Il Barbiere che ha messo in ginocchio i Principi dell’Aritmetica.

<<Una mente tutta logica è come un coltello tutta lama. Fa sanguinare la mano di chi lo impugna>>

Rabindranath Tagore.

Bertie è un bimbo come tanti che purtroppo ha perso prima la mamma e poi il papà. Viene accudito dalla nonna (Lady Russell) e dal nonno (Lord John Russell) in una grande casa con molti segreti (residenza di Pembroke Lodge, a Richmond Park nella zona ovest di Londra), molti dei quali sono venuti a galla dopo la scomparsa anche del nonno.
Bertie, seguito nella sua istruzione primaria da degli insegnanti privati (fra cui Fraulein Müller insegnante di tedesco), viene allo stesso tempo guidato nei sentieri della religione dalla nonna che con il suo piglio burbero, ottiene però l’effetto di far detestare al ragazzino, per usare un eufemismo, tutto ciò che ha odore di incenso.
Sarà l’incontro intellettuale con Euclide e il suo mirabile testo “Elementi” di Geometria, a infondere in lui fiducia nella vita e la visione di una luce in fondo al tunnel delle verità sul mondo che lo circonda, i cui elementi, con grande amore desidera poter padroneggiare.

Come può essere che questo bambino e il grande Bertrand Arthur William Russell, terzo conte di Russell, filosofo, matematico, logico, saggista britannico, noto anche per il suo impegno come pacifista al punto da diventare un’icona di questo movimento, grazie al suo attivismo nella lotta per il disarmo nucleare, siano la stessa persona?

Lord John Russell infonde in Bertie la passione per i libri rivelandogli che nei libri c’è tutto ciò di vietato che può immaginarsi e anche che non riesce ancora ad immaginarsi.

Ce lo raccontano Apostolos Doxiadis (sceneggiatura) e Alecos Papadatos (disegni e studio dei personaggi), Dimitris Karatzaferis e Thodoris Paraskevas (alle chine), nella graphic novel Logicomix pubblicata come terzo volume nella collana I grandi della Scienza (a fumetti) in allegato a La Repubblica e Le Scienze.
Il Volume di 352 pagine, che è a colori, conta quindi fra i suoi realizzatori anche Annie Di Donna per la colorazione.

Nella ormai tipica tradizione del metafumetto, il volume comincia con gli autori Apostolos, Alecos ed Annie che compaiono loro stessi come personaggi del volume, mentre si confrontano su quale impronta dare alla loro graphic novel, con il supporto tecnico scientifico dell’amico Christos Papadimitriou, professore di informatica alla University Of California di Berkeley, vincitore di diversi premi internazionali per il suo contributo innovativo alla teoria della complessità computazionale e alla teoria degli algoritmi.

Non è in effetti facile capire il modo di pensare di personaggi come Russell, che hanno dedicato l’intera loro vita alla speculazione logico-matematica, riuscendo in effetti a dimostrare al mondo circostante che non ha dimestichezza con tali tematiche, come mai tali sforzi intellettuali siano realmente utili per l’umanità. Un paio di esempi paradigmatici riportati nel fumetto stesso sono:

  1. il Paradosso del Barbiere e
  2. la domanda che il piccolo Eric rivolge ad un Bertie Russell adulto ed affermato, su come mai sono occorse 362 pagine di trattato per dimostrare che 1+1 è uguale a 2. E la risposta di Bertrand al piccolo Eric Whitehead, fu “è il prezzo da pagare per essere assolutamente certi!
Gli autori di Logicomix, Christos, Annie, Apostolos e Alecos durante uno dei loro breefing per focalizzare gli argomenti di cui trattare nella stesura del loro romanzo grafico

Ebbene, durante quel periodo della sua vita Bertrand Russell andò a vivere con la moglie Alys a casa del suo collega e amico Alfred Whitehead, della moglie Evelyn e del figlioletto Eric, appunto. Avrebbero dovuto cercare di dare consistenza alle basi della matematica con il loro volume Principia Mathematica e dopo 10 anni di lavoro e di illusioni, si sentono dire dall’editore che i Principia non li convincono perché nessuno vuole neppure essere pagato per poterli leggere e quindi valutare.
Se pertanto i due autori lo vogliono pubblicare per farlo conoscere all’interno della stretta cerchia accademica, Russell e Whitehead, lo devono pubblicare a proprie spese. E così faranno. Ma all’atto pratico pochi lessero le oltre mille pagine del loro trattato e fra questi un certo Kurt Gödel di cui si narrerà nella storia.

Insomma, 10 anni di vita spesa chiusi in un castello a ragionare di concetti di matematica che poi nessuno fu interessato neppure a leggere per non parlare del fatto che non se ne vede in modo manifesto l’utilità pratica.

