Da classico manga shonen a fenomeno mondiale: My Hero Academia

My Hero Academia o Boku no Hero Academia, nasce come manga shōnen scritto e disegnato da Kōhei Horikoshi nel 2014 e viene poi adattato in anime nel 2016.
La trama appare molto semplice, delle più classiche: un ragazzo, Midoriya Izuku, nasce senza poteri (chiamati Quirk o individualità) in un mondo in cui possedere abilità speciali è considerato normale; sebbene il nostro protagonista possa essere considerato “diverso” il suo sogno è quello di tutti gli adolescenti: diventare un eroe imitando il suo idolo All Might, considerato il più forte di tutti.
Tuttavia l’assenza di Quirk sembra pregiudicare la vita di Midoriya che nonostante la sua tenacia pare rassegnarsi: diventa quindi provvidenziale l’incontro accidentale con All Might che salva il ragazzo da un criminale. Questo incontro segna anche l’inizio di questa favolosa storia in quanto Midoriya viene a conoscenza di due poteri al di sopra degli altri, la cui esistenza doveva rimanere segreta: il primo posseduto dal nemico numero uno della giustizia, l’All for One, è il Quirk che permette l’assorbimento dei poteri altrui, mentre il secondo, il One for All in possesso di All Might, è il Quirk che potenzia a dismisura i muscoli del corpo, e viene tramandato generazione dopo generazione a chi è ritenuto degno di utilizzarlo.
Questa individualità è nata dall’All for One con lo scopo di opporsi a quest’ultimo, e fu proprio lo scontro più recente tra queste due superpotenze, finito con una vittoria rosicata del bene, a causare importanti limiti fisici in All Might tanto da costringerlo a cercare un nuovo erede per istruirlo e crescerlo. Il carattere di Midoriya sorprende a tal punto l’eroe numero uno da convincerlo a designarlo nuovo successore del One for All.

Mentre la vicenda si evolve attorno alla vita di Midoriya nel liceo U.A., seguita attentamente dall’occhio vigile di All Might in versione insegnante, il lavoro di Kōhei Horikoshi suscita l’interesse dei lettori il cui numero sale vertiginosamente in breve tempo, tanto da far diventare virale l’attesa per l’uscita dell’adattamento anime.
La valanga del successo si è propagata ovunque, anche in Italia dove Boku no Hero Academia mi è stato presentato da tutti come un capolavoro che presto avrebbe raggiunto la fama di miti intoccabili come Dragon Ball, Naruto, One Piece e altri capolavori che costituiscono veri propri pezzi di infanzia. All’inizio ho manifestato il mio scetticismo a questo riguardo e in parte rimango di questa idea, tuttavia su alcuni aspetti sono rimasto folgorato da quello che posso tranquillamente chiamare capolavoro. A colpire non è solo la semplicità della trama che rende più che godibile la serie, ma soprattutto la fluidità con cui si susseguono gli eventi, la rapida successione di colpi di scena e la sovrabbondanza di scene di azione e movimento. Tutte queste caratteristiche vanno a descrivere un’altalena di emozioni forti e contrastanti che pochi manga o anime sanno trasmettere.

Per quanto riguarda il disegno si può facilmente notare come Horikoshi alterni diversi stili per rendere i personaggi a seconda delle scene: il primo stile è per disegnare le scene normali, quelle che servono ad evolvere la trama, caratterizzata da molta qualità nel descrivere i protagonisti. Il secondo è per le scene d’azione e su queste c’è molto da dire: la prima cosa che salta all’occhio è la moltitudine di immagini in cui è frazionato un singolo evento, quasi a voler fermare il tempo per poter descrivere ogni singola reazione, pensiero ed espressione sul volto dei protagonisti, ma allo stesso tempo regalare al lettore un’esplosione di vignette da scorrere con lo sguardo in pochi secondi. Ciò che rende queste scene non solo interessanti ma anche belle è la rigorosa pulizia, una qualità che pochi manga shonen possono vantare: descrivere i movimenti di un combattimento caotico in modo ordinato costituisce un grande vantaggio se si vuole valutare nel complesso un manga.
Il terzo stile viene applicato per le scene chiave, quelli che potremmo chiamare colpi di scena, immagini che si spiegano da sole: si differenziano dalle altre per la pesantezza del tratto con cui vengono disegnati i personaggi; spesso sono accompagnate da gridi di battaglia, frasi ad effetto e rivelazioni che in alcuni casi sembra di poter ascoltare.
Nel dare un giudizio generale su come vengono disegnati i capitoli non posso fare a meno di considerarmi positivamente sorpreso per una metodologia che rispecchia a pieno la volontà dell’ideatore di creare un’opera accessibile a tutti e allo stesso tempo mai banale, che riesca a conciliare il concetto di intrattenimento di un adulto con quello di un adolescente. Ancora una volta non posso che definire, anche per i disegni, My Hero Academia di alta qualità.

Facendo il riassunto dei pregi di My Hero Academia ed aggiungendo il fatto che il suo pubblico di riferimento si distribuisce su più generazioni è molto semplice capire perché riscuota sempre più successo: perfino Mediaset ne è rimasta colpita al punto da decidere di acquistarne i diritti per trasmetterne gli episodi sulle sue reti. Questa è un’ulteriore prova di quanto la creazione di Horikoshi sia apprezzata se si pensa che Mediaset ha sempre usato cautela nella trasmissione di questo genere di programmi, cercando di portare sui suoi canali contenuti di livello assoluto come i sopracitati Dragonball One Piece e Naruto.
My Hero Academia sembra quindi destinato a diventare qualcosa di importante, soprattutto per le generazioni più giovani che potrebbe parzialmente colmare l’attuale mancanza di serie animate di questo genere sulla tv di casa; inoltre non avendo restrizioni legate all’età sono convinto che riscuoterà sempre più successo e solo il tempo potrà dirci quanto lontano potrà arrivare la storia del giovane Midoriya.

Boku no Hero Academia non sarà solo una cometa che passa senza lasciare traccia, ma una stella delle più luminose.

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