Il nuovo corso di Mister No: verso New York

Nel precedente articolo ci siamo lasciati con Mister No che, dopo il primo faccia a faccia con Ishikawa in una cittadina messicana senza legge, ha stretto un “patto d’onore” con il suo nemico: il giapponese lo aspetterà a New York per uno scontro leale all’ultimo sangue, senza più perseguitarlo con la sua organizzazione.

La fase “MacGyver”

Con il venire meno dell’incombente minaccia della “Legione dei non-vivi”, il “nuovo corso” di Mister No vive una sorta di fase “MacGyver” per alcuni mesi: come accadeva al protagonista dello storico telefilm con Richard Dean Anderson (1985-1992), infatti, in ogni episodio ritroviamo Mister No in scenari ed avventure molto differenti tra loro.

Anche l’altro argomento “forte” del “nuovo corso”, la riscoperta delle origini di Mister No, dopo un riferimento nel n.250 (in cui torna il tema della fuga del protagonista, già accennato nel n.244), viene “sospeso” e ripreso soltanto in prossimità della meta finale.

“Sai, ragazzino, mi ricordi me alla tua età: anch’io pensavo che mio padre fosse un vigliacco… vedrai che anche tu, come me allora, cambierai idea… e capirai presto che fuggire non sempre serve a risolvere i problemi. Il più delle volte serve solo a rimandarli per un po’!”
“Bah, tu te ne stai tornando a casa, yanqui… cosa vuoi saperne tu di quello che significa fuggire?”
“Credo di saperlo bene, ragazzino… forse non ho fatto altro per metà della mia vita!”

Pertanto in questi mesi “le nuove esplosive avventure”, nonostante la presenza di episodi indipendenti pienamente godibili, mancano di un “collante” e perdono un po’ d’identità. La destinazione che si intravvede al termine del viaggio on the road, New York, è tuttavia più che sufficiente a mantenere vivo l’interesse. Inoltre Mister No nei suoi spostamenti ha una difficoltà non trascurabile: è privo di documenti (li ha trattenuti l’agente CIA Hiden nel n.246) ed è pertanto costretto a muoversi in clandestinità, facendo qua e là dei lavoretti per racimolare il denaro necessario a proseguire il viaggio. Tutto questo fornisce spunti per immancabili guai, illustrati anche da alcuni artisti al loro esordio (Giovanni Bruzzo, Giuseppe Viglioglia e Paolo Bisi), con cui il quadro grafico della serie si arricchisce e modernizza notevolmente. Sul fronte dei testi, questi albi segnano il ritorno ed addio di Del Freo (che aveva dato un importante contributo all’avvio del ciclo) e l’apparizione dell’unico episodio di Trugenberger. Entrambi erano stati inizialmente presentati come “colonne” del “nuovo corso”, ma sulla loro “uscita di scena” non sarà fatto cenno nei redazionali degli albi. In compenso, questi mesi vedono l’esordio ai testi del curatore della serie, Michele Masiero, e la conferma di Stefano Marzorati (inizialmente non nominato tra gli autori del progetto), che inizia ad imporsi con un proprio stile, particolarmente introspettivo e letterario.

Texas

Il rientro negli Stati Uniti avviene nel marzo 1996, con il n.250 “Frontiera” (n.250, di Masiero-Colombo e Bruzzo), in cui Mister No supera illegalmente il confine tra Messico e Texas ed è testimone, suo malgrado, di una strage di clandestini compiuta da una banda che ne organizza il trasporto.

Brenda Carver

Nella vicenda, “tosta” e cruda come le altre del “nuovo corso”, Mister No diventa l’aiutante della giovane vedova Brenda Carver, proprietaria di una fattoria in Texas. Tra lei e Mister No inizia a nascere qualcosa, ma in una visita in paese il pilota ritrova i trafficanti di uomini, tra cui il fratello di Brenda. In seguito si scoprirà che della banda faceva parte anche il defunto marito della donna, ucciso dai suoi complici perché voleva ritirarsi. Per Brenda la verità che Mister No le prospetta è inaccettabile e lo costringe ad andarsene.

