Il nuovo corso di Mister No: il duello

Nel precedente articolo ci siamo lasciati con Mister No che, al termine di un lungo e pericoloso viaggio iniziato dopo che la sua vita a Manaus è stata travolta dal “Vento Rosso” (n.241), è finalmente in procinto di entrare a New York per sfidare il nemico a cui è legato da un episodio della seconda guerra mondiale, il giapponese Ishikawa.

Ritorno a casa

Il n.258, uscito nel novembre 1996, rappresenta un momento chiave per il progetto del “nuovo corso” e per la vita di Mister No: da quando si era trasferito in Amazzonia si tratta, infatti, del suo primo ritorno nella città natale, dove in precedenza lo avevamo occasionalmente visto in azione in storie del suo passato.

Il nuovo frontespizio

L’evento è “salutato” anche da un nuovo frontespizio, in cui il Mister No di Roberto Diso è affiancato da un evocativo skyline di Michele Pepe, e a suggellare l’importanza del momento arriva un nuovo editoriale del curatore della serie, Michele Masiero, il primo da quando aveva annunciato l’inizio del “nuovo corso”. Le sue “dichiarazioni di intenti” saranno tuttavia mantenute soltanto parzialmente, a causa della prematura interruzione del “nuovo corso” all’inizio del 1998.

“Cari amici,
eccoci qui dopo un anno e mezzo a segnalare una nuova importante tappa nella vita editoriale del nostro Mister No, un nuovo punto di partenza dopo le vicende che si sono succedute al ‘fatidico’ numero 241, ‘Vento Rosso’.[…] Nella storia che inizia su questo numero […] molti nodi verranno al pettine e soprattutto assisterete al (definitivo?) incontro/scontro tra Mister No e Ishikawa.”

Va notato quel “(definitivo?)”, che lascia immaginare sviluppi di un certo tipo (che tuttavia non ci saranno), dopodiché Masiero anticipa quello che i lettori dovranno aspettarsi nei mesi successivi.

“E poi? Beh, poi la ‘Grande Mela’ […] afferrerà il nostro Jerry Drake per trascinarlo in una serie di travolgenti avventure metropolitane (ma non mancherà qualche capatina nei dintorni). […] Sappiate […] che vedrete presto su queste pagine il ritorno dei vecchi amici e l’apparizione di nuovi, importanti personaggi […].”

I nuovi e vecchi personaggi sono anticipati in terza di copertina da un inconsueto collage di vignette dei numeri futuri. Masiero infine accenna alla motivazione che spingerà Mister No a trattenersi nella Grande Mela, riguardo alla quale nei mesi precedenti erano già stati lanciati dei sassolini.

“In anteprima vi diciamo solamente che, nella sua permanenza a New York, Mister No dovrà affrontare una sconvolgente situazione legata alla sua famiglia, ripercorrendo un passato che voleva dimenticare.”

La promessa che Mister No vivrà la “sconvolgente situazione” durante la “sua permanenza a New York” non sarà mantenuta: a causa del suo rientro anticipato in Amazzonia, il confronto con il suo passato avverrà in Sudamerica.

Questo non toglie nulla alla storia del ritorno di Mister No a New York: un’avventura che chiude come meglio non avrebbe potuto la prima fase del “nuovo corso” e che, pur collocata in un ciclo in continuity, può tranquillamente figurare in un elenco degli episodi più belli e importanti dell’intera serie. Si tratta infatti di una storia appassionante per ritmo, contenuti e profondità umana di Mister No, il cui carattere viene esplorato a fondo nell’attesa che lo separa dall’affrontare il suo nemico in un duello all’ultimo sangue.

La sfida finale

Il confronto finale tra Mister No e Ishikawa è negli albi “Ritorno a New York” e “L’ombra del nemico” (n.258-259, di Mignacco e Diso).

