Da Gene Roddenberry a Yoshitoki Ōima: la narrativa fantastica che educa.

Shoko si presenta

Shōko Nishimiya è una bambina di 11 anni non-udente. In conseguenza di questo non riesce quindi neppure a parlare correntemente. Per comunicare quindi lo fa scrivendo su un quaderno che porta sempre con se. Si presenta così la prima volta ai suoi nuovi compagni di classe con questo quaderno e la cosa sorprende particolarmente uno di loro di nome Shōya Ishida. Scopriamo che sia Shōko che Shōya vengono entrambi chiamati dai loro coetanei con il nomignolo di Shō-chan. Verrebbe quindi da pensare che fra i due potrebbe esserci in seguito una qualche forma di feeling, ma invece si scoprirà che avviene l’esatto opposto. Poco alla volta scopriamo che Shōya cova nel cuore una forma di disprezzo e odio incondizionato verso le diversità di Shōko e la rende quindi vittima delle sue cattiverie.

Shōko e Shoya, incapaci di comunicare fra di loro, vengono alle mani

Queste cattiverie potrebbero essere il frutto di una forma di disadattamento che Shōya vive in conseguenza del fatto che vive in un contesto famigliare in cui vediamo la presenza di una madre, la signora Ishida, molto premurosa e impegnata nel lavoro di parrucchiera per il mantenimento dei figli, ma non vediamo nessuna figura paterna che possa aver fatto da guida ed esempio per Shōya. La sola figura maschile adulta che appare fra le mura di casa della famiglia di Shōya risulta essere un giovane africano che intuiremo solo in un secondo momento essere il marito della sorella maggiore di Shōya. Ma di tale sorella maggiore non ne vedremo mai il volto. Si vedrà solamente a tavola con Shōya una bambina più piccola di carnagione mulatta che potremmo dedurre essere la nipotina di Shōya, quindi figlia della propria sorella maggiore e del marito africano. Anche nel contesto famigliare di Shōko non vediamo la presenza di nessuna figura paterna, ma solo quella della madre e di una nonna molto saggia che parla dell’altruismo come di qualcosa che, prima che agli altri, porta beneficio a se stessi.

Queste sono le premesse di incontro fra i due protagonisti di 聲の形 che si legge <<Koe no katachi>> e che si traduce letteralmente in italiano con l’espressione “La forma della Voce“. La versione anglosassone invece traduce il titolo come “A Silent Voice” che invece vuol dire “Una voce silente“, traduzione che fa perdere l’ossimoro derivante dall’accostamento del concetto di “voce” con quello di “forma“, dato che essendo la voce qualcosa di non materiale, ovviamente non ha forma. Al contrario una voce può essere silenziosa se il titolare della voce non la usa, quindi in tale titolo si viene a perdere l’ossimoro. “La forma della Voce” è un film d’animazione del 2016 diretto da Naoko Yamada adattamento del manga omonimo di Yoshitoki Ōima pubblicato in Italia (con il titolo inglese) da Star Comics.

Vi è un altro titolo che introduce la stessa tematica della disabilità legata ad un deficit del senso dell’udito ed è “Loud as a Whisper“, che in italiano è stato tradotto con il titolo “Rumoroso come un sussurro” che conserva la singolarità dell’ossimoro: si tratta del quinto episodio della Seconda Stagione di Star Trek – Next Generation. In questo episodio della famosa serie televisiva di fantascienza ideata dall’americano Gene Roddenberry, il Mediatore Riva, pur essendo affetto da sordità genetica, ricopre il ruolo di mediatore nelle dinamiche di comunicazione fra popoli che sono stati fra loro a lungo in guerra: merito suo è infatti stata la pace pattuita fra l’Impero Klingon e gli esseri umani che presiedono a La Federazione dei Pianeti. L’astronave Enterprise viene incaricata di scortare il Mediatore Riva sul pianeta Solaris V per un incontro di pace fra due fazioni che stanno rischiando l’estinzione a causa di una guerra che si protrae da secoli al punto tale che quasi nessuno ricorda più neppure il motivo per cui sia cominciata tale guerra. Il Mediatore Riva per comunicare usa un sistema straordinario: tre altri individui con cui lui è in una sorta di comunicazione mentale empatica, traducono tre differenti componenti della sua personalità (razionalità, saggezza ed emozioni). Tali individui sono definiti “Il Coro“.