“Sei in pericolo… per il solo fatto di esserti fatta vedere con me in quel bar, stai rischiando la vita! Io potrei andarmene e riuscire a far perdere le mie tracce! Ma loro verrebbero da te, pensando che tu sia al corrente di una brutta storia…”
“Ma di che diavolo stai parlando? Sei ubriaco, forse?! … e chi sarebbero ‘loro’?”
“Gli amici di tuo marito… tuo fratello… la stessa gente che ha massacrato una dozzina di emigranti clandestini sotto i miei occhi. Mi credevano morto, almeno fino a oggi!”
“Ora basta! Stai delirando! […] E secondo te, mio fratello e i miei vecchi amici non ci penserebbero due volte ad ammazzarmi, tanto per non correre il rischio di avere una testimone in più?”
“Puah! Gente che si arrotonda lo stipendio in quella maniera non si può permettere di avere tanti scrupoli!”
“Zitto! […] Voglio che tu scompaia… subito!”

Jerry, naturalmente, fa solo finta di andarsene ed è pronto a intervenire quando gli “amici” si presenteranno per ucciderla.
A Brenda si deve il completamento del nuovo look di Mister No, con l’unico elemento che ancora mancava.

“Grazie per il lavoro di cucito… mi mancava questo quadrifoglio…”
“Oh, figurati!… L’ho trovato vicino alla tua roba […] e ho pensato che sarebbe stato bene cucito sul tuo giubbotto… così…”

Il lieto fine dell’episodio è tuttavia solo apparente: sulla tomba dei suoi cari, Brenda e Jerry si dicono un inevitabile addio.

“Spero che faccia il suo lavoro, Jerry… Hai bisogno di tanta fortuna… Non solo per te, ma anche per chi ti sta vicino…”
“Le cose sarebbero dovute andare diversamente tra noi due, Brenda…”
“Lascia stare… si vede che era destino… È stato bello conoscerti… ma ora maledico il giorno che ti ho accolto in casa mia! Per colpa tua ho saputo la verità su molte cose che avrei preferito non conoscere mai… […] Addio Jerry Drake, ti auguro tutto il bene possibile…”

Louisiana

Il numero successivo, “Il mostro della palude” (n.251, di Colombo-Mignacco e Suarez), è un esplicito omaggio al cinema di serie B e nello specifico a Ed Wood (1924-1978), regista di pellicole a basso costo e su set improvvisati, che l’omonimo film del 1994 diretto da Tim Burton aveva recentemente reso popolare al grande pubblico. Colombo, co-autore dell’episodio, è infatti un cinefilo al quale si devono molte rubriche sui film dell’anno nei vecchi “Almanacchi” tematici della Bonelli.

Vlada Von Krolok

Mister No resta coinvolto nella scalcinata produzione di un film horror del regista Frederick Adams, prima come tuttofare e poi addirittura nei panni di attore. E della troupe fa parte un’anziana e decaduta star dei film di vampiri, a sua volta un omaggio nei confronti di Bela Lugosi, indimenticabile Dracula del grande schermo che ebbe un destino simile.

“Non sei felice di lavorare con un grande attore come Vlada Von Krolok?”
“Beh, mi fa piacere, certo! Quando ero ragazzino ho visto molti dei suoi film e… francamente credevo che fosse morto da un pezzo!”
“Lo pensavano molti, a Hollywood, prima che lui ricominciasse a lavorare con me! Vlada era stato dimenticato. E anche adesso nessuno gli propone più copioni… Ti rendi conto? Il più grande attore horror di tutti i tempi fatica a metter insieme il pranzo con la cena! […] Il suo problema è che beve troppo… i produttori non si fidano di lui. È stato in clinica per disintossicarsi, ma non riesce a smettere! Eppure… io non capisco questo suo bisogno di attaccarsi alla bottiglia. Lui ha il cinema! Che cosa altro gli manca?”