I due, dopo i fatti di Redenciòn (n.249), si erano dati appuntamento a New York per regolare i propri conti in sospeso, ma il percorso che li condurrà al duello sarà pieno di ostacoli.
Ishikawa, al vertice della potente società Warroad (in realtà una copertura per gli interessi illeciti della sua organizzazione segreta, la “Legione dei non-vivi”), è infatti diventato il bersaglio delle cosche mafiose italiane di New York, dopo che nel n.249 aveva fatto eliminare il boss Carducci, da lui coinvolto nella caccia a Mister No. Ma anche all’interno della sua organizzazione Ishikawa deve guardarsi alle spalle: il suo giovane allievo Akami lo ha tradito e la stessa “legione dei non-vivi” lo ha messo in discussione.

“… e così i vertici della Kobe mi ordinano di passare a voi il comando della sezione americana.”
“No, Sensei. I vertici sono preoccupati per la vostra incolumità, e hanno mandato me per proteggervi. Io so come contrastare i gangster occidentali. Manterrò il controllo solo fino a quando i vostri nemici saranno stati sconfitti.”

Kerasu e il Padrino Cortese

A parlare è il tenebroso Kerasu, killer della yakuza, la mafia giapponese, che dietro le parole rassicuranti in pratica sta “commissariando” Ishikawa, sotto accusa poiché è stato lui a iniziare la guerra con gli italiani per inseguire un suo scopo personale. E ben presto Ishikawa capirà che lo stesso Kerasu non è estraneo agli attentati che sta subendo ogni volta che esce dal suo bunker inespugnabile.

La strategia del killer della yakuza è intransigente: una guerra senza quartiere contro le cosche italiane, queste ultime comandate da un “padrino” anziano e tradizionalista, Salvatore Cortese, che vuole vendicare la morte di Carducci, perché…

“Nessuno può uccidere un capo delle famiglie e passarla liscia. Questa è la regola numero uno, su cui si basa tutto il nostro potere.”

Scontri e rappresaglie da una parte e dall’altra della barricata si sprecano, e Mister No finisce con il trovarsi nel bel mezzo di questa situazione.
Come Ishikawa, inoltre, neppure il pilota è libero nei movimenti. È stato infatti ritrovato da una sua sgradita conoscenza, che avevamo visto per l’ultima volta nel n.246, quando il nostro aveva svolto una missione per la CIA, salvo non presentarsi all’appuntamento finale per motivi di forza maggiore.

“Hiden! Ci troviamo piuttosto lontani da Cuba… hai lasciato il tuo nido di serpenti all’ambasciata?”
“In questo momento la situazione è troppo confusa là… sta per scoppiare una rivoluzione, e io so già chi la vincerà. […] Adesso preferisco occuparmi dell’organizzazione giapponese chiamata ‘legione dei non-vivi’… e di un compatriota che ha tradito la parola data! […] In questi mesi ho fatto sorvegliare tutti i posti dove tu potevi apparire da un momento all’altro…”

Esauriti i “convenevoli”, dopo un drammatico interrogatorio (in cui Jerry, immobilizzato, viene cosparso di benzina con un accendino acceso di fronte), Hiden spiega le sue intenzioni.

“Abbiamo scoperto che tu sei una pedina importantissima per incastrare il leader americano dell’organizzazione, Mister Kenzo Ishikawa! […] L’odio personale che Ishikawa prova verso di te è il suo punto debole… […] il tuo arrivo a New York lo costringerà a scoprirsi. Lui è un samurai, siamo sicuri che adesso vorrà sfidarti personalmente… […] e noi saremo pronti a intervenire… magari dopo che ti avrà liquidato!

Mister No non ha tuttavia alcuna intenzione di assecondare Hiden, e lo spiega ad Ishikawa al telefono, nel loro primo contatto dopo il faccia a faccia di Redenciòn.

“E tu perché non hai seguito le sue istruzioni?”
“Perché rispetto il nostro patto. Voglio sfidarti da solo, uomo contro uomo… e voglio ucciderti guardandoti con questi occhi… che hanno visto morire troppi amici per colpa tua! Se ti consegnassi alla CIA, loro non ti punirebbero come meriti… anzi, probabilmente cercherebbero di usarti contro la tua organizzazione![…]”
“Mmm… se vuoi vedermi morto, c’è un modo più semplice e molto più sicuro… puoi consegnarmi ai mafiosi che hanno già tentato parecchie volte di uccidermi!”
“Tu non mi conosci, samurai. Io non lascerò la mia vendetta a qualcun altro.”
“Invece ti conosco abbastanza da sapere che adesso sei degno di sfidarmi in duello, Drake.”

