Tex e l’età del Riflusso (1978-1987)

La prima grande crisi del fumetto italiano

L’arrivo degli anni ’80 coincide con l’inizio in Italia di una vera e propria crisi del medium fumetto, che deve fronteggiare la concorrenza della nascita delle emittenti televisive private, in grado di offrire a bambini e ragazzi ore ininterrotte di cartoni animati, che paiono sostituire le ore dedicate alle lettura. Tanto per rendere l’idea della portata della crisi che avviluppa il mondo del fumetto italiano, tra le testate storiche destinate alla chiusura ci sono, tra le altre, anche quelle dell’editoriale Corno dedicate ai supereroi Marvel.

La Sergio Bonelli editore, ai tempi ancora divisa in varie case editrici con nomi differenti, pare patire la crisi: le chiusure sono numerose, nel 1980 tocca al tarzanide Akim che viene ceduto alle Edizioni del Quadrifoglio e alla bellissima collana d’autore Un Uomo e un’Avventura. Nel 1984 chiude la collana di western d’autore Ken Parker, proseguendo la sua corsa su riviste patinate, proposte con scarsa fortuna dalla stessa Bonelli, come Orient Express e Pilot. Buona sorte che manca anche alle nuove proposte che escono in quegli anni, come il settimanale Full e nuove collane come Judas, Gil e Bella e Bronco e perfino alle traduzioni di collane americane come Guerre Stellari e Indiana Jones, che non hanno una lunga permanenza nelle edicole italiane.

Si tratterà in realtà di una crisi temporanea, quasi una sorta di ristrutturazione necessaria a livello organizzativo della casa editrice, che arriverà difatti nel 1988 all’unificazione di tutte le varie divisioni nella Sergio Bonelli editore, e che potrà affrontare a quel punto la seconda metà degli anni ’80 proponendo il grande successo di Dylan Dog, apripista di una serie di personaggi di buona riuscita che appariranno nei decenni successivi, come Nathan Never, Julia, Dampyr, campioni di longevità, ma anche  Magico Vento, Napoleone, Gea, che si affermano a livello qualitativo.

Tex negli anni ’80
La pubblicità di Tutto Tex

Anche Tex sembra subire in quel periodo un drastico calo di vendite, pur rimanendo sempre la collana più venduta dalla Sergio Bonelli editore, tanto da meritare nel 1985 la riproposta delle prime avventure con un formato nuovo di zecca, che farà epoca, TuttoTex, vera e propria ristampa cronologica, purtroppo riadattata, cui seguiranno le riproposte dedicate ad altri personaggi: Tutto Zagor, Tutto Mister No, Tutto Martin Mystère, Tutto West e Tutto Mark.

A testimonianza del successo che il personaggio continua a riscuotere, sono le prime, episodiche attività di  merchandansing:  nel 1978 appare un Diario scolastico, nel 1979 la casa editrice Ediboy propone un album di figurine, nel 1980 esce addirittura un disco, La ballata di Tex, sigla del programma di cartoni animati Tex e Company, con il testo di Giorgio Bonelli, il figlio minore di Gianluigi, per la voce di Marco Ferradini. Nel 1981 appare addirittura un marchio di vestiti che propone agli appassionati Jeans e giacche.

I Jeans di Tex

Tex approda perfino in televisione, una prima volta all’interno del contenitore SuperGulp, sulla Rai, con l’episodio El Muerto, in versione seminanimata, curata da Sergio Trinchero. Episodio seguito da un vero e proprio programma televisivo, “Tex e company”, che presentò gli episodi La Valle della paura, Tex contro Mefisto e Le terre dell’abisso, seguiti dagli episodi Sangue navajo, La Valle della Luna e Fort Apache.

Sull’onda dell’approdo alla multimedialità, dopo la televisione, nel 1985 arrivò anche un film per il cinema, Tex e il Signore degli Abissi, diretto da Duccio Tessari e interpretato da Giuliano Gemma. Il film riprende la storia El Morisco dei nn. 101-103, una delle avventure migliori della serie, la cui trasposizione cinematografica lasciò però molto a desiderare, meritandosi perfino il dileggio di Groucho in una storia di Dylan Dog, che la definì “Non un film dell’orrore, ma un orrore di film!“.