Le riprese del film avvengono in una palude della Louisiana che ha fama di essere maledetta, poiché nella stessa un mostro avrebbe fatto a pezzi alcuni sventurati che vi si erano addentrati. Si scoprirà che dietro il mostro ci sono “soltanto” uomini armati di accetta (siamo nel “nuovo corso” dopotutto): i potenti fratelli Brouissard, motivati da interessi economici. Il più cattivo e folle di loro, lo storpio Donatien, ha però un trauma infantile particolarmente radicato: imputa a Krolok l’incidente che lo ha menomato da piccolo, quando era terrorizzato dai suoi film, e vuole ucciderlo con un paletto di frassino piantato nel cuore. Mister No sarà decisivo per risolvere la situazione, ma il tocco finale è di Vlada, che spaventa Donatien interpretando il vampiro per l’ultima volta, pagando però con la vita.

“Questa… questa è stata la tua interpretazione più grande, Vlada! Era… era perfetta…”
“Sì, Fred… e sarà anche l’ultima. […] È l’alba… allora è vero… che la luce del sole è fatale… per i vampiri…”

Florida

Il mese successivo, in “Uragano di fuoco” (n.252, di Mignacco-Marzorati e Di Vitto), Mister No vive un’atipica avventura in cui la minaccia da affrontare è di origine naturale: un vasto incendio in un parco boschivo.

Alan Chambers

Nell’episodio Jerry ritrova un vecchio amico, il ranger Alan Chambers, ideato da Nolitta per la prima, storica avventura del nostro ambientata nella Grande Mela (“Le notti di New York”, n.72-74) e successivamente sulle nevi del Colorado: Alan è in Florida per aggiornarsi sulle tecniche di contrasto agli incendi boschivi, e avrà ben presto l’occasione di testare sul campo le sue conoscenze, spiegandole anche ai lettori. Ma quando il mostro di fuoco è stato circoscritto dai rangers e dagli aerei antincendio, arriva la doccia fredda: un gruppo di turisti si trova in una zona del parco difficile da raggiungere e nella quale presto non avranno scampo senza una guida.
È Chambers a rompere gli indugi, offrendosi volontario per una missione ad alto rischio.

“Andrò io di persona a contattare i turisti, passando attraverso il fronte dell’incendio!”

Qualcuno crede che Mister No possa restare a guardare un amico rischiare la vita senza fare nulla?

“No, Chambers! Non ti permetterò di fare l’eroe solitario… La foresta in fiamme è un dannato deserto di cenere e fuoco! Se ti sloghi una caviglia sei spacciato… Perciò io mi offro volontario per accompagnarti!”

Ma come si dice a teatro, “nessuno deve rubare la scena al primo attore”: effettivamente Chambers si romperà una gamba e, pur salvando la pelle, sarà costretto a lasciar proseguire da solo il nostro eroe.

Le situazioni dell’episodio sono quelle tipiche del genere “disaster movie”: famiglie con un legame conflittuale che si ricompone, altre che sono costrette ad affrontare un lutto traumatico, e una figura “spregevole” che compensa l’assenza di “cattivi” in senso stretto. Si tratta di Ernest Sladek, un egoista vigliacco che, oltre a provocare incautamente l’incendio, ha abbandonato tra le fiamme la sua donna, mentendo sulle modalità della sua morte. Mister No svela il suo bluff e dà un importante conforto a Clara, che nell’incendio ha perso il padre anche a causa del mancato intervento di Sladek e voleva vendicarsi di lui.

“Io… scusatemi… non capisco che cosa mi ha preso…”
“Invece io ti capisco benissimo, Clara. Ho vissuto esperienze come la tua… ma, vedi… la vendetta regala un istante di gioia e una vita di rimorsi”.