Gli ultimi accordi

Ishikawa ha avuto la conferma che gli mancava: Mister No non è soltanto un nemico di valore, ma anche un uomo d’onore. Può pertanto portare a compimento quell’intuizione che era cresciuta in lui progressivamente nel seguire a distanza i fallimenti dei suoi uomini che gli davano la caccia: la possibilità di riscattare l’onore che proprio Drake in passato (suo malgrado) aveva tolto a lui e alla sua famiglia. Per riuscirci, dovrà uccidere personalmente il suo nemico o morire nel tentativo, ma se sopravvivrà riconquisterà quella libertà che perse quando incontrò Mister No la prima volta. E non dovrà più continuare ad espiare la propria “colpa” dedicandosi totalmente alla “legione dei non-vivi” per fare trionfare il Giappone, umiliato dalla disfatta del secondo conflitto mondiale, nella “guerra dell’economia”.

Prima di essere “libero”, tuttavia, Ishikawa è leale sino all’ultimo con la sua organizzazione e vuole rimediare all’errore di avere iniziato la guerra con la mafia. E lo fa nella notte del duello con Mister No, completando la strategia che ha portato avanti dietro le quinte.
Una strategia basata su valori molto concreti, il “portafoglio”: la guerra indiscriminata messa in atto da Kerasu sta infatti rovinando gli affari sia ai giapponesi che agli italiani, e il giovane rampollo dei Cortese e altri capi famiglia non condividono la sete di vendetta del padrino.

Il fedele Muri

A spiegare la strategia risolutiva è l’unica persona che non ha mai tradito Ishikawa: il suo anziano assistente Muri, che fronteggia il bieco Kerasu subito prima di eliminarlo.

“I capi di Tokio sono in errore. Il mio sensei ha sempre curato con scrupolo e saggezza gli interessi della Kobe… e ha elaborato una strategia nei confronti della mafia molto migliore della tua guerra indiscriminata, che ci sta portando alla rovina. […] Noi elimineremo il generale che sta guidando il nostro esercito… cioè te!… E loro sacrificheranno il padrino Salvatore Cortese! Con questo accordo di pace, noi saremo protetti da qualsiasi attacco criminale… e loro entreranno nel giro dell’alta finanza!”

In contemporanea, il padrino muore avvelenato mentre è a cena con il figlio (che gli subentrerà) e i capi famiglia, che brindano al cambio di leadership con un sottofondo di musiche tradizionali: una sequenza che non avrebbe sfigurato nella trilogia cinematografica de “Il Padrino” di Coppola.

“Se Ishikawa pensa di restare a capo della base di New York è un illuso! Il consiglio supremo non perdona chi tradisce.”
“Sarò io il nuovo capo della Kobe in questa città… finché le energie mi sosterranno. Questa sera il mio sensei mi ha annunciato di essere uscito dalla ‘legione dei non-vivi’… Comunque vada a finire lo scontro con il nemico che si è scelto… domani Kenzo Ishikawa sarà un uomo libero! Io continuerò la battaglia contro gli stolti che guidano la legione da Tokio… e confido che molti mi seguiranno…”

Per quanto riguarda Mister No, nel suo avvicinamento allo scontro finale ha trovato la compagnia di una donna, la sensuale taxista italiana Angela; una giovane vedova con le idee molto chiare sulle chiacchiere che la riguardano nel suo quartiere, il Bronx.

“Ti danno fastidio i pettegolezzi dei vicini?”
“Per niente! Io sono una donna libera… Faccio quello che voglio, senza renderne conto a nessuno! Tu non sei il primo uomo che è entrato in casa mia dopo che sono rimasta vedova… e non sarai l’ultimo!”
“Mi sta bene così, Angela. Non sarò certo io a farti la predica… non sono abituato a giudicare le persone, né tantomeno a tentare di cambiarle. Io accetto tutti come sono.”
“Lo so. È questo che mi piace di te.”

