Le mille vite di Dragonero

Il cambio di numerazione che ha riguardato a fine 2019 la testata mensile di Dragonero rappresenta un unicum all’interno della storia moderna della Sergio Bonelli editore dato che, a parte le recenti miniserie Orfani e Morgan Lost, non  era mai successo che una serie regolare ricominciasse con un nuovo numero uno, tanto più associato anche al cambio del nome della testata, che diviene Dragonero Il Ribelle. Una scelta così radicale è ormai abituale da una ventina d’anni nel fumetto supereroistico americano: per motivi di vendite e per attirare l’attenzione dei sempre più esigui lettori, le case editrici ciclicamente decidono per le loro testate più conosciute nuovi starting point, cercando di evitare che qualche possibile appassionato possa scoraggiarsi di fronte alle numerazioni troppo alte di serie ultra decennali.

L’arte di Lorenzo Nuti in Dragonero il Ribelle n.13

Non ci sembra che la serie creata da Luca Enoch e Stefano Vietti avesse necessità di questo tipo di artificio per attirare l’attenzione dei lettori italiani, tanto più dopo la Saga delle Regine Nere, ciclo di avventure che nel 2018 aveva raggiunto livelli narrativi e grafici elevati, che ha segnato una decisa sterzata nella continuity della serie, anch’essa con ben pochi precedenti nella storia bonelliana. Probabilmente non si tratta neppure di una questione di numeri di copie vendute da rialzare, dato che fra tutti i personaggi più recenti creati dall’editore milanese, Dragonero è sicuramente quello che ha ottenuto il maggior successo, testimoniato dalla presenza di numerose testate derivate, ad iniziare dal classico albo speciale estivo.

Anche nella varie presentazioni della nuova serie, lanciata dalla casa editrice con un Box per collezionisti e l’ormai consueto trailer, non c’è stata una spiegazione chiara della ragione dell’azzeramento della numerazione e del cambiamento di grafica. Si può supporre che sia legata ad un’insieme di concause, tra cui la volontà di proseguire con lo stesso ritmo nella continuity orizzontale della serie dopo la già citata Saga delle Regine Nere, proseguendo con un ciclo di avventure dallo stesso spessore drammatico. L’effetto complessivo non è negativo, ma rimane l’impressione del tentativo di rilancio di una serie che non aveva bisogno di essere rilanciata.

Dragonero La Maledizione di Thule, copertina di Andrea Tentori Montalto

La trama della nuova serie si può riassumere in breve: dopo le devastazioni della guerra, portata dall’invasione degli Elfi Neri, evento che ha sconvolto l’intero continente Erondàr, Ian Aranill deve affrontare il regime teocratico instaurato dal guaritore Leario, e dopo aver vissuto nuovi drammi familiari, lascia il suo incarico di scout per diventare un ribelle all’interno delle composite forze guerrigliere che si oppongono ai nuovi poteri. Nelle storie realizzate dall’inossidabile coppia Vietti e Enoch, con le copertine realizzate da Gianluca Pagliarani, acquistano crescente importanza nuovi personaggi, come la maga-vampira Aura, e ciascun albo va a comporre un tassello della lunga lotta tra i ribelli e  i fedeli della nuova divinità, la Signora delle Lacrime di Sangue, che possono approfittare del letale morbo Pianto Rosso, gestito dal diabolico Leario.

A dire il vero, in attesa dello scontro finale, la trama complessiva sembra aver rallentato troppo e nessuno tra i singoli episodi, spesso illustrati da più disegnatori, probabilmente per rispettare la sequenza di uscita decisa per ogni singolo albo, spicca in modo particolare. Doveroso segnalare almeno il n.13, Le Figlie di Karnon, per il debutto ai disegni di Lorenzo Nuti, dal segno evocativo che ad una prima lettura potrebbe rimandare a paragoni altisonanti e forse prematuri con i grandi maestri del fumetto italiano,  in cui si racconta ancora una volta i contrasti tra le razze differenti che popolano i territori sconvolti e modificati dall’ultima guerra. Il tenue legame con la continuity della saga dei ribelli, con Ian e Gmor alla ricerca di cavalli per la resistenza, ci spinge a pensare che si tratti di una storia fill in, forse recuperata dall’arco narrativo precedente.

