Zero di Ales Kot. Io non sono niente

Ales Kot è ad oggi considerato tra i più promettenti autori della sua generazione.

Oltre al successo Marvel di Secret Avengers, l’autore ceco ha piacevolmente colpito ed affascinato con Days of Hate e The New World. Racconti controversi e frenetici che spesso, oltre la coltre di una ucronia distopica, mostrano un mondo contorto e spietato e lo narrano in maniera cruda e complessa, portando il lettore a riflettere ed a guardare il nostro mondo, quello che ci circonda, sotto una nuova lente.

Edward Zero è un agente segreto potenziato, spietato e letale.
Infallibile nel suo lavoro, creato ed addestrato per portare a termine l’obiettivo: uccidere.
Una spy story con un personaggio così, nelle mani di Ales Kot, per forza di cose, si allontana da James Bond o XIII e diventa un racconto violento, frenetico e spietato.

L’omaggio a Garth Ennis, così come i richiami e i riferimenti a Burroughs e McCarthy, non sono semplicemente un’ispirazione ma soprattutto un punto di partenza: Kot non si limita infatti a citare o rielaborare le tematiche prese in prestito da questi autori ma le amplifica, le esagera e le porta allo stremo in territori nuovi e le infarcisce con le turbe psicologiche a lui care. Il risultato è una narrazione violenta e ipercinetica che amplifica le emozioni in maniera vertiginosa.

Quindi Zero non è classificabile, banalmente, come “un fumetto di Garth Ennis un po’ troppo sopra le righe”.
Kot, al netto di quanto detto, pian piano (che è quasi un controsenso visti i ritmi della storia), suggerisce una reale e stratificata psicologia del personaggio e, giocando con flashback e cliffhanger, riesce a coinvolgere ed a smarcare quasi subito la storia da una riduttiva etichetta action.

Discorso a parte per quanto riguarda l’impianto grafico dove ogni capitolo è disegnato da un autore diverso: Michael Walsh, Tradd Moore, Mateus Santolouco, Morgan Jeske, Will Tempest e Jordie Bellaire, mentre il design dell’opera è affidata a Tom Muller.
Ciascuno col proprio tratto, con i propri colori, ogni disegnatore contribuisce a confondere, accelerare e raccontare i complessi aspetti di un’opera che, come detto, nasce come una violenta spy story e ci trasporta nelle angosce del senso di colpa e della violenza.
Se inizialmente tale scelta grafica non aiuta, anzi complica la già ardita fruizione della storia limitando ancora di più i punti di riferimento, a fine albo sembra divenire funzionale alla narrazione, allineandosi ai ritmi ed alle vicende narrate da Kot.

L’opera, edita nel 2014 per Image Comics, è pubblicata in Italia in quattro volumi da SaldaPress che rilascerà l’ultimo capitolo fra pochi mesi.

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