Angela

Che Mister No non possa farle la predica è cristallino… il nostro è stato il primo Dongiovanni di casa Bonelli, e anche nel “nuovo corso” non gli sono certo mancate situazioni di intimità con il gentil sesso (ben cinque prima della taxista).

Angela avrà un ruolo determinante nell’aiutare Jerry ad eludere la sorveglianza della CIA, ma tra i due le cose non sono destinate a funzionare: lei è una “donna di mafia” e, seppure per non fargli correre rischi, tradirà la fiducia di Mister No. È comunque con Angela che il nostro eroe si lascia andare ad una profonda riflessione su se stesso, sul perché per lui sia necessario vendicarsi personalmente di Ishikawa e sui cambiamenti che ha vissuto in seguito alla sua drammatica entrata in scena.

“Adesso capisco il tuo odio, Jerry… quel giapponese ti ha distrutto la vita!”
“Già. E lui odia me perché gli ho ‘distrutto la morte’ impedendogli di suicidarsi con onore… questo è un po’ più difficile da capire… ma io devo uccidere Ishikawa, se voglio continuare a vivere!”
“Eppure… noi non viviamo nel far west o nel medioevo giapponese… se vuoi liberarti di lui, non ti serve sfidarlo a duello…”
[…]
“Io non consegnerò Ishikawa ai mafiosi.”
“E perché? Quel bas***do non si è fatto troppi scrupoli, quando ha ordinato di uccidere i tuoi amici!”
“Lo so. Ma io voglio essere leale con lui, perché lui adesso è leale con me!”
“Preferisci ucciderlo con le tue mani? Vuoi assaporare il gusto della vendetta? Testa dura: sei primitivo e passionale come i miei compaesani!”

Ed è a questo punto che un Mister No ci “regala” uno dei suoi monologhi più carichi ed intensi della serie.

“No. Semplicemente preferisco risolvere da me i miei problemi, e voglio farlo a mente fredda, senza compiacimento. Vedi, in questi mesi ho pensato molto alla vendetta… ho ripensato a tutta la mia vita… negli ultimi vent’anni ho vissuto molte esperienze drammatiche… situazioni che avrebbero fatto impazzire chiunque, ma ne sono sempre uscito con il sorriso sulle labbra… perché mi piace la vita, e credo che l’amore di una donna, l’affetto degli amici, la coscienza di agire nel giusto siano sufficienti a compensarti di tutti gli orrori del mondo! Ultimamente però ho un po’ perso la voglia di ridere e di scherzare… forse è colpa del giapponese che ucciso tanti miei amici… o forse sto diventando vecchio… non me ne accorgo perché io i capelli bianchi ce li ho sempre avuti! Ma la maturità porta saggezza. Ho capito che la mia allegria spesso era anche un modo per fuggire davanti alla realtà delle cose… per questo voglio affrontare il mio nemico e sconfiggerlo… per tornare ad amare la vita con la stessa serenità di prima!”

Anche Ishikawa, poco prima del loro duello a mezzanotte in un magazzino abbandonato del porto, riconosce con compiacimento la “crescita” del suo avversario.

“Non ho sbagliato a giudicarti. Tu hai imparato la via dell’onore. Stai diventando un vero soldato.”

Mister No non accetta il complimento e mette i puntini sulle “i”.

“Ti sbagli, samurai. Noi due abbiamo opinioni molto diverse a proposito dell’onore! Se tu credi che sia ‘onorevole’ sbudellarsi piuttosto che accettare la sconfitta, come hanno fatto i tuoi camerati su quell’isola del Pacifico… se tu ritieni ‘onorevole’ massacrare tutti quelli che ti ostacolano negli affari, come hanno fatto i tuoi uomini in Brasile… allora io non sarò mai un ‘vero soldato’!”

Ma è il giapponese ad avere l’ultima parola, prima che i due siano interrotti da un evento imprevisto.

“No, Jerry Drake. Comportarsi con onore significa assumersi fino in fondo le proprie responsabilità… quello che tu hai cominciato a fare soltanto adesso!”

