Ho conosciuto Trump prima di voi: Bloom County

Le immagini di questo articolo sono tratte dalla collezione integrale The Real Classy Compleat Bloom County: 1980-1989 edita negli USA. Le traduzioni delle strisce sono in questa pagina.

Cover della collezione

 

A inizio del 1989 Donald Trump è una consolidata stella dell’alta finanza statunitense. Il suo successo è accompagnato da untuosa ammirazione e ampio dileggio, visto che il quarantatreenne magnate si presenta come un “self made man”, vero figlio del “sogno americano”, nonostante sia in realtà figlio di uno dei più ricchi speculatori immobiliari di New York, quel Fred Trump cantato persino da Woody Guthrie nella ballata satirica Old Man Trump (fonte: Huffington Post) .
Per salvarlo in seguito ad un gravissimo incidente accaduto sul suo Yacht, con una operazione al limite delle possibilità umane, il suo cervello viene trapiantato nel corpo di un gatto ex-stella del cinema, ex-teleevangelista, ex-idolo dei metallari, tossicodipendente, alcoolista e spelacchiato.
Superato questo rovescio di fortuna con la consueta grinta, a metà di quello stesso anno “The Donald” acquista in blocco la striscia umoristica Bloom County, licenzia in tronco tutti i personaggi e propone una revisione improntata a quella “Trump Quality” di cui si faceva alfiere.

Trump pone fine ad un sogno…

Qualche decennio e qualche abuso delle leggi statunitensi sulla bancarotta più tardi, con una spregiudicata campagna elettorale improntata a negare qualsiasi valore decente gli Stati Uniti d’America abbiano proposto nella loro breve storia e finanche il comune buon senso, “The Donald” diventerà il meno credibile e, probabilmente, più pericoloso presidente degli USA dai tempi di Ronald Reagan.

Una parte di quanto raccontato sopra non è accaduto realmente, ma è parto della fantasia di Berkeley Breathed autore di Bloom County e, in seguito, di Outland.
Purtroppo per noi, non è la parte sulle elezioni presidenziali…

Come si intuisce dal finale del 1989 arrivato dopo una cavalcata iniziata nel 1980, Bloom County non è stata la classica striscia umoristica “neutra” alla Peanuts ma, come Doonesbury di Garry Trudeau, si è cimentata con l’attualità, il costume, la storia e la politica. Con grande leggerezza ed un tocco di surrealismo.

Le origini erano state piuttosto tranquille, quasi banali: inizialmente sembrava proprio una comune striscia umoristica con protagonista l’anziano Maggiore Bloom, militarista e conservatore, la sua sventata moglie, lo sveglio nipotino Milo Bloom e vari affittuari di una vasta magione localizzata in un non meglio precisato paesino delle vaste praterie USA. I primi mesi di strisce si sviluppano tra il contatto con gli usi “alieni” del profugo russo Pops Popolov, i deliri dell’anziana vedova Tucker, le stravaganze del vagabondo Limekiller ed i dialoghi con l’immancabile animale parlante, il bastardino Rabies.

Nel giro di meno di due anni di tutti questi personaggi resterà sotto i riflettori il solo Milo ed il cast si arricchirà di altri personaggi tra cui le indiscusse e, come Snoopy nei Peanuts, inizialmente insospettabili star dello show: il sensibile e sognatore pinguino OpusBill il Gatto, felino nevrotico perennemente soggetto a postumi da abuso di psicofarmaci.
È forse proprio lo spelacchiato e sfatto Bill, parodia di un personaggio “commerciabile” che permettesse di tirare su un po’ di merchandising (il riferimento a Garfield è esplicito) a dare la cifra della capacità di Breathed di evolvere la sua striscia come specchio surrealista degli Stati Uniti, con la sua routine di morti da “stella maledetta”, di ipocrite celebrazioni da parte dei personaggi sopravvissuti e di reincarnazioni risibili ma perfettamente lineari con la mitologia dei divi “maledetti”.

L’adorabile Bill il Gatto, stella del marketing

Non che gli altri personaggi siano da meno, a partire dalle “americanissime” famiglie Binkley e Wendell-Jones.
Dei primi conosciamo il padre, Democratico ultra-moderato e perennemente sensibile alle tentazioni destrorse a partire dal culto del “vero uomo americano” che cerca inutilmente di inculcare al figlio. Il quale, sensibile, immaturo e sognatore sostituisce alla coperta dell’omologo schultziano Linus un più moderno Sgabuzzino delle ansie.
I secondi colmano, ironicamente, la “quota di colore” con il padre, evidentemente ispirato a Bill Cosby, la madre casalinga con il mito di Michael Jackson ed il figlio Oliver Wendell-Jones, astrofisico in feroce competizione con Stephen Hawking, inarrestabile hacker degli esordi dell’informatica domestica, inventore di sostanze e tecnologie proibite, sviluppatore di un programma militare per lo “Scudo Stellare” e, come si intuisce, personificazione ironica dei dilemmi tra etica e sfruttamento delle tecnologie.
La cittadina circostante rapidamente evolve da campagna popolata di rednecks a ambiente suburbano con l’arrivo della giovane maestra femminista Bobby Harlow, di Cutter John, dottore, veterano del Vietnam ed in generale persona poco propensa a prestarsi alle retoriche sulla disabilità, dell’avvocato yuppie ultra-reaganiano Steve Dallas e della vacua “bionda bionda” Quiche Lorraine.

