Il Vangelo secondo Rat-Man

Cari tutti, il 23 dicembre del 2011 venne pubblicato questo mio articolo con un cappello scritto di pugno da Luca Cerutti, lo stesso Cerutti che 5 anni dopo è stato nominato come nuovo direttore del Magazine nella forma attuale. Ed eccomi qui dopo 10 anni a scrivere un cappello al suo cappello. Tenuto conto che da direttore appena insediato nel 2016, mi aveva bocciato un paio di articoli in successione (cose che capitano in tutte le redazioni, ma mi fido del suo giudizio di allora, oggi, più di quanto non mi fossi fidato all’epoca dei fatti), fa comunque piacere rileggere una delle diverse circostanze in cui Luca mi aveva incensato forse con uno zelo pure eccessivo. Quindi non posso che ringraziarlo per entrambe le azioni prese nei miei confronti: l’innalzamento e la caduta. Ma ve lo lascio leggere e ritorno a parlarvi alla fine.

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Capita, nella carriera di recensori, di non riuscire semplicemente a finire di parlare di un’opera. Capita, in realtà, molto spesso, e questo è uno dei motivi per cui i recensori sono normalmente circondati da persone molto pazienti. Da parte loro i recensori cercano di limitare l’elaborazione e la rielaborazione delle opere alla portata delle sole orecchie di quelle persone, appunto molto pazienti, che li circondano.
Capita talvolta che l’opera in questione abbia davvero troppe sfaccettature per poter essere compresa in una sola analisi e capita altresì che si presenti un recensore capace di affrontare queste sfaccettature e di produrre una rielaborazione che per i suoi contenuti porta ad una nuova visione dell’opera.

L’opera in questo caso è la quadrilogia de “I Sacrificabili” di Rat-Man e Daniele J. Farah è il coraggioso che si è prestato a tracciarne i riferimenti ai vangeli e darne una attendibile interpretazione.
Da ora in poi, quindi, la parola a Daniele:

LA RESURREZIONE DI LAZZARO

Vangelo di Giovanni capitolo 11, versetti dall’1 al 16

  • 1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». 4 All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8 I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9 Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11 Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12 Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s’è addormentato, guarirà». 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Ratto veste i panni comportamentali dell’apostolo Tommaso.  I limiti del realismo

La missione dei Sacrificabili comincia nello stesso modo in cui comincia un'”avventura” di Gesù e degli apostoli. Gesù partì per andare a “svegliareLazzaro che era morto proprio come i sacrificabili partono per la missione che li dovrebbe portare a salvare Danny Ross, l’amico ormai considerato morto.
L’incomprensione di Ratto su quale fosse il senso della missione è identica alla incomprensione degli apostoli di Gesù, che si interrogano su quale senso possa avere andare in Giudea dato che ormai Lazzaro è morto.
Tommaso Dìdimo, non capisce infatti il senso della decisione di Gesù e lo dice chiaramente. Ormai erano tutti a rischio di morte se mettevano ancora piede in Giudea perché Gesù aveva già pestato i piedi a troppe figure politiche del paese.
Per Tommaso avrebbe avuto senso rischiare la vita per andare a salvare una persona ancora viva. Ma che senso aveva rischiare la vita per andare incontro ad un morto? Tommaso non può che quindi elaborare la soluzione interpretativa più ovvia: si tratta di un suicidio, stanno tornando in Giudea per morire come Lazzaro.
Tommaso non lo dice esplicitamente, ma dalla tensione della sua frase se ne può dedurre che lui farà ciò che gli chiede Gesù esattamente come lo faranno tutti gli altri perché gli sono tutti grati e sottomessi per molte ragioni, ma almeno lui a differenza degli altri si è tolto la soddisfazione di aver messo in chiaro difronte a tutti che a suo avviso quella decisione è pura follia. Non dà insomma del pazzo a Gesù, ma lo lascia intendere.

Anche il Ratto alla fine non dà del pazzo al colonnello anche se lo lascia intendere e se poi decide di partire per la missione suicida è perché dopo tutto, nella scala di valori, ciò che conta è stare con gli amici, costi quel che costi.

IL PADRE VOSTRO CELESTE

Vangelo di Luca capitolo 11 versetti dall’11 al 13

  • 11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!
Quale padre…  A domanda, risposta…

Per il Ratto il Signore è Colui che ascolta le nostre preghiere e le esaudisce per il nostro Bene. I padri umani come quello di Dillon possono fallire il proprio ruolo di padre mentre il Padre Celeste non fallisce mai.

