Dai fumetti ai quadrinhos: i (dolci) tormenti di un traduttore.

Durante il suo ultimo viaggio in Italia, Julio Schneider, traduttore ufficiale in Brasile dei fumetti Bonelli (e non solo) nonché storico collaboratore di uBC International, ci parla di alcuni interessanti aspetti del suo lavoro…

MG: Ciao Julio e bentornato in Italia! Per iniziare, parlaci un po’ di te e di come sei arrivato a lavorare nel mondo del fumetto.

JS: Beh, non c’è molto da dire: abito a Curitiba (capitale dello stato del Paraná) e sono un avvocato civilista, ma sin dalla mia infanzia ho sempre avuto una grandissima passione per i fumetti Bonelli a partire da Tex. Il nostro ranger era pubblicato in Brasile già negli anni ’50 e poi, dopo una lunga pausa, è tornato nelle edicole agli inizi degli anni ’70 aprendo la via anche ad altri personaggi bonelliani. Dopo aver divorato migliaia di pagine di fumetti, anzi di quadrinhos come li chiamiamo noi, ho fatto il “grande salto” nel 1996.

MG: Cioè?

JS: Ho acquistato un’auto nuova (una Fiat che, fabbricata in Brasile, da noi è sinonimo di motore affidabile) e nel prezzo era compreso l’abbonamento di un mese a Internet, allora nella fase iniziale della sua espansione. Da grande appassionato, le prime parole che ho cercato nel web sono state “Bonelli” e “Tex Willer Italia” e la mia vita è letteralmente cambiata: ho trovato il sito di uBC che ho iniziato a seguire con molto interesse e l’anno successivo, con la nascita di uBC International, ho iniziato a tradurre articoli e schede in portoghese su richiesta del curatore, un certo Marco Gremignai 🙂

Come trovare un secondo lavoro grazie a uBC…

MG: E dopo cos’è successo?

JS: Nel 1998 sono stato contattato dall’editore brasiliano Wagner Augusto (case editrici Cluq e Tapejara) che aveva visto i miei lavori su uBC e che mi ha invitato a scrivere un articolo per un libro sui 50 anni di Tex che aveva in mente di pubblicare; qualche mese dopo, mi ha chiesto di fare nuove traduzioni degli albi di Ken Parker, che sarebbero poi stati pubblicati in Brasile dal 1999.

MG: Quindi il primo fumetto che hai tradotto è stato l’indimenticabile personaggio di Berardi & Milazzo?

La prima traduzione di Julio e il suo primo editoriale, con le “lodi” a uBC

JS: Esatto, ed è stata una bellissima esperienza, visto che ero un lettore di Lungo Fucile da quando era arrivato in Brasile, negli anni ’70. Grazie a queste traduzioni sono stato notato dall’editore Dorival Vitor Lopes, responsabile della Mythos Editora che nel frattempo era diventata la casa editrice principale per la pubblicazione di fumetti italiani in Brasile: Dorival mi ha contattato per chiedere la mia collaborazione sugli albi di Tex, traducendo le storie, scrivendo qualche articolo e poi anche dei redazionali.

MG: Hai incontrato qualche problema particolare agli inizi, oppure la tua ottima conoscenza della lingua italiana e del medium fumetto è bastata a superare le difficoltà?

JS: Il mio italiano l’ho imparato da solo, con la lettura di fumetti e riviste e ascoltando la musica dei miei dischi in vinile (sì, a quel tempo c’erano…). Spesso mi imbattevo in giochi di parole oppure termini mai visti o sentiti prima e non sapevo che pesci pigliare. Poi, con l’avvento di Internet e della TV a pagamento (guardavo Rai International), ho iniziato ad approfondire la mia conoscenza della lingua italiana, superando quelle prime difficoltà.

MG: Qual è stato il tuo primo contatto con Sergio Bonelli? Lo conoscevi già da prima di diventare traduttore?