Cutter John e la retorica sulla disabilità

Aumenta anche la quota animali parlanti, marchio distintivo delle strisce statunitense, tra i quali i due amiconi Hodge-Podge il coniglio e Portnoy la marmotta, maschilisti, aggressivi e populisti.
Si evolve ulteriormente il gusto “meta-fumettistico” personificandosi nel grasso e untuoso W.A. Thornhump, amministratore delegato alla pubblicazione, sempre alla ricerca di modi per alzare le vendite, censurare le istanze dei personaggi e quietare le proteste dei vari “gruppi di interesse” che in quel mondo (non così tanto) di fantasia invocano rispetto per i sacri valori di cui loro soltanto sono, ovviamente, genuini interpreti.

W.A. Thornhump difensore del “Made in USA”

I nove anni di pubblicazione coprono quasi interamente i mitizzati “Anni ’80” e l’ottovolante che furono: Ronald Reagan arriva alla Casa Bianca con la “Reaganomics” e l’aperta minaccia di utilizzare l’arsenale atomico contro l’URSS ma resta comunque un ex-attore di western e commedie di seconda fascia, il disastro nucleare di Chernobyl rende evidente al mondo il pericolo del nucleare “civile”, l’Inghilterra della Lady di Ferro entra in guerra con l’Argentina per quattro sassi in mezzo al mare ma il numero di morti non ha la stessa risonanza del matrimonio tra il Principe Carlo e la “borghese” Diana Spencer e al successivo clamore per la nascita del principino William, Oliver North rende evidente al mondo che è legittimo vendere armi a “paesi canaglia” per pagare “alleati” menando per il naso le istituzioni democratiche purché si riesca a trovare una buona scusa.
Questo e molto altro Breathed mette in Bloom County, descrivendo “malattie” che abbiamo interiorizzato come parte di questo nuovo millenio ma che alla fine appaiono come un continuo riproporsi di una grave incapacità di affrontare e risolvere i problemi: dalla politica-spettacolo al continuo imbarazzo con cui gli USA “democratici” affrontano la questione delle minoranze etniche; dalla corsa agli armamenti infinita e sempre supportata con una nuova scusa all’evidente disparità tra un sistema giustizialista verso il basso e garantista, persino “perdonista”, verso chi si può permettere di influenzare l’opinione pubblica; dalle regole dello star-system che codificano rigorosamente quanti e quali eccessi siano consentiti, anzi richiesti, ai divi all’assurdità del proibizionismo spinto; dai danni da inquinamento tanto evidenti da rendere ridicolo ogni negazionismo alla contraddizione tra l’esaltazione del liberismo ed una economia interna pompata a massicce iniezioni di denaro pubblico. Fino alla profonda contraddizione di proporsi come la nazione che difende i valori del progresso umano pur continuando ad avere tra il proprio elettorato sacche di arretratezza e vero e proprio analfabetismo.

La tragica, e mediaticamente redditizia, (prima) morte di Bill il Gatto

Il tutto reso, come si diceva, con arguzia ed un tocco di surrealismo: per esempio il “Tonico Per Capelli del Dottor Wendell Jones”, dalla miracolosa efficacia ma improvvisamente proibito dalle autorità sanitarie statunitensi, diventa parodia della inadeguatezza del proibizionismo sugli stupefacenti che sembra avere come unico effetto l’aumentare dei guadagni degli spacciatori.

La guerra senza quartiere agli spacciatori di tonico

Ancora più comiche e corrosive le cronache dei vari tentativi dell’elettorato della Contea di Bloom di far trionfare i propri candidati nella corsa alla Presidenza degli Stati Uniti; o i tentativi di Steve Dallas di fare soldi sfruttando i diritti di immagine dei serial killer che difende o lanciando una band Heavy-Metal di cui il disastrato Bill il Gatto sarà ovviamente il frontman.

Steve Dallas contratta con le case cinematografiche

Per i lettori italiani che abbiano vissuto quel periodo, questo spassoso resoconto di uno dei decenni più strani vissuti dagli USA e dal mondo tutto, venne pubblicato a puntate sulla rivista mensile Linus (con una traduzione a volte zoppicante) e sporadicamente raccolto in volumi, mentre in tempi più recenti l’editore statunitense IDW ha ristampato l’intera collezione in The Real Classy Compleat Bloom County (no, “compleat” non è un refuso), due massicci volumi che è valsa la pena di recuperare sui venditori on-line.

Anche solo per ricordare una Storia che, a quanto sembra, non siamo ancora stanchi di ripetere. Non importa quanto ridicola e insensata.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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