Carson, Tex e Tiger in una scena di Tex e il Signore degli Abissi

A testimonianza ulteriore di quanto il personaggio fosse capace di imporsi progressivamente nell’immaginario collettivo, proseguirono per tutto il decennio le riproposte da parte della casa editrice Arnoldo Mondadori di alcune delle storie migliori, sia negli Oscar Mondadori, che nei volumi cartonati di grandi dimensioni.

Appare anche una storia breve, nel 1986 sul supplemento estivo del quotidiano Messaggero,  intitolata L’assalto al treno, formata da una trentina di strisce, con i disegni di Galep e i testi di Giovanni Luigi Bonelli, che realizzano una classica storia western.

 

La fase crepuscolare Gian Luigi Bonelli

Gianluigi Bonelli stesso, lo sceneggiatore creatore di Tex, dopo più di trent’anni dalle prime storie, e dopo aver superato le 75 primavere, deve arrendersi all’evidenza di non riuscire più ad assicurare lo stesso standard qualitativo  cui aveva abituato i lettori con le sue storie. Già nel decennio precedente era stato aiutato in maniera anonima, ma decisamente riconoscibile, dal figlio Sergio Bonelli, creatore di Zagor e Mister No con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Sergio accoppia la sua attività di editore a quello di sceneggiatore di tutte e tre le serie, rischiando una crisi per iperproduzione, testimoniata probabilmente in Tex dalla curiosa alternanza tra avventure ottime ad altre decisamente meno riuscite.

Il primo Tex di Fabio Civitelli

In suo l’aiuto arrivano altri autori: Giorgio Bonelli, il figlio minore di Gianluigi, prova a scrivere, anche lui in forma rigorosamente anonima, qualche soggetto, come quello di Linciaggio nei n.209-210. Il più giovane dei Bonelli viene  anche supportato, come è il caso del soggetto di Ore Disperate, nn.241-242, da Mauro Boselli, sceneggiatore che ricoprirà più avanti nella storia texiana un ruolo fondamentale, mentre dalla redazione interviene perfino, prima della creazione di Dylan Dog, Tiziano Sclavi.

Al di là di queste collaborazioni sporadiche, a prendersi carico della serie realmente è il giallista Claudio Nizzi, già creatore di un altro personaggio western, Larry Yuma, una delle serie più longeve del Giornalino. Nizzi, la cui prima storia, Un Diabolico Intrigo, appare nel 1983, sostituirà progressivamente alle sceneggiature il capostipite Bonelli, per un periodo molto lungo, contraddistinto, dopo un inizio scoppiettante, con una vera e propria rilettura dei classici stilemi texiani e il ritorno di alcuni personaggi delle origini, come per esempio la Mano Rossa, e decine di storie realizzate, da un calo della qualità della produzione, con storie troppo scontate, fin troppo classiche, aspetto che gli costerà l’appellativo beffardo di Degno Erede della tradizione bonelliana.

Anche tra i disegnatori è necessario un rinnovamento: scompare nel 1983  Erio Nicolò, e la storia cui stava lavorando, nei nn.282-283 Un Mondo Perduto, una bizzarra avventura ambientata nel Grande Nord tra ghiacci e creature extraterrestri, verrà portata a termine dall’eclettico Vincenzo Monti, che si era unito al ristretto novero dei disegnatori texiani già nel 1982, dopo aver già disegnato Mister No per la casa editrice. Dalla serie amazzonica arriva anche l’aretino Fabio Civitelli, dallo stile pulito che diverrà uno dei maestri della serie, dopo aver debuttato nel 1985 con Fuoco Incrociato. Altro arrivo eccellente è quello del lombardo Claudio Villa, che dopo aver illustrato quattro episodi di Martin Mystère, viene prontamente chiamato nella scuderia dei disegnatori di Tex nel 1986, per illustrare una storia tutta azione scritta da Bonelli, Il Ranch degli Uomini Perduti, iniziando un percorso che gli consentirà di sostituire perfino Galep, dal 1994, come disegnatore delle copertine della serie. Più breve è la collaborazione dell’esperto catalano Jesus Blasco, primo disegnatore straniero a realizzare Tex, dallo stile classico e maestro del chiaroscuro, che debutta anch’esso nel 1986 proprio con Il Ritorno della Mano Rossa.