PRIMA CHE IL GALLO CANTI

Vangelo di Luca, capitolo 22 dal versetto 54 al 65

  • 54 Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. 55 Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. 56 Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». 57 Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». 58 Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». 59 Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». 60 Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. 61 Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». 62 E, uscito, pianse amaramente. 63 Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, 64 lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». 65 E molti altri insulti dicevano contro di lui.
Il processo a Gesù … nella visione di Ortolani

La sequenza è praticamente identica a quella descritta dai Vangeli, ma Ortolani inserisce una battuta finale non presente nel Vangelo è cioè che Gesù “indovinava sempre” chi lo colpiva.
Nonostante tutto tale battuta è plausibile dato che proprio nei versetti precedenti si ha la conferma che la previsione di Gesù sul futuro rinnegamento di Pietro si era attuata in tutto e per tutto.
Se Gesù possedeva la precognizione del futuro e quindi presagì sia il tradimento di Giuda che il rinnegamento di Pietro, è altrettanto plausibile che Gesù sapesse il nome di chiunque lo stesse colpendo anche se aveva gli occhi bendati. Il fatto che il brano biblico metta in successione proprio questi due aspetti è conferma di quello che il brano voleva comunicare al lettore: Gesù era in grado di vaticinare il futuro, ma gli uomini che avevano Gesù in custodia, proprio in conseguenza della paura per tutto ciò che non si riesce a comprendere e classificare, reagivano colpendo e umiliando Gesù proprio perché si sentivano colpiti e umiliati dalla Sua figura.
Non potevano accettare di trovarsi difronte a qualcuno che sapesse leggere dentro i loro cuori perché loro stessi si vergognavano di ciò che era celato nel loro cuori.

AL MONTE DEGLI ULIVI

Vangelo di Luca capitolo 22 versetto dal 39 al 46

  • 39 Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. 40 Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». 41 Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: 42 «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». 43 Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. 44 In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. 45 Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. 46 E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
Apparve un angelo a confortarlo … Con l’aspetto di Silvester Stallone

Questo brano del vangelo ha inspirato Ortolani per due sequenze di Rat-man 84, la prima, che vediamo sopra, ripresa in maniera quasi letterale.

La veglia di Rat-Man … Decisamente poco indicato per la mansione

La seconda è invece sottilmente parafrasata. Dillon a quanto pare conosce la Sacra Scrittura e chiede infatti a Rat-man se per caso si sia addormentato mentre teneva d’occhio Gesù e Rat-man con una battuta gogliardica conferma di essersi addormentato, quindi proprio come fecero gli apostoli di Gesù che non riuscirono a restare svegli per condividere con Gesù quel momento di preghiera prima dell’ultima ora che aveva come obiettivo quello di non farli cadere in tentazione.
Ma di che tentazione parla Gesù? Presumibilmente la tentazione che è indotta dalla paura della morte. Il cibo è la prima delle tentazioni, mentre è la paura della morte l’ultima delle tentazioni che colpisce l’essere umano. Non a caso la tavola che segue fa riferimento al racconto della tentazione nel deserto.

LA TENTAZIONE

Vangelo di Matteo, capitolo 4 dal versetto 1 al 11.

  • 1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». 5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». 7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». 8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». 11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

Vediamo che Dillon impersona il ruolo di Satana tentando Gesù con quella che notoriamente è la “tentazione del pane“. Le altre due tentazioni sono la tentazione di fare miracoli e la tentazione di diventare il Dominatore del Mondo.
Non è insolito che Ortolani faccia interpretare in questa specifica occasione, il ruolo di Satana a Dillon, dato che Dillon è di fatto colui che fra i Sacrificabili è succube della schiavitù da cibo. Quel passo del Vangelo di Matteo ci insegna che il primo mezzo che Satana usa per indurre in tentazione gli uomini è l’appetito compulsivo: il bisogno continuo di annettere a se stessi qualcosa di esterno.

