Cani Sciolti: una serie troppo Audace

Con la repentina chiusura nello scorso dicembre della miniserie Cani Sciolti, la Sergio Bonelli editore ridimensiona in maniera notevole l’etichetta Audace, che aveva lanciato in maniera eclatante appena l’anno prima, con l’idea di proporre ai propri lettori progetti differenti, con caratterizzazione narrativa e grafica più adulta. Ad essere ridimensionata è soprattutto la presenza nelle edicole dato che dopo le miniserie dedicate a Deadwood Dick, Mister No Revolution e Darwin, la serie creata da Gianfranco Manfredi è stata interrotta dopo solo 14 delle 20 uscite previste con la promessa, per ora non mantenuta, di essere conclusa con volumi da libreria che sono stati interrotti a loro volta alla terza uscita e che dovrebbero riprendere ad uscire nelle librerie a novembre con la riproposizione degli episodi già apparsi in edicola.

Cani Sciolti 1: la copertina di Casalanguida

La nuova etichetta è stata percepita dai lettori bonelliani come una sorta di Vertigo italiana, nonostante il nome richiamasse la rivista L’Audace negli anni ’40, ossia gli inizi dell’avventura editoriale della casa editrice, ed è stata capace di solleticare la curiosità anche di chi solitamente non apprezza le classiche tematiche del fumetto italiano.
Tale interesse non è stato sufficiente a mantenere le uscite della collana in edicola, ma si è manifestato nel circuito delle librerie e delle fumetterie come testimoniato dalle anteprime di inizio anno. Le uscite che hanno caratterizzato l’etichetta sono state forse troppo variegate in generi narrativi, tematiche presentate e formati: dal crossmediale Il Confine al bellico K-11, dallo sclaviano Zardo al manga all’italiana Attica, fino al pasticcio di Senzanima, spin off di Dragonero, annunciato prima per le edicole e disponibile ora solo in fumetteria in considerazione delle buone vendite dei volumi cartonati.
Di fronte a questa sequela di uscite non emerge una linea editoriale chiara, intuibile anche dalla scarsa fruibilità della pagina del sito ufficiale, che l’etichetta deve condividere abbastanza curiosamente con i passati Romanzi a fumetti e Miniserie.

Probabilmente la casa editrice sta proprio rivedendo le sue strategie editoriali consapevole che ormai non tutte le sue proposte possono passare per le edicole, dato che il rapporto tra le copie vendute e i costi di produzione sempre più raramente portano al pareggio, per cui ci si indirizza in maniera sempre più notevole verso la produzione libraria, con volumi più curati e pregiati, anteponendo la qualità delle uscite alla quantità. E’ doveroso nello stesso tempo per la Bonelli cercare di adattare le proprie consolidate abitudini editoriali alle nuove tendenze di mercato, proponendo dal punto di vista narrativo personaggi e tematiche molto più eterogenei rispetto al passato.

Cani Sciolti sembrava poter ben rappresentare queste nuove tendenze, costituendo senz’altro un unicum all’interno della produzione bonelliana. La miniserie racconta la vita di un gruppo di giovani milanesi a partire dalle occupazioni del 1968, accompagnandoli per un ventennio attraverso la storia italiana contemporanea. Ad emergere è il carattere antieroico e anche non avventuroso delle loro vicende, cui ci si avvicina attraverso i loro vissuti personali, dall’università al servizio militare, dai rapporti familiari a quelli di coppia, e ovviamente anche la storia politica e sociale dei tempi, con la cronaca nera e gli anni di piombo.