Quando Bertie bambino scoprì che nella enorme casa dei nonni, chiuso in una stanza da anni, viveva con una mente in uno stato di costante follia il fratello del padre, ne rimase spaventato.
Fu anche la paura di diventare anche lui folle per eredità genetica, che lo spinse ad abbracciare la logica e farlo diventare l’affermato studioso che di fatto divenne. Ma nello stesso tempo non si era reso conto che le stesse discipline che stava studiando lo tenevano rinchiuso lui stesso in una stanza a far viaggiare la mente su binari anch’essi ai confini della follia, non dissimili da quelli in cui probabilmente aveva viaggiato la mente di suo zio. Questa follia personale che lo rodeva dall’interno è ciò che purtroppo lo portò a ditruggere giorno per giorno il suo grande amore per la moglie Alys Pearsall Smith, amante della letteratura, che non avendo il conforto della logica stringente che a Russell consentiva di mantenere la mente lucida, fu lei a finire in una casa di cura e poi gli eventi successivi li portarono al divorzio. Quell’amore nato in risonanza con la fiaba di “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll, fini quindi purtroppo in un fallimento. Cosa ha a che vedere l’opera del Reverendo Charles Lutwidge Dodgson con l’unione dei coniugi Russell? Da un lato Alys Smith si identificava con la protagonista (probabilmente anche per la similitudine nella pronuncia dei loro nomi) mentre Bertie le rivelò che siccome Carroll amava la logica matematica fondata da George Boole (Carroll stesso oltre che scrittore era anche un matematico e un logico) dando vita alla scuola degli algebristi della logica, mise in bocca a molti suoi personaggi della fiaba, concetti che aveva appreso da quel tipo di speculazioni logice. Come per esempio la frase che lo Stregatto (Tweedledee nel testo originale) espone ad Alice i seguenti concetti logici: “Se fu così, potrebbe essere; e se fosse così, lo sarebbe, ma poichè non lo è, non lo è“. Questo punto di contatto fra le loro vite (di Alys e Bertie) così diverse, oltre che una forte attrazione fisica, fu ciò che suggellò il loro amore.

Il fallimento del secondo matrimonio di Bertrand Russell con Dora Black Russell, attivista e scrittrice britannica, femminista e militante socialista.

Ecco, questa è un po’ l’impronta che gli autori di Logicomix vogliono dare alla loro opera a fumetti. In una splashpage di due tavole al centro del volume, vediamo il consulente matematico Christos che passeggia con Apostolos che porta il proprio cane al parco, mentre cercano di valutare l’idea di fondo di Apostolos che ciò che ha permesso a Russell di pagare un prezzo così alto per conseguire i risultati accademici che ottenne, era una psiche tormentata: che la mente di un uomo non può raggiungere grandi stadi di illuminazione, se non è allo stesso tempo soggetta a stati nevrotici che rendano la passione e la costanza nel perseguire il loro obiettivo un sacrificio “auspicabile” per la creazione dei principi della “logica”.
Tutto questo non ci può che riportare alla memoria il famoso aforisma che genio e pazzia sono rami dello stesso albero.

Ancora un accenno riguardo al famoso Paradosso di Russell, quello del barbiere che abbiamo accennato e che fece scalpore nella teoria degli insiemi. A leggerlo sembra una sorta di fiaba. Immaginiamo un Regno con leggi un po’ anomale, in cui viene comandato a tutti gli uomini di farsi la barba la mattina e che coloro che si radono la barba da soli, non se la facciamo mai radere da nessun altro.
Mentre coloro che se la fanno radere dal Barbiere del Regno, non se la radano mai da soli. Avremo quindi che l’intera popolazione è suddivisa in due insiemi separati di persone: coloro che si radono la barba da soli e coloro che se la fanno radere.
A nessuno è consentito far parte di entrambi gli insiemi.
Ed ecco quindi il paradosso: il barbiere se si radesse la barba da solo dovrebbe in teoria entrare a far parte del primo insieme, ma siccome lui è il barbiere, vuol dire che allo stesso tempo si sta facendo radere la barba dal Barbiere del Regno (e quindi dovrebbe stare nel secondo insieme).
Ma l’assunto di partenza vieta a coloro che si radono la barba di farsela radere dal barbiere e vieta al barbiere di radere la barba a qualcuno che solitamente se la rade da solo. Il barbiere si trova quindi bloccato in una condizione di paradosso senza comprendere se può o non può radersi la barba, ma sapendo di avere comunque l’obbligo per ingiunzione imperiale di radersela tutte le mattine come chiunque altro.

Il sentiero analitico tortuoso che Christos e Apostolos stanno percorrendo per conferire alla biografia a fumetti di Russell un senso compiuto.

Ebbene, questo paradosso di Russell mise così in crisi l’intero mondo accademico mondiale che il logico Frege Gottlob nel suo secondo volume de Grundgesetze der Arithmetik (Leggi Fondamentali dell’Aritmetica) dopo aver letto il saggio di Russell in cui si citava tale paradosso, siccome proprio in quel periodo stava per mandare in stampa un suo testo di aritmetica su cui aveva lavorato per anni e che basava la propria idea di insieme sulle scoperte del filosofo cecoslovacco Bernhard Bolzano, si è sentito in obbligo, poco prima di mandare in stampa tale volume (dopo in realtà un primo tentativo di far distruggere le lastre di stampa della propria opera e quindi di rinunciare a stamparla del tutto),  di aggiungere una appendice in cui dichiara “Il fallimento delle mie teorie, dimostrato dal paradosso del signor Russell, sembra minare non solo le fondamenta della mia aritmetica, ma quelle dell’aritmetica in generale.

