in trappola e non possono far altro che aspettare l’arrivo dei sanguinari nemici, perché la polizia non crede al grave pericolo incombente. La loro discussione teorica sulla giustizia e sulla legge è ora messa alla prova in una situazione di grande drammaticità, ma le loro visioni restano incompatibili e Mister No ci confida il suo tumulto interiore.

“Adesso spero che i musi gialli arrivino davvero fino a qui… e se non mi ammazzano prima, voglio staccare loro la testa dal collo con le mie mani!”
“Jerry, non è con la vendetta che potrai aggiustare le cose! La giustizia…”
“Quale giustizia, dottore? Quella che ci ha fatto rinchiudere qui, forse?… Voi non potete capire… La mia vita è andata in pezzi e gente innocente ha pagato per colpa mia… Io devo vendicarmi, o non potrò mai perdonarmelo!”
“Mmm… forse hai davvero ragione tu… io non posso capire…”

Mentre è in viaggio per raggiungere Drake, Tsuhiro manda in avanscoperta due sicari giapponesi per catturare il pilota e condurlo da lui. I due compiono una strage al presidio della polizia, nella quale la prima vittima è una bambina, ma Mister No e Willdome, grazie all’aiuto di Shona, riescono a cavarsela e a trovare riparo presso nuovi amici del pilota, i malati di un lebbrosario guidato dall’energica suora Alda. Mister No è tuttavia sempre più in preda allo sconforto e ai sensi di colpa e ha iniziato a darsi alla bottiglia per affogare il suo dolore, perché “chiunque abbia a che fare con me… muore, sangue di giuda!”.

Ne “Il sangue degli eroi” (n.243, di Del Freo e Di Vitto) va in scena l’ultimo atto della sfida tra Mister No e un Tsuhiro sempre più sotto pressione per i propri insuccessi (nella prima scena dell’albo lo vediamo amputarsi due dita della mano per punirsi). Una complessa partita a scacchi fatta di mosse, contromosse, trappole, spalle coperte e vie di fuga. Nel loro faccia a faccia finale la distanza tra i due è massima, non c’è rispetto dell’avversario né lealtà; i loro mondi sono inconciliabili e nessuno dei due conosce realmente chi ha di fronte. Una situazione agli antipodi rispetto a quello che, un anno e mezzo dopo, sarà l’incontro finale tra Mister No e Ishikawa, di cui il nostro al momento ignora ancora l’esistenza.
Sino all’ultimo Mister No, per Tsuhiro, sarà soltanto un indegno, un “gaijin” (cioè uno straniero) senza onore.

“Non parlare di onore con me, gaijin! Non farlo! Tu e i tuoi avete colpito come sciacalli nella notte! Tu hai nascosto la mano che ha agito come io mostro quella che ha sbagliato! […] Io, Tsuhiro Uzo, sono un misero Ronin ormai, costretto a vagare nella feccia cercandoti… cercando il gaijin che mi ha rubato l’onore…”
“Non posso aver rubato quello che non hai mai avuto, Tsuhiro Uzo!”

Per Mister No, infatti, il suo avversario è soltanto un volgare assassino, un esecutore degli ordini di un’organizzazione di cui non sa ancora nulla, da apostrofare con l’appellativo “Ronin” (il samurai senza padrone) per innervosirlo: oltre al meccanico Augustino ha infatti ucciso gli amici del lebbrosario (tra cui suora Alda) ed ha impalato vivo un sopravvissuto soltanto per comunicare a Mister No l’appuntamento finale, minacciando di uccidere Willdome e Shona, suoi prigionieri, se non si fosse presentato.

Tsuhiro e Willdome

Tsuhiro, che vorrebbe obbligare Mister No a scegliere chi vuole salvare tra Willdome e Shona, finirà invece con il provare sincera ammirazione per il dottore, che risolve la situazione di stallo offrendosi come vittima al posto di sua figlia e che, soprattutto, dà prova di conoscere bene la filosofia giapponese e il suo modo di pensare.

