Da Lucca Changes: Alan Lee, Il Signore dei … Pennelli

Art is not what you see, but what you make others see. Don’t be an art critic, but paint, there lies salvation.

L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che tu rendi visibile agli altri. Non essere un critico d’arte, ma dipingi, qui sta la salvezza.

(proverbio inglese)

Lucca Changes ci presenta l’intervista ad Alan Lee, storico illustratore dell’Universo Arda dove si svolgono le vicende narrate da John Ronald Reuel Tolkien nel suo Il Signore degli Anelli ed altri libri correlati a quel primo eccelso mondo fantasy. L’intervista gli è rivolta da due personaggi italiani molto noti nell’ambiente tolkeniano: il primo è Roberto Arduini, giornalista de l’Unità e allo stesso tempo presidente dell’AIST (Associazione Italiana Studi Tolkieniani) oltre che membro del Comitato Scientifico della collana Tolkien e Dintorni della Casa Editrice Marietti 1820.
Il secondo è Giampaolo Canzonieri, socio fondatore dell’AIST stessa e attualmente ancora membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione che si prefigge come fine ultimo quello di far si che Tolkien sia riconosciuto a tutti i livelli come uno dei grandi scrittori del ‘900. Chiara Codecà si presenta come interprete inglese-italiano, durante l’intervista. Data la nuova traduzione realizzata per Il Signore degli Anelli ad opera di Ottavio Fatica, ovviamente non poteva mancare un riferimento al tema, anche se indipendente da quello che è il lavoro di illustrazione realizzato in tutti questi anni da Alan Lee, che non solo nel 1998 ha vinto il Premio World Fantasy come Miglior Artista, ma, dopo che i tre film diretti da Peter Jackson hanno vinto nel 2002, 2003 e 2004 il Premio Hugo (il più importante riconoscimento della fantascienza mondiale), Alan Lee, ha appunto vinto nel 2004 il Premio Oscar per il suo lavoro di direttore artistico nel film Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re.

Alan Lee durante l’intervista con Gianpaolo Canzonieri, Chiara Codecà e Roberto Arduini

Gianpaolo Canzonieri, ci ha raccontato che il traduttore è stato estremamente disponibile ad ascoltare tutte le richieste dei membri dell’AIST e dei lettori appassionati relativi a cambiamenti che gli sono stati suggeriti relativamente al suo lavoro di traduzione.
Ottavio Fatica avrebbe rifiutato solo i cambiamenti di tipo stilistico accettando i cambiamenti di tipo contenutistico motivati da ragioni correlate ad elementi successivi presenti in altri libri di Tolkien che facevano riferimento a quegli stessi contesti narrativi. Tali correzioni rendevano quindi filologicamente più corretti certi concetti che se espressi nel modo deciso originariamente da Fatica, sarebbero risultati contraddittori, rispetto agli sviluppi successivi presenti nei testi seguenti.
Il traduttore, ha ripetuto più volte Canzonieri, è stato sempre molto cortese e disponibile e loro erano comunque tenuti a far notare questi dettagli, dato che la traduzione attuale mira a dover rimanere come traduzione ufficiale per almeno i prossimi 20 anni, dato che già la traduzione precedente è sopravvissuta per un tempo assai più lungo. Canzonieri spera quindi che fra vent’anni potrà esserci una terza traduzione che consenta ogni volta di rendere adattato il testo sempre all’epoca storica dei lettori di lingua non anglosassone che vi si affacciano con passione.

In relazione a questo è quindi stato domandato ad Alan Lee cosa ne penserebbe se anche in relazione alle sue illustrazioni realizzate per il Signore degli Anelli venissero realizzate delle illustrazioni da altri autori. Molto umilmente Alan Lee, dichiarando che le sue sono sopravvissute per oltre 30 anni senza aver mai indotto nessuno a volerci competere, lui spera che altri giovani artisti possano in futuro volercisi cimentare come forma di rispetto nei confronti dell’immaginario attivato dalle suggestioni di un genio come J.R.R. Tolkien.

Ripreso dalla telecamera del suo computer all’interno di una stanza di casa sua, molto sobria, con gioia dichiara che tutti i lavori che ha realizzato per il Signore degli Anelli li ha realizzati proprio in quella stessa casa da cui sta parlando. Intorno a quella casa in cui vive fin dagli anni ’70 ci sono dei boschi in cui lui ama passeggiare lungo i fiumi e sono proprio quelli i luoghi che gli hanno donato l’ispirazione per le illustrazioni che ha realizzato.

Illustrazione di Minas Tirith realizzata da Alan Lee per il Signore degli Anelli

Durante l’intervista vi sono alcuni spunti interessanti che meritano di essere citati letteralmente.
Chiara Codecà: “Come è stato tornare a lavorare per le opere di Tolkien dopo così tanto tempo, visto che di recente sono andati in stampa in Inghilterra dei lavori su opere di Tolkien rimaste incompiute e ancora inediti nel nostro paese?”
Alan Lee: “In realtà non ho mai smesso di lavorare per i testi di Tolkien, anche se a voi in Italia non è apparso evidente, io ho sempre lavorato orbitando su lavori che erano in una qualche maniera correlata alle opere di Tolkien.”
Chiara Codecà: “Cosa ne pensa dell’arte in senso lato?”
Alan Lee: “Può avere la funzione di consolatrice ed è uno strumento unificatore, creando legami fra me stesso e Tolkien, posso poi creare un legame fra me e le persone che amano i suoi lavori. L’arte inoltre mi consente di avere un pretesto funzionale al mettermi in contatto con la Natura, perché per sviluppare la mia arte devo, sì per forza, fare passeggiate in mezzo alla Natura, ma questa cosa non solo è bella, ma una forma di fortunato effetto collaterale, dato che chi invece svolge lavori in altri ambiti non ha la mia stessa fortuna, di rimanere costantemente in contatto con la Natura come invece grazie all’arte capita a me. Fare passeggiate, scattare fotografie con i mezzi tecnologici odierni che consentono di vederle subito, tornare a casa e usare tali fotografie in tempi rapidi per le mie illustrazioni, è veramente una grande consolazione soprattutto oggi, in questo periodo del 2020, dove tutti i legami sono sempre più spezzati e distanziati. Con l’arte tali legami, come in questo momento che parlo con voi, restano in uno stato di comunione come avrebbero dovuto restare per sempre e alla portata di tutti. Di tutte queste possibilità di cui io posso beneficiare anche oggi in questo momento, sono un grato debitore all’arte.”

