Che regni il Caos!

Breve analisi di Dylan Dog 387

Roberto Recchioni, con il fidato Leomacs ed il contributo di Marco Nizzoli, inaugura ufficialmente il tanto annunciato “ciclo della meteora“. Il ciclo porterà a compimento il lavoro di rivoluzione, riscrittura a upgrade del personaggio le cui basi furono gettate già nel 2014 con Spazio Profondo e poi con Al servizio del caos.

Centrale nella storia il personaggio di John Ghost che mantiene la promessa fatta in Mater Dolorosa: Dylan deve sacrificarsi per salvare l’Universo. Quella che inizialmente sembrava quindi una battuta frutto della megalomania del personaggio adesso acquista concretezza visto il comparire nel cielo di una gigantesca meteora intenzionata a schiantarsi sulla terra e porre fine alla vita terrestre così come la conosciamo.

La storia comincia con Ghost, novello Thanos, che illustra la sua visione del mondo e continua con Axel Neil che compie una carneficina diffondendo il caos nella città londinese. Seguono pagine ricche più di citazioni che di dialoghi con un Dylan Dog ipertrofico che, fermato il folle killer in stile Action Hero, arriva stralunato e annichilito al confronto con la sua nemesi per lo spiegone finale.

Ed ecco che Dylan Dog diventa un simbolo, un’icona. Il tutto è così rapido e veloce che lo stesso personaggio quasi non se ne rende conto e finisce per subire il tutto senza protestare. Analogamente anche lo spettatore rimane leggermente frastornato dalle iperboliche capriole della sceneggiatura e dal filosofeggiare di Ghost.

Per quanto l’idea di innalzare Dylan Dog a idolo e simbolo all’interno del suo mondo, così come lo è stato nella realtà, giocando quindi ancora ed intelligentemente con la quarta parete (già portata all’estremo in stile Deadpool con le citazioni, i riferimenti, i nuovi personaggi, fino alla battuta di Groucho di pagina 41), sia indubbiamente interessante ed affascinante, rimangono numerosi dubbi sulla reale efficacia e sulle conseguenze che tale processo potrà portare al personaggio stesso.

I disegni della coppia Leomacs/Nizzoli con il loro iperrealismo accentuano il grottesco delle vicende narrate contribuendo non poco all’effetto dirompente (e dissacrante) dell’albo.

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