JS: A metà degli anni ’80, in una delle mie visite alla Gibiteca di Curitiba (la prima biblioteca interamente dedicata ai fumetti creata in Sudamerica), ho trovato un albo italiano di Tex. Era la prima volta che vedevo un’edizione italiana del mio personaggio prediletto e per giunta a colori (era il n. 200). Ho preso nota dell’indirizzo della casa editrice e, arrivato a casa, ho scritto e inviato una lettera – in portoghese, vista la mancanza di sicurezza nel mio italianese – descrivendomi come un lettore di Tex da molti anni che, incuriosito da quell’albo italiano, avrebbe acquistato con piacere altri albi. Qualche tempo dopo ho ricevuto una lettera da Sergio Bonelli, in cui diceva che era stato da poco in Brasile, che ci sarebbe tornato presto, che era un appassionato del mio paese, che gli faceva piacere il mio interesse – cose così, insomma – e che poi mi avrebbe inviato qualcosa. Da lì è iniziato uno scambio prima di lettere, poi di telefonate finché non ci siamo incontrati di persona, in una “convivenza” durata più di 25 anni.

MG: Sulle pagine di uBC abbiamo raccontato di quando hai lavorato per Bonelli non come traduttore, bensì come avvocato… Vuoi ricordarci questo episodio?

Tex testimonial a sua insaputa

JS: Nel novembre del 2001, una ditta brasiliana di sigarette dello Stato di Goiás aveva usato un disegno di Tex Willer sui pacchetti del suo prodotto, senza l’autorizzazione né della Sergio Bonelli Editore, né della Mythos Editora. Il disegno proveniva dalla copertina del Tex italiano n. 485: la violazione del copyright era resa ancora più evidente dal fatto che il disegno era stato modificato, con l’aggiunta di una sigaretta in bocca al ranger e un pacchetto nella sua mano sinistra… Tramite il mio studio legale ho ottenuto con facilità la modifica del layout dei pacchetti e le scuse formali della ditta produttrice delle sigarette, che ha dovuto anche pagare tutte le spese processuali.

MG: Come sei stato ricompensato da Sergio Bonelli?

JS: Sergio avrebbe voluto pagare la parcella come un cliente qualsiasi, ma non ho accettato e ho classificato questo lavoro come “pro bono”. Allora, per sdebitarsi, mi ha fatto inviare l’intera collezione di Mister No.

MG: Lavorando come traduttore hai ampliato le tue conoscenze nel mondo del fumetto (editori, autori ecc.), partecipando anche a mostre e altre iniziative come interprete. Qual è stato l’incontro più “bizzarro” che hai avuto in questa veste?

JS: Più che bizzarro lo classificherei come divertente: qualche anno fa c’è stata una mostra in Brasile, a Curitiba, e facevo da cicerone a tre simpatici autori bonelliani: Roberto Diso, Fabio Civitelli e Moreno Burattini. Li ho portati in un albergo dov’era arrivato poco prima Tanino Liberatore, anche lui un simpatico chiacchierone. Immaginavo che, essendo tutti e quattro italiani, tutti fumettisti e tutti famosi in quel settore, si conoscessero già… invece, quando si sono incontrati nell’atrio, quale non è stata la mia divertita sorpresa nel vedere tutti e quattro che, con reverenza e una certa titubanza, si presentavano: “Signor Liberatore, che piacere conoscerla, lei è un mito per me”, “Maestro Diso, non ci credo, è proprio lei, molto piacere”, e così via fino a che, sciolto il ghiaccio – e dopo qualche birra – erano già tutti amici d’infanzia 🙂

Fumettisti italiani in Brasile: Julio con Civitelli, Diso e Burattini (a sinistra) e con “RankXerox” Liberatore (a destra)

MG: A proposito di Liberatore, ti è andata bene che non hai dovuto tradurre RankXerox…

JS: Sì, sarei stato davvero troppo in difficoltà con le parolacce e con testi decisamente diversi da quelli molto “puliti” abituali nei fumetti della Sergio Bonelli Editore e anche della Panini Comics.

MG: Eh già, non sei soltanto traduttore dei fumetti Bonelli: so che, tramite Panini Comics, hai avuto a che fare anche con i supereroi americani…

JS: Sì, ho tradotto vari albi tra cui Doppia morte. Devil & Capitan America, di Tito Faraci e Claudio Villa, l’Uomo Ragno e Conan. Inoltre ho tradotto Kylion e Monster Allergy (entrambi di Francesco Artibani, il primo con Giulio De Vita e il secondo con Katja Centomo) e ancora le Winx, e per altre case editrici Lazarus Ledd di Ade Capone, Druuna, Diabolik… Ma non ti nascondo che continuo a preferire gli albi Bonelli.

MG: E per quanto riguarda i manga?

JS: Ah, non me ne parlare… Ho tradotto una sola serie – Gundam Wing – una quindicina di anni fa, sempre tramite Panini Comics.