 

Dal pubblico: “Come mai sono cambiati i toponimi?”
Giampaolo Canzonieri: “In origine nelle prime traduzioni in realtà i toponimi non erano assolutamente stati tradotti, in quanto Tolkien era adamantino nella sua volontà che tali nomi restassero del tutto invariati anche nelle traduzioni straniere. Poi però, consapevole che non traducendo tali nomi, i lettori stranieri perdevano molto del contenuto di significato che era invece accessibile a coloro che erano della sua stessa madre lingua, scrisse una guida alla traduzione non solo dei toponimi, ma anche dei nomi relativi alle persone. Nel contestare il lavoro originario di Fatica, noi abbiamo portato tali motivazioni provenienti dalla guida di Tolkien e anche in quel caso per il 70%, Ottavio Fatica ha acconsentito al cambiamento, mentre per una parte restante è stato rigido e noi lo accettiamo, perché comunque l’ultima parola spetta al traduttore dato che dal punto di vista del traduttore, l’autore potrebbe aver espresso certe sua valutazioni senza aver potuto tenere conto del modo in cui nei decenni successivi il linguaggio sia cambiato rendendo quindi la sua guida in parte obsoleta o contraria a quello che è il fine ultimo della traduzione.”

Viene poi domandato su che lavori, non di Tolkien, l’illustratore Alan Lee avrebbe piacere di potere lavorare. Alan Lee, risponde che vorrebbe poter disegnare immagini per una trilogia pubblicata in Italia da Adelphi che narra la storia gotica di una famiglia nobile con strane tradizioni e le vicende di un personaggio che entra nelle loro grazie, ma una volta entrato nella loro esistenza, nel loro mondo sociale, li distrugge dall’interno. Inoltre vorrebbe poter lavorare anche in generale per il Ciclo Arturiano e per il folclore e le leggende irlandesi.

Illustrazione raffigurante il Mago Gandalf,

Alan Lee si dichiara poi curioso di poter vedere come sia stata realizzata da Amazon la serie TV dedicata al Signore degli Anelli, non tanto perché sia protettivo nei confronti del suo lavoro già realizzato con la trilogia di film che lo ha visto impegnato per tanti anni, ma perché ritiene che quella di Tolkien sia una bellezza nobile e se tale nobiltà fosse stata del tutto svilita lui stesso ne rimarrebbe molto angustiato. Lui vorrebbe che tali doti di bellezza e nobiltà vengano il più possibile conservata longeve in modo che il mondo di lettori e fruitori dei prodotti cinematografici e televisivi futuri, ne possano godere con la stessa elevata ricchezza di cui ne hanno potuto godere le generazioni precedenti.
Giampaolo Canzonieri aggiunge, sempre in relazione alla traduzione, che Samvise Gamgee, l’amico di Frodo Baggins, nel testo in lingua originale, usa un linguaggio popolare e allo stesso tempo servile, perché ha imparato a farlo lavorando come giardiniere per Bilbo Baggins che nella sua comunità di Hobbit, era un personaggio abbiente ed altolocato da un punto di vista sociale. Questo tipo di aspetto ovviamente deve poter trasparire in una traduzione altrimenti se ne verrebbe a perdere un elemento importante da un punto di vista dei contenuti.
Rivela così che in questi mesi Ottavio Fatica sta lavorando ad un saggio in cui elenca tutte le spiegazioni relative alle scelte traduttive effettuate nella sua stesura e che verrà pubblicato prossimamente. Roberto Arduini (noto editorialmente anche con lo pseudonimo di Wu Ming 4) segnala quindi che sul secondo volume della neonata rivista “I Quaderni di Arda” di cui lui è caporedattore, verrà allegato a marzo del 2021, questo saggio di Ottavio Fatica.

Alan Lee rivela poi che i suoi lavori passati avevano una dead line molto stretta. Alla domanda se quindi lui molti lavori oggi li avrebbe realizzati in modo differente, rivela che in realtà l’anno prossimo uscirà in Inghilterra una nuova edizione del Signore degli Anelli in cui parte delle illustrazioni allegate sono le stesse della versione precedente, mentre una parte sono sue opere inedite recenti, che lui ha in effetti già realizzato in modo del tutto differente; e con questa rivelazione editoriale si chiude l’intervista ad Alan Lee.

Bompiani comunque dopo la trilogia di volumi distinti che sono da poco stati pubblicati da Edizioni Giunti, ha già fatto uscire la versione Deluxe rimasterizzata con la Trilogia in volume unico che conterrà tutte le illustrazioni di Alan Lee, molte delle quali che sono state scansionate nuovamente per migliorarne la qualità rispetto alle edizioni italiane passate.

E’ possibile vedere l’intervista completa su YouTube al link della conferenza dal titolo:

<<Il Nuovo Signore degli Anelli.>>

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

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