“Affascinante… un gaijin che conosce lo zen e mi pone domande che non hanno risposta… […] Quest’uomo è tuo padre, donna: ti ha dato una seconda la volta la vita… lasciandotela, gli sono fratello come non sarò mai”.
“Puah! Sei un vile assassino, Ronin, non certo il nobile che fingi di essere, altrimenti libereresti anche il dottor Willdome e accetteresti di batterti con me!”
“Già una volta ti ho detto di non parlare di nobiltà con me, gaijin. Tu non sai nulla di chi io sia! Nulla! […] Non avrai l’onore della mia lama… per te saranno sufficienti le bestie del mare…”

Mister No, grazie anche alla complicità del redivivo Esse-Esse e della polizia, riesce tuttavia a ribaltare la situazione e a mettere in trappola il nemico, su un motoscafo…

“Hai perso… Non hai più onore, non hai più vittime… Sei soltanto un povero Ronin!”

… ma nella successiva colluttazione finisce in acqua e non può evitare quello che sta per succedere a bordo, dove sono rimasti Tsuhiro e Willdome.

“E adesso? Adesso che cosa devo fare?! Dimmelo tu, uomo!”
“Ognuno decide da solo della propria vita, Tsuhiro!”
“Mi capisci, dottore? Io devo…”
“Anch’io… ho giurato, Tsuhiro. Tu hai la spada, decidi!”

Tsuhiro affonda la lama nel petto di Willdome e, dopo la lotta con Mister No, vistosi sconfitto decide di salvare il proprio onore gettandosi tra gli squali. Chiudendo il cerchio con l’inizio del numero precedente.

Sul fronte della continuity, in questa storia Mister No ottiene un indizio che riconduce Tsuhiro alla società Warroad, con sede a New York. Superato lo shock per la morte di un altro amico, deciderà pertanto di tornare nella sua città natale per affrontare i suoi nemici.
Nell’albo emerge inoltre un’altra caratteristica ricorrente del nuovo corso, oltre ad una violenza più cruda e realistica: la presenza di psicopatici decisamente sopra le righe. In questo caso si tratta dei fratelli Barra, esponenti della mafia locale, che mentre sono a tavola si ricordano a vicenda le passate (raccapriccianti) efferatezze.

Un passato da scoprire

Nell’albo successivo, “L’isola dei giorni perduti” (n.244, di Mignacco e Valdambrini/Bianchini), Mister No, Esse-Esse e Shona, assecondando le ultime volontà di Willdome, sono in fuga sulla barca del dottore, ma una violenta tempesta li costringe a un naufragio su una piccola isola al largo delle Antille, dove rischieranno la vita a causa di un folle sopravvissuto a un precedente disastro navale.

Mister No, Shona e Esse-Esse

Nell’albo la minaccia della “Legione dei non-vivi” non è pertanto imminente, e la “pausa” permette di introdurre per la prima volta il secondo tema fondamentale del “nuovo corso”, oltre all’arrivo di un nuovo grande nemico: la riscoperta delle origini di Mister No, anche se per ora si tratta di semplici accenni.

Un Mister No ridotto come “uno straccio imbevuto di whishy”, come lo definisce Esse- Esse, ribatte infatti a Shona che lo incalza affinché trovi la forza di reagire e di agire:

“L’azione… quello è soltanto un altro modo di fuggire. […]
“Mi è capitato di vedere morire un bel po’ di persone a cui volevo bene, e ogni volta ho reagito gettandomi nell’azione… […] per quasi vent’anni sono stato un uomo pronto a battersi per tutte le cause perse… un avventuriero con il sorriso sulle labbra e la morte nel cuore… perché ho continuato a fuggire da quel primo errore che avevo commesso vent’anni fa!”

