Edens Zero: Fairy Tail nello spazio

Meglio fare una premessa: io, con il signor Hiro Mashima ho un serio problema.
Non sono mai riuscito a proseguire un suo manga oltre un certo punto: con Rave fu un disastro fin dal primo numero, Fairy Tail andò discretamente meglio principalmente grazie al fatto che il suo tratto si era raffinato di parecchio e questa raffinazione aveva prodotto il personaggio di Erza “Titania” Scarlet . Ma anche lì non riuscii andare avanti a lungo (comunque: qualche decina di volumi).

Ezra Scarlet: carisma istantaneo in comoda confezione

Con Edens Zero le cose non sono andate molto meglio. Il manga che compare ora nelle fumetterie italiane in “Limited Edition” a stampe Star Comics lo ho seguito in edizione inglese digitale su CruncyRoll per diversi volumi. Senza però riuscire ad affezionarmi.

La storia racconta di Shiki, un ragazzotto adottato da colui che è stato il Re dei Demoni, il più temuto pirata spaziale a capo di una ciurma di androidi (bot), e del suo viaggio alla ricerca di Madre, una favoleggiata divinità cosmica che ritiene di aver incontrato e a cui vuole chiedere di curare gli androidi che lo hanno cresciuto, impazziti per una misteriosa malattia.
In questo suo viaggio incontra subito l’avventuriera spaziale Rebecca ed il suo buffo androide pupazzoso Happy, ed in seguito la versione ringiovanita del grande scienziato Dr. Weisz… che però si rivela essere un geniale zozzone. Geniale, indubbiamente, ma zozzone.
Il cast si va ovviamente ad ingrandire di volume in volume, come da canone dello Shonen Action (e specialità di Mashima), ma non vorrei spoilerare eccessivamente.

Il cast di Edens Zero

Si può comunque intuire che abbiamo tutti gli ingredienti classici favoriti da questo autore: il personaggio rissaiolo che affronta la vita con semplicità e coraggio e che, quindi, i problemi non li vede, li travolge; la ragazza che non è tanto forte ma “conosce la vita”, gli “animaletti buffi” e il “deviato simpatico”. Sempre da sua abitudine, leit-motiv delle sue opere precedenti vengono riportati come affettuose citazioni, in questo caso Rebecca e Happy sembrano arrivare diretti da Fairy Tail.
Sul tratto di disegno sembra quasi superfluo sprecare parole: Hiro Mashima è ormai da tempo un solido professionista noto per le sue anatomie perfette per lo shonen adolescenziale. Ampi volti e grandi occhi facilmente leggibili, dettagli che agevolino l’immediata riconoscibilità, corporature energiche e potenti per i maschi e morbide e voluttuose per le ragazze. La costruzione di tavola è quasi da manuale del genere: ogni singola inquadratura è studiata per rendere la dinamica del momento, comprimerla e poi farla esplodere, le vignette vengono tagliate dritte, oblique oppure lasciate aperte per permettere ai personaggi di occupare lo spazio con il loro dinamismo.

Azione! Pura, chiara, inconfondibile.

Ma allora quale può essere il problema per un vecchio (pure troppo, a pensarci) amante dello Shonen Action?
E’ difficile dirlo senza sembrare snob, ma il dato di fatto è che Hiro Mashima è troppo “preciso”. I suoi manga, e Edens Zero non fa eccezione, sembrano essere costruiti con una formula studiata a tavolino. Da cui non sembra ammessa deviazione. I protagonisti hanno una “quest” da portare a termine, incontrano un avversario, c’è qualche intoppo, trionfano, ridono. Nel frattempo le protagoniste femminili si prestano ad un qualche fanservice (e chi sono io per criticare?).
In tutto, però, non avverto quasi mai una reale tensione. La vittoria dei protagonisti arriva quasi sempre rapida perché l’intoppo che impediva a loro di trionfare, spesso legato ad un nuovo alleato o ad un nuovo segreto di un alleato già acquisito, si scioglie nel giro di poche vignette o di una singola frase TROPPO efficace per essere veramente emozionante.
Sembra, insomma, che Mashima ed il suo team disegnino Edens Zero (e Fairy Tail prima di esso) spuntando una lista.

Ed è un vero peccato perché gli si deve riconoscere che al contrario di Tite Kubo (“Bleach”) non perde mai il controllo della narrazione e rispetto a Masashi Kishimoto (“Naruto”) si pregia di un tratto decisamente più preciso e funzionale ed è molto più attento di Eichiro Oda (“One Piece”) a non sovraccaricarsi di personaggi e specificità che finiscono per essere ridondanti.
Ma rispetto a costoro sembra sempre che gli difetti un ingrediente fondamentale: la passione.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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