Ishikawa dimostra di saper leggere “dentro” il suo avversario più di quanto Mister No sarebbe disposto ad ammettere. Non sapranno mai che, nonostante tutte le loro differenze, nelle ore che li separavano dal duello entrambi avevano ripensato alla nota parabola zen dell’uomo che, inseguito da una tigre, scorge una fragola mentre si ritrova appeso ad un precipizio, alla quale ciascuno dei due aveva attribuito il proprio significato.

Torniamo all’evento imprevisto che si è verificato nel magazzino: l’arrivo degli ultimi sicari fedeli al Padrino “dimissionario”, avvisati da Angela per non fare correre rischi inutili a Mister No, ma che in realtà scatenano una battaglia per fare la pelle a Ishikawa, senza preoccuparsi di tutelare l’incolumità del pilota. I due nemici si trovano pertanto a combattere ancora una volta fianco a fianco, come a Redenciòn. Sono i soli a sopravvivere allo scontro, nel corso del quale nel magazzino è tuttavia scoppiato un incendio indomabile. Mister No si accinge ad avviarsi verso l’uscita ma Ishiwaka lo ferma.

“No! Uno solo di noi uscirà da qui. Hai dimenticato il nostro accordo?”
“Tu devi essere pazzo, giapponese… e io anche. Sono pronto.”

A quel punto, Ishikawa infila in una cassetta in fiamme la sua spada.

“Questa Katana appartiene alla mia famiglia da trentatré generazioni. Sarà tua se prenderai la mia vita. Carica la pistola e infilala nella cintura. Quando il fuoco avrà divorato il legno, la spada cadrà… Non appena toccherà terra, estrai la pistola e spara!”

Il duello

Come in un duello western, i due avversari sono uno di fronte all’altro, ciascuno tormentato dai propri fantasmi (Ishikawa dal fratello più giovane che si suicidò sotto la sua guida, Mister No dagli amici morti negli ultimi mesi a causa del giapponese). E quando la spada cade, i due estraggono e sparano contemporaneamente.
Mister No è soltanto sfiorato ad una spalla, mentre Ishikawa è centrato in pieno petto. Lascia cadere la pistola e avanza barcollando, ma la visuale viene offuscata dal fumo. Il pilota riesce a fuggire dal magazzino, tuffandosi nell’Hudson subito prima che crolli.

Nella vignetta conclusiva, la katana di Ishikawa svetta sulle macerie, mentre il pontile è ricoperto di cadaveri bruciati. Tra l’altro, nell’episodio è stato rivelato che il nome giapponese della spada di Ishikawa è Kaze Akai, che vuol dire proprio “Vento Rosso”, dando così il significato definitivo al titolo dell’albo con cui era iniziato il “nuovo corso”.

In seguito verremo a sapere che il cadavere del giapponese non è stato identificato; tutte le porte sono pertanto aperte per un suo successivo ritorno, che tuttavia non ci sarà mai.
Il sipario su Ishikawa è calato pertanto così, con buona pace del “definitivo?” nell’editoriale di Masiero e di quella fuga in Oriente che era stata annunciata prima dell’inizio del “nuovo corso”, quando evidentemente il progetto originale era diverso da quello che si sarebbe poi concretizzato. Con ogni probabilità, a un certo punto c’è stato un “ripensamento”, le cui motivazioni non saranno mai riferite in comunicazioni ufficiali.

Le ultime faccende in sospeso

Prima di vivere le “travolgenti avventure metropolitane”, ci sono ancora alcune questioni aperte, e il primo episodio del 1997, “Uccidete Esse-Esse!” (n.260, di Mignacco e Di Vitto), chiude le vicende in sospeso. Innanzitutto c’è la questione dei documenti d’identità (è dall’incontro con Hiden a Cuba che Mister No è costretto a muoversi in clandestinità): così, in apertura dell’albo, dopo alcune settimane di ricerche Hiden ritrova il pilota in casa di un’amica di Esse-Esse e glieli restituisce.

“Tu e il tuo amico tedesco non ci interessate più. Secondo una lettera che ho trovato nella tua camera d’albergo, Kruger è fuggito in Australia… Ti consiglio di raggiungerlo.”