Ancora sassi al posto del pane – La prima delle tentazioni

Quando però Satana non riesce ad indurre in tentazione l’uomo con l’appetito, ritenta con altre forme di appetito: l’appetito di ricchezze, l’appetito di territori, l’appetito di fama e gloria. Gesù superò la prova del deserto vincendo tutte le forme di appetito a cui Satana lo sottopose e questo perché Gesù pose sempre e soltanto il Padre al centro dei propri pensieri e interessi.
Nella testimonianza evangelica Gesù non trasformò le pietre in pane come gli propose Satana, ma lo moltiplicò; non conquistò territori come gli propose Satana, ma la sua Parola si è diffusa in tutto il mondo per oltre due millenni; non si gettò dal pinnacolo del tempio, per essere poi sorretto dagli angeli, ma camminò sulle acque e si rese autore di molti altri miracoli.
Come a voler testimoniare che nel vivere coerentemente la fede comunque tutto il resto non verrà negato, ma sarà dato in più: questo è valso per Gesù e quindi è valido per tutti gli uomini. E’ significativo che la redenzione di Dillon, dopo l’esperienza di incontro col Pane Celeste rivelatosi in forma umana, si esprima nella scomparsa della dipendenza compulsiva dal cibo. In uno dei Testi, Gesù dice alla samaritana: “lui ha un’acqua bevuta la quale poi non avremo più sete“.
E’ altrettanto significativo che, non essendo ancora pronto, sul momento Dillon chieda “Puoi dirci come possiamo sconfiggere la morte?” e la risposta sia “E’ quello che sto cercando di fare.

SEDERE ALLA TUA DESTRA O ALLA TUA SINISTRA

Vangelo di Marco capitolo 10 versetto dal 35 al 40

  • 35 E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». 36 Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: 37 «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38 Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». 39 E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. 40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Vangelo di Matteo capitolo 20 versetto dal 20 al 23

  • 20 Allora la madre dei figli di Zebedeo si accostò a lui con i suoi figli, si prostrò e gli chiese qualche cosa. 21 Ed egli le disse: «Che vuoi?». Ella rispose: «Ordina che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla sinistra nel tuo regno». 22 E Gesù, rispondendo, disse: «Voi non sapete ciò che domandate; potete voi bere il calice che io sto per bere, ed essere battezzati del battesimo di cui io sarò battezzato?». Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». 23 Allora egli disse loro: «Voi certo berrete il mio calice e sarete battezzati del battesimo di cui io sarò battezzato; ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo, ma è riservato a coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».
Chiedere con leggerezza – La specialità del Ratto

La richiesta fatta con naturalezza da Rat-man di poter sedere alla destra di Gesù è anch’essa una citazione evangelica.
Furono infatti due fratelli, discepoli di Gesù a porre quella richiesta a Gesù (come sopra vediamo descritto dal Vangelo di Marco). In un altro dei vangeli (quello di Matteo) fu invece la loro madre a porre quella domanda direttamente a Gesù per intercedere a favore dei figli.
Ma la reazione di Gesù è tutt’altro che accondiscendente. E ancora una volta, dimostra di conoscere molto bene gli eventi futuri. Questo tipo di passi biblici vogliono comunicare alla mente del credente l’insegnamento basilare secondo il quale anche quando abbiamo desideri buoni e propositivi (sedere accanto al proprio maestro) in realtà esprimiamo i nostri desideri dalla nostra posizione di totale ignoranza degli sviluppi futuri, ma ignoti, di ogni singolo destino umano. Solo affidandosi totalmente al divino si possono prendere decisioni per la vita che tengano anche conto di quello che noi chiamiamo “il senno di poi“.
Gesù possedeva il “senno di poi” e infatti alla richiesta di poter sedere alla Sua destra e Sua sinistra reagisce dicendo “Voi non sapete ciò che domandate!” come se appunto ciò che stanno domandando, col senno di poi, non lo avrebbero certo domandato e neppure desiderato. Ma noi che conosciamo tutti gli eventi successivi sappiamo cosa succederà.
Il “trono” su cui il Cristo Re siederà sarà proprio quella Croce su cui sarà crocifisso e “seduti” (cioè appunto, anche loro crocifissi) alla Sua destra e alla Sua sinistra, saranno appunto i due ladroni: cioè appunto “coloro per i quali è stato preparato” .. perché infatti tale posizione “di privilegio” (se così possiamo dire) non stava a Lui concederla ma viene concessa dal Padre suo che è nei Cieli.
Se Giacomo e Giovanni avessero saputo che ciò che stavano chiedendo era di morire al suo fianco in tempi molto ravvicinati, non sarebbero stati certo così entusiasti di chiederlo e tantomeno lo avrebbe chiesto in vece loro, la madre.
Tale condizione emotiva di questi due fratelli, apostoli di Gesù, rispecchia spesso il modo di pensare dei credenti che nel corso delle proprie preghiere chiedono ciò che più desiderano convinti che il fatto stesso che chiedano una cosa buona sia garanzia di poterla ottenere, e poi non ottenendola restano delusi senza capire che per ragioni che spesso restano oscure, in realtà tale preghiera non è stata loro esaudita proprio per il loro “bene ultimo“.

