Il Palazzo dell’Eternità

Volendo restaurare un mio primo pezzo per la rubrica di uBC Story, non potevo che scegliere questo articolo a me infinitamente caro(*) e a cui resterò sempre affezionato e spero che questo legame sentimentale col Magazine lo sperimenteranno tantissimi altri giovani che vorranno collaborare con noi, da oggi stesso in poi, nei prossimi anni.

L’articolo originale (click sull’immagine per aprirlo)

Si apra il sipario. Quando Confucio fu interrogato sul modo di governare, il maestro rispose: “che il signore sia signore, il padre padre, il figlio figlio, il bifolco bifolco”. Quindi la filosofia confuciana propone un modello di società retta da un meccanismo di controllo che affonda i suoi ingranaggi nella famiglia in senso allargato (di cui fanno appunto parte anche il signore e il servitore). Tale controllo viene mantenuto, orientando la personalità individuale ad agire per ruolo. Conformarsi ad un ruolo fisso è quindi la chiave confuciana che permette di avviare in modo funzionale la macchina stato. Il teatro è specchio della società, la società è il volto molteplice dell’individuo, la vita dell’individuo è viaggio all’insegna dell’avventura. Saper condurre la propria esistenza seguendo il sentiero del “ruolo fisso” proposto da maestro Kong, è già un fatto squisitamente teatrale. Si chiuda il sipario.

Magico Vento, con la pressione della scheggia di metallo che ha nel cervello, ha una delle sue visioni

Magico Vento: Ho due nomi! Il primo – Ned Ellis – è il mio nome dalla nascita. Il secondo – Magico Vento – è il nome che mi è stato dato quando venni accolto da una tribù di indiani Lakota. Ho due padri! Il primo è Roderick Ellis, morto per mano di Howard Hogan. Il secondo è Cavallo Zoppo, morto per mano di un devoto del vudu di nome Luis Beaumont. Per un tragico equivoco fui convinto di aver ucciso mio padre Roderick. Fu mia madre, Nelly Rushmore, a rivelarmi anni dopo che il corpo di mio padre era stato trovato nel deserto, certamente torturato dagli indiani. Mi arruolai così nell’esercito per vendetta, ma l’esplosione di un treno diede una svolta alla mia vita. Una scheggia di metallo conficcata nella fronte mi ha provocato una perdita di memoria. Il destino volle che proprio un’anziano Sioux mi salvasse la vita. Ora sono uno sciamano! Lo spirito di Cavallo Zoppo è la mia guida spirituale. Il giornalista Willy Richard detto Poe è il mio amico e compagno di avventure. Il nostro comune nemico è Hogan. In questa avventura cercheremo di impedire la costruzione della ferrovia come previsto dal trattato di Fort Laramie. Farò la conoscenza di un giovane ragazzo cinese di nome Wu Sung, venuto in America per ritrovare la sorella e vendicare la morte del fratello Wu Ta. Le mie qualità di sciamano, probabilmente indotte dalla scheggia di metallo che ho in testa, mi consentono di comunicare con gli spiriti. Lo spirito di Wu Pei mi apparirà, senza alcun intento di vendetta: desidera solo che io protegga il suo giovane fratello. Infatti, per conservare il suo onore, lei si è purtroppo suicidata.

Lo Spirito di Wu Pei resta alle spalle del fratello Wu Song, non vista da lui, per proteggerlo col proprio affetto.

Wu Pei: Il mio nome è Wu Pei. Sono cinese. Ho due fratelli: il maggiore Wu Ta e il piccolo Wu Sung. Noi e nostra madre vendevamo fiori vicino al porto di Hong Kong. Nostro padre lavorava come giardiniere dal console americano, che si era affezionato a lui e alla nostra famiglia . Eravamo felici a quel tempo… finché mio padre morì, travolto da un carro, e di colpo ci trovammo senza risorse. Il console americano era al termine del suo mandato e si offrì di portarci con lui in America, ma mia madre era molto spaventata dall’idea di dover emigrare in una terra straniera e sconosciuta. Mio fratello Wu Ta, che nonostante avesse solo sedici anni era un ragazzo molto avveduto e maturo, cercò di convincerla, pronunciando anche parole che la ferirono profondamente. Paventò infatti la possibilità che un giorno, spinta dalla necessità, potesse essere costretta a vendermi a un mercante come schiava o concubina. Mia madre lasciò partire me e mio fratello Wu Ta, ma tenne con sé il piccolo Wu Song. Ringrazio gli antenati che mai fu raggiunta dalla notizia che proprio mio fratello mi vendette, solo per rafforzare la sua posizione di potere che riuscì a conquistarsi assumendo un ruolo di comando nella fratellanza Ghee Hin. Non la disperazione, ma una freddo e lucido desiderio di non veder infangato il mio onore, mi hanno spinto all’estremo gesto del suicidio: unico atto di libertà concesso ad una donna, prigioniera di una società comandata dagli uomini.