È interessante notare che non ci sono contraddizioni tra la “morale” che Mister No impartisce a una ragazzina che ha vissuto una situazione eccezionale di stress e il suo desiderio di vendetta nei confronti di Ishikawa. Lui ha infatti già vissuto molte esperienze drammatiche e ora ha la possibilità di scegliere una “giustizia” personale, lucida e a mente fredda, contro un avversario intoccabile per la legge che ha provocato la morte dei suoi amici.

Georgia e South Carolina

Il secondo anno del “nuovo corso”, nel giugno 1996, inizia con “Un giorno da cani” (n.253, di Trugenberger-Mignacco e Bianchini-Di Bernardo), un titolo che richiama esplicitamente quello del film “Quel pomeriggio di un giorno da cani” (di Sidney Lumet, con Al Pacino, 1975), la cui trama presenta diverse analogie con l’episodio.

Geena e Leroy

Mister No è su un pullman in cui si trovano anche due sanguinari evasi che ne prendono in ostaggio i passeggeri e che, inseguiti dalla polizia, si barricano in un supermercato, intavolando una trattativa senza via di uscita. I due, già condannati a morte, non hanno infatti nulla da perdere e non si fanno il minimo scrupolo nell’uccidere, in modo decisamente “sporco” e crudele, un ostaggio alla volta o chiunque cerchi di fuggire, mentre le forze dell’ordine subiscono forti pressioni politiche per non accettare compromessi.
Come ne “Gli Ostaggi” (n.86-90), Mister No si ritrova a fare da messaggero tra i banditi e le forze di polizia, ma nella trama emergono con forza anche radicate tensioni razziali, persino tra i prigionieri.

“Siamo nella stessa barca, ma… insomma!… Siete negri, no? … E i negri devono stare al loro posto!…”
“Finitela di dire stupidaggini!… Quale sarebbe il ‘loro posto’?”
“Ve lo dico io, Mister No… Appesi a un albero per il collo. […] Due settimane fa
(mio marito, n.d.r.) lo hanno linciato perché mi aveva difesa da un tizio che mi aveva messo le mani addosso!”
“Geena, io… mi dispiace immensamente per quello che vi è successo!”

Infine interviene un pastore di colore.

“Un giorno anche il linciaggio di un fratello nero verrà considerato un delitto… bianchi e neri avranno gli stessi diritti…”
“Non ci credo più: purtroppo… è solo un sogno…”
“Certo che è un sogno…. Ma se si hanno forza e determinazione, i sogni diventano realtà! Sapete, Geena… c’è un uomo dalle mie parti… uno che è davvero capace di sognare… dovreste sentirlo parlare… si chiama Martin Luther King… ha iniziato una lotta senza violenza per liberare questo paese…”

Alla fine i due fuorilegge si ritrovano nuovamente in fuga con Geena e il suo figlioletto Leroy. E dato che la polizia non si preoccuperebbe di tutelare l’incolumità di due ostaggi “negri”, Mister No è costretto a raggiungere il luogo dell’assedio finale, dove uccide l’ultimo bandito superstite, salva i due ostaggi e si dilegua prima di essere interrogato. E mentre una nuova alba saluta la fine del “giorno da cani”, il piccolo Leroy ha raggiunto una consapevolezza.

“Non aver paura mamma… Non permetterò a nessuno di farti del male!… mai più!”

North Carolina

L’albo successivo, “Dark City” (n.254, di Mignacco e Viglioglia) , è un esplicito omaggio, persino a livello grafico, al fumetto noir “Sin City” di Frank Miller, la serie pubblicata dalla Dark Horse a partire dal 1991.