Il Mister No che vediamo in questo albo e in quello successivo è decisamente abbruttito dall’alcol e lucido soltanto a tratti: una rappresentazione del personaggio molto diversa dall’ubriachezza scanzonata dei classici della serie e che forse ha contribuito a creare i primi mal di pancia e scetticismi verso questa saga da parte di alcuni lettori o dello stesso editore. Anche se l’intenzione era quella di umanizzare il personaggio in seguito ai drammatici eventi vissuti, come dice il detto popolare, “la prima impressione è quella che conta”.

L’episodio inaugura inoltre una nuova caratteristica narrativa: la suddivisione di alcuni albi autoconclusivi in più spezzoni, disegnati (e a volte anche scritti) da autori diversi, per sviluppare sottotrame e continuity della saga.
In questo caso la parte finale dell’episodio è infatti illustrata da Bianchini ed ha un proprio titolo, “I labirinti della memoria”. Mister No è delirante per una ferita e rivive vari episodi della sua vita, che si intrecciano agli ultimi avvenimenti, arrivando infine nella casa di New York in cui è cresciuto da ragazzo, dove trova suo padre (che però non vedremo in volto) con il quale si intuisce un rapporto piuttosto conflittuale.
E l’albo si chiude in crescendo con la tipica frase che promette stuzzicanti sviluppi .

“Questo delirio mi ha fatto capire alcune cose… avevo deciso di tornare a New York sulle tracce di chi ha ordinato la morte di Augustino. Ma a New York sarò costretto anche a confrontarmi con il mio passato… e questa è una battaglia che dovrò affrontare da solo!”

L’episodio si sofferma anche su Ishikawa, che ignora ancora la sorte di Tsuhiro e non può fare a meno di porsi un interrogativo sugli ordini che ha impartito.

“Ho fatto il mio dovere. Drake ha dimostrato di essere un uomo pericoloso per noi. […] Eppure non posso fare a meno di chiedermi una cosa: ho forse agito per interesse personale? […] Voglio forse che lui paghi per la grave offesa che mi ha recato anni fa?”

Ma dopo averci riflettuto un po’ nel silenzio del suo giardino zen di San Paolo, arriva ad una conclusione non troppo diversa da quella di Tsuhiro nell’albo precedente, e riparte alla volta di New York senza più dubbi.

“No. Non è così. Non può esserlo. Drake è un gaijin… un uomo senza onore, un guerriero senza dignità… lui non merita nessun sentimento di vendetta da parte mia. Ho fatto soltanto il mio dovere verso l’organizzazione… ordinando la sua morte!”

Intrighi a Cuba

Il mese successivo “Giochi pericolosi” (n.245, di Del Freo e Suarez) presenta per buona parte del suo svolgimento un Mister No al culmine dell’abbruttimento da alcol, al punto che Esse-Esse e Shona devono pensare a risolvere tutte le questioni pratiche per superare i controlli a Cuba, dove sono appena arrivati.

Sull’Avana soffiano venti di rivoluzione contro il regime di Batista e Jerry (che ha assunto l’identità di Willdome) viene erroneamente scambiato dalla CIA per un membro dell’organizzazione giapponese che lo sta perseguitando. Alcuni agenti irregolari della “Ditta” vogliono sfruttare la cosa per coinvolgerlo nell’omicidio di un generale cubano, smuovendo in tal modo gli equilibri dell’isola e allo stesso tempo assestando un colpo al “pericolo giallo”. In tal modo stanno, tuttavia, disobbedendo in modo esplicito agli ordini dei superiori, che vorrebbero invece non interferire con le vicende dell’isola e conoscere meglio la misteriosa organizzazione giapponese.
I nostri vengono catturati e, dato che con il “nuovo corso” le trame si sono fatte decisamente più toste, Esse-Esse e Shona vengono sadicamente torturati dietro le quinte dagli agenti CIA “più cattivi”. Dal canto suo Mister No, ricercato per l’omicidio del generale, riesce a liberare i suoi amici e decide di non far loro correre ulteriori pericoli: Esse-Esse ricondurrà Shona nella sua San Francisco.

