Jacopo Rauch: un nuovo sceneggiatore alla corte di Tex

Sceneggiare Tex: una missione quasi impossibile

La leggenda narra che scrivere Tex è come giocare in nazionale, non ci si può proporre, si può solo essere convocati. Battute scherzose a parte, la storia doppia apparsa nei numeri 712-713 della serie regolare, I Forzati di Dryfork, realizzata da un nuovo sceneggiatore, Jacopo Rauch, insieme al disegnatore Giuseppe Prisco, rappresenta un piccolo avvenimento tra gli appassionati del ranger del Texas, proprio perché nei 72 anni di vita del personaggio sono stati veramente pochi gli sceneggiatori che si sono dimostrati all’altezza di scrivere le sue avventure.

Tex n.712. copertina di Claudio Villa

A ben vedere negli ultimi anni, causa l’aumento esponenziale delle serie collaterali dedicate a Tex, come la serie mensile Tex Willer e il raddoppio del balenottero Maxi Tex, divenuto semestrale, si sono avvicendati numerosi nuovi scrittori, alcuni in maniera occasionale, come gli ospiti nelle storie brevi del Color Tex, altri alle prese con storie più corpose, come Roberto Recchioni e Luigi Mignacco, senza che però neppure a queste colonne della casa editrice sia stato chiesto di sceneggiare le storie della serie regolare.

Del resto il creatore del personaggio, G.L. Bonelli, il patriarca del fumetto italiano, si occupò da solo dei testi delle serie dal 1948 fino al 1976, quando venne affiancato, in maniera anonima ma del tutto riconoscibile, da Guido Nolitta, che già associava il suo ruolo di editore a quello di scrittore di Zagor e di Mister No. Il Tex di Nolitta si differenziava da quello del padre per il suo stile di scrittura molto peculiare, con avventure più realistiche e finali spesso agrodolci. Dal 1983 a giungere a supporto di Bonelli padre e figlio fu Claudio Nizzi, che all’inizio della sua collaborazione si dedicò quasi ad una riscrittura del canone bonelliano, riproponendo tematiche passate aggiornandole e facendo ricorso anche ai lui consueti plot gialli, meritandosi il soprannome, a volte da intendere in maniera beffarda, di Degno Erede. Nizzi macinò pagine su pagine e quando andò in crisi per iperproduzione nel 1994, fu affiancato da vari scrittori, brevemente come Decio Canzio, il direttore generale della casa editrice, e Michele Medda e in maniera continua da Mauro Boselli che divenne nel lungo periodo il curatore della testata e lo sceneggiatore principale.

Già a metà degli anni ’90 alcuni sceneggiatori non ebbero l’onore di vedere pubblicate le loro opere sulla serie regolare nonostante la loro incontestabile bravura, come Giancarlo Berardi, il creatore di Ken Parker, il cui unico contributo, per altro splendido, venne dirottato su un albo speciale, e lo spagnolo Antonio Segura che produsse molti MaxiTex, probabilmente perché il loro stile di scrittura veniva considerato non canonico. Al di là dell’excursus come soggettista del disegnatore Fabio Civitelli nel 2000, le ultime  collaborazioni continuative rendono bene la difficoltà di scrivere al meglio un personaggio come Tex, compito che è stato assai arduo per esempio per  Tito Faraci a partire dal 2007, solitamente a suo agio con i personaggi storici del fumetto italiano come Topolino e Diabolik, e anche chi riesce a contribuire in maniera migliore, come Gianfranco Manfredi e Pasquale Ruju, deve aspettare comunque qualche anno dal debutto sulle testate collaterali del personaggio prima di vedere approdare le proprie storie sulla serie regolare. Nel 2015 debutta infine come soggettista Luca  Barbieri, solitamente impegnato nel lavoro editoriale sulle collane della casa editrice.