Dark Lady

In una piccola metropoli senza nome, in cui tutto sembra accadere solo di notte, la corruzione e l’illegalità dominano a ogni livello e, per aiutare una bella dark lady con l’auto in panne, Mister No resta coinvolto nell’omicidio dell’unico giornalista (si chiamava, guarda caso, Miller) che denunciava il marcio della città. Jerry si ritrova così braccato sia dai gangster che vogliono metterlo a tacere, sia dalla polizia, sul loro libro paga.
Per discolparsi, Mister No si mette alla ricerca della donna che lo ha incastrato (la prostituta “Eagle”). Nella complessa indagine, in cui doppi e tripli giochi si sprecano, il nostro non è tuttavia solo: lo aiuta John Tanaka Smith, il nippo-americano che dirige il giornale di Miller, con il quale instaura una bella collaborazione dopo qualche scetticismo iniziale.

“Quelli che hanno combattuto la guerra nel Pacifico spesso non riescono a reprimere il loro odio quando vedono un ‘muso giallo’…”
“Da quando è finita la guerra, io non ho nulla contro i giapponesi. Ma ultimamente ho avuto parecchi guai con alcuni cittadini di quel paese.”
“Anch’io ho avuto parecchi guai con i cittadini di questo paese. […] ma io credo in questo paese, e continuerò a crederci, nonostante tutto… nonostante le ingiustizie che vedo consumarsi anche nella mia città!

John Tanaka Smith

Quando la donna viene ritrovata, lei prova a spiegarsi con Jerry.

“Un giorno il boss mi ha chiesto di tendere una trappola a un giovane vagabondo, attirandolo nell’appartamento di Miller… dovevo raccontargli un sacco di frottole e poi fargli bere del sonnifero. La polizia avrebbe fatto irruzione in casa e lo avrebbero accusato di furto! […] Ma non sapevo che quei bas***di volevano accusarti di omicidio, te lo giuro!”

Ma le cose non sono come sembrano e, quando Jerry è faccia a faccia con il Signore del crimine della città (neppure lui è chi ci si sarebbe aspettati), anche l’identità della donna viene rilevata.

“Mister No, ti presento la mia cara mogliettina!”
[…] “Ma allora… che fine ha fatto ‘Eagle’?”
“Uccisa […]. Gli indipendenti durano poco in questa città, anche quando lavorano come prostitute.”
“Già, ma Vera ha saputo sostituirla degnamente.”
“Grazie, Nelson. Hai scelto un modo elegante per insultarmi. Mio marito mi porta rancore perché io ero l’amante del suo migliore amico, Mike Miller!”

Dopodiché Vera elimina il marito, per subentrare a lui come boss della città.

“Mi dispiace, Jerry, ma il secondo proiettile è per te… il ladro che è entrato in casa mia e ha ucciso mio marito mentre cercava di fermarlo!”

A salvare il nostro dalla delicata situazione ci penserà Tanaka, che così realizza il più grande scoop della sua vita, aiutando la sua città a diventare un posto migliore.

Virginia

La successiva avventura, “Il seme dell’odio” e “La condanna”(n.255-256, di Marzorati e Di Vitto) , è la più lunga storia del “nuovo corso” tra quelle prive di conseguenze per la continuity, la cui ispirazione proviene da un celebre dramma di Friedrich Dürrenmatt (“La visita della vecchia signora”) e dalla figura di Hank Williams, famoso e tormentato cantautore country. Lo scrittore dell’episodio, Marzorati, è infatti un grande appassionato di musica, alla quale ha dedicato anche diversi libri.

L’intera vicenda è permeata da un’atmosfera decadente e da tragedia annunciata, che affonda le radici nel cuore oscuro del “sogno americano”.

Hank Brooks

Mister No è arrivato a Bartlesville, una comunità condannata al declino economico che si è coalizzata per commettere un delitto che potrà risollevarne le sorti: la morte di Hank Brooks, star decaduta della musica country di ritorno nella sua città natale per un concerto. A volere la sua morte è la potente Susan Stillman: anni prima aveva avuto una relazione con Brooks, che tuttavia la abbandonò incinta per non sacrificare la brillante carriera che stava iniziando e le rovinò la reputazione in tribunale. La Stillman fu così ripudiata dai suoi stessi concittadini, che la costrinsero a lasciare la città, e in seguito ebbe un incidente che le provocarono la perdita di un occhio e del bambino in grembo. Ma dopo essersi sposata con un anziano industriale e averne ereditato il patrimonio, la Stillman è ritornata a Bartlesville da “padrona”. Con queste parole spiega a un incredulo Mister No le sue intenzioni.