La seconda questione riguarda proprio Esse-Esse. La lettera è infatti un depistaggio: i lettori sanno già che il tedesco non si è presentato all’appuntamento che aveva con Mister No a New York poiché è stato catturato nel n.257 da alcuni uomini (ma non i giapponesi, come invece era stato lasciato credere per fuorviare i lettori). E quando un camionista sostiene di avere incontrato il tedesco, fuggito da una clinica nei boschi del Vermont (ma subito catturato), Mister No va alla sua ricerca insieme all’archeologa Patricia Rowlands, la più celebre delle sue “fiamme”.

Patricia

La bella studiosa, comparsa per la prima volta in una delle avventure più amate della serie (“Rio Negro”, n.12-15), è raggiunta da Jerry nel suo appartamento di Manhattan dove soggiorna tra una spedizione e l’altra e si rende ben presto conto che Mister No è diventato più cupo ed ombroso rispetto a un tempo. Con l’aiuto di un giradischi trova tuttavia il rimedio: l’“inno” che accompagnava le avventure del periodo più “scanzonato” della sua vita.

“Ehi! Ma questo… questo è il vecchio Armstrong!”
“Alleluja! Non ti riconoscevo più, Jerry! Una volta affrontavi i peggiori guai della tua vita cantando canzoni come questa… e adesso rimugini cupo scrutando nel buio della notte… e nelle tenebre dell’animaccia tua!”
“Hai ragione, Pat! A salvare Esse-Esse ci penserò domani… adesso sono in compagnia di una bella bionda, e voglio spassarmela! Festeggiamo il nostro incontro! Tira fuori una bottiglia di champagne, dai… e scegliamo qualche disco più romantico… per dopo!”

Il “dopo” è una loro notte di amore non solo platonico, come per la prima volta viene lasciato delicatamente (ma esplicitamente) intendere tra i due.

I guai capitati ad Esse-Esse, ancora più complessi rispetto alle apparenze, vedono coinvolti un pezzo grosso dell’esercito che si è macchiato di omicidio e gli intrighi dell’FBI, tra incursioni notturne nella clinica dei boschi e doppiogiochisti. E a vicenda risolta arriva una telefonata da parte di J. Edgar Hoover (1895-1972), lo storico direttore dell’FBI che per quasi mezzo secolo fu “custode” dei segreti e degli intrighi dei potenti d’America. Hoover vuole congratularsi con Mister No, che ammira avendone seguito a distanza la sua contesa con Ishikawa, e gli confida il proprio dispiacere per non essere riuscito a controllare la condotta dell’ormai defunto generale per combattere i “nemici del paese” direttamente dal più importante dei seggi, la Casa Bianca.

“Sangue di giuda! Non voglio partecipare ai vostri intrighi e ai vostri ricatti! I miei amici e io andremo dai giornali… e racconteremo per filo e per segno tutto quello che è successo qui!”
“Mmm… Anch’io ho deciso di rendere pubblica questa storia, Mister Drake… volevo offrirvi l’opportunità di tenere fuori i vostri nomi dalla vicenda […] mettersi contro l’esercito e l’FBI potrebbe nuocere alla carriera accademica della dottoressa Rowlands… se qualche giornalista volesse scavare nel passato di Herr Kruger, i miei ‘esperti’ gli farebbero trovare cose poco piacevoli… e sono certo che anche mister Drake preferisce tutelare la sua privacy piuttosto che diventare una sorta di eroe nazionale! Dico bene?”
“In poche parole, volete comperare il nostro silenzio, Direttore Hoover!”
“No. Non intendo certo offendere i vostri sentimenti offrendovi del denaro… semplicemente, vi propongo una soluzione ragionevole che può fare comodo a tutti noi.”

E dopo una vignetta muta, dalla lunghezza indefinita…

“Interpreto il vostro silenzio come un assenso, signori. Me ne rallegro. Siete tanto intelligenti quanto onesti.”

Hoover

Dopo avere ingoiato il rospo, a fine episodio, i tre amici si rilassano in un bar di New York ed Esse-Esse pregusta la sorpresa dei loro amici quando ritorneranno a Manaus, ma Mister No raffredda il suo entusiasmo: lui non tornerà in Amazzonia, per ora.

