7th Garden ha una buona potatura

Sulla cover, ovviamente: la Demonessa Lasciva

La grande rivoluzione introdotta dalle fumetterie in Italia è sicuramente “la sfogliatura”.
Più librerie che edicole e, sopratutto, librerie per appassionati gestite da appassionati, hanno definitivamente sdoganato quella che per i nostri zii era un tabù da infrangere solo con massicce dosi di faccia tosta: prendere un fumetto e sfogliarlo rapidamente (o anche no) dall’inizio alla fine (o anche no) per poi posarlo senza “perfezionare l’acquisto”.

Eppure, nonostante io abbia fatto tesoro di questa nuova libertà per gli ultimi tre decenni circa, ancora mi capita di dover riconsiderare il mio primo, evidentemente superficiale, assaggio.

Ultimo di una (fortunatamente non lunga) lista di “rimbalzati”: 7th Garden di Izumi Mitsu, pubblicato in Italia da J-Pop .
Il primo contatto non mi entusiasmò, il solito protagonista acqua cheta insospettabilmente fortissimo e insospettabilmente “ardente” diviso tra dovere verso la (inutile) Principessa Pura e l’attrazione per affinità verso Demonessa Lasciva; la solita trama di ribellione luciferina al solo apparentemente “Giusto e compassionevole” Ordine Costituito per Volere Divino e sostenuto direttamente da angeli incarnati.

Forse per il mio cinismo di “lettore consumato” ci vidi più di quello che era e completai inconsciamente le poche informazioni avendo una impressione di manga furbetto che titilla il lettore con grandi discorsi prometeiani mentre nel contempo mostra tette.

Ripreso in mano per puro caso mi accorgo che il mio cinismo era forse maldiretto. Intendiamoci, non siamo di fronte a un futuro Dal Forziere, e probabimente neanche Dallo Scaffale, ma neanche di fronte ad un opera sciatta e immeritevole. E non mostra neanche troppe tette.

Nel raccontare l’alleanza tra Awyn “il giardiniere”, figlio di nobili decaduti per un tradimento orribile che calma il suo risentimento curando e proteggendo da qualsiasi cosa il giardino della innocente Marie, con la autoproclamatasi demonessa Vyrde contro Angeli che si rivelano essere niente di più che esseri umani in possesso di una tecnologia straordinaria, l’autore dimostra una buona mano sia nel tenere sotto controllo la sceneggiatura “facile” e quindi a rischio di “sbrodolamenti” sia nella gestione delle tavole.

Il punto di forza di 7th Garden infatti è un tratto di disegno che non avrà particolari marchi di stile ma manca completamente di difetti marchiani e abbonda di impegno, tra dettagli architettonici e florovivaistici (come suggerito dal nome) sparsi con grande prodigalità, anatomie funzionali ad un manga “fanta-stico/scientifico” d’azione, tavole ben strutturate per garantire la sicura tenuta del ritmo e coreografie d’azione più che degne a far sentire l’adrenalina.

Un po’ come il suo protagonista è quasi più provetto come giardiniere che non come guerriero, l’autore dimostra di conoscere le regole per far crescere una storia, ripetiamo non certo memorabile o caratterizzata da personaggi carismatici. E laddove eccede con il concime di alcuni colpi di scena furbetti, riesce comunque ad intervenire abbastanza in fretta a potare le sbrodolature.

Quello che ne risulta è un manga disimpegnato a cui è piacevole dedicare una lettura, rimpiangendo un po’ che la distrazione di un’altra opera (The Magus of The Library, pubblicato in Italia da Panini) ne abbia rimandato il nono volume a data da destinarsi.

Luca Cerutti

"Ma che è sta roba?"

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