MG: Perché solo una?

JS: Beh, si trattava di una serie che la Panini aveva stampato “all’occidentale”, quindi con il ribaltamento delle tavole. Peccato che il traduttore italiano non ne avesse tenuto conto e quindi avesse tradotto alla lettera un balloon giapponese il cui testo, invece, doveva essere adattato a causa del ribaltamento… e io ho fatto lo stesso errore, traducendo alla lettera il testo italiano. Il giorno stesso della pubblicazione, decine di appassionati inferociti hanno scritto nei forum lamentandosi dello scarso rispetto mostrato dal traduttore nei confronti del loro amato fumetto. Così, ho preferito lasciar perdere altre traduzioni di quel tipo.

MG: Ti è capitato lo stesso inconveniente in altri casi, con lettori – o magari addirittura qualche autore – che hanno avuto da ridire sulle tue traduzioni?

Groucho by Julio: “Sai qual è il cibo che si accende e si spegne?”

JS: No, assolutamente. Al contrario, ho ricevuto molti complimenti per aver modificato il testo originale italiano e creato qualcosa di mio! È successo con gli albi di Dylan Dog, che contengono battute e giochi di parole di Groucho praticamente intraducibili: se si facessero delle traduzioni alla lettera non avrebbero senso, così devo inventarmi personalmente delle, diciamo, cretinate che facciano ridere. E una volta, in redazione, Sergio Bonelli fa vedere all’allora curatore Mauro Marcheselli qualche albo brasiliano di Dylan e ritraduce a suo beneficio (dal portoghese all’italiano) due o tre delle battute che avevo inventato io. Mi aspettavo qualche critica, invece Mauro fa: “Mi sono piaciute, potrei usarle anch’io!”

MG: Apro ora una piccola parentesi… È vero che la tua passione per l’Italia è aumentata ulteriormente a partire dal 5 luglio 1982?

JS: Vedo che hai buona memoria 🙂 Sì, il giorno di Italia-Brasile 3-2 ai Mondiali di Spagna sono stato dispiaciuto come brasiliano, ma ho anche gioito per la vittoria degli Azzurri e mi sono augurato che negli anni successivi i giocatori verdeoro diventassero meno spocchiosi e più concreti… cosa che talvolta è successa, ad esempio nella finale dei Mondiali del 1994 proprio contro l’Italia, ma talvolta no (penso soprattutto a questi ultimi anni e a giocatori come Neymar).

MG: Torniamo al tuo lavoro di traduttore. Com’è organizzata la tua giornata-tipo? E quali scadenze hai?

JS: In genere, dedico la mattina alla traduzione dei fumetti e alla realizzazione di articoli e redazionali, per poi recarmi allo studio legale nel pomeriggio. In media riesco a tradurre tra 10 e 40 tavole al giorno: la cifra varia molto a seconda della quantità di testo contenuta nei balloon. Chiedo sempre agli editori di inviarmi con largo anticipo i testi da tradurre, così posso organizzarmi per consegnare i testi tradotti tra 60 e 45 giorni prima della data di arrivo nelle edicole, in modo che anche loro possano realizzare i lavori grafici necessari in tempo utile. Occasionalmente, poi, continuo a scrivere articoli sui fumetti, non solo su riviste o albi brasiliani ma anche in occasione di mostre in Brasile, Portogallo o Italia: uno dei “pezzi” che ricordo con più piacere è “L’alma brasiliana dei paperi Disney: le superstorie sudamericane di Paperinik & Co.” pubblicata nel catalogo della Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo, nel 2009, dal titolo “Da Paperinik a PK. Viaggio fra i supereroi Disney”.

Zagor e Blondie in Brasile

MG: A proposito, mi sembra di ricordare che tu sia pagato a tavola e non, come avviene nel mio campo, a parole o cartelle… Certo c’è una bella differenza tra una tavola “muta” di Ken Parker e una spiegazione logorroica di Martin Mystère 🙂

JS: È vero, in alcune occasioni ero quasi imbarazzato quando ricevevo il pagamento! Scherzi a parte, il pagamento a tavola, nel settore dei fumetti, è stato definito tra editori e traduttori molto prima del mio arrivo. Così convivono bene le pagine piene e quelle vuote, che si compensano, diciamo: a volte il lavoro va a rilento (mooolto testo), altre invece va velocissimo (zero testo)! Questo determina la media giornaliera molto variabile (da 10 a 40 tavole) di cui ti parlavo prima.

