Com’Eura verde la mia valle

Negli anni ’70, le riviste settimanali a fumetti (fossero dell’Eura Editoriale, dell’Editrice Universo o di altri editori) erano accomunate dalla loro natura di “contenitore”: pubblicavano infatti fumetti di due tipi, le serie – più o meno lunghe, con protagonisti fissi – e i cosiddetti “liberi”, che oggi chiameremmo one-shot. Inevitabilmente, il pubblico si affezionava alle serie ed erano onestamente rari i casi in cui un fumetto “libero” fosse di un livello tale da colpire l’immaginario collettivo, a causa soprattutto della sua brevità: spesso e volentieri, infatti, non superava le 12-14 pagine.

Quando ho parlato con il mio amico Butch Walts, in un articolo di qualche tempo fa, dei fumetti pubblicati da Lanciostory e Skorpio, l’unico titolo di fumetto “libero” che mi ricordavo – a distanza di una quarantina d’anni dalla sua pubblicazione – era stato Testimonianza KR 816, apparso nel 1979 sui numeri 50 e 51 di Lanciostory: autocitandomi, affermavo che “il connubio tra storia e disegni mi aveva affascinato, tanto da ricordarmi ancora distintamente il titolo a distanza di quasi quarant’anni e da rimpiangere di non aver conservato i numeri su cui era stato pubblicato“. Spinto dalla chiacchierata con Butch, avevo dato un’occhiata in rete recuperando i nomi degli autori, anche se i dati erano scarsi e ambigui: se pareva assodato che Adrian Martinez fosse lo pseudonimo utilizzato anche in altre occasioni dal disegnatore Julio Cesar Medrano, alcuni naviganti ipotizzavano che Medrano fosse in questa occasione anche l’autore dei testi (con l’altro pseudonimo di R. Fleisheer).

A dire il vero, non si trattava di un “libero” tradizionale, visto che era suddiviso in due uscite per un totale di 26 pagine e, inoltre, era completamente a colori, con un suggestivo incipit a doppia pagina. Era stato solo questo a colpirmi? No, certo, doveva essere scattato qualcosa di particolare… Ma era stato davvero un fumetto memorabile, come dicevo a Butch? Oppure la nostalgia canaglia stava semplicemente edulcorando un ricordo della mia giovinezza? Insomma, come si suol dire, “com’era verde la mia valle”… ma era davvero così verde?

Il confinamento forzato dello scorso anno ha incrementato i miei acquisti online, con un’attenzione particolare riservata al recupero di molte collane di collaterali a fumetti. Rimandavo però continuamente la ricerca di quei due numeri di Lanciostory su eBay, immaginando che sarebbe stato impossibile (ri)leggere quelle pagine con lo stesso sguardo di allora: temevo infatti di restare deluso, quale effetto mi avrebbe fatto – quarant’anni dopo – ciò che mi aveva colpito così tanto quando avevo solo quindici anni?
Poi ho deciso di rischiare. D’altro canto, forse che il tempo ha mutato radicalmente il mio giudizio su alcune delle mie BD preferite, conosciute proprio in quel periodo sulle pagine dei settimanali Eura? O sul Tex che ho più amato, quello dei primi anni ’70, con G.L. Bonelli al massimo della sua vena creativa e una sequenza di storie ancora oggi indimenticabili? Oppure, per parlare del mio fumetto preferito da sempre: forse che il tempo ha mutato il mio giudizio sulla Golden Age di Zagor? No. Certo, da lettore più anziano e smaliziato, adesso rimarco maggiormente certe incongruenze o forzature di Nolitta: quanto dovrebbe essere lunga la liana che sostiene Zagor quando salva Hammad l’Egiziano nell’albo Bandiera nera? Quante leggi della fisica vengono violate durante quel “volo”? E soprattutto… a cosa è attaccata quella liana, visto che nella stessa tavola cambia continuamente orientamento?!? Eppure la bellezza di quelle storie resta intatta, come concordavo con Butch in un altro articolo
No, il mio giudizio sulle BD o sugli albi firmati Bonelli padre e figlio non era cambiato. E si trattava di fumetti ancora più vecchi, anagraficamente, di questo Testimonianza KR 816, eppure ancora validi e godibilissimi. E così mi sono deciso ad acquistare quei due fatidici numeri di Lanciostory.

Nei giorni trascorsi in attesa della spedizione ho cercato di mettere a fuoco ciò che ricordavo di quel fumetto. Era una storia di fantascienza classica con astronavi, viaggi galattici, nuovi pianeti da esplorare, un po’ alla Star Trek: la prima parte era introduttiva, “lenta”, con gli impeccabili disegni di Martinez / Medrano che facevano la parte del leone in attesa della seconda parte, appena più movimentata, in cui venivano esaltati i valori universali di pace, amore e amicizia. Con queste premesse, temevo sempre più di scoprire che la trama fantascientifica fosse solo un debole pretesto per disegni al limite dell’estetizzante, con un gergo da technobabble startrekkiano alternato a massime stile Baci Perugina… Insomma, che l’erba della valle fosse verde solo grazie alla mia idealizzazione.

Quando, finalmente, gli albi sono arrivati ho riletto Testimonianza KR 816. Dopodiché ho messo gli albi da parte lasciando il mio giudizio in sospeso. Qualche settimana dopo, nuova rilettura senza, di nuovo, riuscire a mettere a fuoco le mie sensazioni. Certo non era il capolavoro che mi ricordavo, ma forse non era nemmeno così orribile…

Poi, mesi e mesi dopo, ho iniziato a scrivere nuovamente per uBC parlando di collaterali a fumetti, di BD, di albi bonelliani e anche di fumetti Eura… e mi è venuta voglia di parlare di queste mie sensazioni ambivalenti, applicabili a questo fumetto ma anche, in generale, a ciò che (ri)leggo ad anni e anni di distanza, come già mi era successo per un albo particolare su Camus. Ingrandendo le due tavole qui a fianco, in particolare (una tratta dall’inizio e una dalla fine della storia), si può avere un’idea di quanto possa variare un possibile giudizio. I disegni: calda sensazione di perfezione o fredda esibizione di stile? E i testi, riassumendo all’osso: riflessioni poetiche o sentimentalismo a buon mercato?
Non ho una risposta. O, almeno, non univoca. Il ragazzino di allora continuerebbe ad entusiasmarsi e a sentire un brivido, prontamente soffocato dallo sguardo critico dell’adulto culturalmente avvertito che stroncherebbe senza pietà i testi, i disegni e anche l’ingenuità del me stesso ragazzo, l’adulto che mi direbbe “Nolitta ti piaceva allora ma ti piacerebbe anche adesso, senza il filtro della nostalgia”…

Alla fine, devo ammettere che l’adulto ha ragione: se non avessi letto questa storia quando avevo quindici anni, adesso mi lascerebbe indifferente e ne evidenzierei la banalità. E tuttavia mi ha fatto piacere rileggerla, nel ricordo di com’Eura verde la mia valle.

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BENEMERITA EURA – tutti gli articoli

Marco Gremignai

"Gremignai? Quello che si occupa dei fumetti Bonelli all'estero?" "Eh già... Notevole, per uno che viene da Peccioli"

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