Una via ardua e impura

Riproponiamo l’articolo del 2013 che presentava La Banda Stern, opera realizzata da Luca Enoch e Claudio Stassi per Rizzoli Lizard, uscito nell’ottobre del 2012.

L’articolo originale (clicca per aprire)
Guerra totale all’Inghilterra

Pubblicato già lo scorso autunno da Rizzoli Lizard, il romanzo a fumetti La Banda Stern, realizzato da Luca Enoch e Claudio Stassi, narra le misconosciute drammatiche vicende di un gruppo terroristico ebraico, il Lehi, attivo in Palestina nell’ultimo periodo dell’occupazione britannica, durante la seconda guerra mondiale e fino alla proclamazione della fondazione dello stato di Israele nel 1948. Un volume che racconta una vicenda dura ed inquietante, che ha ottenuto un discreto successo tanto che dopo essere stato presentato in più occasioni dagli autori, non nuovi a storie complesse e articolate, ha ottenuto l’onore della pubblicazione anche in Spagna.
Luca Enoch, autore completo milanese, qui solo ai testi, solitamente in forza alla Sergio Bonelli editore sulle serie Lilith e l’appena uscita Dragonero, ha sovente alternato alla sua produzione mainstream anche incursioni nel mercato francese, ad esempio con Morgana, e la pubblicazione di graphic novel, come Hit Moll. Il disegnatore palermitano, residente a Barcellona, Claudio Stassi, quasi specializzato su temi scomodi, ha, a sua volta, alternato la produzione di opere civili come Per questo mi chiamo Giovanni e Brancaccio – Storie di mafia quotidiana, alla collaborazione con la rivista Il Giornalino e a serie come Dampyr e Dylan Dog.

Le intenzioni degli autori, precisate da Luca Enoch, nella postfazione Le crepe della storia, sono quelle di offrire uno spunto per migliorare la conoscenza di un determinato periodo storico, poco conosciuto e poco compreso, anche per l’oggettiva difficoltà ad avvicinarsi a temi tanto controversi.
Il Lehi, movimento formato dai Combattenti per la libertà d’Israele, venne fondato nel 1940 da Avraham “Yair” Stern, fuoriuscito da altri movimenti nazionalistici che in Palestina si opponevano al dominio britannico, da lui ritenuti troppo moderati. Il lungo racconto di Enoch e Stassi ripercorre tutte le fasi del movimento, in flashback, partendo dal racconto del protagonista, il giovane Avner, l’esecutore materiale dell’omicidio del mediatore O.N.U. Bernadotte nel 1948, che vediamo salire tutti i gradini all’interno del gruppo terroristico, dal reclutamento, agli atti terroristici e alle esecuzioni sommarie compiute in Palestina e in Egitto, ai contrasti con le altre forze ribelli per i metodi di lotta da adottare.

L’arruolamento, pag.17

Gli aderenti al movimento sono descritti come spietati con chi si allontanava dal movimento, dato che dopo aver scelto la clandestinità li muove la consapevolezza che solo la morte poteva sciogliere i loro ranghi. In lotta contro tutti quelli che sono considerati i veri nemici della patria ebraica, arabi, inglesi e collaborazionisti ebrei, emerge anche la consapevolezza della difficile situazione dei palestinesi, dato che

“anche gli arabi hanno i loro diritti, ma i nostri sono molto più importanti e le nostre necessità passano sopra le loro”

di conseguenza dopo la fondazione dello stato di Israele nel 1948, si moltiplicano gli attacchi ai villaggi arabi, con azioni che rappresentano esempi di vera e propria pulizia etnica.

Pulizia etnica, pag. 95

Nel complesso la Banda Stern non ottenne molta fortuna all’interno della galassia dei movimenti indipendisti ebraici operanti in Palestina, per la violenza con cui condivano le loro azioni, eclatanti ma spesso inutili, e probabilmente per il messianesimo con cui il fondatore Yair infarciva l’ideologia del movimento, capace perfino di ipotizzare una folle alleanza con Hitler in chiave antibritannica.

Movimento troppo estremistico, fu impossibile passare alla legalità e nonostante la scarsa fortuna del loro operare tra i contemporanei, dal 1975 è in atto in Israele una riabilitazione del movimento, tanto che uno dei suoi appartenenti, Yitzak Shamir, fu nominato primo ministro nel 1983.

Il folle piano di Yahir Stern, pag.35

I disegni graffianti di Claudio Stassi illustrano bene la drammaticità delle situazioni che si succedono e l’atmosfera terribile che si respirava in quegli anni, fatti di grandi speranze, ma anche dalla consapevolezza di dover affrontare la lotta con spietatezza e crudeltà. Il segno di Stassi è forte e sicuro, frutto di uno studio accurato, testimoniato dagli storyboard a fine volume, che non trascura le ambientazioni dei posti in cui si sono svolte le vicende. La costruzione delle tavole è molto classica, sembra quasi rispettare la tipica gabbia bonelliana.

Luca Enoch, come ormai ci ha abituato su Lilith, è maestro nel catturare l’adeguata ambientazione storica delle vicende che decide di raccontare, aiutato in questo caso anche dalla dotta introduzione di Claudio Vercelli. Notevole la capacità dell’autore milanese di muoversi tra le differenti fonti storiche, ricostruendole e utilizzandole a fini narrativi. Tra le crepe della storia traspare la Storia vera, con la dichiarazione Balfour, la seconda guerra mondiale, i profughi arabi, e Enoch riesce a raccontarla magistralmente.

Massimo Cappelli

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