DI FRONTE A PONZIO PILATO

Vangelo di Giovanni capitolo 18 versetto dal 33 al 38

  • 33 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». 34 Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?». 35 Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». 36 Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38 Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei…
La risposta è dentro di sè – E sembra purtroppo giusta…

Con la tavola precedente, vediamo che Rat-man va a sedersi vicino a Gesù con l’intento di fargli una domanda (perché esiste la sofferenza?”) che poi non solo non gli fa, ma quando è Gesù stesso a proporgli di avere una risposta a quella domanda Rat-man si allontana da Gesù senza volerne ascoltare la risposta perché in realtà si è già dato la risposta: “e chi può saperlo?
Di fatto questo è stato il comportamento di Ponzio Pilato che trovandosi davanti a Colui che gli diceva di essere venuto al mondo proprio per rendere testimonianza alla Verità, Pilato pone la domanda “Che cosa è la Verità?” ma subito dopo aver posto la domanda non si sofferma a scoprire se Gesù ha una risposta a quella domanda, ma subito se ne allontana perché è già pieno delle risposte che si è dato per conto proprio.
Ortolani ci mostra quindi l’umanità di un Rat-man che anela la vicinanza di Gesù, ma una volta entrato sotto la sfera delle Sua influenza resta comunque atrofizzato dai proprio limiti umani. Quelli di chi si interroga del perché della sofferenza e poi difronte alla sofferenza concreta di una donna che viene inseguita e lapidata per le sue colpe, si diverte e ci scherza sopra. Rat-man quindi non è pronto a ricevere la risposta alla propria domanda perché non è pronto a fare quello che ha fatto Gesù: farsi carico della sofferenza altrui piuttosto che farsene beffe.

CHI VOLETE LIBERO?

Vangelo di Giovanni capitolo 18 versetto dal 38 al 40

  • 38 … e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. 39 Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?». 40 Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Il tentativo di spiegare l’inspiegabile. Con la consueta sensibilità.

In modo brillante Ortolani ci fa passare l’insensatezza di una sentenza che porta a far liberare un brigante e crocifiggere un innocente.
Ma la realtà dei fatti è che anche questa è una conferma che Gesù è morto proprio per prendere il posto di coloro che sono peccatori. Quindi il primo uomo che ha avuto la vita salva grazie alla morte di Gesù è proprio Barabba: un criminale appunto.
Ma per chi come noi vorrebbe cercare un’altra risposta che non sia questa ecco che Ortolani ci scherza sopra con sottile ironia inventandosi un inedito Barabba in possesso tutta una miriade di qualità note a tutti i suoi contemporanei, ma di cui però i Vangeli non fanno alcuna menzione.

 

 

 

 

Postfazione: sono fresco della visione di “Shazam” prodotto della DC, sulla piattaforma di Netflix e devo dire che sono rimasto sorpreso. Ormai è difficile trovare nelle trame dei film per ragazzi, dei riferimenti alla fede religiosa. E il fatto che la famiglia in cui il piccolo Billy Batson viene accolto si appresta a mangiare solo dopo aver recitato una preghiera con tutte le mani dei presenti unite, appare come un retaggio culturale d’altri tempi. Oggi chi è religioso fa veramente fatica a fare coming-out senza essere guardato storto. Ebbene Leo Ortolani col suo “I Sacrificabili” del 2011 ha saputo rendere divertente l’essere credenti,  perchè è abbastanza ovvio che chi negli ultimi 38 anni firmava per l’esonero di frequentazione delle lezioni di religione nella scuola dell’obbligo italiana, può ovviamente fare molta fatica oggi a ridere delle trovate comiche di Ortolani, per il semplice fatto che oggi è già tanto che alcuni sappiano che nel cattolicesimo i Vangeli sono 3, il Vangelo di Lazzaro, quello di Maria Maddalena e quello di Pasquale ….  come? Chi è Pasquale? Ma è ovvio, si tratta dell’Evangelista che ha istituito nella dottrina cattolica la festività della Pasqua …. Non vi ho colto in fallo? Meno male, ma guardate che non sto scherzando più di tanto. Ne ho sentite di peggio nella vita di tutti i giorni. Ma evito di aggiunger altro mettendo il … chiodo nella piaga.

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

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