Pur avendo io stesso una buona infarinatura di matematica e logica, come un paradosso che sembra la narrazione di una sorta di fiaba della buonanotte, possa minare le basi dell’aritmetica al punto da spingere uno scienziato a distruggere il proprio lavoro di anni ed anni di ricerca, mi risulta, ammetto, di non facile comprensione. E questo mio punto di vista sembra in effetti confermare l’impronta che gli autori di Logicomix hanno voluto dare alla loro opera.

Ma d’altronde c’è anche chi ancora oggi non capisce che utilità abbiamo il praticare la religione (come faceva Lady Russell che pregava al capezzale del figlio folle) o il lavorare alla realizzazione di una graphic novel (come gli autori di Logicomix fanno incontrandosi nel laboratorio grafico e raccogliendo materiale fotografico per le location in cui ambientare la storia), entrambi temi che in qualche modo si intrecciano nella riflessione filosofica sui contenuti della vicenda storica che orbita intorno alla figura di Bertrand Russell e delle sue conquiste nell’ambito della logica e filosofia. Quindi che dire: meno male che il mondo è vario altrimenti sarebbe una noia.

L’incontro di Russell con Georg Cantor, padre della Teoria degli Insiemi, presso l’ospedale psichiatrico di Halle dove era ricoverato per una forma di grave depressione seguita ai vani tentativi di dimostrare l’Ipotesi del Continuo. Tale incontro probabilmente non è mai storicamente avvenuto, è usato dagli autori di Logicomix a sostegno della loro chiave di lettura della vita di Russell.

Tutto quello che abbiamo descritto sulla trama del volume, attenzione, è però ancora deficitario di un elemento sostaziale: il contesto bellico in cui Russell era vissuto e di come tutto questo abbia influenzato poi la sua vita rendendolo un pacifista militante: la decisione degli Stati Uniti di entrare in guerra contro la Germania in quella che divenne nota come Seconda Guerra  Mondiale e la richiesta da parte dell’opinione pubblica di dare lui stesso una sua opinione su questo tema. Doveva o non dovevano gli Stati Uniti entrare in guerra? Come pacifista lui avrebbe chiesto all’America di non intervenire? O pur essendo un pacifista riteneva vi fossero in questo caso delle ragioni più alte che lo mettevano a favore dell’entrata in guerra?

Russell, da buon accademico, non fornisce una risposta semplice. Quel tipo di risposta che porti le persone a dividersi in schieramenti pro e contro. Russell, usa quel desiderio di conoscere la sua posizione, per obbligare i suoi interlocutori ad iniziare un viaggio che parte col racconto della sua infanzia. Obbliga insomma i suoi interlocutori ad ascoltare e ragionare insieme a lui. Come a voler dire che a salvarci da un pericolo non è il scegliere una posizione, ma il rileggere tutta la nostra vita a partire dal principio.

E nel corso della narrazione arrivamo così all’incontro di Russell con Ludwig Wittgenstein, che divenne suo studente, ma forse quel giovane spinse anche Russell ad aver trovato in lui una sorta di figlio spirituale. Un figlio spirituale che però volle anche superare il proprio mentore, andando oltre l’idea di essere uno studioso chiuso in una stanza a ragionare di logica senza vivere anche le avversità del mondo agendo in prima persona nella storia umana. Agendo fisicamente in prima persona al punto che, al contrario di qualunque altro soldato che per timore di morire, faceva petizione per non essere mandato al fronte, lui inviò una petizione al proprio comando militare, per poter andare al fronte dato che infatti lo avevano originariamente inserito nelle liste di coloro che non ci sarebbero dovuti andare. Wittgenstein ottenne quello che voleva, ma fortunatamente dopo aver ottenuto quello che voleva, ne fece ritorno e divenne un insegnante delle scuole elementari.

Anche quella di Ludwig, come per Bertie, è una storia di ricerca della verità nel mondo che lo circonda spinto da una vena di follia.

Che aggiungere quindi? Logicomix è un fumetto, un testo di storia, una fonte di riflessione sulla vita e sugli intrecci dell’esistenza fra ciò che siamo e ciò che facciamo nel corso del tempo che ci è dato di vivere.
La Logica ci spinge quindi inevitabilmente anche ad una Ricerca di Senso, della Vita: a voler conoscere l’universo che ci circonda, non solo inteso come insieme di tutti gli oggetti che vi sono presenti, ma come insieme e connessione fra loro di tutti gli avvenimenti che vi capitano. Fino ad arrivare all’intuizione di Lutwig Wittgenstein di fronte alla distruzione perpetuata dalla guerra, che “il Senso del Mondo non risiede nel mondo” ed ecco che follia, genio, ricerca delle verità fondamentali e misticismo, come se fossero state tutte rette parallele interdipendenti, trovano il loro vero punto di tangenza solo … nell’Infinito.

Wittgenstein scopre il senso della vita ai bordi di quel cratere che conduce alla morte che è la guerra.

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

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