We never learn: ma non è una brutta cosa

Test, io vi dico: “commedia harem giapponese” e voi cosa pensate?

Se avete letto anche solo due manga o siete dei vecchiacci che ricordano con una lacrimuccia i tempi in cui guardavano “E’ quasi magia Johnny” nella speranza che “Sabrina” le uscisse, risponderete con sicumera: “Bravo ragazzo privo di particolari attrattive che improvvisamente entra in contatto con un numero superiore all’unità di belle coetanee”.
Quanto è vecchia questa formula? Io onestamente ho perso il conto e probabilmente solo un ricercatore universitario potrebbe tracciarne l’origine (spoiler: alla fine in un modo o nell’altro è sempre colpa di Osamu Tezuka, date retta a me), ma certo gli autori di fumetto del Sol Levante non sembrano avere intenzione di separarsene, nonostante risultati che solo in una minima percentuale possono dirsi buoni, in minoranza sono accettabili e nella maggioranza assoluta sono “potevo impiegare meglio il mio tempo”.

Non imparano mai la lezione.

We never learn però, se è ancora presto per dire che entra nella minuta schiera dei “buoni”, fin dall’inizio fa del suo meglio per essere “accettabile”.

La storia è minimamente originale e, come da prassi di chi in questo settore aspira ad emergere, sfrutta un “paradosso iniziale”: il protagonista maschio Nariyuki Yuiga si colloca nella categoria dei protagonisti pieni di buone qualità ma disinteressati alle storie d’amore (opposta alla altrettanto nutrita dei protagonisti sessuomani con UNA, unica ma rilevante, qualità positiva) ed è quindi un secchione (per propria ammissione) il cui tentativo di primeggiare nel Liceo che frequenta è continuamente frustrato dall’esistenza stessa di Rizu “Pollicina il supercomputer tascabile” Ogata, prodigio nelle materie scientifiche, e Fumino “La bella addormentata del bosco letterario” Furuhashi talento privo di rivali nelle materie umanistiche. Due geni che in poche manciate di secondi riescono a realizzare ciò che il duro impegno profuso da Yuiga fin dalle elementari gli consente di fare in minuti e ore.
Chiaramente per lui è quasi incomprensibile scoprire che la Borsa di Studio a cui ambisce (in quanto studente povero con ambizione di mantenere la propria famiglia grazie ad una carriera di prestigio ottenuta andando ad una altrettanto prestigiosa università) gli sarà garantita se aiuterà i due “geni predestinati” ad ottenere l’accesso alle università a cui desiderano andare.
Che sono, ovviamente, quelle delle materie in cui non eccellono ma sono, anzi, disastri senza pari.
Facile vedere dove si va a parare: Yuiga, mediocre che è riuscito ad eccellere grazie ad un durissimo lavoro di automiglioramento, si rivela il tutor ideale per due talenti che per anni non hanno mai conosciuto neanche lontanamente la frustrazione di non ottenere ciò a cui aspirano, guadagnando il loro incerto rispetto. A sua volta verrà toccato dalle motivazioni molto umane per cui queste due hanno deciso di andare contro la loro natura di “predestinate”.
Se poi si aggiunge che, “non c’è due senza tre”, il capriccioso preside deciderà di affibbiargli una terza discepola: Uruka Takemoto, stella del club di nuoto e atleta completamente negata per qualsiasi sforzo intellettuale nonchè, ovviamente, “amica d’infanzia” di Yuiga, diventa evidente che, come si dice “la primavera sta arrivando”.

Taishi Tsuitsui autore e disegnatore di questo manga, imbandisce una tavola con tutti i piatti ed i condimenti di prassi e, devo dire, non lo fa male. Il tratto di disegno è nella media di queste opere e ricorda leggermente (anche per l’occhialuto protagonista) The world god only knows ed anche il ritmo fatto di un continuo altalenare tra scontro-rifiuto-comprensione-risoluzione ricade nel flusso più comune. Ma, appunto, il tutto è gradevole, non originale, ma gradevole.

Se a questo aggiungiamo che anche questo primo volume è parte di quell’offensiva “anti crisi” lanciata da Planet Manga di prime uscite al prezzo di 1 euro, direi che più o meno chiunque possa decidere di darci un’occhiata guadagnando, nella peggiore delle ipotesi, una frivola lettura da spiaggia.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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