Colazione con Tiffany

Nel riproporre gli articoli dal nostro passato, forse non abbiamo mai evidenziato ai lettori i cambiamenti e le fasi che attraversa un sito con 20 anni di storia. Per un lungo periodo, ad esempio, ci sembrava importante proporre una visione analitica ed oggettiva dei fumetti recensiti, separando l’analisi di testi (o sceneggiatura) e disegni e facendo poi una sintesi (il “globale”). I tre parametri erano valutati secondo una inconsueta scala da 1 a 7 ed un complesso algoritmo produceva poi un voto complessivo in percentuale.

Poi, qualche anno dopo, abbiamo deciso di dare fiducia ai nostri lettori e confidare che fosse evidente dai nostri scritti se il volume in esame meritasse o meno la carta su cui era stampato.
Questo articolo arriva ancora da quegli anni, confidiamo non vi disorienti troppo.

 

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Innanzitutto, una premessa. Chi legge fumetti è spesso attratto dai meccanismi che si celano dietro le quinte. Dopo un po’ diventa un’esigenza che si cerca di soddisfare in ogni campo. Questi stessi “curiosi” , saranno lieti di scoprire che anche in un contesto come questo (la redazione di uBC) si celano, fuori dal campo visivo del lettore, delle scelte di comunicazione, non indifferenti. Il tutto è fatto con gioia, passione e gratuità che mira ad informare al meglio l’amico lettore. Che il lettore sappia quindi che questa recensione aveva una gemella siamese. Logiche redazionali hanno reso necessario l’intervento chirurgico che ha portato alla scissione e alla stesura definitiva di questa recensione. Quanto dalla versione primitiva è stato asportato è divenuto materiale per l’elaborazione di un articolo dal titolo “La settima illuminazione“. Questo articolo su Julia è l’umile ed estremo tentativo di giustificare l’insolito e più volte discutibile operato di un autore, che è ormai entrato da tempo nell’Olimpo della “Storia del Fumetto” e nei cuori di molti appassionati.

TESTI: Sog. Giancarlo Berardi – Sce. Giancarlo Berardi, Giuseppe De Nardo e Maurizio Mantero
Julia n.27, pag.48, disegni di Federico Antinori, (c) SBE 2000

Immaginiamoci di alzarci una mattina e dopo una sequenza di gesti meccanici (come prepararsi la colazione), e di stimoli esterni (come l’udire uno stralcio di conversazione in una mattiniera trasmissione televisiva) veniamo curiosamente spinti a riprendere in mano l’ultimo numero di Julia, letto la sera prima. Immaginiamoci di avere ancora indosso il pigiama. Immaginiamoci di avere i capelli spettinati. Immaginiamo di avere ancora il cuscino stampato sulla faccia… immaginiamo… immaginiamo… immaginiamo…

Se apriamo il fumetto a pag. 48 e contempliamo il volto felino di Toni non possiamo fare a meno di pensare che recensire un numero qualunque di Julia, equivale a prendersi proprio una bella gatta da pelare. Potrà apparire umorismo di bassa levatura, ma riuscire a scrivere di Julia, qualcosa che non sia già stato scritto, è veramente difficile. Veramente ammirevole è quindi l’impegno di Fabrizio Gallerani (curatore) che da oltre due anni, sostituito solo poche volte, porta avanti l’analisi di questa serie, con dedizione e costanza. Come ci riesca ogni mese è un vero mistero. E’ un bel dire, riuscire a fare una critica oggettiva di un numero sceneggiato da una testata d’angolo dell’edificio Bonelli, quale è Berardi. Soprattutto, quando scrive in modo così perfetto e lineare. Ah, già! Hanno collaborato anche De Nardo e Mantero, ma francamente da un po’ di tempo a questa parte non ci si fa proprio caso alla differenza.

Berardi è un timido innamorato!

Infatti la scrittura di Berardi è fin troppo perfetta: si vorrebbe quasi facesse dei palesi errori, per farli notare e rompere così la monotonia che è sovrana. Troppo lineare: mai alcun calo, ma neppure le impennate alla Padre Connors, si fanno più sentire. Per non parlare degli incubi ricorrenti… no! Non quelli che Julia fa di notte! Quelli sono diversi ogni volta!!! Quelli “ricorrenti” sono quelli che vive di giorno: l’attaccamento materno di Emily, le pagine di lenta quotidianità casalinga come accarezzare Toni tre o quattro volte a numero e cederle il toast… è molto meglio rimpinzarsi di caffeina che stimoli i neuroni, piuttosto che saziare lo stomaco. Quindi una gran cura per gli elementi di contorno.