Il Mediatore Riva e Il Coro

Purtroppo il Coro viene interamente assassinato da un atto di violenza di un membro isolato di una delle due fazioni di Solaris V e il Mediatore Riva, precipita in una condizione di disperazione crescente per il suo improvviso stato di incomunicabilità col prossimo.

Picard ristabilisce una comunicazione con il disperato Riva tramite il tatto

Il Capitano Jean Luc Picard comincerà con Riva una istintuale comunicazione basata sul contatto fisico per dargli conforto e amicizia e incaricherà l’androide Tenente Comandante Data di apprendere il Linguaggio Dei Segni per poter sostituire Il Coro nel loro ruolo di interprete per il Mediatore Riva. Anche con l’aiuto del consigliere Betazoide Deanna Troi, alla fine Il Mediatore Riva troverà il modo di trasformare questa sua nuova forma di disabilità in una opportunità di forza che gli consentirà di trovare la soluzione per mediare la pace fra le due fazioni in guerra su Solaris V.

Il Tenente Comandante Data comunica tramite il Linguaggio dei Segni

Entrambi questi due prodotti dell’immaginazione della penna di scrittori di narrativa (Koe no Katachi & Loud as a Whisper) contengono un messaggio educativo comune. La sordità vista non come una qualità associata ad una condizione di inferiorità, ma come uno strumento di guarigione per un male più grande: sia che si stia parlando di bullismo fra studenti o di una guerra fra popoli. Il Mediatore Riva di Star Trek intuirà che insegnando alle due fazioni in guerra il linguaggio dei segni per imparare a parlare con lui, poco alla volta, con i tempi dell’amore e non con quelli dell’impazienza, le due fazioni di Solaris V, impareranno implicitamente come tornare a parlare veramente fra loro e quindi dare origine alla Pace tanto agognata da secoli. Allo stesso modo la sordità di Shōko diventerà uno strumento di guarigione per Shōya e la sua incapacità di comunicare il suo affetto per gli amici che lo circondano e che quindi lui fino a quel momento manifestava solo con la condivisione di atti di bullismo contro una vittima comune.

Il Mediatore Riva e Shōya che usano il simbolismo gestuale che identifica l’insorgere del rapporto di amicizia fra due persone

Il linguaggio dei segni diventa quindi la forma silenziosa di comunicazione che richiede dei tempi più lunghi e tali tempi permettono il riavvicinamento dei cuori. Anche nelle dinamiche di conflittualità coniugale spesso si alza il volume della voce. Come mai? Cosa c’è di razionale nell’alzare la voce con qualcuno che è presente nella stessa stanza e che ti può sentire benissimo? Esattamente come fra persone che stanno fisicamente molto distanti per udirsi bisogna urlare, coloro che urlano nella stessa stanza è perché percepiscono che il proprio interlocutore si sta sempre più distanziando: non è una distanza fisica dei corpi, ma una distanza emotiva fra i cuori delle persone coinvolte. Non riuscendo a percepire di essere ascoltati nei propri bisogni e necessità, si urla. Ma questo ovviamente non riavvicina i cuori distanti delle persone, sia che siano coniugi, compagni di classe o popoli in guerra. Quindi la strada risolutiva ovviamente non risiede nell’atto di alzare il volume della voce che nel caso di incomunicabilità fra popoli si converte in una rincorsa agli armamenti.

Shōko è una bambina che cresce quindi in questo mondo senza rumori, muovendo le labbra e producendo suoni perlopiù gutturali ma senza essere realmente compresa dai suoi coetanei. Shōko passa quindi lunghi periodi di solitudine dando da mangiare molliche di pane ai pesci di un fiumiciattolo. Probabilmente perchè percepisce nei pesci una natura esistenziale simile alla propria, in quanto circondati dalla natura ovattata dell’acqua in cui pur aprendo e chiudendo la bocca, li fa apparire isolati ed inascoltati da chi li osserva muovere tali labbra. Shōko e Shōya dopo un lungo periodo di anni di separazione, si ritrovano negli periodo delle scuole superiori e scopriremo che i semi gettati nel cuore di Shōya dai molti tentativi di comunicazione con lui messi in atto da Shōko, hanno prodotto dei frutti a distanza.

Shōko e Shōya che comunicando fra loro poco alla volta col linguaggio dei segni, cominciano a non sentirsi più come due pesci fuor d’acqua.