D’altra parte Dragonero ci ha abituati da sempre a cambiamenti di formato e di identità, a partire dal suo esordio nella mai troppo compianta serie dei Romanzi a Fumetti, che Dragonero inaugurò con uno splendido primo numero nell’ormai lontano 2007. Solo nel 2013 appare la serie regolare mensile da edicola, con a seguire le classiche serie collaterali, come lo speciale estivo a colori nel 2014, con al secondo numero il crossover con Zagor, e nel 2015 il Magazine, dedicato al mondo fantasy.

Dragonero Adventures n.12, disegno di Luca Claretti

Nel 2014 appare in libreria la prima pubblicazione che inizia a far intuire al lettore bonelliano che Dragonero ha orizzonti più estesi di quello che si potrebbe pensare, dato che la casa editrice Mondadori stampa un romanzo in prosa, scritto da Stefano Vietti, Dragonero. La Maledizione di Thule, cui seguirà l’anno successivo Dragonero. Il Risveglio del Potente, scritto da Luca Enoch. Entrambi i romanzi pur essendo ambientati pienamente nel mondo della serie, paiono fuori continuity dato che quello che vi accade non ha ricadute evidenti all’interno della collana regolare. La Mondadori li ristampa entrambi nell’etichetta economica Oscar, segno che hanno riscosso un buon successo, e dovrebbero essere seguiti da altri racconti in prosa, che potrebbero essere anche inseriti dalla Bonelli nella sua recente collana Young Adults.

Ai lettori più giovani è dedicata la seguente trasformazione che nel 2017 viene imposta da Enoch e Vietti a Ian e ai suoi amici che, nelle Dragonero Advedtures vedono raccontate le loro avventure giovanili, in una miniserie di 12 numeri in formato comic book a colori, con le copertine di Riccardo Crosa, che dovrebbe essere il prologo ad una serie di animazione in produzione dalla Rai Fiction, che al suo apparire sarà accompagnata da una seconda serie a fumetti delle Adventures. Anche in questo caso, nonostante gli autori siano gli stessi, come i protagonisti Ian, la sorella Myrva e l’orco Gmor, i collegamenti con la serie regolare sono pochi, giusto l’accenno alla tragica morte del fratello maggiore di Ian, e il tono scanzonato delle vicende lascia intuire come la miniserie sia molto lontana, intenzionalmente, dalla serie regolare.

Senzanima n.1, copertina di Mario Alberti

Nel 2017 appaiono anche nella serie per libreria Senzanima, in eleganti cartonati alla francese, le avventure giovanili di Ian Aranill, quando, poco più che adolescente, in fuga dal suo retaggio familiare, si unisce ad una compagnia di mercenari. Il tono decisamente maturo delle vicende raccontate, lo spazio espressivo lasciato ai disegnatori impegnati, tra cui Mario Alberti che realizza le copertine, e la qualità complessiva delle storie rendono questa questa serie probabilmente la migliore produzione attuale della Sergio Bonelli editore. In un primo momento le storie avrebbero dovuto anche apparire in edicola nella collana Audace, ma l’ottimo risultato degli albi da libreria, unito probabilmente al cattivo andamento delle serie Audace, hanno convinto la casa editrice ad evitare il doppio formato in così poco tempo.

A completare il panorama dell’universo di Dragonero ci sarebbero poi i racconti brevi allegati ad alcuni volumi cartonati che ripropongono per le librerie le storie della serie regolare, o la prossima serie in cantiere, Le Cronache dell’Erondàr, che presenterà il remoto passato del continente in cui si muovono i nostri eroi. Insomma con così tanti scenari e serie differenti Dragonero si aggiudica senza problemi la palma della serie bonelliana dai mille volti.

Massimo Cappelli

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