Quando Tex era a colori

Dopo l’uscita di collane come Avventura Magazine, le Storie Cult, le Grandi Storie Bonelli, sembra evidente che la Sergio Bonelli editore abbia deciso di  sfruttare in maniera sempre maggiore il proprio enorme magazzino di storie, provenienti dal passato più o meno recente, realizzate dai suoi grandi autori, riproponendole nel suo classico formato popolare da edicola. Ovviamente questa tendenza non poteva non riguardare anche il personaggio cardine della casa editrice, Tex, e quest’anno ne abbiamo avuto due esempi concreti con Tex Willer Extra e Super Tex.

Nel primo caso si è trattato della riproposizione in tre numeri dello splendido Texone del 2017, Il Magnifico Fuorilegge,  realizzato da Mauro Boselli e Stefano Andreucci, in cui vengono narrate le avventure del giovane Tex all’esordio della sua carriera di giustiziere solitario, quando era ancora un fuorilegge, vero e proprio antefatto della serie Tex Willer, che esordirà l’anno seguente. Essendo il volume inaspettatamente esaurito la casa editrice ha deciso di riproporlo nel formato ormai (quasi) classico della testata dedicata al giovane ranger, con alcune pagine di raccordo realizzate ex novo e le copertine inedite di Maurizio Dotti.
Sarà interessante capire se questa miniserie estiva proseguirà nei prossimi anni, riproponendo le altre storie che hanno raccontato il passato da fuorilegge di Tex, apparse su altre serie collaterali, come i Maxi e i cartonati alla francese.

Proprio con il primo storico albo Maxi, Oklahoma, realizzato nel 1991 da Giancarlo Berardi e Guglielmo Letteri, si apre la piu recente collana texiana, SuperTex, che ripropone a colori in due volumi e con le copertine di Stefano Biglia, in un formato simile ai ColorTex, le storie fuori collana dedicate al celebre ranger.
Inizio migliore non poteva esserci con l’unica incursione nel mondo texiano del creatore di Ken Parker, affiancato dalle matite super classiche di Letteri, uno dei disegnatori principali della saga, con una storia ambientata ai tempi dell’Oklahoma Land Rush, la storica corsa alla terra del 1889, quando furono assegnati gli appezzamenti coltivabili del nuovo territorio.

Tex è sempre più al centro delle iniziative della casa editrice, aspetto molto ben comprensibile dato che si tratta del personaggio più venduto, con numerose collane di inediti, cui si è aggiunto quest’anno anche il Tex bis 729: nello speciale estivo che, come per altre serie, ha raddoppiato l’uscita mensile sulla falsariga degli albi di Martin Mystere degli anni ’90, Mauro Boselli e Maurizio Dotti raccontano finalmente di come Tex divenne l’Agente Indiano dei Navajos.

Vi è poi la costante riproposizione delle storie migliori nei volumi da libreria, e le iniziative degli allegati ai quotidiani, come la tanto attesa ristampa anastatica delle prime strisce in edicola con il Corriere della Sera.

Ci si aspetterebbe che gli appassionati di un determinato personaggio manifestassero la loro soddisfazione nel poter leggere più avventure delle serie che collezionano, invece in quest’occasione si è creato una sorta di cortocircuito per cui specialmente sui Forum e sui Social qualche lettore ha espresso più di una perplessità di fronte alla politiche editoriali bonelliane, forse temendo una sovraesposizione texiana o un calo qualitativo delle singole storie. L’impressione principale è che il classico lettore di Tex si senta in dovere di collezionare tutte le pubblicazioni che escono, anche quelle che paradossalmente non lo interessano, arrivando a protestare anche su questioni che si scontrano con la storia editoriale della casa editrice.

Il primo appunto che viene mosso è che la casa editrice voglia monetizzare a tutti i costi attraverso la pubblicazione delle storie del proprio personaggio principale, sfruttandolo all’inverosimile.
Tale aspetto a dire la verità è decisamente inconfutabile: non trattandosi di un ente di beneficenza o di un’associazione culturale è naturale che la Bonelli voglia inseguire un utile, diversamente non avrebbe senso pubblicare albi e libri e tentare di venderli, tanto più in un periodo storico come questo dove al crescente disinteresse delle giovani generazioni verso il fumetto popolare si associano la crisi delle edicole, storico punto di vendita della casa editrice, e l’aumento dei costi della carta.