“Jerry… io voglio restare viva… io non voglio più vederti… c’è la morte che cammina al tuo fianco… non c’è spazio per me… per nessuno…”
“Hai ragione… per ora è così… ma cambierà presto, sangue di giuda!”

La ragazza, in seguito, trascorrerà molti mesi in una clinica svizzera per recuperare l’equilibrio mentale dopo l’esperienza vissuta.
Mister No ed Esse-Esse si danno invece appuntamento a New York, e il pilota decide di piantarla con la bottiglia e rispondere ai suoi nemici colpo su colpo, senza più debolezze.

“Abbi cura di Shona…”
“Sai che lo farò… pensa a te, piuttosto e… vedi di piantarla con la bottiglia!”
“Puoi starne certa, mammina! D’ora in poi il mio cervello dovrà restare lucido!”

Subito dopo essersi lasciati, gli uomini della CIA “meno cattivi”, comandati dall’agente Hiden, fanno piazza pulita degli irregolari e lo stesso Mister No viene ferito e creduto morto.
In una situazione surreale, con due uomini-amanti feriti a morte che implorano Hiden di potersi dare il colpo di grazia a vicenda, Jerry (che tutti ancora credono essere il sicario dei giapponesi chiamato Willdome) prende la parola nella sorpresa generale:

“Non serve a nulla pregarlo… Hiden è sempre stato una carogna… tanto non è lui a sporcarsi le mani”.

Hiden

Jerry aveva infatti già conosciuto Hiden, come semplice funzionario dell’ambasciata americana all’Avana, nei n.219-220 della serie, quando era rimasto coinvolto in una vicenda che presentava forti analogie con la trama del film “Casablanca” (la cui mancata visione da parte di Mister No è un “tormentone della serie”). Quella volta Jerry aveva già inquadrato Hiden, giudicandolo “simpatico come un serpente a sonagli”, ma lo aveva anche sottovalutato (“Quel funzionario è un idiota presuntuoso… farà una bella carriera nella burocrazia!”).

Ma torniamo al presente. Per tutta risposta alla provocazione di Mister No, Hiden svuota il suo caricatore sui due moribondi, ma lo scambio di battute gli ha permesso di guardare bene l’uomo ferito, impedendo così a un suo uomo di dargli il colpo di grazia.

“Quello dovrebbe essere il famoso dottor Willdome, però… io lo ricordavo con un altro nome… e con la pessima abitudine di non voler aiutare chi lavora per il suo paese…”
“Siete un lurido bas***do, Hiden!”
“Ah! Ah! Certo, Mister Drake… ma ditemi… e se questo bas***do vi salvasse la pelle in cambio di un favore?”
“Mmm… Naturalmente non ho scelta, vero Hiden?… Bah, comunque ho altro da fare che morire qui… Non è ancora tempo di riposare, se mai lo sarà.”

Ishikawa, dal canto suo, informato delle modalità della morte di Tsuhiro, è rimasto molto colpito dal fatto che Mister No abbia tentato di impedirgli di gettarsi tra gli squali.

“… Non ha perso l’abitudine, allora… […]”
“Come dite, sensei?”
“Gli uomini non cambiano, Muri, se non in superficie… nell’ombra del cuore e della mente rimangono uguali… il guerriero lo riconosci dallo sguardo non dalla spada, Muri, né dal colore del viso o da come si veste… […] comincio a chiedermi chi sia veramente questo Jerry Drake…”

Avrà la risposta a questa domanda molto presto.

(continua)

Tutte le immagini sono (c) Sergio Bonelli Editore

Cristian Di Clemente

"Quando ho voglia di rilassarmi, leggo storie a fumetti. Quando invece desidero impegnarmi, leggo Rat-Man."

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