L’innominabile Sorella: ho una sorella, mi mancano cugini

Già, perchè è innegabile che questa nuova opera, nata in una fanzine autoprodotta dalla mano della talentuosa Iida Pochi e poi portata a furor di fans fino all’editoria di prima fascia e infine in Italia da Star Comics , rientra nella categoria: “da sbolognare a qualche cugino”.

Cover volume 01

Il motivo è evidente già nelle prime righe di descrizione della trama: il giovane “normale orfano giapponese” (variante che sappiamo essere piuttosto frequente del protagonista manga tipo) Yu, passato come un pacco ingombrante da un parente all’altro viene preso da un lontano zio che gli concede la massima libertà d’azione ad un solo patto: non dovrà mai entrare nel magazzino della vecchia casa di famiglia. Poi lo zio si ammala di una misteriosa malattia, Yu entra nel magazzino, e inavvertitamente cancella quello che ha tutta l’aria di essere un pentacolo da evocazioni.
Pochi secondi dopo una bellissima ragazza inumana gli propone un patto e pochi minuti dopo Yu si ritrova con una bellissima sorella adottiva disposta a fare letteralmente qualsiasi cosa lui voglia in cambio di ciò che lui ha di più prezioso.
Da qui in poi il confine tra fratello e sorella e uomo e donna sarà molto spesso reso sfumato dalla natura completamente avulsa dalle regole umane della sorellona Chiyo e da quella di maschietto di Yu, con sempre pendente la precisa percezione che dietro il sorriso sbarazzino e luminoso di Chiyo si cela nientemeno che uno dei più imperscrutabili Antichi.

Shub-Niggurath, per gli amici

Ora, volendo aprire un inciso culturale dovremmo addentrarci nel campo abbastanza spinoso degli immaginari più o meno erotici globali e riconoscere che gli amori romantici tra fratelli, presenti più o meno in ogni cultura, nel manga hanno trovato terreno particolarmente fertile arrivando a coniare il termine “siscon” (sister complex) per indicare in generale queste situazioni ed il più specifico “oneshota” (onee-san / shota, sorella maggiore e ragazzino) quando la “sorella” è ben maggiorenne ed il “fratello” sta affrontando o ha appena passato la pubertà. Si potrebbe argomentare che tale successo sia stato molto condizionato tanto dalle tendenze demografiche giapponesi in cui per anni le famiglie hanno dovuto molto spesso limitarsi al figlio unico. Se a questo si aggiungono le difficoltà colossali di comunicazione tra i sessi e l’occorrenza non del tutto infrequente che, causa destinazioni o orari di lavoro assolutamente disagevoli per una normale gestione famigliare, i genitori affidassero i figli ad altri famigliari, ecco che fantasticare su un contatto “agevolato” con una ragazza, magari pure più matura ed esperta, possa essere tutt’altro che improbabile.

Per quanto mi riguarda, da persona che ha una sorella quasi coetanea, mi affido alle parole di un altro esperto.

Grazie per la testimonianza (cit. Otaku Club Genshiken – lettura giapponese)

Tornando nel merito dell’opera, la situazione è quella classica: giovane impacciato convive con una donna sensuale e dall’apparenza matura ma inesperta di praticamente ogni convenzione e decoro. Le situazioni pruriginose vengono tratteggiate con molta sapienza dal pennino di Iida Pochi che, come abbiamo premesso, sembra tutto tranne che una esordiente. Non solo Chiyo è immediatamente tanto attraente quanto carismatica, ma il suo design “demoniaco” è contemporaneamente repellente ed affascinante come lo sono le varie “entità” che improvvisamente si fanno sempre più visibili intorno a Yu in una scenografia sempre piuttosto ben curata ed un taglio descrittivo che passa con molta naturalezza dalla sit-com a inquadrature splatter.

Se vogliamo trovare un difetto in questo primo volume de “L’innominabile Sorella” è forse la fretta con cui dalle premesse si passa alla definizione della “quotidianità”. Rispetto ad altre “romantiche mostruose” come la zombie  Sanka Rea, la sventata fantasma Yuko Kanoe o la gigantessa antropofaga Mana Emiya, la “percezione di morte certa” che accompagna Chiyo pare essere relegata alle sole prime pagine ed il resto del volume sembra più interessato ad esaltarne le attitudini emotive e seduttive che non a ricordare l’inquietante patto stretto all’inizio.

Può darsi che si tratti di una strategia atta a costruire una falsa sicurezza, ma certo è che date le premesse il lettore si trova quasi infastidito da una abbondanza di fanservice che sembra non portare la storia da nessuna parte.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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