Face to face – Julia si scontra col tenente Webb – Disegno di Federico Antinori (c) SBE 2000

Troppo spesso però, il “contorno” sovrasta i sapori del piatto principale. Per non parlare degli appuntamenti settimanali col meccanico e chi più ne ha più ne metta. Ogni tanto compare un dialogo intimista con Webb. Nell’ultimo, presente in questo numero, viene pure pronunciata la parola “figli“. Il lettore subito rizza le orecchie speranzoso, ma dopo un paio di pagine di neutra conversazione ecco esplodere il solito litigio. Quasi Berardi voglia sempre frettolosamente stuccare la breccia, che ogni tanto crea nel muro innalzato fra Julia e il tenente.
Berardi si comporta come un timido innamorato che dopo aver fatto un passo verso l’oggetto del suo desiderio, ne fa due all’indietro. Così l’universo di Julia continua ad essere movimentatamente statico. Bella lì! Un po’ come dire “una fresca giornata afosa” oppure “una saporita pietanza scipida”: con la giornata e la pietanza è un controsenso, ma con Julia rende perfettamente l’idea.

Il piccolo Niko sembra distruggere le nostre speranze di una Julia in-progress…

Da notare inoltre la pag. 72 in cui il meccanico ragguaglia Julia sullo stato di salute del suo figlioccio Niko, figlio di quella Melina che noi lettori abbiamo incontrato il mese scorso (numero 26 “Mentre la città brucia”). Questa pagina sembra voler dimostrare uno sforzo da parte degli autori di inserire elementi di continuity. Peccato però il senso implicito di tale continuity: nell’ultima vignetta del numero scorso Julia afferma: “… Un anno dopo, mi arrivò una lettera: Melina e Andreas Stefanopulus annunciavano la nascita del piccolo Niko.” Nel numero di questo mese Nick il meccanico afferma che la domenica seguente Niko sarà battezzato. Quindi fra l’avventura di questo mese e quella dello scorso mese è passato più di un anno. Eppure, praticamente nulla è cambiato nella vita della nostra criminologa. Questo elemento sembra purtroppo annientare le illusioni di quei lettori che si aspettano un’evoluzione, seppur lenta comunque progressiva, del personaggio.
Per chi desidera leggere un breve riassunto dei contenuti di questa storia è invitato a leggere la scheda.

DISEGNI: Federico Antinori

Vincenzo Oliva (dalla recensione di JU 23): … semplice, limpido, leggibile… Del resto questa è caratteristica comune a tutte le storie della serie. Berardi e gli artisti del suo staff grafico hanno

Pag.34, Julia Weaver? (c) SBE 2000

rinunciato al “bello” in favore del funzionale. Il disegno, in Julia, serve ad accompagnare quietamente il testo; lo asseconda senza superbia, senza mai lasciarsi tentare dall’idea di cercare soluzioni che non siano quelle di una rappresentazione rigidamente realistica del narrato.

Giuseppe Pelosi (dalla recensione di JU 21): Ci sono fumetti seriali, per rimanere in ambito Bonelli, che risultano ambientati in contesti estremamente interessanti, per un disegnatore: il lontano West, le foreste o le paludi di qualche stato americano del sud, la giungla amazzonica, il medioevo prossimo venturo, il futuro, sono indubbiamente luoghi che stimolano la fantasia visiva, che permettono al disegnatore anche qualche virtuosismo, qualche invenzione, che permettono in definitiva di spettacolarizzare il proprio disegno; ecco, Julia no. Anche nell’ambientazione Julia resta quanto di più comune e quotidiano ci possa essere. Appigli alla visionarietà, zero, se si esclude qualche incubo una volta ogni tanto… Tanto più difficile, dunque, colpire il lettore con il proprio tratto: al disegnatore resta “solo” la gamma delle espressioni, la “recitazione” dei personaggi, e magari qualche scena di movimento. Ci vuole anche una certa umiltà, dato che in situazioni narrative di questo genere risulta fondamentale che il disegnatore sia completamente al servizio della storia, si attenga scrupolosamente alle indicazioni dello sceneggiatore e “inventi” poco o nulla.