Wu Ta che parla alla madre con l’arroganza di chi vuole sottomettere gli altri alle proprie ambizioni.

Gianfranco Manfredi è il docente che tutti avremmo voluto avere sui banchi di scuola. La materia che insegna è la filosofia di vita. La sua insolita cattedra è una testata a fumetti che porta il nome di Magico Vento. Ogni pagina da lui sceneggiata trasuda cultura. Dopo la lettura di un suo lavoro è praticamente impossibile non rimanerne arricchiti sia dal punto di vista storico che etico. Manfredi ci ha inoltre trasmesso l’amore per il teatro. Dick Carr è l’esempio più lampante di come quest’arte possa sfociare anche sulle pagine di un fumetto. Il sensazionale Dick (ormai incarnazione del teatro) non compare in questa storia eppure la sua presenza si sente e non solo per la segnalazione ne La Posta di Poe della vincita, da parte sua (sua di Poe), del Premio INCA 2000 come “miglior personaggio non protagonista”. Infatti, ben celata nella narrazione di questo numero, vi è un omaggio alle tematiche tipiche della letteratura classica cinese che raggiungono la loro massima espressione appunto nel teatro. A parte la continuity di sfondo sugli intrighi politici che stanno dietro la costruzione della ferrovia, la vicenda della ragazza cinese suicida e lo scontro fra fratelli, appare semplice. Per capire la natura di questa apparente semplicità bisogna fare un paio di considerazioni. Le opere teatrali cinesi sono popolate da concubine che si suicidano gettandosi nelle acque perché vendute a scopo di alleanze politiche con popolazioni barbare, ragazze che si suicidano perché vendute dalla famiglia caduta in povertà, concubine che, ebbene si’, si suicidano per supposti tradimenti e vogliono con questo gesto dimostrare la loro innocenza. Questa tematica è ricorrente proprio perché il teatro è sempre stato strumento di denuncia dei malesseri della società. Una società, quella cinese, in cui il pensiero di fondo è quello confuciano, che pone la donna in un mondo che poco gli concedeva. Obbligate a matrimoni combinati dalle famiglie e a obbedire, vita natural durante, prima al padre (in mancanza del quale al fratello), poi al marito, quindi al figlio. Manfredi riesce a darci un meraviglioso affresco, di tutto questo, con pochi dialoghi, fra cui l’arroganza di Wu Ta nei confronti della madre.

Wu Ta indossa una maschera tradizionale del teatro cinese: La maschera di Tigre. Ed è con questo volto che toglie dalle mani di Dunlay la pipa di oppio, fingendo di farlo per compassione.

C’è una considerazione importante da fare sul teatro cinese: l’attore non “si cala” mai nel personaggio, ma “si guarda recitare”, cioè ha sempre una sorta di estraneità nei confronti del personaggio che interpreta. La derivazione dalle ballate e dai racconti dei cantastorie è chiara. Così il cantastorie e così l’attore sul palcoscenico che, a volte, s’interrompe per bere il tè portato da un servo di scena, per poi riprendere subito a recitare o a fare commenti con il pubblico. Il dramma ha un’impostazione piuttosto austera che si apre sempre con una presentazione in prima persona da parte dell’attore protagonista. Se questo numero di Magico Vento fosse un’opera teatrale cinese ci sarebbe una presentazione iniziale del personaggio principale, come, alternativamente, quelle mostrate sopra ad inizio articolo. In questo contesto è stato un valido artificio per esporre un breve riassunto della storia in esame. Quella del guardarsi recitare è un’impostazione insolita che si contrappone al metodo Stanislavskij, che per converso, si basa proprio sull’immedesimazione dell’attore nel personaggio. Lungi dall’essere meno valida, la recitazione cinese ha colpito anche uomini come Bertolt Brecht che scrisse: “Forse quello che cercavo è proprio qui, in questo modo di recitare”. Era il concetto di straniamento a colpirlo. Molte di queste informazioni non compaiono in questa avventura di Ned, ma sono il risultato di una ricerca. Questo è uno dei pregi di Magico Vento: stimola il lettore a compiere delle estensioni nel panorama degli interessi personali che culminano con gratificanti speculazioni.