“Non capisco… tu hai fatto quello che dovevi, qui a New York… Adesso puoi tornare a casa, per raccontarlo a quelli che sono rimasti là.”

La risposta di Mister No è evasiva per i lettori (a Esse-Esse e Patricia spiegherà dietro le quinte come stanno le cose) e ribadisce quale sarà la fase due del “nuovo corso”: la riscoperta delle origini di Mister No.

“Hai ragione. […] Ma prima ho un’altra questione da risolvere, qui a New York… Devo parlare di una cosa importante con qualcuno che non vedo da oltre vent’anni… lui uscirà dalla prigione fra pochi mesi… ha promesso che mi avrebbe raccontato tutto, una volta libero… e io, adesso, sono pronto ad ascoltarlo…”

Noi non abbiamo motivo di essere così generici, anche perché unendo i vari indizi disseminati nelle storie e negli editoriali l’identità del misterioso personaggio è già intuibile: si tratta del papà di Mister No, di cui il pilota non ci aveva mai parlato prima del “nuovo corso”.
Una persona con la quale ha avuto un rapporto conflittuale. Nel n.259, mentre si preparava al duello, Mister No aveva anche i seguenti pensieri per la testa.

“Ishikawa non è il solo nemico che devo affrontare, qui a New York… C’è un’altra persona che vent’anni fa mi ha praticamente costretto a fuggire da questa città! Per colpa sua ho evitato di fermarmi a lungo qui, tutte le volte che sono tornato… ma stavolta non posso e non voglio scappare!”

Ed alla fine Jerry aveva trascorso quello che poteva essere il suo ultimo giorno di vita anche a scrivere una lettera da recapitargli, nel caso non fosse sopravvissuto.

“Avrei dovuto scrivergli molti anni fa, ma… solo oggi ho capito quello che volevo dirgli.”

Il “nuovo corso” inizia così gradualmente a colmare la biografia del giovane Jerry Drake: in precedenza, la prima apparizione ufficiale del personaggio era stata l’avventura con le “tigri volanti” (n.145-148), iniziata nel 1940, da cui avrebbe guadagnato il suo soprannome.
Già nel n.258 siamo messi a conoscenza che Mister No ha lasciato New York per la prima volta nel 1938 (e la sequenza alla biglietteria della stazione di Grand Central Terminal è un esplicito omaggio al cult “C’era una volta in America” di Sergio Leone), ma in seguito vedremo in azione un Jerry ancora più giovane. Dagli indizi si dedurrà che il nostro è nato all’inizio degli anni ’20 (probabilmente il 1922).

Ma Mister No, anche se ha le idee chiare sui suoi prossimi passi, non ha dimenticato dove si trovi la sua “vera” casa.

[…] Mi cercherò una casa e un lavoro […] nel periodo in cui mi fermerò a New York, vedrò di arrangiarmi!”
“Ach! Dopo quello che mi hai detto, ho l’impressione che non tornerai più a Manaus per viverci. Questa è la tua città.”
“Ti sbagli, Esse-Esse. New York è la città dove sono nato, ma Manaus è quella che ho scelto come casa. Un giorno tornerò là per fermarmi.”

Il n.260 si chiude in modo simbolico: Mister No ricorda di essere passato, il giorno prima del duello con Ishikawa, davanti all’agenzia viaggi dove anni prima aveva acquistato il biglietto per il Brasile (quella che aveva aperto due albi epocali, il n.1 e il n.241).

“È proprio vero: la vita è un’avventura che ricomincia ogni giorno!”

Ora Mister No è pronto per un nuovo inizio nella sua città natale, affrontando da solo quello che verrà quando suo padre uscirà di prigione. Una decisione che ha maturato, a caro prezzo, proprio in seguito all’entrata in scena dell’implacabile nemico giapponese: un fanatico, ma non privo di fascino e che gli ha insegnato che comportarsi con onore significa assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, senza fuggire.

(Continua)

Tutte le immagini sono (c) Sergio Bonelli Editore

Cristian Di Clemente

"Quando ho voglia di rilassarmi, leggo storie a fumetti. Quando invece desidero impegnarmi, leggo Rat-Man."

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