Gli altri sceneggiatori che potrebbero debuttare prossimamente sulla serie regolare perché si sono già cimentati con il capo dei Navajos sono numerosi, anche se è giusto distinguere gli ospiti, alcuni di prestigio, come Paolo Eleuteri Serpieri, Antonio Serra, Chuck Dixon, Moreno Burattini, Giovanni Gualdoni, dalle collaborazioni  sempre su storie brevi di autori più giovani i cui nomi sono altrettanto numerosi, come Testi, Contu, Simeoni, Zamberletti, Cajelli, Accattino, tutti all’opera anche su altre testate della casa editrice.

Il Tex di Giuseppe Prisco

Si spera con questo rapido excursus di aver delineato la peculiarità del ruolo dello sceneggiatore nel mondo texiano, il paragone con maestri del fumetto come G.L. Bonelli, Nolitta e Boselli, non può che essere improbo da affrontare, ecco perché il buon “debutto” di Rauch fa ben sperare sotto svariati punti di vista. Lo sceneggiatore toscano non è comunque un nuovo arrivato in Bonelli, dato che collabora su Zagor sin dal 2002, e che ha già anche scritto due storie brevi per Tex sul Color n.10 nel 2016, con Il Mescalero Senza Volto e poi sul Magazine 2019 con Raccolto Insanguinato.

I Forzati di Dryfork è una buona storia, che ben prosegue l’ottimo trend attuale della serie regolare dopo il n.700. Rauch, supportato dalle matite di Giuseppe Prisco, costruisce una storia avvincente su una tematica classica, una spettacolare evasione con conseguente caccia ai fuggiaschi, ai margini del deserto Mojave, tra il Nevada e la California, e la ricerca di un fantomatico bottino nascosto dal fuggiasco Frank Decker. L’intreccio della vicenda è molto articolato, con differenti personaggi che entrano in gioco durante la vicenda, ben tratteggiati dagli ottimi dialoghi.  L’aspetto più importante per tutti gli esigenti lettori texiani è la delineazione dei protagonisti, e possiamo proprio dirlo, abbiamo a che fare proprio con Tex e Carson, come devono essere, con comportamenti e reazioni azzeccati.

Ad appassionare è il ritmo della sceneggiatura incalzante, e i comprimari per lo più azzeccati, con cattivi con mille sfumature come Franck Decker, Ray Cooper, e il giovane Taylor, tutti personaggi abbastanza notevoli. Si scatena una lotta tutti contro tutti per tutti e due gli albi, tra guardie carcerarie e bande di rapinatori, prima dello scontro finale in una città fantasma, cui partecipano anche degli indiani cacciatori di evasi della tribù dei Mohaves. Rauch riesce a costruire una storia solida e appassionante utilizzando tematiche western consuete, evitando però di scadere nel cliché e nel già visto, sfruttando l’ormai consueto formato delle 220 tavole sui due albi.

Lo scontro finale

Il disegnatore piemontese Giuseppe Prisco, già visto all’opera sul numero 690, Le Schiave del Messico, mostra uno stile sintetico, ottimo nelle scene d’azione per la sua dinamicità, a suo agio con la polvere da sparo di questo western sporco, infarcito di cattivi, risultando però a volte impreciso nei dettagli. Si discosta leggermente dal modello ticciano dell’esordio, buona la rappresentazione della coppia Tex e Carson. Spettacolari come di consueto le copertine di Claudio Villa.

Dopo questo esordio sulla serie regolare si può annoverare Rauch tra gli sceneggiatori texiani. Certo scrivere Tex è sempre stato difficile, e lo è ancora di più oggi dopo più di 70 anni di avventure, dato che i lettori sono sempre più esigenti e rimpiangono costantemente le storie passate, a volte ricordate con troppa benevolenza. Naturalmente gli stili narrativi di G.L. Bonelli, ma anche di Nolitta e di Boselli sono inimitabili, ma non per questo ci si può esimere dall’augurare a Rauch una lunga carriera texiana, trovando un suo personale approccio al personaggio, sempre in bilico tra la necessità di portare avanti la tradizione, coniugandole con le giuste innovazioni.

Massimo Cappelli

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