La tematica quindi semplice della ragazza cinese che si suicida perché venduta come concubina dal fratello, si rivela un ossequioso tributo alla letteratura classica cinese. Curioso è scoprire che anche nella cinematografia cinese esiste un genere definito “genere fantasmi”. Attenzione: non genere fantastico, ma proprio genere fantasmi, in cui sono sempre presenti storie di spettri che tornano ad interagire coi vivi. Per noi occidentali, così abituati a trame sempre più intricate con scenari sempre nuovi, sarebbe come continuare a rivedersi all’infinito gli episodi di Ghostbusters, epurati oltretutto della parte comica. La semplicità nel soggetto della narrazione, si rende però d’obbligo, in quanto nel teatro cinese entrano in gioco molti altri elementi di spettacolo, quali il canto, la danza, il mimo, le arti marziali, la poesia, il trucco facciale e la cura nei sontuosi costumi. Tutti questi elementi insieme, originano il teatro cinese. Il teatro è immagine della realtà e la realtà è “il tutto”. Un teatro in cui vi è solo prosa, secondo la mentalità cinese, è solo una parte della realtà. Quindi non è tutto. Quindi non è teatro.

L’immigrato cinese, detto huaqiao, è un ponte fra due culture, quindi non deve essere visto come causa di problematiche sociali ed economiche, ma come un portatore di conoscenza.

Proprio come il teatro è specchio della società, Manfredi usa brillantemente il medium cartaceo per denunciare una realtà che ci è vicina più di quanto non si pensi: la realtà dell’immigrazione. Da un censimento del 1870, risulta che in Cina erano presenti oltre 400 milioni di persone. Relativamente poche rispetto ad ora, eppure la ricerca di un “nuovo mondo” in cui poter prosperare trovando lavoro, è sempre avvenuta in ogni epoca. Il merito di Manfredi è comunque quello di presentarci l’immigrazione come una realtà positiva, in contrapposizione alla diffusa convinzione che l’immigrato sia solo causa di un aumento della disoccupazione. Manfredi ci fa quindi incontrare con lo huaqiao (cinese d’oltreoceano), qui nei panni di Wu Sung.

L’immigrato è presentato come un “ponte” che mette in comunicazione due culture. Significativo è quindi il dialogo con Ned, che, in qualità di sciamano, è invece un ponte che mette in comunicazione il regno dei vivi, con quello dei morti. Quella del ponte non è solo una facile immagine metaforica. Fa anch’essa parte di una intrinseca saggezza racchiusa in quella scrittura unica e splendida, fatta di pittogrammi, fonogrammi ed ideogrammi che per brevità possiamo definire “caratteri cinesi”. Il carattere “hua” di huaqiao deriva da Zhonghua (Cina), mentre il carattere “qiao” è un concetto che si ricollega alla diaspora. Questo ideogramma possiede al suo interno ilradicale ren (persona). La parte rimanente è identica a quella che si può trovare nel carattere “ponte” che in alternativa al radicale ren ha invece il radicale mu (legno). Quindi il ponte è una struttura di legno che mette in comunicazione due rive opposte, mentre lo huaqiao è una persona che appunto fa da ponte fra due culture. (ndr. Aggiungo oggi nel 2021 qualcosa che non specificai in quella occasione: i cinesi chiamano il proprio paese più frequentemente Zhongguo, 中国, cioè “paese di mezzo”, ma usano anche il termine accennato sopra: Zhonghua, 中华, cioè “fiore di mezzo”.)

“… la Compassione è condivisione del dolore …” comunicata con la condivisione dello stesso “calice” fra Ned e Wu Sung.

Manfredi non si limita a presentarci l’immagine riflessa della realtà odierna, ma ci propone anche la soluzione ottimale che ci permette di trarre il massimo giovamento dall’incontro con uomini così speciali (gli immigrati in generale). La scena del racconto di Wu Sung, con Ned che rimane in paziente ascolto, è esemplare.

A pag. 40, vignetta 1, assistiamo all’inizio della narrazione della vita di Wu Sung. È visibile Ned che tiene nella mano destra la borraccia e col dorso della sinistra si asciuga le labbra come se avesse appena bevuto un sorso. A metà della narrazione, precisamente a pag. 46, vignetta 6, vediamo Ned che porge la borraccia al giovane cinese. A pag. 49, vignetta 1, la narrazione si conclude con Wu Song che beve anch’esso dalla borraccia. Questa scelta di regia fatta da Manfredi, non è da ignorare, ne tantomeno da sottovalutare. Manfredi, oltre che con le parole, ci ha parlato con le immagini.