“In un mondo dominato dall’egoismo e dalla cupidigia, avevo finalmente appreso una lezione importante… soltanto il denaro avrebbe comprato la giusta vendetta contro la gente di Bartlesville… […] Per prima cosa ordinai la chiusura del nostro stabilimento […] che dava lavoro a gran parte della gente di Bartlesville… Poi rilevai i debiti e le ipoteche accumulati dai miei concittadini… e infine, quando tornai a Bartlesville dopo tanti anni, chiarii le mie intenzioni… Avrei cancellato i loro debiti e concesso una donazione di un milione di dollari in cambio di un semplice atto di giustizia: la morte dell’uomo che aveva distrutto la mia vita… Potrei permettermi i migliori sicari in circolazione. Ma io non voglio questo. Voglio che tutta Bartlesville legittimi la mia vendetta!… Voglio che quell’uomo sia giudicato dai suoi stessi concittadini con una regolare votazione, che avrà come unico verdetto la sua condanna a morte! … Mi manca soltanto un carnefice, qualcuno che diventi lo strumento della mia giustizia… qualcuno che uccida quel bas***do privo di onore e dignità… […] e quel qualcuno siete voi, Drake! Un giustiziere al di sopra delle parti che, una volta compiuta la sua opera, potrà andarsene lontano da qui, più ricco di quanto sia mai stato!”

Jerry non ha bisogno di rifletterci molto sopra.

“Signora, capisco che siate stata vittima di una tremenda ingiustizia e posso comprendere il vostro odio… ma io ho un altro concetto della giustizia e non posso accettare di ammazzare un uomo a sangue freddo…”
“Siete un ingenuo, Drake, e mi rendete tutto più difficile!”
“Per l’animaccia mia! Ora basta! Forse sarà un ingenuo, ma neanche un milione di dollari potrà spingermi a commettere un assassinio! Voi non volete giustizia, ma vendetta… e io non sarò certo il vostro boia, signora!”

Susan Stillman

Mister No e Brooks sono catturati e condotti in carcere dallo sceriffo Bradley, una figura particolarmente sgradevole e laida, che intimamente odia i suoi concittadini e sogna di andare a vivere in una casetta sulla spiaggia con la sua parte di ricompensa.
La votazione-farsa della cittadinanza riunita in una grottesca assemblea raggiunge il verdetto voluto, all’unanimità. Il solo a “guastare” l’ipocrisia generale è un reietto, un ubriacone che Bradley, in un momento d’ira, in seguito ucciderà.

“Vi dirò una cosa, brava gente… sarò un fallito, come dite voi, ma ho ancora un po’ di coscienza… la vostra, invece, l’avete venduta a quella pazza, per un pugno di dollari![…] Io non appartengo alla vostra nuova, gloriosa Bartlesville… e ne sono felice! Sì, felice. Perché questa città è maledetta. Così come saranno maledetti i vostri figli […]”

In cella Brooks è rassegnato ad aspettare il suo destino, una cosa che Mister No non può accettare.