Le storie migliori
Il Tex di Jesus Blasco

Le storie realizzate da Bonelli in questo decennio sono sempre più crepuscolari e amare, senza lieto fine, con Tex che talvolta non risolve la situazione, e talvolta, specialmente negli ultimi numeri, senza guizzi. Restano ad ogni modo alcuni capolavori, come l’epica Gli Eroi di Devil Passnei nn.233-236, con gli Utes e gli Hualpai che tentano di invadere la riserva Navajo, storia illustrata magistralmente da Giovanni Ticci. A Ferdinando Fusco spetta invece illustrare la fosca Il Marchio di Satana, nn.248-249, con Tex e Carson impegnati ad affrontare una setta satanica.

Il calo qualitativo delle storie bonelliane purtroppo è impietoso, le storie mancano di mordente, deludente è l’ennesimo ritorno di Yama, nei nn.265-268, con L’Ombra di Mefisto, e alla fine è un’avventura minimalista anche il celebrativo n.300, illustrato come di consueto da Galep.

Guido Nolitta pone al centro delle sue avventure di Tex un aspetto emotivo che scuote il protagonista, messo alle corde, sia nelle storie capolavoro, come Il Solitario del West, nei nn.250-252, splendidamente illustrata dal solito Ticci, con Kit in pericolo in America Centrale, sia in quelle meno riuscite, come Il Segno di Cruzado, nn.242-245, con un gruppo di giovani Navajo che si uniscono a dei ribelli Piutes. In questa maniera Nolitta riesce sempre a mantenere alta la tensione narrativa, con storie spesso pessimiste come Contro Tutti, nei nn.236-239, in cui Tex si infiltra tra rapinatori di carichi preziosi e trafficanti di whisky, o atipiche e mature come La Freccia Spezzata dei nn.261-262, illustrate dal compianto Nicolò.

Anche l’aspetto fantastico è trattato in maniera differente da Nolitta, ne è l’esempio la celebre storia con il Sasquatch, nella Foresta dei Totem, nei nn.220-223, con un approccio differente anche dalle sue storie su Zagor.

Il primo Tex di Claudio Villa

Alcune storie di Nolitta sono criticate dai lettori  per i comportamenti di Tex, che lo mettono costantemente in situazioni pericolose, e a volte per le sceneggiature troppo allungate. Sta di fatto che ben presto Nolitta cede il passo, l’ultima sua storia di questo periodo è del 1984, a Claudio Nizzi, il quale si presenta con soggetti più completi e coerenti: la sua seconda storia pubblicata, Il Ritorno del Carnicero, nei nn.279-281, spicca per originalità e per tensione narrativa. In altre storie traspare maggiormente nei soggetti un impianto narrativo giallo, ma nelle prime storie Nizzi sembra quasi riscrivere aggiornandolo il canone texiano con le dovute variazioni sul tema. Il lettore può quindi rivedere un  Tex giovanile impegnato in flashback nella Guerra Civile raccontata in Territorio Nemico (nn.297-299), per poi passare alla ribellione dei Navajos contro l’esercito in  Messaggero di Morte (nn.302-304), e ritornare in Messico con  Montales nella Taverna sul Porto,  nei nn.304-307, non mancano poi le ambientazioni esotiche con i Thugs degli Strangolatori (nn.312-314), fino ad arrivare al ritorno di vecchi nemici come la già  citata Mano Rossa e Proteus.

Nizzi si impone in poco tempo come lo sceneggiatore principale della serie, tanto che nel 1988 con l’uscita dell’albo speciale Tex, Il Grande, celebrativo dei 40 anni della nascita del personaggio, potrà finalmente uscire dall’anonimato e vedere accreditato come autore il proprio nome.

Massimo Cappelli

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