Segretamente il ragazzino ha imparato il linguaggio dei segni ed inizia così nell’età dell’adolescenza un processo di redenzione per farsi perdonare da Shōko per il male che le ha fatto durante gli anni dell’infanzia. Poco alla volta ricorderà i gesti che Shōko rivolgeva a lui e che lui non capiva e, a distanza di anni, finalmente ne comprende il significato che era colmo di affetto e amicizia: facendo così comprendere a Shōya che fra i due era lui quello che in realtà era sordo ai molti tentativi di comunicazione che gli venivano rivolti da Shōko. Shōya quindi comincerà a condividere l’hobby di lei di dar da mangiare ai pesci del fiume, presentandosi spesso ai loro appuntamenti con un filone di pane sotto il braccio. Ed un giorno ci finirà in quel fiume lui stesso cadendo da una grande altezza per salvare Shōko nel suo tentativo, fortunatamente scongiurato, di sopprimere la propria vita.

La foto di Yuzuru Nishimiya vincitrice del concorso di fotografia

Dietro questa vicenda drammatica, ma a lieto fine, vengono delineate le molte personalità degli amici e parenti dei due protagonisti. Molto significativa per esempio la personalità della sorella di Shōko che in un primo momento ha atteggiamenti e comportamenti da maschio. Yuzuru Nishima è una ragazzina con molte qualità artistiche. Vincerà un premio di fotografia: il suo scatto fotografico ritrae un prato fiorito in cui è delineata la sagoma di terreno in cui si è decomposto il corpo di un uccello. La vita dell’uccello quindi ormai dissolta che si è trasformata in energia che ha dato vita ai fiori che circondano la sagoma dell’uccello. La morte come forma eccelsa di inizio di nuova vita; la sordità e il mutismo come forma eccelsa di comunicazione fra coloro che non trovano una strada per la condivisione dei propri sentimenti. Vediamo quindi come la vicenda di Shōko e Shōya influenza positivamente anche tutti coloro che orbitano intorno a loro, amici o parenti che siano.

Il Mediatore Riva che attende le due fazioni in guerra portando “la luce” che cancelli un’epoca oscura e “il tavolo” su cui si possa suggellare una pace che comporti un dialogo maturo fra le parti.

La forma della Voce è un ottimo film di animazione nipponica adatto per tutte le età, ma data la tematica del bullismo e del disagio esistenziale che arriva a risoluzioni drastiche quali il suicidio come conseguenza della sofferenza patita a causa di un handicap sociale, è opportuno che il tema, se visto da bambini e adolescenti, venga contestualmente mediato dall’apporto educativo di un genitore che aiuti il minore a codificare il senso ultimo di tutta la vicenda umana che è sottesa, facendo leva sul messaggio positivo che ne emerge dal finale del film.

Shōya che attende Shōko portando “il pane” per dare alimento non solo fisicamente ai pesci ma anche simbolicamente alla propria relazione di amicizia con Shōko

Concludo con una nota biografica personale. Molti anni fa incontrai Giorgio, non-vedente. Quando ci presentammo lui mi chiese il permesso di toccare il mio volto per “vedermi”. Acconsentii. Le sue dita delicate scorrevano sui lineamenti del mio volto e si concentrarono su mento e sulle mandibole e dopo averlo fatto mi descrisse con precisione un piccolo difetto nella mia dentatura che avevo avuto durante l’infanzia ma che poi era stato corretto. Rimasi sorpreso. Quasi non lo ricordavo neppure io e sicuramente non è qualcosa di visibile ad occhio nudo da nessuno che io conosca. Questo episodio mi diede conferma che tutto ha un senso, anche la cecità, visto che può rendere capace un uomo di vedere qualcosa che per chiunque altro che possiede il dono della vista, resta invisibile e inaccessibile alla propria capacità di comprensione della realtà che ci circonda.

Pur essendo il film di animazione La forma della Voce, un’invenzione narrativa prodotta dalla fantasia umana, non dobbiamo quindi restare ingannati dall’idea che il tema trattato nella sua tesi finale, sia del tutto fantasiosa. Penso veramente che il difetto di ipoacusia grave possa comunque rendere veramente alcuni di coloro che ne sono portatori, dei potenziali mediatori di pace e comprensione reciproca in un mondo in cui pur con tutta la comunicazione tecnologica esistente, siamo sempre più in difficoltà nei processi di comunicazione interpersonale, dentro e fuori dalle nostre famiglie, dentro e fuori i differenti popoli e nazioni, dentro e fuori qualsiasi forma di realtà aggregativa.

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

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