“Maledizione, Hank, di’ qualcosa! È un’ora che te ne stai lì muto. Come se non ti importasse nulla di quello che succederà… […] Sangue di giuda! Siamo negli Stati Uniti d’America, la culla della democrazia… e quei bas***di possono assassinarci impunemente?! Tutto questo è assurdo…”
“Ti ammiro, Jerry, lo sai? Almeno tu hai ancora la forza di indignarti, di ribellarti. Non accetti l’idea che domani qualcuno, dopo aver calpestato i tuoi diritti, calpesterà anche la tua vita… Io, invece, non ne ho più la forza. Sono soltanto terrorizzato e lotto con me stesso per non mettermi in ginocchio e supplicare Bradley o Susan di lasciarmi andare… In questi anni ho girato in lungo e in largo il paese… e anch’io ho visto cose che non mi sono affatto piaciute: violenze, linciaggi, intere famiglie che morivano di fame… il sogno americano è finito in un incubo, amico mio! Un incubo che ha messo radici qui a Bartlesville! E l’America… bah, la ‘cara vecchia America’ è condannata proprio come noi… Se non altro, almeno verrò ammazzato per qualcosa che ho fatto… mi sono comportato da vigliacco e ora pago tutto… e con gli interessi!”

Mister No gli dà un’importante lezione di dignità, dandogli la scossa che lo farà reagire.

“Come puoi parlare così, Hank? Le colpe che hai commesso riguardano soltanto te e la tua coscienza… e non un tribunale da operetta, messo in piedi da degli ipocriti che solo grazie alla morte di un uomo possono risollevarsi dalla loro maledetta mediocrità… […] Sconfitto e disperato, non mi servi a niente, capisci? Se ci sarà anche una minuscola occasione, non dobbiamo lasciarcela sfuggire… In guerra ho imparato una sola lezione: non bisogna mai arrendersi… finché sei vivo devi lottare e prima ancora che per gli altri, devi farlo per te stesso! […] È così che ho superato i momenti peggiori. Ed è così che ho affrontato a testa alta chi voleva la mia pelle e, insieme a quella anche il mio orgoglio… Non farti piegare, Hank… quella sì che sarebbe una vera sconfitta…”
“Hai ragione… io… ci proverò…”

Lo sceriffo Bradley

L’occasione arriva e, nel faccia a faccia finale, con tutti i protagonisti del dramma riuniti, è Jerry ad avere il vantaggio delle armi. Bradley gioca un’ultima carta, provocando Mister No.

“Scommetto che muori dalla voglia di prendermi a cazzotti, eh, Drake? Coraggio, facciamolo… risolviamo da uomini, questa faccenda… a mani nude!”

Ma il nostro lo fulmina.

“Ti piacerebbe, vero? Pensi che potresti farcela a rovesciare la situazione, come un eroico uomo di legge uscito da qualche film di John Wayne… ma tu non sei un uomo di legge, Bradley… sei soltanto una caricatura di sceriffo, un miserabile verme… e io non ti darò questa soddisfazione!…”

Gli scorpioni, tuttavia, hanno sempre un colpo di coda. Bradley riesce ad impossessarsi di una pistola e, subito prima di essere liquidato da Mister No, colpisce mortalmente Brooks, che ha fatto generosamente da scudo al pilota.

“Non… non potevo lasciare che… ti uccidesse… Jerry… non sarebbe stato… giusto…[…] Sei… sei stato un… vero amico.”

La morte di Brooks fa impazzire definitivamente la Stillman, che ora si dispera per l’accaduto. Di lei si occuperà il pragmatico avvocato che l’ha aiutata nel comprare la complicità di Bartlesville, che lascia libero Mister No: il nostro eroe non ha infatti modo di provare il “patto infame”, mentre tutti i cittadini di Bartlesville otterranno quanto previsto dall’accordo.

“Sì, mi prenderò cura io di te, Susan. Sarà la mia condanna…”

Pennsylvania

L’ultima tappa del viaggio di Mister No è in “Dietro la maschera” (n.257, di Del Freo e Bisi).

Jerry è ormai vicino a New York ma, senza più soldi, è costretto a lavorare in un’officina per guadagnare il denaro che gli serve per arrivare a destinazione. Nel farlo, resta coinvolto nei guai di un suo nuovo amico: Mike, asso del volante e pilota di stock car che si è compromesso vendendo le sue capacità a una banda di rapinatori, poiché affogato dai debiti con la banca. E il rapporto con la moglie Carol, che gli rinfaccia di pensare soltanto alle sue macchine e ai suoi sogni di gloria, si sta incrinando pericolosamente.

