L’ Audace Deadwood Dick e la sua lingua lunga

Audacia significa premere sull’acceleratore da subito. Che tale caratteristica per il cowboy nero di casa Bonelli fosse tutta insita nel suo linguaggio era un timore sorto sin dalle prime pagine dell’albo di esordio “Nero come la notte”, per quanto le scelte narrative messe in atto paressero incoraggianti. Purtroppo, con il secondo numero “Rosso come il sangue”, tali timori diventano certezze.

Michele Masiero riprende e trasforma in fumetto il personaggio di Nat Love, rielaborando il cowboy reso celebre da Joe R. Lansdale, conservando appunto linguaggio, ma anche caratteraccio, ambientazione e racconto. Come nel romanzo originale Paradise Sky troviamo il nostro eroe in fuga, ingiustamente accusato. Sarà lui stesso narratore, tra flashback e sproloqui, a raccontare al proprio immaginario pubblico di razzismi e violenze, in avventure in bilico tra il western ed il noir. Masiero è qui bravo a rievocare quella durezza allontanando sin da subito il parallelo con la trasposizione tarantiniana del personaggio – quel Django Unchained che, pur conservando il physique du role di Jamie Foxx, non si sottrae a manierismi pop da grande schermo. 

In questo caso invece il linguaggio rimane fedele ed in linea con l’opera di Lansdale, anzi in alcuni casi quasi limitandosi esclusivamente ad adattarla al media fumetto: ciò rende la narrazione interessante ed a tratti avvincente, anche se centellinata e scandita con una lentezza eccessiva che penalizza il dipanarsi degli eventi. I personaggi, ad esclusione del protagonista, sono piatti seppur potenzialmente accattivanti. La voce narrante è onnipresente e prolissa, quasi in antitesi con l’asperità del paesaggio. Alla fine del secondo albo l’unica nota di novità che si sente è quindi, come detto, quella del linguaggio che poco omette ma che spesso traborda in turpiloqui.

L’esordio della serie sembra allora ridursi a poco più di questo, quale elemento caratterizzante e “audace”: ne segue un giudizio complessivo alquanto mediocre, o perlomeno permane la sensazione, a lettura conclusa, che l’opera non sia (ancora?) in grado di distaccarsi dalla tradizione western bonelliana, proponendosi come “altro” da Tex e compagni. Questo vale anche per la particolare foliazione scelta (64 pagine in luogo delle canoniche 94), che pure verosimilmente può richiedere tempo agli autori per prendere le misure in maniera efficace.  

Le tematiche e gli scenari, ripresi da Lansdale, restano comunque un serbatoio interessante anche per merito degli ottimi disegni di Corrado Mastantuono, che riesce ad imprimere forza e violenza ai volti dei personaggi, oltre che selvaggia imponenza alle lande americane grazie ad un intenso utilizzo dei neri.

Questi – pochi invero – aspetti positivi lasciano acceso un barlume di speranza per il prosieguo della serie.

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