Jonathan di Cosey: la regola e l’eccezione

Da devoto discepolo del Maestro Camilleri e del suo Salvo Montalbano, ODIO i luoghi comuni (e anche i lunedì, ma non divaghiamo). Eppure, per una volta farò un’eccezione alla regola, applicandone uno: appunto, parlando di un’eccezione che conferma una regola.

Odio i luoghi comuni. Quando li uso (non sono infallibile, a volte mi capita…), mi detesto. Mi sembra che appiattiscano il significato di ciò che uno sta dicendo, evitando la fatica di dover argomentare meglio – o più in dettaglio – un concetto. Mi danno l’idea che chi li usa non sia, in fondo, interessato a entrare davvero in comunicazione con l’altro. E divento insofferente quando qualcuno me li butta lì, mentre magari sto cercando le parole giuste per spiegarmi.

Se ce n’è uno che mi fa imbufalire, poi, è “l’eccezione conferma la regola“. Mi sembra la consacrazione definitiva della banalità e al contempo dello status quo, a certificare qualcosa di immutabile. Un esempio qualsiasi, magari in ambito sportivo? Eccolo: Nel rugby, l’Italia perderà sempre contro gli All Blacks. Non ci vuole un grande sforzo per enunciare una regola così, sapendo di poter sempre disporre del “paracadute” del luogo comune. Perciò, se ti stai accalorando con un altro tifoso cercando di spiegare che nell’ultimo 6 Nazioni hai visto qualche segnale positivo dei rugbisti azzurri, l’altro risponderà “Bah, per quanto migliorino, con gli All Blacks perderanno sempre“. Fine della discussione e inizio della mia scocciatura (anche Montalbano reagirebbe allo stesso modo), perché anche nel caso in cui – miracolosamente, e inopinabilmente, lo ammetto – l’Italia sconfiggesse la Nuova Zelanda… l’altro ribadirà appunto che si tratta solo dell’eccezione che conferma la regola.

Ma allora, perché parlare (in una rubrica che si occupa di fumetti incompleti o non finiti) del nuovo albo di Jonathan – interamente scritto e disegnato, come di consueto, da Cosey – che CONCLUDE la collana dedicata a questo personaggio, ben 46 anni dopo il suo esordio sulle pagine della rivista Tintin? Perché voglio fare un’eccezione alla regola. E ringraziare Cosey di aver fatto, a sua volta, un’eccezione alla regola: quella regola non scritta che, come spiegavo in questo articolo dedicato a un’altra BD, lascia in un limbo indeterminato molti fumetti della scuola franco-belga che hanno avuto successo nel millennio scorso, senza che gli autori decidano di scrivere un episodio “finale”. Ricordate cosa dicevo di Jonathan in quell’articolo? Lo ricopio qui, per comodità:

Prendiamo Jonathan: dopo 11 albi pubblicati tra il 1977 e il 1986, Cosey si è poi dedicato ad altri progetti ma senza trascurare la solida rendita garantita dal suo personaggio più iconico, sfornando altri 5 albi tra il 1997 e il 2013. Attualmente, sul fondamentale sito Bédéthèque, Jonathan è ancora indicata come “serie in corso” – allo stesso modo di altre decine di BD nella stessa situazione (nessuna nuova uscita da anni e anni, ma ultimo albo pubblicato “non conclusivo”).

Grazie dell’eccezione, Cosey. Grazie di aver scelto di mettere la parola “Fine”, qualunque sia stata la tua motivazione (esigenza interiore? Offerta “che non si può rifiutare” da parte del tuo editore? Non lo so, né mi interessa). Grazie di aver scritto un episodio conclusivo che non lascia spazio alla possibilità di sfruttare quella che chiamavo “solida rendita garantita“. E grazie anche per i disegni, particolari come di consueto – e al tempo stesso evocativi come sempre.

Naturalmente l’albo uscito in Francia a fine ottobre, intitolato La Piste de Yéshé, ha suscitato grande scalpore e ha diviso nettamente i lettori: da una parte, quelli che hanno apprezzato (come me) la scelta dell’autore e dall’altra quelli che avrebbero preferito che Jonathan restasse nel limbo e che Cosey, ogni tanto, decidesse di pubblicare una sua avventura. Altrettanto naturalmente, i lettori si sono anche divisi in modo inconciliabile tra chi ha definito questo episodio “…sublime. La perfetta quadratura del cerchio…” e chi invece l’ha ritenuto “…inutile. Ci ho trovato soltanto intenzioni mai concretizzate…” – per non parlare dei soliti saccentini che hanno liquidato il tutto con “…guardate che Jonathan era già finito con il n° 9, quello venuto dopo era un clone per il fan service (e le tasche dell’autore)“.

Come se fosse semplice, una volta deciso di terminare le storie di un personaggio così iconico, accontentare tutti: qualunque scelta lascerà inevitabilmente uno strascico di rimpianti e/o critiche (devo proprio ricordarvi, nell’àmbito del fumetto italiano, come abbiamo reagito alla fine di quel personaggio dalla faccia simile a Robert Redford – le cui iniziali erano K & P?). Senza addentrarmi in spoiler o in giudizi personali, mi limito ad affermare che apprezzo la scelta di Cosey più della storia in sé… ma probabilmente era inevitabile, soprattutto per un personaggio che aveva fatto della sua “normalità” una cifra minimalista immediatamente riconoscibile e che, quindi, non avrebbe proposto grandi colpi di scena o fuochi d’artificio per il suo commiato.

Comunque, fine dell’eccezione: i prossimi articoli di questa rubrica – se ve ne saranno – torneranno ad occuparsi di fumetti “incompleti”, mentre Jonathan diventa ufficialmente una “Serie finita” come attestato dal sito Bédéthèque. Buon anno a tutti!

Marco Gremignai

"Gremignai? Quello che si occupa dei fumetti Bonelli all'estero?" "Eh già... Notevole, per uno che viene da Peccioli"

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