Bakemonogatari: quanto ti ho aspettato

Bakemonogatari è la mia serie anime preferita.
Punto.

La cover del fumetto della mia serie animata preferita

Per dovere di completezza e per non obbligarvi a cercare su internet, che poi trovate qualcuno che scrive meglio di me, dedico due righe sulla serie di romanzi brevi di NisioisiN, conosciuto da queste parti per Shonen ShojoMedaka Box . Protagonista della serie é il…


normale studente giapponese Koyomi Araragi, bravo ragazzo dai sani appetiti che una notte incontra la più bella e potente delle vampire sulla faccia della terra, Kiss-shot-acerola-heart-under-blade, in fin di vita dopo uno scontro andato particolarmente male con dei cacciatori di mostri ed incapace di abbandonarla al suo destino la aiuta. Divenendo lui un mezzo vampiro praticamente immortale e lei una carinissima quanto severa bambina.
Questo incontro renderà Araragi, se già non lo era, un catalizzatore di “anomalie”: entità soprannaturali di ogni genere, divinità shintoisti, fantasmi, illusioni, mostri, artefatti e leggi della natura materializzate, che normalmente “badano ai fatti loro” ignorando l’umanità, cominceranno ad affollarsi nella sua vita, molto spesso veicolate da belle ragazze dal carattere, ad usare un eufemismo, “particolare”.
Ovviamente questo a sua volta lo porterà a contatto con i più svariati personaggi che trattano con le “anomalie”, primo tra tutti Meme Oshino, svagato fricchettone in camicia hawaiana e “specialista” in grado di affrontare dei e vampiri.
Da questa serie di racconti, che narra un anno della vita di normale studente giapponese di Araragi in ordine NON cronologico, è stata tratta questa pubblicazione manga ora in italia per Star Comics ma, ancora prima, la serie animata che assomma diverse stagioni, film e sketch brevi di grande successo.
E che è la mia serie anime preferita.
Punto.

Araragi e Hitagi Senjougahara, la spigolosa protagonista del primo arco narrativo

Potrei dissertare lungamente sui motivi che la rendono la mia serie anime preferita: dal casting di belle ragazze di tale carisma da mettere in crisi per la prima volta la mia rigida distinzione tra “2D” e “3D”; alla sceneggiatura brillante, a-morale, eppure densa di considerazioni filosofiche, riflessioni etiche e insegnamenti morali e sentimentali; alla sperimentazione grafica effettuata dai creativi dello Studio Shaft nel contesto di un budget da serie televisiva; ad una colonna sonora di primo livello in mano allo studio MoNaCa.
Ma l’ho già fatto.

Per cui, tutto quello che resta da dire è: può il manga tratto dalle visual novel da cui è stato tratta la mia serie anime preferita reggere il confronto grazie al fatto che ai pennini troviamo un vero maestro dello shonen “estetico” e “carismatico” come Ogure Ito/Oh Great!?

La risposta è: no.
Ma il confronto lo perde di poco.

Senjougahara in assetto da battaglia

Perchè effettivamente la scelta non poteva essere più azzeccata: contando sulla sua indubbia superiorità nel dare ai personaggi quella “corporeità” che lo studio Shaft aveva potuto dare solo fino ad un certo punto, inevitabilmente condizionato dal dover rendere le cose agevoli ad animatori ed intercalatori, Oh Great! si permette di ricostruirli un minimo e renderli presenze sceniche affascinanti come lo sono tutti i suoi altri personaggi, a volte al punto da autocitarsi.

Così, se sicuramente non può fare affidamento su scenografie cangianti, doppiatrici in stato di grazia e colonna sonora, compensa dando ai personaggi quel dinamismo estremo di cui lui è sempre stato buon maestro e che, paradossalmente, solo nel fumetto (e nel manga in particolare) si riesce a rendere grazie al paradosso di poter “congelare l’attimo”.
Questo primo volume che esaurisce buona parte del primo arco narrativo dei Bakemonogatari Hitagi Crab (Il granchio di Hitagi) ci regala una Hitagi Senjougahara feroce e fragile come la sua corrispondente animata, mentre Koyomi Araragi si sovrappone più che bene a quella che è l’immagine stabilita dal pregresso, magari sembrando un pelino più “ordinario”.
Forse l’unico personaggio che leggermente muta, raccogliendo in se le forme e il ghigno a mezza bocca dell’indimenticato Bunshichi Tawara di Inferno e Paradiso, è appunto Oshino.

Lo “specialista” Oshino in abito da lavoro

Leggendo quanto sopra, probabilmente si comincerà ad intuire il problema di questa riduzione a fumetti: non è solo una mia scelta personale fare il paragone con l’animazione ma è proprio impossibile non farla. “Tratta da” i romanzi brevi di Nisioisin della serie *monogatari, questo primo volume è però evidentemente ispirato all’animazione, tanto da far dubitare che possa essere apprezzato pienamente da chi non la conosce. Non sono pochi i passaggi, la scansione di tavole o persino determinate inquadrature che non paiano affidarsi alla possibilità del lettore di “aiutarsi a completarli” con qualcosa che non è soltanto il contesto e la sua immaginazione.

Questo diventa quindi un serio problema in quanto ci troviamo di fronte ad un fumetto che, nonostante la capacità di primo livello del disegnatore, potrebbe venire pienamente compreso solo dagli appassionati dell’anime, che però sarebbero il pubblico probabilmente meno incentivato a leggerlo.
C’è anche da dire che il primo volume è ancora poco per giudicare gli sviluppi e le possibilità di “aggiustare il tiro” e che, comunque, si tratta di un ottimo primo volume.

Post Scriptum: come successo per molte prime uscite in tempi recenti, anche per questa pubblicazione viene proposta una doppia cover, l’originale disegnata da Oh, Great! e la “variant”, qui usata come banner, disegnata nientepopodimeno che da LRNZ che pare essersi ispirato al senso del colore e all’estetica dell’illustratore VOFAN, autore delle cover originali dei romanzi.
Una gran bella scelta che rende meno amaro il cascare nella “Trappola del ragno”.

NEVER FORGET!! (c) Leonardo Ortolani

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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