Percorsi bonelliani: da Bella & Bronco a Deadwood Dick

Tra le tante novità pubblicate ogni mese dalla Sergio Bonelli editore, spicca senz’altro Deadwood Dick, miniserie western tratta direttamente dai racconti dello scrittore americano Joe R. Landsdale. Curiosamente è la seconda volta in pochi mesi che la Bonelli pubblica in fumetto le opere di uno scrittore, Deadwood Dick è stato preceduto difatti da Le Stagioni del Commissario Ricciardi, tratte dai romanzi dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. Evidentemente in questo periodo in Bonelli ispirano le contaminazioni tra letteratura e fumetto.

Tavola intera di Corrado Mastantuono

I racconti, da cui è tratta la collana dedicata al personaggio storico di Nat Love, Soldierin e Hide and Horne e il romanzo breve  Black Hat Jack sono inediti in Italia; non è stato chiesto allo scrittore statunitense di scrivere da solo le riduzioni per il fumetto, nonostante la sua buona esperienza nel settore, maturata sulle pagine di Jonah Hex, Batman, Conan, Tarzan. La Bonelli ha puntato su un team eccezionale di autori, probabilmente quanto di meglio possa mettere all’opera, ai testi Mauro Boselli, Michele Masiero e Maurizio Colombo, e ai disegni nientepopodimeno che Corrado Mastantuono, anche copertinista, Pasquale Frisenda e Stefano Andreucci, lanciando come di l’iniziativa anche con un video trailer.

La miniserie, composta da 7  numeri, esce quasi contemporaneamente in edicola e in fumetteria in volumi di grande formato, e di cui abbiamo già parlato in L’Audace Deadwood Dick e la Sua Lingua Lunga, cui rimandiamo per un primo giudizio critico sulle storie, racconta le avventure di Nat Love. Si tratta di un personaggio realmente esistito, autore anche di una autobiografia, Life and Adventures of Nat Love, che è stato prima uno schiavo, poi un cow-boy addestratore di cavalli, ed ha trascorso un periodo della sua vita con gli indiani Pima, divenendo il nero più famoso del Far West, meritandosi il soprannome di Deadwood Dick, come un personaggio letterario, per poi morire in California nel 1921 a 67 anni.

Si tratta di una collana che fa parte dell’etichetta Audace, etichetta che nel  nome richiama il passato glorioso e pionieristico della casa editrice, nata come edizioni Audace, mentre nella scelta di presentare tematiche adulte, richiama il ruolo della Vertigo all’interno dell’americana Dc Comics. Abbiamo quindi dei soggetti che presentano temi con un taglio più realistico, con scene maggiormente crude e un linguaggio disinvolto, seguendo d’altra parte il tipico taglio narrativo di Lansdale, tanto da meritare la segnalazione di Contenuti Espliciti in copertina. Altre serie dell’etichetta Audace sono i volumi usciti dedicati a Senzanima, le avventure giovanili di Dragonero, e Cani Sciolti, la serie contemporanea di Gianfranco Manfredi.

Le storie di Deadwood Dick mettono in scena un western differente da quello che il lettore bonelliano è abituato a frequentare, con storie dal ritmo convulso, raccontate in flashback, dove i protagonisti sono inaspettatamente soldati di colore, in fuga dalla schiavitù, con atteggiamenti non propriamente eroici, dato che sono occupati a cercare di mantenersi in vita tra mille traversie. La parte grafica è nobilitata dalla perizia artistica di Mastantuono e Frisenda.

Deadwood Dick di Pasquale Frisenda, n.3

Un’ulteriore novità nell’uscita di Deadwood Dick è rappresentato dal nuovo formato, leggermente più grande del classico formato a quaderno bonelliano e con una foliazione minore, di 64 pagine, già sperimentata nella miniserie Cico a Spasso nel Tempo, 6 numeri dedicati al pard di Zagor, sceneggiati da Tito Faraci, ma anche nella serie Morgan Lost Dark Novels, la seconda stagione del cacciatore di serial killer creato da Claudio Chiaverotti.

L’aspetto più sorprendente è che non si tratta di un nuovo formato in assoluto per la casa editrice, dato che assomiglia parecchio a quello utilizzato per Bella & Bronco, serie western creata da Gino D’Antonio e uscita tra il 1984 e il 1985 per soli 16 numeri, ai tempi dell’Editoriale Daim Press. L’autore milanese, coadiuvato ai disegni da Polese, Chiarolla, i fratelli Cassaro e Freghieri, creò la serie, dopo la conclusione della Storia del West, la sua opera più famosa, in cui attraverso le vicissitudini di una famiglia racconta l’intera epopea western per gran parte dell’800. Bella & Bronco fu una collana completamente differente, dato che raccontava in tono scanzonato e brillante l’incontro-scontro di Bella, avvenente avventuriera, e Bronco acculturato indiano dell’est, durante la Guerra Civile americana.

Bella & Bronco n.1, copertina di Gino D’Antonio.

La serie, riproposta integralmente nel 2007 dalle Edizioni If, non ebbe ai tempi grande fortuna, forse a causa del nuovo formato proposto, più grande ma con meno pagine del classico albo bonelliano, forse per il tono ironico utilizzato da D’Antonio, che disorientò il classico lettore bonelliano, o forse semplicemente perché si era in un periodo di crisi del mondo del fumetto, per cui Bella & Bronco conclusero ben presto la loro corsa.

E’ quantomeno curioso rivedere proposto, dopo 35 anni, un formato analogo, che ebbe ai tempi ben poco fortuna, ma si è sicuri che questa volta si tratta di una scelta più avveduta e ponderata dalla parte della casa editrice milanese, che non ostacolerà il successo delle sue nuove proposte editoriali.

Massimo Cappelli

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