“Non puoi aiutarmi, Jerry… pensi di riuscire a fargli capire tu quanto gli voglio bene? Quanto soffro a vederlo buttare via così il suo tempo? Mike continua a inseguire i suoi sogni e non vede in che fogna stiamo finendo!”
“Ha bisogno del tuo aiuto, Carol… lui non può farcela senza di te! Dagli fiducia, ti prego!”

Mike

Mister No, che nell’episodio si ricava persino “quindici minuti di celebrità” come pilota in una corsa, riesce a salvare l’amico dalla trappola messa in piedi dai suoi “colleghi”, tre fratelli senza scrupoli che nei loro colpi si mascherano da personaggi dei fumetti (tra cui, con una certa ironia, Dick Tracy, il celebre poliziotto delle strisce di Chester Gould).

“Allora… chi aveva ragione?”
“Tu, dannazione! Ma come facevi a sapere che mi avrebbero fatto fuori?”
“Fulminacci, Mike! Quelli ti hanno coinvolto in una rapina finita a morti ammazzati… hanno minacciato di ucciderti perché li hai piantati in asso… adesso ti hanno obbligato a lavorare con la minaccia di uccidere Carol… e tu pensavi davvero che potessero fidarsi di te tanto da lasciarti solo con i soldi? […] Ti avevano suggerito un bel posto per nasconderti, proprio dove il loro fratellino ti aspettava per dare il via ai fuochi artificiali!”

Risolta la faccenda positivamente, la storia di Del Freo si chiude in leggero anticipo e le ultime dieci pagine dell’albo contengono un segmento indipendente, “Verso la ‘Grande Mela’” (di Mignacco e Di Vitto) , che si riallaccia alla continuity del “nuovo corso”.

Mister No, in treno, sta facendo il punto della situazione sugli avvenimenti degli ultimi mesi e su quello che lo aspetta.

“Domani mattina sarò a New York. Mi sembra quasi impossibile… Fra poche ora affronterò Ishikawa… Soltanto uno di noi resterà vivo! Il destino gioca strani scherzi. Odio quel giapponese con tutte le mie forze… […] In questi mesi mi sono gettato in molte avventure a rischio della pelle… quasi che desiderassi ritardare la mia vendetta!”

Ma ci fa anche un’importante rivelazione, preparando il terreno per i successivi sviluppi della saga, la riscoperta delle origini di Mister No.

“In realtà questa volta ho paura di tornare a New York perché fra pochi mesi, in quella città, mi aspetta un appuntamento con il destino ancora più drammatico della sfida con Ishikawa!…”

E quindi, in una vignetta in flashback con un Jerry ragazzino dallo sguardo severo, veniamo messi a conoscenza che c’è qualcuno che sta per terminare una pena di vent’anni nel carcere newyorchese di Rykers Island.

La scena si sposta poi su Esse-Esse, di cui non avevamo notizie dalla drammatica avventura a Cuba nel n.245. Il grande amico di Mister No è in viaggio per raggiungerlo nella Grande Mela, ma viene catturato da alcuni uomini per conto di un “capo” imprecisato, insinuando l’idea che potrebbe trattarsi della società segreta giapponese di Ishikawa.

Infine la scena torna su Mister No, il cui treno sta per entrare a New York.

“Siamo quasi al capolinea, ormai: la mia vecchia città dove tutto deve finire… perché tutto possa ricominciare un’altra volta!”

Il lungo viaggio di Mister No è terminato e, come recita la consueta scritta che termina ogni albo del “nuovo corso”, per una volta debitamente integrata… “l’avventura continua… a New York!”

Tutte le immagini sono (c) Sergio Bonelli Editore

Cristian Di Clemente

"Quando ho voglia di rilassarmi, leggo storie a fumetti. Quando invece desidero impegnarmi, leggo Rat-Man."

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