N.1 la protesta, tavola di Luca Casalanguida

Sono evidenti le anomalie rispetto alla classicità bonelliana, più legata a temi avventurosi, tendenzialmente non ambientati in Italia, e che tanto meno trattano di tematiche sociali e politiche in maniera così netta. Inevitabile che a sdoganare determinate tematiche sia proprio Gianfranco Manfredi, sceneggiatore dal curriculum eterogeneo, prima come cantautore e poi come romanziere e saggista. Nelle sue serie create e curate in Bonelli è intuibile un vero e proprio percorso storico, dal western horror di Magico Vento con forti connotazioni storiche, alle avventure coloniali italiane di Volto Nascosto e Shanghai Devil fino a Adam Wild, dove erano presenti in maniera estemporanea anche comprimari che hanno fatto la storia mondiale del XX secolo, come Gandhi e Churchill.
Ecco allora che Cani Sciolti può apparire come il proseguimento ideale di un percorso che ha portato lo scrittore milanese a sdoganare un approccio storico nello stesso tempo più accurato e disinvolto nella casa editrice.

Cani Sciolti è evidentemente legato in maniera forte alle esperienze personali di Manfredi, cantore della Contestazione negli anni ’70, con brani come Ma chi ha detto che non c’è, legame evidenziato nell’apparato introduttivo delle storie a fumetti, particolarmente accurato e stimolante per approfondire le tematiche affrontate in ogni albo.

Le vicende raccontate sono appunto molto realistiche, e raccontano la storia italiana di quegli anni a partire dalle occupazioni della primavera del 1968, raccontando le storie personali dei vari protagonisti, che s’incrociano più volte, drammatiche e buffe allo stesso tempo. Da sottolineare la ricostruzione minuziosa dei vari periodi, con l’emergere di una società viva e contraddittoria, in cui si scontrano valori tradizionali e l’anelito di libertà di studenti, operai, omosessuali, figli.

Lo spaccato che ne esce non è celebrativo e neppure documentaristico, gli autori non cedono alle lusinghe della ricorrenza del cinquantesimo anniversario del 1968 e raccontano storie verosimili con protagonisti realistici, lontani da effetti nostalgici alla com’eravamo. I 6 protagonisti, tutti borghesi, si differenziano tra loro in maniera netta, Pablo e Lina, la coppia degli eterni fidanzati, Deb, lo studioso di storia che s’invaghisce della ricca Marghe, l’artista omosessuale Milo e Turi, il futuro professionista cinico e concreto. Soltanto con il passare dei numeri ci si riesce ad affezionare alle loro vicende, dalla partecipazione alle manifestazioni dopo l’attentato di Piazza Fontana ai corsi nelle scuole serali per gli operai, giusto per elencare due fra i momenti più riusciti della serie.

I funerali, n.8, tavola di Roberto Rinaldi

Considerando l’interruzione della serie molto prima della sua naturale conclusione è chiaro che non tutto ha funzionato in Cani Sciolti. La tematica di fondo, il raccontare le vite normali degli studenti del 1968, non è stato in grado di attirare l’attenzione del consueto pubblico bonelliano, abituato ad altri tipi di soggetti, solitamente molto più movimentati. Non ha aiutato probabilmente neppure il parco-disegnatori utilizzato: a differenza delle altre serie create da Manfredi, in quest’occasione mancava probabilmente una vera star del pennino, come sono stati Parlov e Frisenda per Magico Vento, Nespolino per Volto Nascosto o Lucchi per Adam Wild; segnale forse di un minor investimento da parte della casa editrice, d’altra parte impegnata in questo periodo in mille progetti.
Tra tutti i disegnatori impiegati, a cui ad ognuno di loro è stato dato l’incarico di realizzare le copertine dei propri albi illustrati, spicca senz’altro l’abruzzese Luca Casalanguida, dal segno elegante ed evocativo, mentre gli altri artisti impegnati sono sembrati meno incisivi.

Come si scriveva ad inizio articolo la serie per edicola è stata interrotta dopo 14 delle 20 uscite previste, la serie per libreria è ferma al terzo volume, ma non ha ancora riproposto neppure tutte le storie già viste in edicola, e quindi non si riesce ad ipotizzare quando presenterà gli episodi ancora inediti e probabilmente già interamente disegnati: non un segnale particolarmente incoraggiante da parte della casa editrice milanese, solitamente più puntuale nel proporre un finale maggiormente coerente anche per le sue serie che riscuotono minore fortuna.

Massimo Cappelli

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