Questa scena entra inoltre in contrasto con un’altra, dove invece viene a mancare la condivisione. A pag. 68, vignetta 3, vediamo Dunlay che è l’uomo la cui lussuria lo spinse a comprare la giovane Wu Pei. L’uomo con la maschera da tigre accettò, per essere ulteriormente in vantaggio psicologico su Dunlay.

L’obiettivo di Hu (tigre) era di avere un sempre maggior potere decisionale e quindi economico-politico negli interessi sulla costruzione del tracciato della ferrovia.

L’offerta

Il capo del clan Ghee Hin, che poi si rivelerà essere proprio Wu Ta, fratello maggiore di Wu Song, toglie dalle mani di Dunlay, una pipa d’oppio. Il tutto è fatto quasi con una sorta di dolcezza, come il bacio di un traditore. Quel gesto impregnato di falsa empatia, è in realtà una vera e propria coercizione. Quest’immagine così contrastante non può che incrementare il significato, del precedente atto di comunione, che diventa quindi il mezzo propostoci da Manfredi per cibarsi del pane vivo della conoscenza.

“Fate questo in memoria di me”

Oltre alla filosofia confuciana, altre furono in Cina le scuole di pensiero: prevalentemente la taoista e la buddista. Ne Il palazzo dell’eternità, opera di Hong Sheng, una concubina suicidatasi per amore reincontra il suo amato sulla luna, grazie alla intercessione di un monaco taoista. Il suicidio della ragazza è tipico dell’impronta confuciana, ma quell’irrealistico incontro sulla luna è di manifesta influenza taoista. Il monaco taoista è un tramite col mondo dei morti, proprio come uno sciamano.

Magico Vento ha permesso, con la sua presenza, allo spirito di Wu Pei di incontrare il giovane fratello e di garantirgli per l’eternità la sua protezione, racchiudendo tutto il suo amore nel dolce gesto di un’ultima carezza.

 

La copertina di Frisenda mostra una scena assente nell’albo. Pasquale è un disegnatore che non esegue solo su meccaniche indicazioni dello sceneggiatore. Frisenda prima riflette e poi si dedica ai pennarelli.

In primo piano vediamo il giovane Wu Sung legato impotente, sotto il marchio della Northern Pacific. Il ragazzo cinese rappresenta in questo momento, tutto il proprio popolo che ha versato il sangue sull’altare del cavallo di fuoco. Noi, come lettori, volgiamo inoltre lo sguardo oltre una soglia, dove impassibile ci attende Magico Vento. Le porte, rappresentano metaforicamente i veli che celano i vari gradi della conoscenza. Per attraversarla, il nostro piede non può che urtare il corpo di Wu Sung: non dobbiamo quindi ignorare il bisognoso che si fa prossimo a noi. Se superiamo quella soglia con questa consapevolezza possiamo così cavalcare al fianco di Magico Vento che ci accompagna verso un nuovo tratto del sentiero oscuro della conoscenza. Una conoscenza che non si può neppure sfiorare se non si è capaci di un atto di eucaristica amicizia.

(*)Nota del Redattore: questa recensione del numero 40 di Magico Vento, sceneggiatura di Gianfranco Manfredi e disegni di Ivo Milazzo, che risale all’anno 2000 (21 anni fa), fu il mio primo articolo per il sito di uBC Fumetti. A quel tempo ero un membro anche della mailing list di Ayaaaak fondata da Daniele “Tarlo” Tarlazzi e fu li che mi ero iniziato a fare le ossa come critico di fumetti e quindi, quando Giuseppe Pelosi, a quel tempo curatore per uBC delle recensioni della testata di Magico Vento mi chiese di scriverne una per il bianco-sciamano, non mi sembrava vero che potessi veramente scrivere un pezzo giornalistico per il più importante sito dedicato ai fumetti bonelliani presente in rete in quegli anni del millennio scorso. Da notare che proprio da un paio di anni, precisamente dal 1998, ero anche studente di lingua cinese del prestigioso I.S.I.A.O. di Milano (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) e quindi non poteva per me che essere una mirabile combinazione il poter scrivere la recensione di un’avventura di Ned Ellis che fa il suo incontro nel vecchio West con un giovane cinese e le sofferenze patite dal suo popolo negli anni in cui furono sfruttati per la costruzione delle prime linee ferroviarie sul territorio americano.

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

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