Il secondo appunto è che ci siano troppe ristampe rispetto al passato, il che è palesemente una falsità, dato che storicamente la casa editrice ha sempre riproposto periodicamente le proprie uscite in maniera regolare, permettendo a tutti i collezionisti di completare le loro collane senza doversi svenare, rifornendo costantemente le edicole con ristampe non ufficiali delle serie più vendute, oppure presentando ristampe organiche come i mitici Tutto degli anni ’80 e ’90.
Tex in particolare è sempre stato presentato in tutte le formule, a partire dalle prime strisce, destinate ad essere raccolte, ristampate, inserite negli Albi d’Oro, in grande formato, in versione quaderno, con Tex Tre Stelle, ecc. ecc. ecc.

C’è stata perfino l’accusa di chi vede in determinate pubblicazioni il tentativo di voler ingannare il lettore, proponendo materiale non inedito in nuovo formato, snaturando tra l’altro il senso artistico della pubblicazione originaria, senza specificare in maniera chiara che non si tratta di una nuova storia.
Questa protesta rispetto alla proposta in maniera differente, con un nuovo formato, di materiale e storie pensate e realizzate per pubblicazioni differenti era già venuta fuori, in maniera decisamente più blanda, all’epoca della pubblicazione della Collezione Storica a Colori di Repubblica, quando l’intera serie di Tex venne presentata in grande formato e in volumi con più pagine e per l’occasione colorata, in allegato settimanalmente al quotidiano romano, rappresentando un successo inedito e incredibile nel mercato degli allegati a fumetti.

È proprio la storia  della casa editrice a venirci in aiuto in questo caso: come già detto, specialmente agli inizi pioneristici della sua avventura nel mondo editoriale italiano, Tex è sempre stato fatto uscire in pubblicazioni di tutti i tipi.
Basta sfogliare lo straordinario catalogo Tutto Bonelli. 1941-1979,  che raccoglie e cataloga tutte le uscite bonelliane, per rendersi conto che le prime storie texiane erano state proposte in tanti formati differenti, raccogliendo e ristampando il materiale il più possibile e di fatto perfino i primi 96 numeri dell’attuale collana non sono che una riproposizione delle prime storie a striscia, in un nuovo formato.
Praticamente il terribile tradimento che si imputa all’attuale editore e ai curatori della serie è avvenuto costantemente lungo tutti gli 80 anni della casa editrice.

L’aspetto del tentato inganno del lettore è più articolato e certe copertine come quelle dei Magazine Avventura, che presentano dei personaggi creati da G.L. Bonelli, hanno dei richiami in copertina a Tex che potrebbero far credere che tali pubblicazioni ospitino delle storie inedite di Tex.
Per il resto non ci sembra però che nel 1958 la copertina della seconda serie di Tex Gigante, il mitico La Mano Rossa, recitasse in copertina che si trattava di storie già pubblicate a striscia 10 anni prima. A volte spetta anche all’acquirente il dovere morale di stare attento a quello che sceglie di comprare in edicola.

Rispetto alla presenza del colore nelle storie di Tex ci viene in aiuto nuovamente il già citato catalogo Tutto Bonelli che, sorprendente descrive alcune serie a striscia del 1957, esattamente dalla XVI alla XVIII,  denominate Nevada, Gila e Colorado, sempre scritte da G.L.Bonelli e disegnate da Galep, affiancato da Francesco Gamba e Virgilio Muzzi, e che sono stampate sorprendentemente in bicromia, a due colori rosa e nero, con tanto di lancio in copertina. Esperimento prontamente abbandonato per ragioni misteriose con le serie successive e non riproposto quando quelle strisce vennero inserite all’interno della collana attuale di Tex.

Ecco che allora fanno un pochettino sorridere affermazioni come la vecchia Bonelli non lo avrebbe mai fatto, anzi pensandoci bene sembra che su certi aspetti la casa editrice sperimentando sia molto più tradizionalista di quei lettori alfieri di una presunta ortodossia texiana, che in realtà sembra rimandare esclusivamente alla propria percezione personale e ai propri ricordi di gioventù.

Massimo Cappelli

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