MG: Qual è l’albo più bello che tu abbia mai tradotto, oppure quello per cui sei stato più soddisfatto del tuo lavoro?

JS: Mamma mia, sono tanti! Non riuscirei a indicare un unico albo che mi abbia soddisfatto in modo particolare. Dovendo invece indicare una serie, direi sicuramente Dylan Dog per il motivo di cui ti parlavo prima: inventare battute per Groucho mi diverte un mondo.

MG: Viceversa, ci sono stati albi che ti hanno creato difficoltà? Sai che nel nostro ambiente si dice che la traduzione è come la donna: se è fedele, è brutta, ma se è bella, è infedele…

JS: Se è per quello, si dice anche “traduttore – traditore”… Beh, sono un traduttore che cerca di non essere (troppo) traditore, uno che prova a dire nel proprio idioma esattamente quello che l’autore voleva dire nel suo, ma può succedere che il suddetto autore inserisca delle citazioni di opere che non sono state pubblicate in Brasile, oppure altri rimandi o “strizzate d’occhio” ai lettori che non riesco a cogliere appieno e quindi mi mancano le referenze per riuscire a spiegare bene, ai lettori brasiliani, quello che l’autore voleva dire. Questi sono i “tormenti” che incontro, ogni tanto, e mi mettono più in difficoltà. In casi come questi, prima di consegnare le traduzioni, provo a contattare l’autore della storia o il curatore della testata per chiedere chiarimenti.

L’esordio della collana Tex Willer in Brasile

MG: Lasciati dire che al confronto dei tormenti che deve affrontare un traduttore tecnico (come me), non c’è paragone…

JS: Ah, questo è certo! Tenendo conto che vengo pagato per un lavoro che farei anche gratis, vista la mia enorme passione, gli occasionali tormenti che devo affrontare sono una ben piccola cosa 🙂

MG: Prima di transitare qui a Pisa sei stato ospite, a Roma, di Roberto Diso. Su cosa sta lavorando attualmente?

JS: Roberto, nonostante i suoi 87 anni, è ancora in piena attività! Ho potuto sfogliare i suoi disegni per il ritorno di Mister No, quello classico, oltre cento pagine già pronte, ma so che è impegnato anche con un prossimo Tex. E la sua “piena attività” non riguarda solo i disegni, ma anche i viaggi – e senza lamentarsi del tempo da passare in treno o in aereo: giorni fa è stato ospite di una mostra in Croazia e, per l’anno prossimo, ha già confermato la sua partecipazione a un’altra mostra in Portogallo! In Brasile è venuto qualche anno fa, come ti raccontavo in precedenza, e ogni tanto chiede di essere nuovamente invitato per tornare a trovarci.

MG: Cosa ti aspetta al tuo ritorno in Brasile? Quali sono le collane che traduci attualmente?

JS: Per fortuna non ho lavoro accumulato, dal momento che in questo nuovo “giro d’Italia” ho portato con me il mio portatile, e così, nel treno tra Roma, Pisa, Genova e Milano (posti visitati per rivedere alcune persone speciali, rispettivamente Roberto Diso, Marco Gremignai, Giancarlo Berardi e poi tutte quelle simpatiche persone della redazione SBE) vado avanti con i testi. In questo periodo sono alle prese – oltre che con i soliti personaggi: Tex, Julia, Dylan Dog, Martin Mystère, Mister No, Diabolik… – con una nuova collana targata Panini che vedrà la luce da agosto 2019, nonché con i libri bonelliani Deadwood Dick, Mister No Revolution, Monolith e altri fumetti ancora.

Incontri ravvicinati tra traduttori

MG: Julio, è stato davvero un piacere. Spero di rivederti presto!

JS: È stato un piacere anche per me! Un caro saluto anche agli altri uBicciotti che ho conosciuto nei miei precedenti viaggi in Italia e grazie ancora al “creatore” di uBC, Giovanni Gentili, che pubblicando quelle mie poche righe stentate in italianese, più di vent’anni fa, ha cambiato la mia vita!

Tutte le immagini sono (c) degli aventi diritto

Marco Gremignai

"Gremignai? Quello che si occupa dei fumetti Bonelli all'estero?" "Eh già... Notevole, per uno che viene da Peccioli"

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