Francesco Manetti (dalla recensione di JU 18): E’ peraltro certo, come attestano precise dichiarazioni dell’autore, che per Berardi i disegni devono essere al servizio (nel senso più stretto dell’espressione) della sceneggiatura.

Prendiamo tutte queste valide osservazioni per Julia, inerenti ad altri disegnatori, scritte dai miei colleghi, ne mescoliamo le proposizioni, sostituiamo qualche termine col corrispondente sinonimo, aggiungiamo che l’espressività dei volti (per esempio a pag. 34 la Julia della prima vignetta non sembra lei, quella della terza vignetta sembra addirittura avere un’espressione alla Legs Weaver) e la cura nei paesaggi non sono proprio il massimo e avremo i commenti per i disegni di questo numero.

GLOBALE
Julia n.27, copertina, (c) SBE 2000

La copertina di Marco Soldi non ci regala insolite visioni prospettiche ne tantomeno cerca di rapire la nostra attenzione con colorazioni mirabolanti oppure con una Julia che si mostri a noi “generosa” nell’abbigliamento. Nonostante tutto la copertina è azzeccata per attirare e stimolare la fantasia dell’acquirente. L’associazione fra copertina e titolo ci fa infatti sperare in 126 pagine di azione, con un bambino in pericolo, in stile “Il Cliente” o “Witness: il testimone“. Niente di tutto questo: il bambino, pur avendo l’importanza significativa già evidenziata (… ehm… veramente l’evidenziazione di questa “importanza” è stata traslata nell’articolo; per chi desidera ragguagli, prosegua pure a leggere!), risulta essere solo un personaggio di contorno. Il titolo è quindi presumibilmente correlato a Julia: è infatti lei (e non il bambino) ad aver visto un suo studente fuggire dal luogo del delitto con un’arma in mano. In più occasioni ribadisce però di non averlo visto compiere il delitto, quindi più che “Io l’ho visto“, doveva essere “Io non l’ho visto“. Tutto il resto dell’indagine si basa comunque sul rintracciare il ragazzo chiedendo a tutti “Chi l’ha visto?“.

Siccome l’episodio in se stesso, poco ci concede, non ci resta che autogratificarci facendo lavorare la fantasia. A pag. 41 comincia un capitolo intitolato: “Il volto della morte“. Tale volto sembrerebbe essere quello di Harry Townsend, il docente di sociologia, incontrato in sogno. Possiamo però “fantasticare” che questo volto sia ben altro. Il verme diventa cibo per i pesci, i pesci piccoli sono cibo per i pesci grossi, ma sia grossi che piccoli sono cibo per noi. In ultima analisi, come ha ribadito Towsend, noi siamo cibo per i vermi. Quindi il cerchio si chiude. Questo sembra essere il vero volto della morte: il cerchio della vita.

Julia n.27, pag. 41, (c) SBE 2000

… fantastichiamo… fantastichiamo… fantastichiamo! Purtroppo, possiamo spremere quanto si vuole, ma ogni cosa ha un limite. Questo numero preso singolarmente, più di così non riesce a dirci. Eppure, questo stesso numero, può, per un’imperscrutabile serie di circostanze, smuovere le acque della nostra mente e far così venire a galla un sedimento rimasto a decantare per lungo tempo nelle profondità. Si intravede così la possibile esistenza di una vera continuity del mondo onirico, più che di quello reale. Quasi non ci si crede. Bisogna avere la conferma! Così viene riesumata la collezione completa e si analizza nuovamente dal principio. Numero dopo numero. Sogno dopo sogno. Ed una delle tante possibili verità si rende a noi manifesta. Per chi volesse conoscere l’esito di questo viaggio nell’anima di Julia, è invitato a leggere “La settima illuminazione“. Dopo aver letto quest’articolo, nulla della vita, sarà più come prima. Qualunque numero di Julia sarà letto in futuro come mai è stato letto prima.

 

Speciale!
La settima illuminazione
Ovvero l’interpretazione degli incubi di Julia

 

Daniele J. Farah

Io credo che per ogni evento della vita l'individuo possieda un organo che gli consenta di superarlo. Il fumetto diventa un evento insuperabile se ci tocca in quell'organo che ha lo scopo di annichilire tutti gli altri. ... Non datevi pena ... l'ho scritto solo per perturbarvi.

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